Da oggi allo Spazio Diamante le Metamorfosi di Ovidio per il Bimillenario

Da oggi allo Spazio Diamante le Metamorfosi di Ovidio per il Bimillenario

ROMA – Stasera alle ore 21,00 allo Spazio Diamante è atteso il debutto romano dopo il successo della prima al Teatro Caniglia di Sulmona.

Dicono che ci sia un tempo per tutto e il calendario delle ricorrenze chiama ora all’appello un grande nome della cultura latina: Ovidio. Saranno ancora una volta le tavole del palcoscenico a dare consistenza tangibile alla sostanza dei sogni, con lo spettacolo Metamorfosi. Il Viaggio, diretto da Raffaele Latagliata e adattato dal testo dell’opera originale.

Sta per alzarsi il sipario sul secondo momento dedicato alla celebrazione del bimillenario della morte del poeta elegiaco Ovidio (Sulmona, 20 marzo 43 a.C. – Tomis, 17). È stata in primis la città natale abruzzese a rendere omaggio all’autore dell’Ars Amatoria, con uno spettacolo che ne riattualizza i contenuti e la forza poetica dell’opera senza intaccarne l’universalità che non teme il trascorrere dei secoli. Al centro della pièce, che costituiva uno degli eventi più attesi tra quelli realizzati per il Bimillenario Ovidiano dall’associazione di promozione culturale Meta, coadiuvata da vari partner, c’è però Metamorphoseon libri XV, poema epico-mitologico in esametri considerato fra le opere della maturità del poeta latino. Il titolo di questa nuova produzione diretta da Raffaele Latagliata è infatti Metamorfosi. Il viaggio e si prepara alla prima romana stasera alle 21,00 allo Spazio Diamante, dove resterà in cartellone sino a domenica 18 marzo, dopo il successo del debutto il 10 marzo scorso al Teatro Comunale Maria Caniglia di Sulmona. In base a quanto dichiarato dal regista in sede di presentazione del progetto, sappiamo che il racconto scenico, affidato a un cast di 6 attori professionisti (Adriano Evangelisti, Alessandra Fallucchi, Davide Paciolla, Agnese Fallongo e Alessandra Barbonetti), è liberamente tratto da alcuni passi della sconfinata opera ovidiana, adattata per narrare la storia di un viaggio compiuto alle soglie del XX secolo da alcuni giovani in cerca di una trasformazione radicale della loro vita. Diverse le ragioni per cui hanno deciso di partire, medesimo il desiderio di cambiamento della loro esistenza. I protagonisti si ritrovano, quindi, imbarcati su un piroscafo destinato a portarli lontano in cerca di quel rinnovamento tanto desiderato. Tra di loro si cela anche un viaggiatore solitario e misterioso, un poeta, un uomo che non ha scelto di partire ma che è costretto a farlo, un esiliato, o meglio un relegato, (forse un novello Ovidio?) condannato ad abbandonare la propria terra e i propri affetti. Sono molto probabilmente i suoi versi, ispirati dal cielo stellato durante le notti trascorse sul ponte della nave, a farsi carico della sofferenza che trasuda dal dramma senza tempo vissuto da quanti sono costretti a lasciare la propria terra natale, fino a farsi eco (termine che richiama non a caso uno dei personaggi dei miti classici in scena) della voce di tanti esuli moderni, costringendoci, ci auguriamo, ad un’immedesimazione e ad una riflessione profonda sulle ferite del nostro tempo. Sulla scorta della rievocazione delle storie di metamorfosi della tradizione greco-latina, che oltre alla ninfa Eco chiamano in causa figure come Narciso, Fetonte e Alcione, i viaggiatori per mare potrebbero allora cercare conforto alle loro pene attuali. Il legame fra presente e passato converge proprio nella figura del personaggio-Ovidio, insieme alle storie personali dei viaggiatori che si fanno protagonisti e materia stessa del racconto. È proprio questa caratteristica della struttura metanarrativa tipica dell’opera originale che apprezzeremmo molto qualora la rintracciassimo sul palcoscenico. Lasciano ben sperare in tal senso le parole del regista, che ci indirizza anche verso l’orizzonte del nostro iter:

Ad un passo quindi dal raggiungimento della tanto agognata meta, i nostri protagonisti si renderanno conto di come il loro viaggio non sia in realtà giunto al termine ma sia piuttosto destinato ad una nuova trasformazione, ad un nuovo cambiamento, e realizzeranno quanto più importante sia stato tutto quello che hanno vissuto fino a quel momento, comprendendo finalmente come: “…Non c’è mai una vera fine al nostro viaggio poiché tutto si trasforma e nulla perisce e tutti noi non siamo altro che anime alate destinate ad una perpetua metamorfosi all’interno di questo grande universo.”

METAMORFOSI, IL VIAGGIO sembra dunque una di quelle occasioni per riscoprire un autore del passato, riconoscerne e riaffermarne la grandezza, puntando tutto sul valore immortale e sulla sconvolgente contemporaneità delle sue parole. Il successo della prima conferma le nostre aspettative. Non ci resta che aspettare qualche giorno per entrare nel vivo della poesia ed emozionarci di persona. Restate con noi in attesa della recensione completa!

OVIDIO
Metamorfosi, il viaggio
con
Adriano Evangelisti, Alessandra Fallucchi, Agnese Fallongo, Domenico Macrì, Davide Paciolla, Alessandra Barbonetti.
Collaborazione alla drammaturgia Pasquale Di Giannantonio e Sara Di Sciullo
Aiuto regia Ramona Genna
Costumi Stefania Bonitatibus, Scenografie Attilio Cianfrocca, Musiche originali Patrizio Maria D’Artista

Adattamento e Regia Raffaele Latagliata
Una produzione Teatro e Società, Ars Creazione e Spettacolo META

INFO
Spazio Diamante
via Prenestina 230 B– Roma
Orario spettacoli: 16 marzo ore 21,00; 17 marzo ore 21,00; 18 marzo ore 18,00
Biglietti: Intero 14€ + 2 € di prevendita
Ridotto 11,5 €
Info. Tel 06.6794753
Il botteghino aprirà 1 ora prima della spettacolo
www.spaziodiamante.it
Prevendita:
Botteghino di Teatro Sala Umberto, via della Mercede 50 – Roma
Botteghino di Teatro Brancaccio, via Merulana 244 – Roma
Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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