Cielo, la spilla di Claudia Cucchi per David Bowie.

Cielo, la spilla di Claudia Cucchi per David Bowie.

MILANO –  Sapete che cos’è il RAINBOWie Festival? Tra musica, arte, fotografia, teatro, fumetti, conferenze e  incontri, nelle  diverse sedi a Milano, Monza, Abbiategrasso, Seregno, Origgio, un festival in onore di David Bowie. Infatti il termine RAIN-BOWie vuole essere un riferimento ai mille volti di David Bowie. Ideato e diretto da Valentina Carrera si sta svolgendo dal 6 maggio e durerà fino al 16 luglio 2017.

In questa occasione ho incontrato la designer Claudia Cucchi e l’ho intervistata.

Claudia Cucchi è una delle premiate della quinta edizione di Ridefinire cose, con una spilla dedicata al mondo pop e istrionico di David Bowie. Una mostra nata dalla collaborazione fra Circuiti Dinamici con il Rainbowie Festival di Valentina Carrera.
Claudia CucchiParlami del tuo brand: Cacu Lab, quando nasce?
Sono nata in Brasile da padre italiano e madre brasiliana. Dopo aver fatto l’Accademia di Belle Arti e aver lavorato come grafica ho deciso di trasferirmi in Italia per studiare oreficeria e conoscere meglio le tradizioni italiane. Il brand Cacu Lab nasce nel 2014 con l’obiettivo di sperimentare e seguire una nuova direzione artistica.

Qual è la filosofia del tuo marchio?
La ricerca delle forme, le immagini suggestive e le diverse texture sono alla base della mia filosofia e di tutto quello che creo. Non voglio solo realizzare un accessorio da indossare, ma rafforzare l’autenticità e la personalità di chi lo usa e lo sceglie. Il mio obiettivo è creare un prodotto unico, senza tempo, dove lo spirito creativo pervade anche chi si veste Cacu Lab.

Quali sono i materiali con cui preferisci lavorare?
Utilizzo diversi materiali come il silicone, il tessuto, la pelle e i metalli non preziosi.

Quando hai iniziato a disegnare gioielli?
Ho iniziato a Firenze quando studiavo ad Alchimia, l’unica scuola di gioielleria e design sperimentale in Italia. Qui ho imparato a conoscermi e a esprimere me stessa attraverso metalli preziosi e materiali alternativi. Finita la scuola ho iniziato a lavorare presso diverse gallerie in Europa e all’estero, partecipando, altresì, a fiere, concorsi ed esposizioni.

Come è nata l’ispirazione per quello presentato quest’anno a Ridefinire cose – sezione spille?
Sono un’amante della musica e anche di David Bowie. La mattina non riesco a svegliarmi senza una canzone o un suono, mentre David Bowie è, per me, un artista completo in quanto rappresenta: suono e immagine al contempo. Quando ho visto il concorso ho pensato che fosse interessante e stimolante realizzare una spilla per lui. Un accessorio che rappresentasse un episodio della sua vita e che potesse essere indossato insieme al meraviglioso vestito di Yohji Yamamoto.
Una spilla pensata solo per lui.
Un sogno irrealizzabile? Perché non provarci! Come diceva lui: “i ricordi aiutano a interpretare il destino”.

Informazioni Cacu Lab di Claudia Cucchi:
https://www.facebook.com/caculab/?ref=bookmarks

Informazioni mostra:
www.circuitidinamici.it
www.rainbowiefestival.it/il-festival/

Sonia Catena

Viaggiatrice accanita e affamata di moda, arte e design, mi sposto costantemente sulla penisola italiana dal 2004, anno in cui dopo la maturità decisi di trasferirmi a Rimini e poi a Bologna per  l’Università. Con una laurea in moda e una specialistica in arte contemporanea amo creare delle interconnessioni fra queste discipline per organizzare eventi culturali a Milano. La tesi in semiotica mi ha insegnato a guardare il mondo con un’altra prospettiva e da lì è nato il mio progetto Ridefinire il Gioiello.  Affianco all’attività di curatela quella di addetta stampa, comunicazione e docenza (LABA di Rimini, “Fashion Writing”  IED – Firenze). La mia parola d’ordine? Scoprire sempre qualcosa di nuovo, ridefinire un sistema e rivoluzionarlo. Ho un’insaziabile bisogno di libertà d’espressione e di uscire dai tracciati tradizionali per organizzare costantemente nuovi eventi e progetti. Amo viaggiare di paese in paese e spaziare con la mente, chi mi conosce ha quasi paura quando dico “mi è venuta un’idea!”. Chiusa in ufficio o fare un lavoro di routine mi rende una mina vagante, mi sento una libera professionista sino al midollo, una ricchezza che mi permette di avere continuamente stimoli e idee. Il treno è la mia seconda casa, la prima non lo so ancora se a Milano, Bologna, Rimini, Firenze o Roma. La frase che mi rappresenta? “Le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare piani” dal film Mine Vaganti di Ferzan Özpetek.
Sonia Catena

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