Maria Antonietta c’est moi. Intervista a Desideria Corridoni.

Maria Antonietta c’est moi. Intervista a Desideria Corridoni.

Desideria nasce a Roma da una famiglia di “cinematografari” di alto profilo. Dopo il Liceo Artistico inizia la sua carriera come assistente parrucchiera sul set di “La città delle donne” diretto da Federico Fellini, che conosce bene e che diventa un suo punto di riferimento. Collabora con i più importanti costumisti vincitori di premi Oscar e tra gli input più forti, che hanno rafforzato la sua vena più creativa, si segnalano Piero Tosi, Gabriella Pescucci, Maurizio Millenotti, Carlo Poggioli, Danilo Donati e Milena Canonero. La sua passione e professione di Hair and Wig Designer le è altamente riconosciuta con la nomination agli Emmy Award per la mini-serie TV “Cleopatra” (1999, regia di Franc Roddam, cast internazionale) e per il film TV “My House in Umbria” (2003, regia di Richard Loncraine, anche in questo caso cast internazionale).

opera Desideria  Corridoni

Mentre l’impegno nel Cinema e nella Tv procede spedito (per il film “Casanova”, è la Personal Hair Designer dello scomparso Heath Ledger, con il quale nasce una bella amicizia); si occupa, anche, dello stile dei capelli e delle parrucche di attori premi Oscar tra i quali Hilary Swank, Richard Dreyfuss, Vanessa Redgrave, Shirley MacLaine, Maggie Smith.

Desideria definisce sempre più la sua vitalità creativa sviluppandola autonomamente per darà vita ad opere in forma di sculture e installazioni. Nel 2006 Desideria è l’Hair and Wig Designer del film più acclamato dell’anno e che diventa cult anche grazie alle sue acconciature: “Marie Antoinette” di Sofia Coppola. Per questo film la Corridoni riceve un’altra nomination importante della sua vita: al BAFTA Award.

Desideria, come è nato il tuo interesse per l’Arte, che si affianca alla tua professione nel campo del Cinema?
Sono stata sempre interessata all’Arte, la mia formazione nel campo è iniziata, non a caso, scegliendo di iscrivermi al Liceo Artistico… Dopo il diploma, il Cinema mi ha completamente assorbito ma la mia passione per la manipolazione dei materiali, per la costruzione di opere autonome rispetto agli “oggetti” del Cinema è andata sempre di pari passo con la mia vita.

Poi? Poi… In realtà c’è un “prima”. Tutto ha inizio con Fellini.

E poi la Coppola… Io mi chiedo, cosa si può desiderare di più? Poi per un italiana che ha collaborato all’inizio della sua carriera con un mostro sacro come Fellini, quale può essere il poi? La verità è che invidio la collaborazione con la Coppola. Andrei anche scalza in USA per incontrarla ed il suo film Marie Antoinette credo di averlo visto solo sette volte….Comunque, scusa la divagazione!
Ecco si, questi due mostri sacri, come li hai chiamati tu, hanno assecondato questa mia creatività che si è via via definita. Il fascino che ha esercitato su di me quel mondo onirico e fatato creato da Fellini prima ed il ‘700 poi, li ho potuti finalmente vivere.  E respirare quell’aria per ricreare le atmosfere è stata una sfida, ma grazie alla regia e tutto il resto il film  “Marie Antoinette” si è conquistato gli onori che meritava!

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Desideria io ho sempre creduto che la nostra vita, privata e professionale, è determinata dagli incontri. E non dall’amore, che comunque c’è e l’abbiamo dentro. Infatti il tuo amore per il cinema avrebbe comunque determinato la tua vita. Invece, oltre i grandi personaggi nominati, anche nel caso di questa tua mostra qui parliamo di incontri.
Si, incontrare un Critico e Curatore come Barbara Martusciello, un’autorità nell’arte contemporanea, che ha creduto nel mio talento e mi ha offerto quest’opportunità di presentarmi come scultrice ed artista in questo mondo rappresenta una nuova sfida per me.

La mostra nello spazio polifunzionale Isola Gallery di Roma si è rivelata, quindi, un punto di arrivo?
Sicuramente sia un punto di arrivo che di partenza… almeno spero!

Girando per la mostra mi perdo nel sogno di queste parrucche giganti. Installazioni della nostra femminilità.
Ho sempre sognato (forse come il 90% delle bambine) di vivere tra il Settecento e l’Ottocento, per poter dare sfogo alla femminilità attraverso corpetti, crinoline e splendide acconciature. Invece sono nata nell’era dell’androgina ed anoressia, nell’epoca di un certo Armani che oltre ad amare la confusione/fusione dei sessi predilige il non colore inventando il greige… Quanto di più antitetico per me così retro! Ma me ne faccio una ragione nel constatare quanto le generazioni attuali siano così felici di questa parità estetica dei sessi.

Bene, tornando a noi, chiedo a Barbara Martusciello se queste installazioni di Desideria Corridoni sono state definite anche un po’ kitsch dal mondo dell’arte.
In parte possono sembrarlo, sono talmente “piene”, quasi concretizzazione di quell’horror vacui di storica derivazione; ma qui entra in campo qualcosa di diverso rispetto a quel kitsch di cui parli perché ci sono accenni, atmosfere, il sogno, la memoria e una sorta di rievocazione…

Ricordiamo che Isola Gallery è uno spazio di grotte sotterranee in uno stabile sull’isola Tiberina.
E come tutte le cantine o catacombe qualsivoglia è buio. Ma grazie al lavoro di lighting design di Paolo Di Pasquale, che ha esaltato quel tanto di scenografico che le sculture recavano in sé, ogni elemento prende forma nello spazio. Infatti l’illuminotecnica è curata ad hoc con piccoli punti luce che esaltano i riflessi dei materiali argentei così come le ombre create dalle pieghe delle acconciature.

L’architetto Di Pasquale ci ha infatti raccontato come solo un gioco di luci soffuse di questi piccoli faretti disposti ad hoc potesse determinare la lettura delle sculture senza invaderle o appiattirne le forme.

Ed a Barbara chiedo ancora: che tipo di mostra è stata allestita in questo spazio, bello e suggestivo, unico nel suo genere?
Abbiamo messo in campo un’ambientazione un po’ museo, un po’ camerino di grandi dame rococò, un po’ memorie delle vecchie pellicole cinematografiche dove il femminile era esaltato e liberato… Tutto questo per rappresentare pieno l’arte di Desideria.

Com’è strutturata la mostra? E che opere sono, dunque?
Abbiamo progettato una mostra che crea o ricrea un mondo surreale dove parrucche e acconciature possano dare l’idea di uscire dal set. C’è la proiezione di un video che lo richiama e così, attraverso evocazioni fantastiche e sensuali apparizioni “circensi”, emergono queste  “teste” esageratissime.

Con quali materiali sono state create?
Queste teste vivono grazie all’uso di materiali vari, spesso riciclati (pagliette metalliche per lavare i piatti, stoppa usata per lavori idraulici, rafia, pezzi di rete, nastri etc.) che nello spazio espositivo giocano con ironica teatralità dominando il nostro immaginario attraverso la commistione del video e l’ascolto della musica.

Devo confessare il principale motivo per il quale ho rivisto quel film milioni di volte: la colonna sonora…
Immergersi totalmente nel ‘700 attraverso abiti ed ambientazioni come la Reggia di Versailles ed attendersi un Mozart e simili di sottofondo ma essere sorprendentemente esterrefatti dall’associazione più idonea ed azzardata che solo la creatività di Sofia Coppola può donarci con il suonare il rock degli U2 a tutto volume di sfondo alla fuga di Mariantonietta, (a cui assistiamo di spalle), che nella sua corsa nel giardino all’italiana si avvia verso un mondo ed un sogno nuovo, mi ha rapito e conquistato ogni volta.

Mille volte ho chiuso gli occhi e sognato quella scena…
Tornando nuovamente alla colonna sonora del film, come avrete capito dal mio inciso, le musiche nel film erano determinanti! Ed anche qui in questa mostra l’atmosfera è resa pienamente nella sua interezza.

Maria Antonietta c’est moi | Desideria Corridoni
A cura di Barbara Martusciello
Dal 29 maggio 2014 al 15 giugno.
Isola Gallery, Piazza San Bartolomeo all’Isola n. 20 (Isola Tiberina) Roma

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

One Response to "Maria Antonietta c’est moi. Intervista a Desideria Corridoni."

  1. Barbara Martusciello
    barbara martusciello   3 Giugno 2014 at 22:50

    Grazie a Fabiola Cinque per questo puntuale approfondimento che riassume una mostra, un’atmosfera, un crossover tra linguaggi e il lavoro di tante persone e soprattutto di un’autrice, Desideria, davvero originale.
    Barbara Martusciello

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