Due Partite

Due Partite

Commedia drammatica o dramma comico?

Non saprei come definirlo esattamente, fatto sta che “Due Partite” in scena al Teatro Il Celebrazioni di Bologna, non andrebbe perso per un insieme di ragioni: si ride, si piange, ci si emoziona, ci si arrabbia (un po’) ci si diverte tanto e si scoprono aspetti nella vita di queste giovani donne che sono speculari alla realtà  di tante altre donne al di fuori della scena, ragion per cui è un’opera sicuramente attuale e che fa riflettere tanto!

Scritto, diretto, interpretato da donne pensato per le donne ma a sicuro beneficio degli uomini che nonostante siano assenti sulla scena sono comunque fin troppo o troppo poco presenti nelle vite delle quattro protagoniste. Quattro giovani attrici molto brave a interpretare il doppio ruolo di madri e di figlie. Scandito nel lasso temporale di una quarantina o poco più d’anni, vediamo due generazioni a confronto dove mode, costumi, abitudini sociali pur divergendo sono accomunate da un insieme di ansie, aspettative, sogni, delusioni paradossalmente uguali ad entrambe.

Nella prima parte della commedia che si svolge negli anni ’60 un gruppo di amiche con il rituale della partita a carte (da cui il titolo che gioca come si vedrà con doppio significato) il giovedì pomeriggio dove in una stanza attigua stanno le tre figlie delle quattro donne delle quali una Beatrice (Giulia Michelini) in attesa del primo figlio o sperabilmente, come dice lei di una figlia.

La riunione settimanale è anche pretesto di confronto fra le quattro così amiche ma così diverse per carattere e inclinazioni: Claudia (Paola Minaccioni) una donna trascurata e tradita da un marito assente, molto materna per indole che riversa quindi sui tre figli, tutte le cure e le attenzioni di una madre con un istinto molto forte alla “procreazione” nonostante l’amarezza – o per via di questa – di un’unione infelice che la segna.

Gabriella (Giulia Bevilacqua) è invece una pianista frustrata per aver abbandonato una carriera alla quale sarebbe stata votata ma a cui rinuncerà per favorire quella invece del marito concertista, innamorato e devoto, ma spesso in viaggio per lavoro e della bambina a cui  deve dedicare con non pochi rimpianti e molta rabbia la sua esistenza.

La più forte del gruppo appare essere Sofia (Caterina Guzzanti) donna fin troppo energica decisa a rivalersi del ruolo asfittico di moglie non amata, abbracciando quella dell’amante e costruendosi una vita sentimentale fuori casa, non sempre lo stesso felice. Dai discorsi, i bisticci le riappacificazioni capiamo anche i motivi che a loro volta hanno influenzato le loro scelte, una sorta di eredità genetica forse e culturale ancor più dalle quali pare che “non se ne esce”.

Passa il tempo nel lasso rapidissimo di una scena mobile, dove cambia l’arredo e anche il contesto, ma non così tanto come ci si potrebbe aspettare. Non è più il giovedì pomeriggio della partita a carte, forse, ma una riunione convocata dalla priorità che un lutto impone, porta le quattro figlie ora, giovani donne a riunirsi a casa di Giulia (Giulia Michelini) figlia di Beatrice che ha deciso di andarsene. Le quattro giovani pur differendo per alcuni aspetti dalle loro madri, ne conservano tratti, inclinazioni e frustrazioni che sostanzialmente le accomunano.

C’è chi vorrebbe un figlio a tutti i costi, mettendo la carriera in secondo piano a costo di allevare prole in solitudine; chi invece pur avendo una carriera e un compagno innamorato non riesce ad averne, chi invece pensa che potrebbe forse usare il figlio ancora a venire, per distogliere l’attenzione da sé, un po’ morbosa di un coniuge – orchestrale con molto tempo a disposizione – rispetto l’agguerrita consorte, pianista dalla carriera internazionale; chi si trova sola, sua malgrado o non compresa e accettata  dal compagno del momento, per immaturità o timore di impegnarsi da parte dell’altro, comportamento molto tipico fra le generazioni più attuali.

Malgrado gli argomenti “seri”, le problematiche esistenziali non convenzionali, la commedia opportunamente si tinge di toni più leggeri, con un onnipresente sense of humour anche nei momenti più difficili, mescolando abilmente aspetti volutamente comici e drammatici insieme sempre con senso della misura. Le protagoniste sono bravissime nel calarsi in questi doppi ruoli assumendo le caratteristiche sia di figlie che di madri imposte loro dai ruoli rispettivi; ottima  sotto tutti i profili la regia curata da Paola Rota, il testo di Cristina Comencini  ormai un classico, dal quale è stato anche ricavata la pellicola omonima nel 2008, ne rende una pièce godibilissima che andrebbe vista e fatta soprattutto vedere ai nostri cari uomini! Anche perché permangono situazioni che nonostante tutto non trovano ancora felice risoluzione e come dice Giulia leggendo la lettera che il padre aveva scritto anni prima a Beatrice,  in cui riportava alcune frasi di Rilke secondo cui  il rapporto uomo/donna potrà cambiare solo quando diventerà: “ una relazione da essere umano a essere umano,  non più da maschio a femmina”, ma fino ad allora dovremo ancora aspettare, intanto come più pragmaticamente dice spesso Sofia: “non se ne esce!”

Il pubblico massicciamente accorso ha risposto molto prontamente sia alle battute applaudendo più volte anche a scena aperta, sia con mormorii e rimbrotti più volte ripetuti, insomma un ottima accoglienza, questa!

BREVE  INTERVISTA CON LE PROTAGONISTE DI DUE PARTITE

TRA POCO  LE  QUATTRO ATTRICI DEBUTTERANNO E IL TEMPO RISICATO, MI CONSENTE UNA SOLA DOMANDA CHE PONGO A TUTTE COLLETTIVAMENTE, ECCO COSA MI RISPONDONO

Questa “doppia partita” sostanzialmente si gioca in due momenti diversi, situazioni speculari quindi: bambine che sognano di diventare adulte e madri che sognano come saranno le loro figlie da grandi, però le angosce, le preoccupazioni, le ansie e le aspettative rimangono le stesse. E’ davvero così la situazione, secondo voi, “no way out”, quindi non c’è via d’uscita?

(Paola Micaccioni) Stiamo ancora cercando, la condizione della donna credo sia ancora in evoluzione. L’equilibrio è ancora difficile da trovare per tutti, era difficile allora com’è difficile adesso, le cose da mettere a posto e da coordinare erano diverse quindi facciamo tutte uno sforzo per raggiunge la condizione migliore, però è difficile trovarla…

(Giulia Michelini) Siamo in un periodo storico che tanto è vero che siamo così bombardati da stimoli vari di qualunque tipo che anche l’idea di avere così tante possibilità e… come diceva Paola, spesso poi ti porta a non riuscire più a scegliere…Una volta ci si sposava e si facevano dei figli anche per uscire da casa, oggi tra la donna che deve essere in carriera (…) la donna deve saper fare di tutto e poi stiamo ancora cercando di… (trovare una soluzione N.d.R.)

(Caterina Guzzanti) Sicuramente le donne hanno un compito più pesante perché devono veramente essere tutto. Le nel passato dovevano rinunciare a basta! Era socialmente concepita la rinuncia, adesso che siamo liberi di scegliere, non abbiamo il coraggio di rinunciare, cioè nessuno ci ha detto che dietro a una scelta c’è sempre una rinuncia quindi la difficoltà è accettare la rinuncia e scegliere fino in fondo. La rinuncia ci sarà sempre. Poi la situazione delle donne è peggiore perché veramente come dice la battuta dello spettacolo dobbiamo essere belle, brutte, giovani, vecchie disponibili senza pronte sempre a fare a meno di quello che abbiamo…quindi forse

(Giulia Bevilacqua) “Cavolo che dico adesso?” (ridiamo)

Be’, può bastare anche così, direi!

(Giulia Michelini) “Comunque siamo la forza del mondo, questo è sicuro!”

Due Partite fino al 17 gennaio 2015

Teatro Il Celebrazioni – Theatricon Srl Via Saragozza, 234 – 40135 Bologna

Per informazioni: 051.4399123 – info@teatrocelebrazioni.it

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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