Dorothy Gray: le affinità creative di cinque designer

Dorothy Gray: le affinità creative di cinque designer

Dorothy Gray. Il nome sembra quello di una signora inglese della vecchia borghesia (e forse l’allusione è voluta), palese è il richiamo a Dorian Gray (e molti aforismi di Wilde calzerebbero a pennello), a qualcuno può anche venire in mente la protagonista de Il mago di Oz mentre sbatte tra loro le scarpe magiche. In realtà Dorothy Gray è un gruppo creativo di cinque designer emiliani che si chiama così, semplicemente, per la combinazione esteticamente perfetta del suono, l’eufonia diventa metafora dell’approccio al design: smontare forme per riassemblarle in altri concetti altrettanto perfetti.

Dinamica Stoewer

Dorothy Gray nasce nel 2005 da Simone Cannolicchio, Giovanni Delvecchio, Matteo Manenti, Matteo Pini e Federico Santolini tutti, all’epoca, studenti dell’ISIA di Faenza che per affinità creativa condividono non solo le aule ma anche il tempo libero dedicandosi a sviluppare progetti in proprio con il desiderio di avvicinarsi alla metodologia nordica del design dove conta più l’idea che le regole per realizzarla.

Il successo è immediato e inaspettato: alla prima uscita pubblica, durante la Design Week di Milano, Dorothy Gray riceve l’Audience Award al Salone Satellite; alla base della progettazione c’è idea di ripensare il rapporto con gli oggetti e non parlare solo il linguaggio del funzionalismo o dell’estetica delle cose, l’obbiettivo dichiarato, infatti, è “di stimolare una percezione dell’oggetto come vivo e persistente, in contrapposizione all’oggetto standard di consumo automatico e basso livello di coscienza”.

Da allora i cinque hanno terminato gli studi, ognuno ha una propria carriera personale, ma Dorothy Gray non è per nulla invecchiata, anzi, ancor oggi il gruppo si trova, legato dalla passione per la progettazione in sé, senza particolari ambizioni commerciali anche se non mancano le collaborazioni con aziende per piccole edizioni di prodotti o autoproduzioni di serie limitate in vendita tramite sito e con la piattaforma Garage Design.

Il piacere di stare assieme e condividere le idee creative è fondamentale, per questo Dorothy Gray fa anche workshop, laboratori per l’infanzia e pubblicazioni, ciò che conta è sempre lavorare sul concetto e non sulla produzione in sé: Non Gioco Più Abat-Jour, Dinamica Stoewer e Biancaneve N°19 sono solo alcuni esempi.

www.dorothygray.net

Alice Zannoni

Consapevolmente malata della “sindrome di Salieri”, per la quale sono provvista del dono di capire la bellezza ma di non saperla produrre, sopperisco alla mia tara creativa con una scrittura incisiva e potente… anche se “L’arte è una mediatrice dell’ineffabile, perciò sembra una stoltezza il volerla trasmettere nuovamente a parole” (Goethe).
Più che critica amo definirmi “osservatrice contemporanea”.
Alice Zannoni

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