Costa Rica – Italia 1-0

Costa Rica – Italia 1-0

Ma guarda un po’ come cambiano i miti giovanili!
Dieci anni fa, fantasticavo sulla Costa Rica: un’amaca, una capanna e due canne, di cui solo una per pescare. Un Paese che tutti definiscono felice al limite dell’utopia, con paesaggi mozzafiato e spiagge aperte al placido fine vite di molti pensionati. Così si mormora.
L’Italia contro le “piccolo” dà sempre il peggio di sé. Abbiamo bisogno di soffrire e speriamo, fra tre giorni, di poter raccontare una storia diversa. Non è servito a nulla riunirsi con i ‘reduci’ delle notti del mondiale del 2006. Con Crok, a cui ruppi involontariamente il finestrino della Golf dopo la semifinale con la Germania; Sergino, che prese lo scooter dopo la finale con la Francia e mi accompagnò in piazza a Bergamo a fare un bordello indimenticabile. E Tolly, amarcord non solo d’infanzia, non solo del 2006 ma pure di una nazionale lontana nel tempo, un tempo nel quale il 21 non lo portava Pirlo ma Vieri, come testimonia la sua bocciatissima maglia feticcio.
Mondiali 2014 - Inghilterra vs Italia - Fase a Gironi - Gruppo D - Arena Amazonia in Manaus.Inizia la partita ma l’atmosfera non ci convince. Un tendone al confine del mio Paesino d’origine con spillatrice affollata e griglia accesa: Pà e strinù (pane e salamella) a volontà, bambini vocianti e leghisti redenti per i 90’ di una partita. Li conosco, in un paesino di 3.000 anime ci si riconosce tutti. E so che sono gli stessi che “W la Padania” fino alla prima partita di un mondiale o di un Europeo. Li sento cantare l’inno e la cosa non ho ancora capito se mi faccia più piangere o più ridere (amaramente). Poi le loro storpiature inconsapevoli delle parole mi fanno cadere le braccia. Non credevo che l’elmo fosse di Cippio.
Ulteriore fastidio me lo dà lo schermo. Un telo bianco con un proiettore alle 18.00 con la luce che impedisce alle immagini un contrasto decente. Per capirci qualcosa bisognava trovare la palla, un po’ come quando si perde la freccetta del mouse sullo schermo del pc e muovi le orbite per scovarla.
Il primo tempo non mi piace. Noioso, frustrante, ansiogeno. Vedo Thiago Motta e mi metto le mani nei capelli. Guardo Balotelli e riconosco lo svogliato bambino capriccioso di cui ho imparato a diffidare da tifoso milanista. Vedo il colpo di testa alto della Costa Rica e capisco che non ce n’è oggi. Il primo tiro in porta dell’Italia arriva al 27mo dai piedi ottagonali di Motta, e chiamandolo “tiro” faccio un favore alla sua autostima. Poi il nulla fino all’acuto di Balotelli, lanciato deliziosamente da Pirlo: stop al volo, la palla s’allunga e Balo tenta il pallonetto. Erroraccio. Le birre volano e il nervoso sale. Ma non c’è tempo di recriminare perché al centroavanti italiano arriva il secondo ottimo pallone nel giro di un minuto: tiro al volo forte ma centrale e Balotelli, per oggi, finito.
Gol sbagliato, gol subito? La classica e cinica regola del calcio quasi si avvera quando Campbell recupera un pallone regalatogli da un’inquadrabile Chiellini e da egli stesso atterrato in area. Rigore sacrosanto ma negato. E’ probabilmente, questo, un momento topico per la Costa Rica. Non tanto perché regala dosi di fiducia a piene mani ai giocatori in maglia bianca (che segneranno nel giro di un minuto con Ruiz) ma perché, popolo illuminato senza un esercito, forse hanno dubitato della filosofia della non belligeranza. Cosa può fare un arbitro! Come appena anticipato, il gol è nell’aria e come un fulmine a ciel sereno, arriva. E’ il 44mo del primo tempo, che di lì a poco mestamente si chiude.
ruiz-CRCrok, Sergino, Cèco, Andrew, Bonvi, Tolly, Brigida e io ci alziamo dalle panche e decidiamo di cambiare posto. Non per scaramanzia ma per vedere la partita in un bar con una visuale migliore anche se la fiducia manca.
Come al solito, anche noi commettiamo lo stesso errore: le birre scolate come se non ci fosse un domani trasformano lo stupore nel vedere Cassano in campo dal primo minuto del secondo tempo in una speranza ben presto vanificata. Aspettiamo Immobile, noi ridicole spugne ciondolanti sulle sedie ma nel campo verde vediamo entrare solamente un impalpabile Insigne e Cerci, che in un quarto d’ora o poco più non può di certo svoltare la partita.
Così, arriviamo alla fine della partita con la rassegnazione tipica di una seconda uscita mondiale (solo nel ’98, a mia memoria diretta, riuscimmo a vincere la seconda partita del girone) ma con la voglia di continuare a viverci il venerdì sera d’inizio week-end.
Ci si ritrova una mezz’ora dopo per una pizza nel tentativo di svoltare la serata, ma per altre cinque ore non si fa altro di parlare di come sarà dura contro l’Uruguay, partita da dentro/fuori. “Ci basta il pareggio” qualcuno dice. “E’ esattamente quello che mi preoccupa” rispondo io. Tempo tre giorni e vedremo

Marco Leoni

Bergamsco di sangue e granadino per definizione. Di natura, indole e formazione bolognese ma con quartier generale nella Brianza periferica in attesa di accedere allo status di milanoide (ops! milanese) in seguito all’accorpamento delle province. Aspirante tecnico di professione, videomaker occasionale con un’infatuazione perenne per le parole ma innamorato perdutamente delle immagini. Sposo della fresca, frizzante e irriverente comunicazione, esplicitamente ammiccante verso il nonsense con una passione smisurata per il cinismo. Appassionato di cinema, musica, letteratura, fotografia, politica e della polemica cerca aderenze con sé stesso. Astenersi perditempo.
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