Dimmi cosa pensi e ti dirò… chi vuoi essere

Dimmi cosa pensi e ti dirò… chi vuoi essere

Facebook è arrivato ormai a raccogliere un miliardo di utenti: oriente, occidente, sud, nord sembra impossibile che ci sia qualcosa in grado di parlare una lingua universale.

Dopo la Nutella, che è impossibile che non piaccia (a eccezione delle eccezioni!) è un caso sicuramente molto particolare, su cui si stanno interrogando esperti di psicologia, esperti del web, esperti della psicologia nel web, o del web nella psicologia.

Ma alla fine siamo proprio noi, gli utenti, a poter dare una risposta al successo di questo social network.

Mi ricordo che la prima cosa che mi ha incuriosita dopo essermi iscritta era quella casellina bianca che mi chiedeva “A cosa stai pensando?” e chissà che il segreto della sua enorme diffusione risieda in parte in quella domanda.

“A cosa stai pensando?” interrogativo di per sé piuttosto inconsueto considerando che solo raramente gli altri, già sommersi dai propri pensieri, hanno voglia di ascoltare anche i nostri. Dall’altra parte, noi non abbiamo alcuna voglia di farli sapere, insomma se quel “A cosa stai pensando?” viene da una persona in carne ed ossa, lo percepiamo come un vero e proprio oltraggio alla nostra intimità più intima.

Giustamente! Mi verrebbe da dire: i nostri pensieri sono spesso lontani dalla perfezione etica e grammaticale, e preferiamo lasciarli a noi stessi, gli unici, tra l’altro, a poterli comprendere fino in fondo.

E allora perché quando lo chiede quella finestrella bianca e blu lo accettiamo di buon cuore? La risposta sta nel fatto che Facebook in realtà ci sta chiedendo ben altro, cioè “Cosa vuoi che gli altri credano che tu stia pensando?”

Ed è cosi che dai nostri pensieri scollegati e confusi, fioriscono come primule ad Aprile, citazioni di filosofi, riferimenti letterari, apprezzamenti di artisti, riflessioni esistenziali, altrimenti a noi piuttosto lontane. Insomma è un passaggio inevitabile per tutti filtrare e nobilitare i propri pensieri per renderli pubblicabili.

Facebook, quindi, da una parte da credere a tutti che davvero “siamo quello che scriviamo, ma soprattutto riesce a convincere noi stessi che quel filosofo di cui facciamo copia e incolla sia il nostro reale punto di riferimento.

E l’aspetto meraviglioso è che agli altri le nostre riflessioni non possono che piacere. Chissà perché facebook non ha un magico “non mi piace” da usare per far valere tutto il nostro disaccordo nei confronti di certi pensieri. La risposta è semplice: se qualcuno mettesse non mi piace al nostro stato la prima reazione sarebbe “Che vuoi? Non stavo parlando con te? Stavo solo pensando ad alta voce!”

Redazione

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