D’Annunzio (non più così) segreto, il crespuscolo del Vate

D’Annunzio (non più così) segreto, il crespuscolo del Vate

BOLOGNA – La prima e unica data andata in scena ieri sera al Teatro Duse di Bologna del dramma agro-dolce D’Annunzio Segreto riconferma la valida interpretazione di Edoardo Sylos Sabini che ha saputo dare corpo e voce a uno dei più grandi poeti del Novecento. Avevamo avuto modo già di apprezzare l’interpretazione dell’attore in Gabriele D’Annunzio, gli amori e le battaglie solo pochi anni fa.

Usando la tecnica del flash back, un espediente cinematografico che  D’Annunzio amante della modernità avrebbe di sicuro apprezzato, il dramma prende l’avvio dalla voce di uno speaker radiofonico che annuncia la scomparsa del poeta. E se come per Maria Stuarda (En ma fin est mon commencement) anche per lui la sua fine è il suo inizio, il nostro personaggio riprende quindi vita tramite la parola, fulcro di interesse e del lavoro della sua vita intera di letterato. La voce che sembrerebbe fuori campo, è quella invece del poeta che prende corpo a poco a poco. Riproponendo sé stesso attraverso l’affabulazione di un racconto autobiografico D’Annunzio/Sylos Sabini narra le ultime fasi della vita del Vate. Nel racconto presente e passato si rincorrono in stridente contrasto. Un corpo ormai stanco che sembra rispondere solo alle sollecitazioni della polvere bianca è contrapposto al vigore giovanile del poeta eroico e combattente, tramite la rievocazione del passato, e di molti episodi passando dal volo su Vienna fino al volo dell’arcangelo. Un susseguirsi amaro di dichiarazioni trovano un setting ideale e ottimale corrispondenza nella ricercata ambientazione del Vittoriale degli Italiani, la sua casa-prigione (ben riproposta sulla scena) dove l’artista si era ritirato a vivere, un’ampia area collinare a Gardone Riviera. La convivenza non certo facile fra la pianista Luisa Baccara un tempo sua amante e Aèlis la persona tutto-fare che gli è stata accanto fino alla fine e che mal tollerava la prima: due api regine non possono certo abitare lo stesso alveare.

Gabriele D’annunzio è avanti con gli anni, allo stesso tempo è un uomo disilluso, ma non indomito, ad inizio scena è vestito di una specie di saio francescano, un vezzo conventuale questo che per lui ateo e libertino sembrerebbe in antitesi con la sua egocentrica personalità, lontana dall’umiltà predicata da Francesco; salvo condividere con quest’ultimo un certo amore per gli animali. Eppure D’Annunzio non ne era del tutto estraneo al contesto conventuale, per alcune forme si intende e per certe concessioni: come la cuoca ribattezzata Suor Intingola o le donne occasionali che di là passavano che venivano chiamate Badesse di Passaggio, ed era ancora la fida Aèlis alias Amelie Mazoyer, la confidente-governante-complice-amante, a procurargliele. Anche questo aspetto rientra nella complessità del poeta, uomo dai molti volti e dalle tante inclinazioni.

Gli intercorsi con Eleonora Duse che riappare in forma di spirito con cui lui spesso dialoga e che a volte si ripropone in quei momenti rievocativi del loro travagliato rapporto, come durante le prove teatrali per la Città Morta dove i protagonisti si scontreranno e in seguito alla lite, il dramma sarà portato in scena dalla Bernhardt. Momenti di tensione sottolineano lo stesso però come a distanza di anni, la divina sia stata la sola persona che lui abbia amato davvero, forse perché lei lo chiamava figlio o forse perché esasperata, era stata lei che aveva rotto ogni rapporto finendo  poi con l’abbandonarlo.
Manie, vizi, pregi, s’intersecano alle qualità di un artista che si aggrovigliano ancora ai deprecabili difetti dell’uomo, eccessivo, mendace e perennemente indebitato Vivo di poco, ho celebrato francescanamente le nozze con la Povertà; ma si sa come il suo poco avesse fatto quasi andare in bancarotta la stessa Duse! Una farandola di luci e ombre riportate  sulla scena ma che malgrado questo non  sottraggono certo fascino all’esteta.

La prova attoriale del cast unanime ha sostenuto piuttosto bene la scrittura ed è  stata per questo visivamente  apprezzata dal pubblico.

INFO

RG Produzioni

D’ANNUNZIO SEGRETO

di Angelo Crespi

con Edoardo Sylos Labini

e con -amante

Viola Pornaro nel ruolo di Eleonora Duse

drammaturgia Angelo Crespi

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

disegno luci  Pietro Sperduti

regia Francesco Sala

per le date della tournée clicca qui

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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