Della fortuna che abbiamo ce lo ricorda Samuele Bersani

Della fortuna che abbiamo ce lo ricorda Samuele Bersani

ITALIA – Si è da poco concluso La fortuna che abbiamo tour di Samuele Bersani che con musica e parole ha attraversato l’intero Stivale da Roma a Bari, da Milano a Cosenza fino a Bologna.

La tournée prende il nome dall’ultimo album dell’artista riminese, “La fortuna che abbiamo”, fatto di un inedito e oltre due ore di musica live che, con contenuti speciali come gli eccezionali duetti con Dario Argento, Piera Degli Esposti e Alessandro Haber, ripercorre una ricca carriera artistica di 25 anni.

Dopo aver superato i recenti problemi avuti alle corde vocali, Samuele Bersani torna in forma sul palcoscenico proprio come il 30 maggio 2015 quando, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, fu il protagonista di “Plurale Unico”, un concerto che l’artista condivise, oltre che con la sua storica band, con gli amici e colleghi di sempre Carmen Consoli, Luca Carboni, Caparezza, Musica Nuda e tanti altri. La fortuna che abbiamo tour si apre con “Il mostro”, canzone che Samuele Bersani interpretò nel lontano 1991 dal palcoscenico del tour “Cambio” di Lucio Dalla e prosegue con la riproposizione di moltissime canzoni riarrangiate e arricchite. Tante le immagini che scorrono dietro ai musicisti e le luci sposano il ritmo delle melodie scandendo il tempo.

Samuele parla molto durante i suoi concerti, si racconta, rievoca ed entra in empatia con i suoi fan che invita a cantare e ad essere partecipi perché in uno spettacolo dal vivo il palcoscenico è un po’ come uno specchio, riflette il coinvolgimento e l’emozione di chi è in sala. In piedi, davanti a un leggio, il cantautore ridona anima a quei testi che, apprezzati nel tempo da un vasto pubblico, dalla critica e da altri grandi artisti, scrutano l’animo umano, riflettono i meccanismi del sentimento e s’immergono con eleganza nel grigiore dei fatti di cronaca. È così che dalla poesia del cielo che si appoggia sul mare de “Il Pescatore di asterischi” e di quella dei lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato de “Le mie parole” si passa alla curiosità impregnata di pioggia televisiva di “Cattiva” e all’accorato ricordo di Enzo Baldoni, giornalista ucciso dai fondamentalisti islamici in Iraq, che, nel brano vincitore nel 2007 del Premio Amnesty International come miglior canzone sui diritti umani, “Occhiali rotti”, si racconta in prima persona: “Per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse di viaggiare in solitaria vedendo il mondo per esistere”.

Immancabili i suoi classici “Replay”, con cui partecipò a Sanremo nel 2000 e con la quale vinse il Premio della Critica, “Giudizi Universali”, che si aggiudicò il Premio Lamezia 1998 come miglior testo letterario, “Chiedimi se sono felice”, colonna sonora dell’omonimo film di Aldo e Giovanni e Giacomo, e “Crazy boy”, canzone scritta per Fiorella Mannoia nel ’94. A tre anni di distanza dal suo Nuvola Numero Nove Tour, Samuele Bersani è tornato, con la sua gestualità, il timbro inconfondibile e il suo bel modo di essere.

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Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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