Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni merita qualche riflettore in più

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni merita qualche riflettore in più

ROMA – Andate a vedere Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni. Anche se non conoscete questo grande Maestro del XX Secolo rimarrete folgorati dalla sua arte mutante.

Ti piange il cuore quando nel weekend, temendo file incredibili dopo aver subito l’ostruzionismo dell’ufficio stampa, arrivi a Palazzo Cipolla (nella via dello shopping romano, in via del Corso), e ti accorgi che sei da sola a vedere questa mostra appena inaugurata. Mi chiedo il perché. Le risposte possono essere due: o nessuno lo sa che c’è o nessuno conosce quest’artista. In ogni caso non riesco a capire perché l’ufficio stampa della Mostra sia stato così negativo.

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni
Era anche un pomeriggio piovoso, quindi niente di meglio che rifugiarsi a Palazzo Cipolla …

Credo che ad una mostra così serva molta più comunicazione di quanta se ne sia fatta per l’apertura e soprattutto, oltre la quantità, una buona qualità di comunicazione per divulgare un artista non noto al grande pubblico ma dalle grandissime peculiarità artistiche!

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

I grandi e prestigiosi spazi del Museo di Palazzo Cipolla ti accolgono con circa 200 opere provenienti da, oltre all’Archivio Cagli, da importanti istituzioni e prestigiose collezioni private. Insomma Venerdì 8 novembre 2019 ha aperto al pubblico la mostra retrospettiva antologica dal titolo Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni, dedicata alla vasta Opera del Maestro Corrado Cagli, ma purtroppo l’evento sta passando abbastanza inosservato.

Corrado Cagli a Palazzo Cipolla

Passeggiare tra l’ampio repertorio in mostra che spazia tra dipinti e disegni, partendo dai primi lavori giovanili in maiolica, ti conduce per mano dal primo novecento, il periodo della Scuola Romana (1928 – 1938), alle prove neometafisiche (1946 – 1947). In realtà le sculture in maiolica mi hanno sorpreso e conquistato. Purtroppo Corrado Cagli non ha proseguito la lavorazione di questo materiale, (per problemi di salute), spingendo nel tempo la sua ricerca in sculture che, negli anni trascorsi a New York, lo portano agli studi sulla Quarta dimensione (1949) fino alle Variazioni orfiche del 1957 ed alla suggestiva ed enigmatica serie delle Carte (1958 – 1963).

Corrado Cagli a Palazzo Cipolla
Le sculture in maiolica dell’epoca giovanile di Corrado Cagli

Ma mi rendo conto che, l’artista Corrado Cagli l’ho studiato e cominciato ad amare dai tempi dell’Accademia di Belle Arti e che forse, se non hai fatto studi così specifici come i miei, il nome non può richiamare il grande pubblico. Avendo fatto Scenografia, la sua scuola è una pietra miliare. La sezione incentrata sull’attività di scenografo e costumista teatrale che pone alla nostra attenzione l’esperienza newyorkese della Ballet Society, insieme a George Balanchine, è strabiliante.

Corrado Cagli a Palazzo Cipolla
Rapita e attonita dai suoi bozzetti e costumi teatrali, opere realizzate con la sua tecnica dei pastelli ad olio, non voglio più andar via.

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni
Le sale deserte di Palazzo Cipolla con la mostra di Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

La mostra di Corrado Cagli va illustrata sotto voce, e le persone condotte per mano dinanzi tanta eleganza, che nella maestria del segno e del colore ti confondono i piani della realtà. Sogno o son desto è la domanda più naturale che possiamo porci, davanti ai suoi cicli pittorici.

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

Così come il monumentale cartone della pittura murale eseguita per la XXI Biennale di Venezia del 1938, Orfeo incanta le belve, noi ci adagiamo ad ammirare la sua tela di Apollo e Dafne, prima di imboccare i corridoi, tra arazzi e grafiche, che ci portano verso l’uscita.

Apollo e Dafne Corrado Cagli
Apollo e Dafne di Corrado Cagli.

Che peccato, che spreco così tanta bellezza deserta! Speriamo che, dal momento che la mostra sarà in questi spazi fino al 06 Gennaio 2020, il pubblico abbia modo di conoscere, ed ammirare, questo nostro grande artista del novecento!

I costumi teatrali disegnati da Corrado Cagli per il Ballet Society

 

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

dal 08 Novembre 2019 al 06 Gennaio 2020

LUOGO: Museo di Palazzo Cipolla, via del Corso 320 – Roma

CURATORI: Bruno Corà

ENTI PROMOTORI: Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni
Io alla mostra Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni

Photography copyright by MyWhere©

 

 

 

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

6 Responses to "Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni merita qualche riflettore in più"

  1. Silvia   19 Novembre 2019 at 22:07

    Peccato davvero che manchi l’informazione e la divulgazione stampa per una mostra così sorprendente su un artista così raro e meritevole; A volte gli uffici stampa sembrano remare contro. Corrado Cagli è tutto da scoprire e valorizzare per la qualità e la quantità della sua arte poliedrica. Grazie Fabiola per il tuo intervento puntuale.

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  2. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   22 Novembre 2019 at 11:40

    Non conosco l’uffico stampa della mostra, ma ti posso dire che negli ultimi anni ho assistito a un degrado delle relazioni con i giornalisti sconcertante. Personalmente non scrivo quasi più di mostre perché sono disgustato dal modus operandi che sta diventando dominante. Una volta si scriveva delle mostre, dopo aver letto il catalogo. Sceglievi le immagini e le utilizzavi come leva per il tuo articolo. Personalizzavi il pezzo. Oggi, burocrati della comunicazione idiota, ti impongono grazie al web le immagini che vogliono loro, le parole del loro comunicato stampa…Se non vai alle presentazioni il giorno prestabilito ti fanno pagare il biglietto. A queste idiozie dovremmo rispondere in un solo modo; non facciamogli pubblicità.

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  3. Antonio Bramclet
    Antonio   22 Novembre 2019 at 11:51

    La questione dei cataloghi io proprio non la digerisco. Alle inaugurazioni si preferisce distribuirli agli amici e agli amici degli amici. I giornalisti devono ribalzare sul web. Tutto sbagliato. Uff stampa efficace dovrebbe sapere chi scrive e chi alle inaugurazioni va a mangiare cibo plastificato. Chi scrive dovrebbe essere stimolato a leggere con attenzione il progetto critico di un evento. Ecco perché dovrebbe essere messo nelle condizioni di far bene il suo mestiere anche donandogli il catalogo. Catalogo che quasi sempre dopo un paio d’anni o va al macero oppure sulle bancherelle dei libri svenduti.

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  4. Stefano Maria Pantano
    Stefano Maria Pantano   23 Novembre 2019 at 11:00

    Quello che dice Lamberto purtroppo è vero. Anni fa, infatti, ebbi a che dire con il personale di un noto spazio espositivo romano perché, essendo andato a vedere la mostra in data diversa da quella dell’inaugurazione non avrei avuto diritto a scattarmi delle foto. Peccato che senza immagini io non possa sedermi a un tavolo e ragionare su un discorso da fare riguardo le opere di cui non posso ricordare tutti i dettagli. Se io non riesco a lavorare il danno è tuo o mio? Non sono Sgarbi, sicuramente, ma a questo punto facciamo prima a dire che non hai nessun rispetto per il mio lavoro. Cosa pensi che me ne faccia di 4 fotografie, le vendo all’asta? Stesso dicasi per tutta la gestione della comunicazione di questi eventi, che in una città come Roma abbondano, unitamente a una comunità che per quanto numerosa di certo non smania per infilarsi in un museo. Ragione per la quale non è impossibile che un’esposizione meritevole come quella descritta resti un’esperienza intimistica e solitaria per il visitatore. Egoisticamente, possiamo dire, tanto di guadagnato. Meno, invece, se non ti degni neppure di accreditarsi. In quel caso io mi sarei a priori rifiutato.

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  5. giuliana d'urso   23 Novembre 2019 at 14:32

    Che meraviglia e che depressione allo stesso tempo! Pare che solo Picasso, Van Gogh, Mirò e gli Impressionisti debbano avere enorme risonanza nella presentazione delle mostre, almeno in quelle nei musei italiani. Per carità, artisti di tutto rispetto, ma non esistono solo loro! E Cagli non è che una delle tante personalità artistiche della storia della pittura che non ha avuto il risalto che avrebbe meritato. Originale e raffinatissimo, nel segno e nei colori, è uno dei miei pittori preferiti del ‘900. E non solo di quello. Andrò a Roma per le feste di Natale e mi farò sicuramente questo bellissimo regalo. Grazie Fabi per questa bella (e, purtroppo, anche sconcertante) recensione.

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  6. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   23 Novembre 2019 at 15:47

    A proposito. Brava Fabiola mi hai fatto desiderare conoscere meglio le opere di Cagli. Se ricordo bene ne ho viste alcune in mostre collettive e, sculture a parte, non mi avevano impressionato. Quanto è precaria la nostra percezione estetica! Chissà a cosa pensavo.

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