Craig Alan: quando è Populus a fare l’arte

Craig Alan: quando è Populus a fare l’arte

MONDO – Tra gli artisti più innovativi, immediati e probabilmente geniali, che mi sia mai capitato di incontrare negli ultimi anni, un posto speciale lo dedico all’artista americano Craig Alan.

Forse ancora poco conosciuto in Italia, negli Stati Uniti, Craig Alan è in realtà considerato uno degli artisti ‘giovani’ più promettenti e di spicco, vantando partecipazioni anche nella settimana dell’arte di Miami Beach a CONTEXT, vetrina degli artisti emergenti. Così come anche in Germania, dove ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere la sua arte, e l’artista stesso, tramite la Galerie Mensing, un vero colosso dell’arte in Germania, che può contare su numerosissime gallerie in località strategiche come Berlino, Amburgo, Francoforte, Konstanz (e molte altre) e una sede anche a Palma di Maiorca. E’ inoltre apprezzatissimo in Inghilterra, con oltre 40 gallerie che lo espongono, così come in Canada.

CHI E’ CRAIG ALAN?

CRAIG ALAN MYWHERE

Nato nel 1971 a San Bernardino in California e cresciuto nell’area di Atlanta, Craig Alan ha iniziato precocemente la sua attività artistica con i pastelli, fino ad arrivare ad una innegabile maestria tecnico figurativa già all’età di 7 anni. Successivamente Craig ha continuato a sviluppare, sia a livello tecnico che concettuale, la sua interpretazione visiva della realtà, rendendola via via più accurata con l’affinamento delle sue capacità. Formatosi all’università di Mobile, AL, Alan ha aggiunto negli anni numerose esperienze al suo carnet di vita, passando dalla creazione di ritratti per i passanti a New Orleans nei primi anni di carriera, allo studio e al perfezionamento dell’arte di incorniciare nella zona di Atlanta. Ma quello che ha dato il “kick“, il reale calcio d’inizio alla sua attuale prolifica carriera artistica e alla serie “Populus”, con cui è maggiormente conosciuto ed apprezzato nel mondo, è un evento quasi casuale: affacciandosi da un balcone ad Orange Beach, Albama dove si stava svolgendo un matrimonio, nota che le persone viste dall’alto sembravano formare nel loro insieme e nella loro posizione, quasi per caso, la forma di un occhio.

Craig  Alan suggerisce che: “L’ispirazione comincia con un “E se…” mentre considero, elaboro immagini alternative, superfici, effetti, possibili risultati.. E’ la congiuntura tra passato e presente, un vero e proprio lampo che ti attraversa”.  E a partire da questa epifania, si è creata la serie Populus, che include decine di celebrità ed icone di ogni età come Marilyn Monroe, Elvis Presley, Frank Sinatra, Freddie Mercury, James Bond, Salvador Dali, Pablo Picasso, Van Gough, Gandhi, James Dean, Lady Justice, John Lennon, la Regina Elisabetta, Darth Vader, il Joker, Michael Jackson, Audrey Hepburn, e molti altri ancora.

Tutti accomunati dal veder crescere la figura sotto i propri occhi ad opera della “piccola gente”: una geniale disposizione di micro figure umane, impegnate in differenti attività, alcune volte come nelle più recenti produzioni, anche in ironiche prese in giro o addirittura citazioni da alcuni autori di riferimento, a formare una creatura finita, un ritratto, e più recentemente anche splendidi paesaggi. Nel tempo la tecnica si e’ affinata dalla creazione di opere su supporti rigidi e ricoperti in resina fino alle più recenti, e già quotatissime, tele.

LA MIA INTERVISTA CON CRAIG ALAN

CRAIG ALAN

Dalla profonda curiosità che il suo modo di esprimersi ha generato in me, sin dal mio primo incontro con la sua arte quasi 10 anni fa, è nata la mia intervista.

Ho ascoltato recentemente una sua intervista in cui racconta il suo processo creativo e ho notato che si definisce ‘not an artist but simply a painter’, ovvero non un artista ma semplicemente un pittore, anche se lei è considerato come un innovatore assoluto nell’industria della Visual Art. Perchè il temine “artista” non lo sente corrispondere al suo lavoro e alla sua creatività?

Sento che il termine “artista” lo si debba guadagnare e non semplicemente attribuirselo. Ritengo di avere ancora molto da imparare ed esplorare nella prosecuzione del mio lavoro prima di considerarmi tale. Il termine, in effetti, è ciò che gli altri usano per definirmi. Ma sicuramente non è auto-descrittivo. Dipingo e creo per spostarmi in un posto che per me è speciale e privato. E in questo spazio non penso che sto in realtà creando perché sono un artista.

Come è nata, in dettaglio, l’ispirazione  per la ‘piccola gente’ che compone una fetta importante della sua produzione?

L’ispirazione per Populus nacque nell’estate del 2006, quando ero all’appartamento sulla spiaggia di mia madre. La sua abitazione è al piano più alto del condominio. Ero sul balcone con la mia Nikon nuova e stavo cercando di prendere confidenza con la macchina, facendo foto alla gente sulla spiaggia di sotto. Più tardi la sera stessa, mentre stavo cancellando alcuni scatti dalla memory card, una foto ha catturato la mia attenzione. Le persone ritratte dall’alto sembravano comporre la forma di un occhio. E questo fu il principio. Volevo scoprire se era possibile creare un immagine usando le persone alla stessa maniera del disegno puntinista. E da questo momento in poi, si è trattato di pura sperimentazione.

La serie Populus è probabilmente la sua produzione più famosa: cosa c’è dietro la scelta di usare icone e celebrità come soggetti?

Nella scelta delle immagini, avevo bisogno di qualcosa che potesse essere riconosciuto anche in distanza. Figure iconiche e celebrità erano una scelta logica proprio per la loro popolarità. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che nessuno di questi personaggi avrebbe mai ottenuto il livello di visibilità che ha ora, senza tutte le persone che hanno contribuito a renderli tali. In questa maniera, l’idea nella scelta del soggetto risolveva due necessità in una volta.

In una evoluzione recente della serie Populus, lei celebra con un tributo, alcuni grandi pittori e non solo, come Roy Lichtenstein, Robert Indiana, Jeff Koons ed Andy Warhol. Cosa hanno significato questi artisti per lei e per la sua arte?

Questa particolare serie di “Populus” sono omaggi a scultori e pittori che ho studiato e apprezzato quando studiavo a scuola. Essi erano e sono tuttora di grandissima influenza sia per me che per il mio lavoro. Ho voluto onorare queste persone che mi hanno ispirato, motivato e spinto a trovare la mia personale visione della realtà.

Un altra domanda riguardante la sua fonte d’ispirazione: un soggetto che ricorre spesso, nel settore dedicato ai paesaggi, è la Elbe Philarmonie di Amburgo. In che modo questo capolavoro di architettura l’ha ispirata? E non solo quello, ma anche molti altri edifici in tutta la Germania.

Durante i miei viaggi in Germania, ricevo un gran numero di richieste e di idee da persone che conoscono e apprezzano il mio lavoro. L’Elbe Philarmonie è uno di questi: non l’avevo mai vista prima, finché non sono arrivato sulle rive dell’Elba ad Amburgo. L’edificio era imponente e aveva una sua personale ed effettiva presenza sull’acqua: ho fatto alcune foto che ho poi processato e rielaborato in studio per ricrearlo senza eccessiva difficoltà. Ho fatto lo stesso anche per altre località che ho avuto occasione di vedere durante i miei viaggi.

Oltre alla celebre serie “Populus”, declinata in ulteriori sotto serie che variano da Figurativi ad Astratti e a Ritratti, ci sono altre due produzioni, molto differenti, Narrative e Novel Anthology, che esplorano differenti tecniche e soggetti. Le può descrivere e dare un’idea di quella che è l’ispirazione che le muove?

Narrative e Novel Anthology appartengono al mio modo più tradizionale di fare pittura. La pittura narrativa esplora elementi 2D e 3D al fine di ingannare l’occhio in ciò che sta osservando. Ho voluto creare una nostalgia infantile dei nostri ricordi attraverso le lenti della società moderna. E ricostruirla in un modo surreale e stravagante ottenuto tramite un’intricata tessitura degli elementi organici della natura. Con l’uso di piume, fiori o paglia, questi ricordi diventano illustrazioni eleganti ed inquietanti di animali, oggetti e persone, appartenenti si ad un altro mondo ma in qualche modo familiari come le illustrazioni in un libro di fiabe. Novel Anthologies sono invece, un mix di rime infantile e fiabe che uso per trarre una morale da certe storie che rispecchiano problemi del mondo moderno. Nonostante l’apparente semplicità di queste storie e racconti, la loro lezione si può applicare anche alla più complessa situazione del mondo moderno e all’interno della vita di tutti i giorni. Queste interpretazione del folklore, su cui una volta l’uomo faceva ampio affidamento, mi ricordano che le persone, per crescere, devono necessariamente imparare dai loro errori, o semplicemente che si ricordi loro quanto appreso lungo il percorso.

La Galerie Mensing è uno dei suoi più grossi supporter in Europa, quando e come è nata la vostra collaborazione?

La collaborazione con la Galerie Mensing è nata quando ci incontrammo al New York Art Expo nel Gennaio del 2009. Il mio primo tour con loro fu pochi anni dopo.

Può darci qualche anticipazione su i suoi progetti futuri?

Sono costantemente in un processo in cui nuove idee e progetti mi si affacciano alla mente: allo stato attuale sto lavorando su superfici cromate e nuove tecniche per la serie “Populus”. Sono decisamente eccitato per i primi prototipi ottenuti fino ad ora. Ma ogni cosa a suo tempo!

 

All images ©CraigAlanStudio except where indicated ©Marianne Bargiotti Photography 2019

CraigAlan

 

 

 

 

Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

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