Edoardo ed Eugenio Bennato infiammano Tarantelliri 2019

Edoardo ed Eugenio Bennato infiammano Tarantelliri 2019

FROSINONE – Straordinario successo per il concerto di Edoardo ed Eugenio Bennato all’undicesima edizione di Tarantelliri, festival di musica popolare di Castelliri divenuto il primo del centro Italia. Dopo la prima giornata del 24 agosto, con Fortunato Stillittano & Progetto Tarantella, all’insegna dei ritmi calabresi, gran finale domenica 25 con i due grandi cantautori napoletani. L’edizione 2019 del Festival, come sempre a ingresso gratuito, si è tenuta nella nuova location del parco eventi in Piazza Macci, dove i fratelli Bennato si sono esibiti insieme per quest’anno in esclusiva nazionale. Il Festival si è trasformato inoltre in ecofesta, promuovendo iniziative di sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente.

Torna a Castelliri il grande evento musicale che si conferma da anni tra i primi nella della classifica delle migliori manifestazioni nazionali nell’ambito della musica popolare, etnica e folk. Il Festival Tarantelliri, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, è ormai un appuntamento capace di richiamare migliaia di appassionati, che raggiungono il piccolo centro della Valle del Liri per due serate cariche di energia. Una manifestazione in costante crescita, che già in passato ha visto come ospiti artisti conosciuti in Italia e a livello internazionale, come De Gregori, Bregovic, Paola Turci, Luca Barbarossa, Cristiano De Andrè, Bandabardò, Nada, Teresa De Sio, Cisco, Tony Esposito, Ginevra De Marco e tanti altri.
Per la prima volta gli spettacoli, sono stati ospitati nel nuovo Parco Eventi in via Enrico Macci, un’area di oltre 5.000 metri quadrati, realizzata nel centro del paese, dove il 24 e 25 agosto si sono svolti due concerti incredibili, come sempre a ingresso gratuito. Sabato 24 una condizione meteorologica incerta ha minacciato lo spettacolo della band calabrese Fortunato Stillittano – Progetto Tarantella, i cui ritmi frenetici a suon di organetti e tamburelli hanno portato però il grido del sol leone che arde nel profondo sud, reclamando gli ultimi scampoli di un’estate da bere fino all’ultima goccia. Meno convulsa, ma forse ancor più magica la seconda serata, che vi raccontiamo in dettaglio, con i fratelli Edoardo ed Eugenio Bennato. Uno spettacolo attesissimo, in esclusiva nazionale per il 2019, che in Italia ha avuto luogo soltanto due volte negli ultimi anni: a Napoli in Piazza del Plebiscito per il Capodanno 2012 e ad Ancona, il 3 settembre 2016, alla Corte della Mole Vanvitelliana. Per il successo di un grande evento, per di più gratuito, in un piccolo centro laziale, occorrono senza dubbio una solida macchina organizzativa e una efficace rete tra questa, l’amministrazione comunale e i partners pubblici e privati. I ringraziamenti di rito, in apertura, sono giunti dai due presentatori sul palco a tutto lo staff di Tarantelliri. In modo particolare all’ideatore e direttore artistico Francesco Quadrini e al Sindaco Fabio Abballe, coadiuvati dal vice Sindaco Emilio Di Folco, dall’Assessore con delega alla cultura, Lorenza Iafrate, e dal resto della giunta comunale. Fondamentali anche il Presidente dell’Associazione Tarantelliri Onlus, Simone Ruzza, e la collaborazione della Regione Lazio, della Provincia di Frosinone, della Camera di Commercio di Frosinone, di Società Ambiente Frosinone SPA, della XV Comunità Montana Valle del Liri e del Gal Verla. Non di minor rilievo sono stati i partners sponsor: Taroni Moda, Free Style di Matteo Abballe, Centro Estetico Edonè di Loffreda Stefania e Radio Mia, media partner ufficiale di Tarantelliri.


I due artisti napoletani, vere colonne del cantautorato italiano, hanno esordito in coppia con il brano Pronti a salpare, primo singolo estratto dall’album del fratello Edoardo uscito nel 2015. Un invito alla tolleranza e all’accoglienza rivolto a chi, come tutti i popoli del Mediterraneo, sa bene la sua ricchezza viene da tante diversità sempre in movimento sulle rotte della storia, ma dirette verso un unico approdo. A prendere il timone di Tarantelliri è stato poi Eugenio, nella prima parte della serata. Classe 1948, laurea in fisica e autore di decine di successi commerciali e di diverse colonne sonore, tra cui quella dello sceneggiato televisivo La stanza dello scirocco, per la quale vinse nel 1999 il Nastro d’argento per la miglior colonna sonora, il minore dei fratelli Bennato ha forse reso omaggio con più aderenza allo spirito della taranta a cui è dedicata la manifestazione. Con una meravigliosa band di musicisti, danzatrici e vocalist al seguito, il cantautore ha dipinto un arcobaleno musicale vasto e intenso come il Mediterraneo, crocevia di genti e di culture che proprio nel Sud Italia di cui è originario ha manifestato, nei secoli di dominazioni e migrazioni, la sua portata generatrice. Concetti contenuti in brani come Grande Sud, scritto su insistenza dello storico presentatore Pippo Baudo per Sanremo 2008, o in Questione meridionale, il cui testo recita:

Noi che deriviamo da formule di streghe, teoremi di Pitagora, principi di Archimede, noi con quella musica che nasce da una terra che in tutta la sua storia non ha fatto mai la guerra.

Fra contaminazioni dalla pizzica salentina e dai canti tradizionali africani, con vorticosi assoli di danza e canto da parte degli artisti sul palco, lo spettacolo ha preso il largo intrecciando i versi delle canzoni alla realtà attuale, che vive nuove migrazioni, ineguaglianze e conflitti sociali cui occorre far fronte lucidamente. La lente d’ingrandimento della musica di Eugenio Bennato si è mantenuta sulle radici storiche dei popoli mediterranei e in particolar modo del meridione napoletano, afflitto da contraddizioni mai risolte. Fra limiti e virtù di un popolo ironico e tenace, non schematizzabile da regole astratte, come recita il testo di No logic song, e non soggiogabile da poteri oppressivi, combattuti per secoli dalle controverse figure dei briganti, emergeva l’affresco musicale vivido, a tratti malinconico, di un Mediterraneo multiculturale e variopinto, che grida il suo dolore e la sua gioia di vivere a ritmi trascinanti intrecciati a testi impegnativi. Vulesse diventare nu brigante, Brigante se more, Ninco Nanco, sono solo alcuni dei grandi successi che una folla festante ha ascoltato e ballato nell’ampia area del nuovo Parco Eventi. Con particolare soddisfazione Bennato ha introdotto la prima delle canzoni elencate, intonata alcuni giorni fa dai manifestanti di Soverato, i quali hanno fatto proprio il messaggio libertario contenuto nel testo del cantautore napoletano. Alcune parole sono state spese da Eugenio Bennato, anche sul valoroso combattente Ninco Nanco, brigante aviglianese rimasto simbolo della resistenza del meridione contro l’occupazione piemontese durante il periodo dell’Unità d’Italia. Dall’immigrazione di oggi all’emigrazione di ieri, in cui a partire erano gli italiani, in particolare quelli del Sud, da una terra che con Napoli era stata Capitale a un presente post unitario in cui non restava che un foglio di via, ci riconducevano invece la musica e le parole de Si va!. I temi storico-sociali che dividono l’opinione pubblica dell’Italia di oggi trovavano composizione, a conclusione del primo concerto, nel capolavoro Che il Mediterraneo sia, inno alla ricchezza di un mare che non divide, ma unisce culture, desideri e speranze di popoli diversi affacciati su un’unica sponda.

Eugenio Bennato a Tarantelliri 2019

Prima di dare il via alla seconda parte del concerto, i presentatori hanno riguadagnato momentaneamente il palco per parlare delle novità del Festival. Tra queste, la svolta ecologica, in quanto la manifestazione è divenuta interamente plastic free. Tutti i cibi e le bevande servite dei punti ristoro sono state infatti state con materiale biodegradabile, all’insegna dello slogan: Rispettiamo l’ambiente a ritmo popolare. Dello stacco fra i due momenti dello spettacolo ha approfittato l’ideatore e direttore artistico del Festival Francesco Quadrini, già Sindaco di Castelliri, seguito dal Sindaco Fabio Abballe, dal vice Sindaco Emilio Di Folco, dall’Ass. Cultura, Istruzione, Sanità e Gemellaggio, Lorenza Iafrate, dall’co-organizzatore Piero Quadrini e da Simone Ruzza, Presidente Associazione Tarantelliri Onlus. Con commozione mista ad entusiasmo, Francesco Quadrini ha ringraziato il pubblico presente, più numeroso di tutte le edizioni di Tarantelliri, e l’amministrazione comunale insieme allo staff organizzativo dell’evento: -È un lavoro di tanti, che spesso lavorano lontano dai riflettori, un grande lavoro di squadra. Tarantelliri è il miglior Festival di musica popolare del centro Italia e lo spettacolo di questa sera ne è assoluta testimonianza. Un piccolo miracolo, che ha portato un paesino del Lazio sulla ribalta delle cronache nazionali per rilevanza culturale. Ne hanno parlano di la pagina nazionale di Televideo, La Repubblica, menzionandolo tra gli 8 migliori eventi di agosto, Il Corriere della Sera, Rai3, tutti i quotidiani locali, su carta stampata e online. Una comunicazione importante per un festival per noi fondamentale-.

Il Direttore Artistico di Tarantelliri, Francesco Quadrini, sul palco con il Sindaco di Castelliri, Fabio Abballe, e altri membri della giunta comunale e dello staff organizzativo della manifestazione.

Il Direttore Artistico Quadrini, ha poi sottolineato il calibro degli artisti avvicendatisi sul palco di Tarantelliri nel corso degli anni, culminando nell’evento esclusivo di quest’anno con i fratelli Bennato. Grandi eventi realizzati a ingresso gratuito grazie a un impressionante lavoro di equipe che dura un anno intero. -L’edizione di quest’anno, tuttavia, -ha proseguito Quadrini con una nota di amarezza, -è stata dedicata a un amico, al caro Giancarlo Paglia, grande amante della musica e grande organizzatore di eventi, che da qualche mese è una nostra stella che ci guarda da lassù-. Il ricordo di Paglia è stato occasione per lo staff ciociaro di rafforzare l’amicizia con la moglie Angela, accolta con calore nella famiglia di Tarantelliri, a cui è stata invitata a unirsi sul palco ricevendo il simbolico omaggio di una maglietta offerta da Vision Ottica. A temi come la sensibilizzazione della collettività al rispetto dell’ambiente e all’accoglienza, Quadrini ha infine dedicato la conclusione del suo lungo intervento: -Il nostro Festival plastic free, dai bicchieri in fibra di mais, alle scatoline di cartone, agli stecchini di bamboo, è un esempio virtuoso, ma mi vi chiediamo un aiuto, perché rispettare l’ambiente è un dovere e un diritto di ognuno di noi. Il grande messaggio che i musicisti hanno lanciato stasera è poi quello dell’accoglienza, che Tarantelliri sposa in pieno, perché la musica è cultura e la cultura non ha colore e non ha barriere-.
Un saluto ufficiale, che non tralasciava i ringraziamenti al Direttore Artistico Quadrini, è giunto anche dal Sindaco Abballe, visibilmente emozionato davanti alla piazza stracolma: –C’è grande gioia e soddisfazione nel vedere questa piazza e questo nuovo parco eventi inaugurato da poco così gremito di gente. È sicuramente merito di una macchina organizzativa che non si ferma mai e costruisce durante l’anno, come un puzzle, pezzo dopo pezzo, questo fantastico evento, giunto ormai all’XI edizione, in costante crescita e divenuto un vanto per il nostro paese. Grazie all’Assicoazione Civitas Castelliri, alla Protezione Civile Madonna del Pianto di Chiaiamari, alla Protezione Civile di Isola del Liri, al Corpo di Polizia Municipale di Castelliri, all’Associazione Nazionale Carabinieri di Sora, alle Forde dell’Ordine e all’Associazione Tarantelliri, con i suoi instancabili volontari che hanno permesso tutto questo-.

Altre due ore e più di musica indiavolata sono state poco dopo annunciate dall’ingresso in scena di Edoardo Bennato. Il cantautore ha infiammato la piazza con la sua anima rock, espressa con l’energia di un ragazzino, a cui non mancano però, come per il fratello Eugenio, decenni di grandi successi musicali di cui è costellata la sterminata discografia. Canzoni in grado di radunare in una piazza intere generazioni, trascinate dal ritmo dell’immancabile armonica e della chitarra di Bennato, a partire dai primi brani in scaletta, come Sono solo canzonette. Non tutti sanno che per l’omonimo album, uscito nel marzo 1980, l’artista napoletano detiene il primato di aver pubblicato due dischi a distanza di 15 giorni. Sono solo canzonette uscì infatti a circa due settimane dal precedente Uffa! Uffa! (operazione che trova un parallelismo soltanto nel caso di Bruce Springsteen, che solo 12 anni dopo lanciò con simili tempistiche i due album Human Touch e Lucky Town). Il cuore rock del grandioso live di domenica 25 agosto, nel quale entrambi i fratelli Bennato hanno dovuto operare una dura selezione della loro produzione, ha battuto fortissimo nei personaggi del mondo di Collodi, da cui sono nati molti importanti lavori di Edoardo Bennato. Allegorie di un mondo, come quello nostrano, fatto di coscienze dormienti manipolate ad arte da poteri che di coscienza ne hanno spesso ben poca, sono rappresentate dal grillo parlante, Pinocchio, Mangiafuoco, Lucignolo, le fate e gli immancabili gatto e la volpe che popolano concept album importantissimi, quali Burattino senza fili (del 1977, uscito anche in una nuova versione del 2017 con singoli inediti) e Il Paese dei Balocchi (1992). Riflessioni sui rapporti di forza politici, sui rischi portati dallo sviluppo tecnologico in campo militare, con ironici attacchi al perbenismo e sottotesti di denuncia sociale, si trovano anche in Torre di Babele (1976). Un cenno a parte va speso per le rispettive band che accompagnavano le due star della serata, composte da artisti di straordinario talento, tanto che ognuno di loro avrebbe potuto senza dubbio tenere autonomamente il palco per ore. Così è anzi in molti casi, come quello di Mario Insenga, detto Blue Train, batterista e cantante napoletano da anni stabilitosi ad Isola del Liri, che abbiamo ritrovato al seguito di Edoardo Bennato con le sue inimitabili venature blues. Lo avevamo intervistato qualche anno fa al Teatro Comunale di Alvito al termine di uno spettacolo intitolato Racconti di Blues.
Lo show dal vivo è spesso occasione per gli artisti di raccontarsi al di là della fama da personaggio pubblico che li precede. Così, fra un’esplosione di musica e l’altra, il maggiore dei due fratelli Bennato ha ricordato il percorso personale percorso di vita che dalla nascita e l’infanzia trascorsa nel quartiere Bagnoli di Napoli, area industriale piena di contraddizioni, lo ha portato all’agognato successo. Diploma al liceo artistico della città partenopea, partecipazione al Festival di Castrocaro 1965 senza qualificarsi per la finale e trasferimento a Milano, per frequentare la facoltà di architettura. La scelta del capoluogo lombardo per proseguire gli studi era dovuta però a un elemento determinante: la presenza delle più importanti case discografiche. L’incontro con la musa che avrebbe governato il destino di Edoardo ed Eugenio Bennato avvenne ai tempi della scuola, quando la madre, durante le vacanze estive, cercò per i due ragazzi un insegnante di lingue perché non restassero in balia dell’ozio. Il caso volle che fosse invece disponibile un maestro di musica… Del resto, come ricorda il titolo di un pezzo dell’album Pronti a salpare, A Napoli 55 è a musica. Per uno strano scherzo della sorte è proprio in Viale Campi Flegrei 55 della periferia industriale della metropoli campana che ha confidato di essere nato, come i fratelli Eugenio e Giorgio, il cantautore. Alla sua città e al coacervo di criticità macroscopiche come la ricchezza che la rende un mondo fuori dall’ordinario, è stata dedicata l’ultima parte di Tarantelliri 2019. Il Napoli di Maradona, delle grandi speranze, della passione che innerva il Sud e degli ingegni che superano le condizioni più sfavorevoli, e la Napoli delle opere pubbliche mai terminate, come il caso della linea ferroviaria sotterranea di Viale Augusto. Storia raccontata nel brano Sotto viale Augusto che ce sta?, contenuto nell’album di rock-blues in napoletano È asciuto pazzo ‘o padrone, che il cantautore pubblicò nel 1992 con lo pseudonimo di Joe Sarnataro. Si tratta di un disco e anche di un dvd lungometraggio, il cui protagonista è un giovane musicista che va in America per fare esperienza nel blues. Una volta tornato a Napoli apprende che i suoi amici hanno messo insieme una band che per vivere suona ai matrimoni. Joe decide così di unirsi a loro e di parlare degli eterni paradossi di Napoli attraverso canzoni di blues tratte dalle poesie di suo nonno, in dialetto napoletano. In una clip del film, proiettata durante il concerto, il giovane musicista e suo nonno sono interpretati dallo stesso Bennato. Più inaspettato, per quanti non conoscessero il lungometraggio, è stato invece ritrovare tra gli interpreti Renzo Arbore, nel ruolo di un arguto intervistatore del nonno, e Lino Banfi in quello del preside di una scuola di Viale Augusto. Nel luglio 2017 Edoardo ha inoltre prodotto una nuova clip in cui raccoglie varie denunce da lui fatte negli anni sulla situazione della via di Napoli, rimasta praticamente la medesima da oltre 25 anni, con tanto di stazioni fantasma costruite per la linea mai ultimata. All’attenzione mediatica che ne risultò fece eco il programma Striscia la notizia, che il 1 gennaio 2018 mandò in onda un estratto del video del cantautore in un servizio. Parole disincantate per l’area industriale in cui nacque hanno poi accompagnato la canzone Vendo Bagnoli, in cui si immagina di mettere in vendita un’intera zona costretta a vivere un presente non all’altezza delle sue potenzialità, a causa anche del declino dello sviluppo siderurgico a partire dagli anni ‘80. –A quel punto sarebbe stato auspicabile che le maestranze, i dirigenti e gli operai dell’industria siderurgica di Bagnoli avessero trasformato tutto in un’industria turistica-, ha detto Bennato, proseguendo: -Ci sono le acque termali, resti storici di grande prestigio come l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli che potrebbe essere un’alternativa all’Arena di Verona. Insomma un meccanismo perfetto per un’industria turistica di alto livello. Invece a Bagnoli da decenni c’è il deserto, per cui ho scritto una canzonetta ironica. Il mio ruolo è quello di provocare-. Dai toni più spensierati di Viva la mamma e del nuovo singolo Ho fatto un selfie (nato in verità da una polemica antisalviniana) è stata infine la conclusione dell’emozionante serata, in cui il pubblico ha avuto la possibilità di partecipare a un contest fotografico ispirato a quest’ultima canzone. Inviando un selfie scattato durante il concerto all’apposito numero whattsapp, era possibile vedere la propria immagine proiettata sullo schermo del palco al termine della serata. Con Tarantelliri 2019 volge al termine anche l’estate ciociara, che prosegue sino alla fine del mese con gli appuntamenti più riflessivi del Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni e del Festival delle Storie della Val Comino.

Edoardo Bennato a Tarantelliri 2019

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

2 Responses to "Edoardo ed Eugenio Bennato infiammano Tarantelliri 2019"

  1. Francesco Quadrini   1 Settembre 2019 at 13:16

    Un articolo fantastico, scritto da mano competente… Un critico di grande spessore culturale che dà ancor di più valore al nostro impegno per portare avanti un grande festival. Semplicemente grazie!

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  2. Stefano Maria Pantano
    Stefano Maria Pantano   4 Settembre 2019 at 12:14

    Grazie, Francesco. È bellissimo leggere un simile riscontro da chi si impegna quotidianamente sul campo per realizzare iniziative di questo livello. Io conosco il mondo degli eventi purtroppo più nella teoria che nella pratica, ma mi rendo conto di quanto sia difficile raggiungere questi risultati. È ancora più incredibile se pensiamo che Castelliri sta facendo cose considerevolmente più grandi di altri paesi limitrofi da cui si ci aspetterebbe di più e che invece languono nel torpore. Ancora complimenti a voi e a tutto lo staff.

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