David di Donatello 2017, poche note liete e tanto provincialismo

David di Donatello 2017, poche note liete e tanto provincialismo

ITALIA – Anche l’edizione 2017 dei David di Donatello è agli archivi e come sempre non mancano analisi e bilanci. Ripercorriamo i momenti salienti di una cerimonia che ha lasciato parecchio a desiderare sotto molti punti di vista.

I sequel quasi sempre non sono che una brutta copia dell’originale, e il David di Donatello 2.0, il secondo capitolo del nuovo format di Sky per capirci, ha tristemente confermato questa regola.

Non era facile eguagliare l’edizione 2016, così innovativa e ricca di titoli originali come non si vedevano da tempo nel panorama cinematografico italiano, ma possiamo dire con certezza che qualcosina in più si poteva fare. Gli indiziati di questo insuccesso sono sicuramente 2: la produzione e la platea. Partiamo dalla prima. Sky ha il merito di aver rivitalizzato l’Oscar dei noantri, in catalessi da almeno 10 anni a causa di una gestione approssimativa e anacronistica da parte di mamma Rai. La cerimonia dello scorso anno sembrava brillare di luce nuova, grazie ad una promozione senza precedenti dal sapore holliwoodiano, una serie di sketch e battute acute e divertenti, la complicità degli attori presenti sugli spalti e l’ottima conduzione di Alessandro Cattelan, uomo di punta della piattaforma satellitare.

Ebbene, stavolta tutto questo non si è visto. La conduzione di Cattelan ha deluso e parecchio anche se il suo ruolo era il più complicato, vista la platea, ma ne parleremo dopo. Deludenti e banali anche i discorsi di premiazione dei vincitori, castrati dai 45 secondi messi a disposizione dalla produzione. A proposito, non sarebbe stato meglio lasciare più tempo ai premiati e meno allo sproloquio di Benigni? Anche qui, grossi dubbi. Dov’è finito il genio comico di uno dei personaggi più amati degli ultimi anni? Benigni si è reso protagonista di una comparsata imbarazzante, politicamente corretta, poco divertente e attorniata da un rumoroso silenzio del pubblico, l’unico giustificabile tra l’altro.

E veniamo appunto a quello che a parer mio è il colpevole numero 1 della serata negativa del David di Donatello. Prendiamo come esempio un’edizione qualunque dei Premi Oscar. La platea holliwoodiana, seppur costituita da critici internazionali e vere superstar del cinema (peraltro un pizzico più famose di quelle italiane), partecipa attivamente alla cerimonia, aiutando i vincitori durante i loro discorsi e recependo gli imput che arrivano dai vari conduttori. La sala italiana invece, si è mostrata noiosa e annoiata fin dal principio, affaticata da qualsiasi tipo di tributo o applauso (il silenzio durante l’ingresso del grande compositore David Lang la dice tutta) e ha mostrato ancora una volta tutto il suo provincialismo e la sua autoreferenzialità.

Ma passiamo ai vincitori, che dovrebbero essere sempre gli unici protagonisti di eventi come questi, ma che purtroppo a volte vengono danneggiati da questi comportamenti inspiegabili e recidivi.

A trionfare è sicuramente La Pazza Gioia di Paolo Virzì (un vero collezionista di David, siamo a 4 tra regia e sceneggiatura) che si aggiudica 5 premi tra cui gli ambiti miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista a Valeria Bruni Tedeschi. Il film è molto bello, ma personalmente, avrei premiato uno tra Veloce come il vento e Indivisibili, i due titoli più incisivi di quest’annata.

Molto divertente il discorso di premiazione dell’attrice torinese, che ha voluto ringraziare praticamente tutto e tutti, tra lacrime, risate irrefrenabili, e divertenti gaffe.

Il premio di miglior attore protagonista va invece a Stefano Accorsi, che in Veloce come il vento di Matteo Rovere, ha letteralmente sfoderato la prestazione della vita nei panni del tormentato ex pilota Loris De Martino.

6 i riconoscimenti conferiti a Indivisibili di Edoardo De Angelis, tra cui miglior attrice non protagonista a Antonia Truppo e migliori musiche al grande Enzo Avitabile.

Da sottolineare anche la vittoria di Valerio Mastandrea, sempre una certezza, premiato con il David per il miglior attore non protagonista in Fiore di Claudio Giovannesi.

Stona parecchio il mancato David come miglior regista emergente a Fabio Guaglione e Fabio Resinari, registi del film Mine (se non lo avete visto cercate di rimediare!). Il film, prodotto negli Stati Uniti, racconta la storia di un soldato che inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo e sarà costretto ad aspettare i soccorsi per più di 2 giorni.

Il premio è andato invece a Marco Danieli per La ragazza del mondo, titolo valevole ma non ai livelli del sopracitato.

E allora costa resta di questi David di Donatello? Sicuramente il cinema italiano, non ai fasti del 2016, ma comunque in buona salute. Di ottimi film in quest’annata ce ne sono stati eccome. Per il resto, tutto un po’ da rivedere.

INFO

David di Donatello 2017

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

5 Responses to "David di Donatello 2017, poche note liete e tanto provincialismo"

  1. Antonia   29 Marzo 2017 at 11:22

    Bravo Paolo, completamente d’accordo con la tua “critica alla critica”.
    Solo il nostro ambiente cinematografico e’ così snob.
    Invece sui film, credo che la Pazza Gioia abbia meritato ampiamente di vincere!

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  2. Antonia Storace   29 Marzo 2017 at 14:54

    Ho visto il video dei ringraziamenti di Valeria Bruni Tedeschi e l’ho adorata: auto-ironica, bella, emozionata, autentica, vera. Non si può fare a meno di sorridere con lei, di commuoversi con lei, guardandola.

    “Veloce come il vento” l’ho amato tantissimo, l’ho visto tre volte. Uno Stefano Accorsi come non credevo ed una Matilda De Angelis che è una fuoriclasse.

    Antonia

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   29 Marzo 2017 at 18:11

      Io ho adorato Valeria Bruni Tedeschi in “Viva la libertà” (tra i più bei film che abbia mai visto) ma la scena di isterismo in macchina (mi sembra contro una panda) che prima le inveisce contro e poi la rincorre per scusarsi nel film incredibile “Il capitale umano” (film del 2013 diretto sempre da Paolo Virzi), per me rimane negli annali: imbattibile!
      E comunque andrò a vedere questo film anche perché la coppia Virzi Ramazzotti non è mai deludente, e sono contenta che il premio sia giudicato tra i “meritati”.

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  3. Marco Vives   29 Marzo 2017 at 20:14

    Ahahahha ce l’hai a morte con la platea!
    Io penso che l’assegnazione dei premi sia stata tutto sommato giusta. i titoli dell’altr’anno però non si battono

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  4. Luca   29 Marzo 2017 at 20:15

    Paolo ti posso capire, ma c’è anche da dire che il silenzio sugli spalti è stato dovuto anche dal fatto che la cerimonia era una noia mortale!

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