MyWhere https://www.mywhere.it Magazine online Tue, 07 Jul 2020 17:35:46 +0000 it-IT hourly 1 Gli spaghetti alla bolognese non esistono a Bologna https://www.mywhere.it/74004/gli-spaghetti-alla-bolognese-non-esistono-a-bologna.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=gli-spaghetti-alla-bolognese-non-esistono-a-bologna https://www.mywhere.it/74004/gli-spaghetti-alla-bolognese-non-esistono-a-bologna.html#respond Tue, 07 Jul 2020 15:30:42 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74004 BOLOGNA – Il romanzo di Filippo Venturi, oltre ad appassionarci, ci fornisce un’occasione. Ma questi spaghetti alla bolognese, invece di essere aberrati dai cittadini e dai ristoratori, non possono rappresentare un’occasione per migliorare l’economia gastronomica (e non solo) della città, messa in ginocchio dall’emergenza Covid-19? Gli Spaghetti alla bolognese non esistono. E’ questo il titolo […]

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BOLOGNA – Il romanzo di Filippo Venturi, oltre ad appassionarci, ci fornisce un’occasione. Ma questi spaghetti alla bolognese, invece di essere aberrati dai cittadini e dai ristoratori, non possono rappresentare un’occasione per migliorare l’economia gastronomica (e non solo) della città, messa in ginocchio dall’emergenza Covid-19?

Gli Spaghetti alla bolognese non esistono. E’ questo il titolo del libro di Filippo Venturi edito da Mondadori, un noir, bolognese appunto, che se apprezzate il genere non potrà che incuriosirvi.

L’autore, come detto, si chiama Filippo Venturi. E’ nato nel 1979, ha studiato Legge e nella vita quotidiana gestisce una trattoria a Bologna. La sua grande passione è la scrittura, con la quale non disdegna cenni alla cultura bolognese e alla sua amata città. Qualche esempio in questo senso? Nel 2018, Venturi ha pubblicato un altro noir, dal titolo Il tortellino muore nel brodo.

Ma torniamo al suo nuovo lavoro. Non posso e non voglio svelarvi i dettagli della trama ne tantomeno il finale del romanzo. Posso però dirvi che la narrazione è ambientata a Bologna e la maggior parte dei personaggi sono bolognesi. Molti escono dalla fantasia dello scrittore, alcuni sono reali e, cosa più importante, a ricoprire un ruolo chiave nel susseguirsi del libro è l’effige della Madonna di San Luca, simbolo intoccabile di tutti i bolognesi.

 

gli spaghetti alla bolognese non esistono Fabio Venturi
La copertina del libro

Si dice che chi lavoro nel campo enogastronomico un po’ artista lo sia e Venturi è un esempio perfetto in questo senso. La sua vena artistica nello scrivere questo romanzo infatti non è meno pregevole. Venturi traccia la trama in modo avvincente, senza mai eccedere nel prolisso, nel capzioso, nel banale o nel ripetitivo. Ha descritto personaggi realistici, di quelli che puoi incontrare a Bologna ogni giorno. E poi il pathos, fondamentale per il genere noir; il susseguirsi dei fatti che descrive lasciano sempre col fiato sospeso il lettore.

Leggere questo libro è come assistere ad un concerto diretto da un perfetto direttore d’orchestra: lo spettatore viene infatti avvolto dalla melodia delle note e giunge al termine dell’esibizione (in questo caso della lettura del libro) senza accorgersene. Non sono qui per tessere le loti di Venturi, cerco semplicemente di esprimere le sensazioni che ho provato nel leggere Gli Spaghetti alla bolognese non esistono, romanzo che vedo bene come compagno di vacanza.

Parlando sotto l’aspetto di marketing e non da “tifoso”, ho apprezzato molto anche il titolo del volume – Gli Spaghetti alla bolognese non esistono. Questi spaghetti sono infatti un pugno nello stomaco per gli integralisti bolognesi che li abiurano. Il negare ancora una volta in pubblico la loro esistenza e dedicargli il titolo del libro rappresenta per i “tifosi” una bella soddisfazione.

La verità però è un’altra. Gli spaghetti alla bolognese non esistono a Bologna ma sono presenti in Italia e in tutto il mondo (se non ci credete andate a contare le ricerche su Google, troverete la bellezza di 77000 provenienti da tutto il mondo). Pensate che dopo la pizza napoletana, sono il piatto italiano più famoso nel mondo e questo i bolognesi integralisti (i tifosi per intederci) non lo digeriscono. Il motivo? Perché le tagliatelle alla bolognese e gli spaghetti alla bolognese hanno lo stesso “cognome”. In poche parole, l’appello dei bolognesi integralisti a tutti gli abitanti di questo vecchio pazzo mondo è uno e uno solo: stranieri, convertitevi alle tagliatelle alla bolognese, altro che spaghetti alla bolognese!

Ora poniamoci questa domanda, sempre in ottica marketing. La parola Bologna, per via degli spaghetti, è nota in tutto il mondo e questo ai bolognesi è costato zero lire. Non sarebbe allora più producente aprire un dialogo con gli spaghetti, promuovere gemellaggi, invitarli a Bologna per scambiarsi i reciproci sapori e diffondere la pasta fresca bolognese inviando le sfogline a casa loro?

Non sarebbe più opportuno (sempre in chiave marketing) accogliere il turista che chiede di mangiare gli spaghetti alla bolognese, non con un secco “non esistono”, ma spiegare loro che il piatto tradizionale bolognese resta la tagliatella? E perché non consigliare loro di ordinare questo piatto o almeno di assaggiarli entrambi visto che hanno lo stesso condimento (il ragù)?

A causa della pandemia da Coronavirus a Bologna i turisti stranieri scarseggiano. Rammentiamoci allora che la parola Bologna è nota in tutto il mondo anche per via degli spaghetti.

Il mio appello è dunque rivolto alla intellighenzia turistica bolognese e ai ristoratori. Perché non sfruttare questo assist allo scopo di accogliere gli spaghetti alla bolognese “stranieri “non come usurpatori ma come veicolo commerciale per richiamare turisti in città e quindi promuovere le “tagliatelle alla bolognese” all’estero?

In calce sono gradite le opinioni dei lettori che di seguito verranno pubblicate.

Info sul libro:

Gli spaghetti alla bolognese non esistono

autore Filippo Venturi, pagg. 179

editore Mondadori, prezzo € 18.

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Mare grigio, l’ultimo sole di Matilde Guarducci https://www.mywhere.it/74210/mare-grigio-lultimo-sole-di-matilde-guarducci.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=mare-grigio-lultimo-sole-di-matilde-guarducci https://www.mywhere.it/74210/mare-grigio-lultimo-sole-di-matilde-guarducci.html#respond Tue, 07 Jul 2020 04:01:09 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74210 ITALIA – Matilde Guarducci con il suo romanzo Mare grigio ci porta a Marina d’Anciano nei primi giorni di settembre, a prendere “l’ultimo sole” della stagione estiva. Nella pensione Soraya i due protagonisti si sfideranno a colpi di battute taglienti e di sguardi di rimprovero. Non potrebbero essere più diversi, per età e carattere, eppure […]

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ITALIA – Matilde Guarducci con il suo romanzo Mare grigio ci porta a Marina d’Anciano nei primi giorni di settembre, a prendere “l’ultimo sole” della stagione estiva. Nella pensione Soraya i due protagonisti si sfideranno a colpi di battute taglienti e di sguardi di rimprovero. Non potrebbero essere più diversi, per età e carattere, eppure entrambi condividono il senso di smarrimento e d’insofferenza che solo le loro scelte potrebbero dissipare.

Mare grigio, l'ultimo sole di Matilde Guarducci

Vi è mai capitato di trovarvi in un albergo gestito da un direttore scontroso, cinico, che ha l’aria di chi sa tutto, di chi può permettersi di trattare gli altri dall’alto in basso solo perché crede di avere il diritto di farlo? Se la vostra risposta è affermativa, siete in buona compagnia. Il giovane protagonista del racconto Mare grigio (Argento Vivo Edizioni), Dario, passerà le ultime giornate d’estate in una pensione di Anciano amministrata da un uomo detestabile, arrogante e avido, Rolando.  Quest’ultimo si prepara ad accogliere gruppi di anziani in vacanza che gli garantiranno un’entrata sicura ed economica perché, pur essendo clienti esigenti, l’imprenditore sa di potersene approfittare, tra pasti recuperati dagli avanzi del giorno prima, aria condizionata assente e ombrelloni da condividere.

Certo, l’incasso sarà inferiore, ma pur sempre vantaggioso: Gli anziani erano noiosi, ma il guadagno, per quanto minore, era sicuro.

GELOSIA E RIMPIANTI

Mare grigio, l'ultimo sole di Matilde Guarducci

Quest’anno però tra la compagnia di vecchietti c’è anche Dario, giovane trentenne in vacanza al mare con la madre malata. Da subito l’albergatore nutre per il ragazzo una certa antipatia: la spavalderia, la giovane età e il bene che riesce a farsi volere dai vecchietti in vacanza suscitano invidia in lui. Rolando infatti vede in Dario il ragazzo che era e che non è più stato: una persona ben voluta, amata, di cui si parla bene.

Rimase a guardarlo mentre aspettava l’ascensore: premuroso con la madre, gioviale con gli anziani, affabile. Sapeva di piacere e sapeva anche un po’ fingere: una qualità che Rolando conosceva bene.

Era cominciato tutto con Dario? Ma sì: non prima, o almeno, non che ricordasse. La colpa era di quel ragazzo, che gli ricordava lui da giovane. […] C’era da capirli gli anziani che lo adoravano qualsiasi cosa facesse. Rolando lo sapeva: piacere alla gente era la più proficua delle qualità.

Rolando desidera avere sempre il controllo della situazione, il controllo di tutto e di tutti, autorità che esercita anche nei confronti della seconda moglie, Mariella, una donna amabile, lavoratrice operosa e nei confronti della quale l’uomo prova solo pietà. Per questo l’ha sposata: per compassione, mentre il primo matrimonio è stato motivato da semplice interesse economico.

Copertina Mare grigio

Nel corso del romanzo emerge il rimpianto del direttore per la persona che sarebbe dovuta diventare e per i rapporti che avrebbe dovuto intrattenere con la famiglia e con i suoi sottoposti. Le gravi mancanze, che non ammetterebbe mai in pubblico malgrado ne sia consapevole,  gli procurano ansia e paura. Rolando si rende conto che non è poi così lontano dagli ospiti che tanto deride e a cui spera di non somigliare: anche lui, infatti, sta invecchiando.

Dario, a differenza  dell’albergatore, è un ragazzo senza pretese né aspettative, che si occupa della madre malata. Il ragazzo lavora presso un autolavaggio e solo il fine settimana si concede delle uscite con gli amici nelle quali cerca evasione dalla quotidianità. La breve vacanza ad Anciano, la compagnia di tutte quelle persone anziane e l’incontro con Rolando faranno nascere in lui un certo rancore:

Dario sentiva di odiarli. E Rolando sopra tutti. Già, perché anche quello volevano, i vecchi come lui: sentirsi sempre giovani e desiderabili, e allungare le mani su ciò che ritenevano appartenesse loro.

Il giovane si trova a dover fare i conti con se stesso: sente di non aver combinato nulla nella sua vita, ma forse può cambiare nonostante la routine eserciti ancora il suo fascino.

Due personaggi a confronto: Dario, bello ma senza aspettative né speranze per il futuro, e Rolando, che ha capito di aver buttato all’aria i suoi anni migliori alla conquista di ricchezze che non ha mai il tempo di godersi.

Matilde Guarducci descrive abilmente e con ironia la condizione di chi si accorge di essere stato troppo ambizioso e di chi, come Dario, si sente spaesato, senza meta.

La morale è chiara: se non stiamo attenti, rischiamo di sprecare la nostra vita per poi svegliarci  un giorno e renderci conto, come disse un saggio re del passato, che “tutto è vanità e un correr dietro al vento”.

 

 

 

 

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Addio a Ennio Morricone, il leggendario compositore che Tarantino preferiva a Mozart e Beethoven https://www.mywhere.it/74427/ennio-morricone-morto-leggendario-compositore.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ennio-morricone-morto-leggendario-compositore https://www.mywhere.it/74427/ennio-morricone-morto-leggendario-compositore.html#respond Mon, 06 Jul 2020 09:20:25 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74427 ROMA – È morto nella notte in una clinica romana per le conseguenze di una caduta il premio Oscar Ennio Morricone. Aveva 91 anni. Come ci ricorda Vasco Rossi su Instagram: “Il privilegio dell’artista è sapere che la sua arte non morirà mai… W il Maestro Ennio Morricone”. Ennio Morricone ci ha fatto sognare grazie […]

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ROMA – È morto nella notte in una clinica romana per le conseguenze di una caduta il premio Oscar Ennio Morricone. Aveva 91 anni. Come ci ricorda Vasco Rossi su Instagram: “Il privilegio dell’artista è sapere che la sua arte non morirà mai… W il Maestro Ennio Morricone”.

Ennio Morricone ci ha fatto sognare grazie alla sua arte, la musica. Ci ha fatto emozionare e ci ha fatto riflettere. Oggi è un giorno triste per il cinema, per l’Italia, per l’arte e per la musica. Si è spento nella notte, l’autore delle meravigliose colonne sonore di C’era una volta in America, di Per un Pugno di Dollari, di Mission, di Nuovo Cinema Paradiso e Malena.

L’ultimo ricordo che porto con me legato a Morricone è la vittoria del Premio Oscar 2016 alla Miglior Colonna Sonora per The Hateful Eight, il violentissimo capolavoro di Quentin Tarantino. Non è stata la sua migliore soundtrack per un film. Ma quell’Oscar (il primo se si esclude quello alla carriera) era dovuto, strameritato, era un tributo dell’Academy che negli anni precedenti si era sempre dimenticata di lui. Ricordo la cerimonia. Ricordo il momento del ritiro del premio, dove Ennio a 87 anni, stretto al braccio del figlio che lo accompagna adagio passo dopo passo sul palco, riceve commosso e claudicante l’abbraccio del pubblico. «Ringrazio l’Academy per questo prestigioso riconocimento. Il mio pensiero va agli altri nominati, in particolare allo stimato collega John Williams (autore delle musiche di Star Wars, ndr). Non c’è musica importante senza un grande film, per questo ringrazio Quentin Tarantino per avermi scelto e dedico la vittoria a mia moglie e mentore Maria. Grazie, saluti». Poche parole, intense. Al resto ci ha pensato come sempre la sua musica. Unica.

Quentin Tarantino in un’intervista dichiarò qualche anno fa che Ennio Morricone era il più grande compositore di sempre, addirittura meglio di Beethoven e Mozart. Che sia stato il più grande compositore di sempre questo non è mio compito dirlo, ma nel cinema Ennio non ha rivali.

Dal 1946 ha composto le musiche per oltre cento film, creando capolavori indimenticabili. Nel corso della sua lunghissima carriera, premiata con l’Oscar nel 2007, ha firmato le colonne sonore di film iconici che rivoluzionarono il genere western. Per un pugno di dollari (1964), con cui vinse il suo primo Nastro d’argento, Il buono, il brutto, il cattivo (1966), C’era una volta il West (1968), Giù la testa (1971). Sono solo alcuni dei cosiddetti “spaghetti western” che conferirono al musicista e compositore Ennio Morricone una fama mondiale. Film che come quelli ricordati appartengono all’epico sodalizio artistico con il regista Sergio Leone, a cui si aggiunsero collaborazioni con Duccio Tessari e Sergio Corbucci, sino alle musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma e Oliver Stone, grazie alle quali negli anni ’70 il direttore d’orchestra romano divenne un nome di rilievo anche a Hollywood.

IL MONDO DEL CINEMA E DELLA MUSICA SALUTA IL GRANDE ENNIO MORRICONE

ennio morricone

In queste ore i social stanno dando voce a tanti omaggi illustri dei grandi protagonisti del cinema, del teatro e della musica nei confronti del compositore. Vasco Rossi su Instagram scrive: “Il privilegio dell’artista è sapere che la sua arte non morirà mai… W il Maestro Ennio Morricone”.

Gli fa eco il presidente del Napoli e produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis su Twitter: “Con Ennio se ne va un pezzo di cinema mondiale. Una testimonianza di quanto gli italiani possano essere protagonisti ovunque. La musica, un legame universale per unire tutti in un abbraccio globale d’amore e di comunanza ideale. La sua umiltà, unita a una grandezza mai ostentata, gli ha permesso di supportare piccoli e grandissimi film profondendogli un’anima unica che li ha resi indimenticabili e perfetti. Un abbraccio sentito alla moglie Maria e al figlio Andrea che ha tutte le qualità di musicista per continuare l’opera del padre. Un forte abbraccio anche agli altri figli Giovanni, Marco e Alessandra”.

A tributare Morricone è anche lo storico Teatro La Fenice di Venezia: “Ennio Morricone ci lascia, ma non ci abbandona tutta la sua narrazione musicale incancellabile e incancellata dal grande schermo per la quale continuerà a vivere per tutti noi in eterno. R.I.P., maestro”.

ADDIO AL MAESTRO ETERNO: L’INIZIATIVA DI INFINITY

Per tenere vivo il ricordo del grande compositore, la piattaforma Infinity propone la visione le cui colonne sonore portano la firma del grande maestro. Si va dai film diretti dal Premio Oscar Giuseppe Tornatore – La leggenda del pianista sull’Oceano, Baarìa, Malèna e L’Uomo delle Stelle – alle grandi pellicole firmate  Dario Argento e interpretati da Asia Argento,tasma dell’Opera, tratto dall’omonimo romanzo di Gaston Leroux, e La Sindrome di Stendhal, ispirato all’omonimo libro di Graziella Magherini.

Infine, anche le musiche del film diretto e interpretato da Carlo Verdone, Un Sacco Bello, sono firmate da Ennio Morricone.

Ennio Morricone: le grandi colonne sonore su Infinity

Per rivivere ancora una volta le emozionanti musiche del grande maestro Ennio Morricone, su Infinity sono disponibili anche Senza sapere niente di lei, La Migliore Offerta, Dove vai in Vacanza con Alberto Sordi e molti altri titoli.

ENNIO MORRICONE: LE MIGLIORI COLONNE SONORE COMPOSTE DALL’ARTISTA ETERNO

 

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Le console più amate della storia del videogame https://www.mywhere.it/74164/le-console-piu-amate-della-storia-del-videogame.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=le-console-piu-amate-della-storia-del-videogame https://www.mywhere.it/74164/le-console-piu-amate-della-storia-del-videogame.html#respond Mon, 06 Jul 2020 04:55:56 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74164 MONDO – Aspettando l’uscita della PlayStation 5, ecco un tuffo nel passato (non commuovetevi e non fatevi prendere dalla nostalgia) per scoprire le 7 console per videogiochi a cui gli italiani si sono affezionati di più nel corso degli anni. L’uscita prevista per autunno 2020 dell’ultima generazione di console firmata Sony sta tenendo sulle spine […]

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MONDO – Aspettando l’uscita della PlayStation 5, ecco un tuffo nel passato (non commuovetevi e non fatevi prendere dalla nostalgia) per scoprire le 7 console per videogiochi a cui gli italiani si sono affezionati di più nel corso degli anni.

L’uscita prevista per autunno 2020 dell’ultima generazione di console firmata Sony sta tenendo sulle spine milioni di utenti che da mesi attendono il fatidico momento in cui sarà possibile preordinare la famigerata Playstation 5. La gran parte degli appassionati conosce bene la tensione associata all’aspettativa di una piattaforma che molto probabilmente stravolgerà la propria quotidianità. È una sensazione che tutti noi abbiamo provato fin da bambini, quando con il cuore a mille ci dirigevamo al supermercato in compagnia dei genitori, tentando in qualsiasi modo di convincerli a comprare la nuova console sulla bocca di tutti e di cui nessun bambino poteva fare a meno. MyWhere fa un tuffo nel passato selezionando per i propri lettori più nostalgici una classifica di sette console per videogiochi a cui gli italiani si sono più affezionati nel corso degli anni. Ecco dunque le console più amate della storia del videogame!

7) Microsoft Xbox 360 e la modalità multiplayer

Le console più amate della storia del videogame
Le console più amate della storia del videogame: XBOX 360

Xbox 360 è stata la seconda console prodotta da Microsoft, succeduta alla Xbox. È stata lanciata nel 2005 ed è rimasta impressa nella mente della gran parte dei millenials, che sono stati tra i primi a fruire del servizio Xbox Live. Quest’ultimo è un abbonamento cheintrodusse la modalità multiplayer, consentendo per la prima volta a due utenti in possesso di Xbox 360 di poter giocare insieme ed in contemporanea, anche se situati molto lontani tra loro.

Talvolta la console è stata soggetta a problemi tecnici e guasti di varia natura che però non hanno provocato le lamentele che susciterebbero al giorno d’oggi malfunzionamenti di questo tipo. È possibile identificare un buon numero di essi tramite delle luci rosse lampeggianti poste nella parte frontale della console. Microsoft, pur ammettendo l’esistenza di disfunzioni, si è sempre giustificata identificando i difetti come rari e presenti solo nelle prime versioni della console.

6) Nintendo DS e il suo particolare design

Le console più amate della storia del videogame: Nintendo DS

Nintendo DS è una console portatile che esordì nel 2004. Il suo design a conchiglia con due schermi al suo interno – uno dei quali tattile – ha contribuito a tenere sempre alto l’interesse da parte del pubblico e soprattutto dei più giovani per quasi sette anni, prima di essere rimpiazzata dal Nintendo 3ds. Tra le caratteristiche più apprezzate dai consumatori spiccano il supporto della connessione internet e il microfono incorporato.

5) Playstation 4 e le funzioni multimediali

Le console più amate della storia del videogame: PlayStation 4

Tra le console più apprezzate di tutti i tempi, la Playstation 4 deve parte della sua immensa celebrità alle varie funzioni multimediali introdotte nel 2013, oltre a quelle di intrattenimento videoludico già disponibili all’interno del sistema. Infatti, le grandi novità presenti sulla Playstation 4 riguardano in particolare la possibilità degli utenti di giocare in streaming dal vivo e di essere osservati in simultanea da un numero pressoché illimitato di persone.

Sony puntò molto anche sul legame della piattaforma con i social network grazie all’introduzione del nuovo tasto “share”, che permette di condividere in pochi secondi immagini o video direttamente online. Si tratta di unafunzionalità che sette anni fariuscì ad ottenere un clamoroso successo e contribuì a rendere la Playstation 4 la console più ambita e prestigiosa, creando un ampio divario di vendite che ancora oggi aspetta di essere colmato dalleconcorrenti di sempre: l’Xbox One prodotto da Microsoft e il Nintendo Wii U.

 4) Nintendo Wii e i giochi di movimento

Le console più amate della storia del videogame
Le console più amate della storia del videogame: Nintendo WII

Questa console per anni ha rappresentato la principale concorrente all’Xbox 360 e alla Playstation 3. A differenza di quest’ultime, il Nintendo Wii è riuscito a fare breccia anche nel cuore degli adulti, grazie all’innovativo sistema dotato dal Wiimote, un controller che in pochi anni spopolò in tutto il mondo grazie alla sua capacità di reagire alle forze vettrici e all’orientamento rispetto allo spazio tridimensionale, attraverso un accelerometro a tre assi presente al suo interno.

Intere famiglie si sono proiettate nel futuro giocando a bowling, tiro con l’arco, tennis, e molte altre attività grazie al gioco Wii Sports, che senza ombra di dubbio rappresenta il gioco più utilizzato per la piattaforma. Il Nintendo Wii sbarcò in Italia solo qualche settimana seguente all’ingresso nel mercato statunitense, e a distanza di quattordici anni può contare ben 101,63 milioni di unità vendute.

3) Nintendo Game Boy e la saga dei Pokémon

Le console più amate della storia del videogame
Le console più amate della storia del videogame: Nintendo Game Boy

Il Game Boy è uno strumento portatile che al giorno d’oggi è ormai finito nel dimenticatoio, ma il suo rilascio nel 1990 ha segnato l’inizio di una storia d’amore di cui molti conservano tuttora nitidi e nostalgici ricordi. La sua forma rettangolare e i videogiochi sotto forma di cartucce sono l’emblema di questa console, che ha raggiunto l’apice del suo clamoroso successo con la versione Game Boy Color, venuta alla luce nel 1998.

Il Game Boy ha l’onere di aver agito da pioniere nell’acclamata saga dei videogiochi “Pokémon”, aprendo la strada a una lunghissima serie di versioni cominciate con “Pokémon Rosso” e “Pokémon Blu”.  Furonopoi seguiti da “Pokémon oro” e Pokémon argento” per il Game Boy Color, che hanno accompagnato le giornate di innumerevoli bambini sparsi per tutto il mondo.

2) Sony Playstation 2, la più venduta di tutti i tempi

Le console più amate della storia del videogame
Le console più amate della storia del videogame: Play Station 2

La PlayStation 2 ha bissato una vera e propria rivoluzione nel panorama delle console. Si tratta della piattaforma per videogiochi più venduta della storia, con le sue155 milioni di unitàe più di 4000 giochi sviluppati. Molti di questi – FIFA e GrandTheft Auto su tutti – hanno acquisito una certa popolarità, tanto da divenire delle saghe che continuano a caratterizzarel’esperienza dei videogiochi di oggigiorno.

Questa console esordì nel 2000 e fu commercializzata per ben dodici anni, segnando una rivoluzione in quanto a design e funzionalità, i quali sono rimasti sostanzialmente invariati anche per le versioni successive, anche se in ottica Playstation 5 si prevedono dei cambiamenti più drastici.

1) Sony Playstation 1, come tutto ebbe inizio

Le console più amate della storia del videogame
Le console più amate della storia del videogame: la prima Play Station

La prima console messa in vendita da Sony è stata prodotta nel 1994, quando l’azienda giapponese faceva il primo passo per diventare il colosso delle piattaforme per videogiochi che è tuttora. Più di vent’anni fa nessuno si sarebbe mai aspettato che una console così piccola, simile a un semplice giradischi, avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo dei videogames.

Talmente rigida da sembrare indistruttibile, bastava un movimento accidentale dei cavi elettrici per causare il suo spegnimento improvviso. Per tale motivo all’inizio è stata guardata con un certo scetticismo, ma anno dopo anno ha conquistato tutto il mondo, tant’è che moltissimi appassionati hanno deciso di custodirla in mezzo a scaffali impolverati per riapprezzarla quando la nostalgia prenderà il sopravvento.

Agli esordi in molti rimasero perplessi sul significato dei tasti raffigurati sul controller, anche se probabilmente pure al giorno d’oggi qualcuno sarebbe curioso di conoscere il motivo della scelta del triangolo, cerchio, quadrato e croce. Infatti, i designer di Playstation dovevano dare alla console un tratto che sarebbe stato ricordato da tutti e che l’avrebbe distinta da tutte le altre. Fu dunque scelto il triangolo per simboleggiare la prospettiva del giocatore, un quadrato per simboleggiare una mappa o un menu, ed infine il cerchio e la croce che sono simili ai caratteri giapponesi per il “Si” ed il “No”.

La produzione della Playstation 1 è terminata con l’ingresso nel nuovo millennio, ma nel settembre 2018 la multinazionale giapponese ha celebrato il suo venticinquesimo anniversario introducendo Playstation Classic: una nuova console caratterizzata da un design identico a quello dell’iconica Playstation 1, includendo al suo interno una ventina di videogiochi tra i più storici.

Testo di Lorenzo Messina

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Vacanze Ciociare. Presentati il nuovo portale e il logo all’insegna della prossimità https://www.mywhere.it/74394/vacanze-ciociare-ripartiamo-tourism-e-il-nuovo-logo-ufficiale.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=vacanze-ciociare-ripartiamo-tourism-e-il-nuovo-logo-ufficiale https://www.mywhere.it/74394/vacanze-ciociare-ripartiamo-tourism-e-il-nuovo-logo-ufficiale.html#respond Sat, 04 Jul 2020 21:23:09 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74394 LAZIO – La Regione fa sistema e la Capitale si apre ai distretti circostanti in un rapporto di amore reciproco per sostenere un nuovo turismo ecosostenibile. Presentato alla Camera di Commercio di Roma e di Frosinone un nuovo piano di sviluppo turistico per la Ciociaria, da poche settimane ancor più facilmente raggiungibile grazie a due fermate […]

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LAZIO – La Regione fa sistema e la Capitale si apre ai distretti circostanti in un rapporto di amore reciproco per sostenere un nuovo turismo ecosostenibile. Presentato alla Camera di Commercio di Roma e di Frosinone un nuovo piano di sviluppo turistico per la Ciociaria, da poche settimane ancor più facilmente raggiungibile grazie a due fermate dell’Alta Velocità. Il progetto, pensato per la valorizzazione delle eccellenze locali, prevede un portale web con servizi di prenotazione personalizzati e un’offerta turistica integrata in maniera innovativa, collegata a un logo ufficiale per la Provincia di Frosinone.

Sembra davvero la volta buona, per la Ciociaria, di vedere realizzate quelle aspettative di rilancio economico tanto auspicato nei decenni quanto relegato al regno dei desideri proibiti. Il turismo è stato una delle attività produttive maggiormente colpite dal lockdown imposto come misura di contenimento sanitaria anti-Covid 19. Proprio questo periodo di privazioni e isolamento sociale sembra però aver risvegliato nella politica frusinate quei nuovi slanci di rinascita di cui tutto il nostro Paese ha bisogno. La riduzione degli spostamenti e della disponibilità economica media degli italiani lasciano prevedere che per quest’estate si preferiranno per le vacanze mete nostrane. Si rafforza perciò la tendenza a valorizzare il cosiddetto slow tourism e il turismo di prossimità, di cui si tanto si parlava già nel 2019, anno dedicato ai Cammini come la Via Francigena. In questo la Ciociaria può senz’altro dire la sua, custodendo la meta finale del Cammino di San Benedetto, Patrono d’Europa che fondò nel 529 a Cassino la storica Abbazia, simbolo del monachesimo occidentale più maturo e testimone nel Novecento di una delle battaglie più violente della Seconda Guerra Mondiale. La novità di questi giorni risiede tuttavia nel fatto che per la prima volta la voce della Provincia risuona e si sposa con quella della Capitale, alla quale si propone con un nuovo grande progetto turistico e una ritrovata identità, che si esprime in un logo ufficiale. Due gli incontri politici di portata storica per il frusinate.

Vacanze Ciociare. Il relax a un passo da Roma attraverso un nuovo portale telematico

Il primo, nella mattinata di venerdì 26 giugno al tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma, dove un importante tavolo tecnico e istituzionale ha presentato al pubblico il progetto di sviluppo territoriale Vacanze Ciociare – non il solito luogo comune. Ad aprire l’evento, Mary Segneri, volto Rai de I fatti vostri, con la proiezione di un accattivante video che mostrava immagini girate nei più rappresentativi tra i 91 Comuni della Provincia di Frosinone. Borghi storici, scenari naturali adatti allo sport, cascate in mostra nei centri urbani, cultura, enogastronomia e un’atmosfera lontana dal caos delle grandi città. Attrattive che desiderano affiancarsi a quelle monumentali della Capitale, per amarla ed esserne a propria volta amati. Un sogno appena iniziato, ha detto Segneri, ideato da colui che sognatore si definisce. Travolgente promotore dell’iniziativa è infatti il Presidente della Camera di Commercio di Frosinone, Marcello Pigliacelli, al cui intervento si sono uniti nel corso della mattinata quelli dell’omologo capitolino Lorenzo Tagliavanti e di altri sette Presidenti: Filippo Tortoriello (Unindustria Lazio), Valter Giammaria (Confesercenti Roma), David Granieri (Coldiretti Roma), Roberto Battisti (Direttore provinciale di FederLazio), Daniele Del Monaco (Legacoop Lazio Sud), Marco Marcocci (Confcooperative Roma) e l’On. Mauro Buschini (Consiglio regionale del Lazio). Hanno poi preso la parola la Consigliera regionale Sara Battisti e il membro della Giunta camerale della Cciaa Frosinone Antonio Morini.vacanze ciociare

Molti i temi che hanno preceduto il lungo intervento del Presidente della Camera di Commercio di Frosinone. Il Presidente della Camera di Commercio di Roma, Tagliavanti, ha sottolineato l’opportunità di riscoprire le bellezze a noi più vicine e a lungo trascurate, per via della nostra naturale tendenza a prediligere mete distanti. Il particolarismo storico italiano ha infatti permesso a tantissimi centri, in tutto il Paese, di sviluppare una propria tradizione e delle eccellenze in grado di regalare vacanze di qualità per il turismo locale e internazionale. Quella che stiamo vivendo rappresenta l’ultima opportunità per la nostra classe politica di uscire dalla crisi, secondo il Presidente di Unindustria Lazio, Filippo Tortoriello. Non basta però fare affidamento esclusivamente su ciò che ci ha lasciato il passato, come hanno fatto notare il Presidente di Confesercenti Roma, Valter Giammaria e il Presidente di Federlazio Frosinone, Battisti. C’è bisogno di seri investimenti economici –ha dichiarato il Presidente Giammaria, che ha poi aggiunto: Parliamo sempre di turismo povero, low cost ma non alziamo mai questo livello. Il rilancio va fatto a tutti i livelli: c’è il turismo culturale, quello fieristico, quello congressuale, che ha una capacità di spesa maggiore di tutti gli altri segmenti del turismo, ma non abbiamo un progetto complessivo a livello regionale, provinciale o comunale. Ciò deve tradursi anche, nelle parole del Presidente Battisti, in un turismo organizzato secondo un principio industriale, cui deve aggiungersi una giusta dose di creatività. La Ciociaria è un terreno di elezione di questa integrazione tra turismo e industrie –ha affermato-, perché come sappiamo è una delle province più industrializzate della Regione, malgrado le sue difficoltà nell’ultimo decennio. Una prossimità a doppio senso tra Roma e i territori limitrofi, quella auspicata dal Presidente Coldiretti Lazio David Granieri, per generare ulteriore valore ed economia circolare.

Vacanze Ciociare. Tutto questo e tanto di più

Alcuni degli scatti della gallery sono realizzati da Alessio Silo

Il frusinate si presenta infatti come una rete di Comuni, ognuno dei quali è un villaggio turistico da vivere in tranquillità negli intervalli dal lavoro, come chiosato dal Presidente di Legacop Lazio Sud, Daniele Del Monaco. La mattinata è entrata nel vivo con l’appassionato intervento del Presidente Pigliacelli, che ha esposto le linee generali del progetto Vacanze Ciociare, nato durante gli scorsi mesi di lockdown grazie all’alacre lavoro di un team di professionisti: Fabrizio Niccolai, Salvatore Lala, Urania Frattaroli, Massimo Iovino, Francesca Casinelli, Nicoletta Trento, Alex Vigliani e Sarah Grieco. Parole d’ordine sono “programmazione” e “sinergia”. Vacanze Ciociare si fonda su un sistema di prenotazione telematica, che costruisce un’offerta di incoming turistico intorno al cliente in modo totalmente personalizzabile, grazie a un portale web denominato Come in Ciociaria. Il sito, in rete dalle prossime ore, consentirà di scegliere le strutture in cui soggiornare e mangiare a prezzi prestabiliti. Saranno disponibili 32 percorsi tematici, che varieranno tra sport, arte e cultura, enogastronomia, benessere e non solo. Pigliacelli ha evidenziato l’esclusività di una simile offerta tra quelle viste sino ad oggi, soprattutto per la grandissima flessibilità. Il cliente potrà infatti disdire la prenotazione o variarla entro le ore 12.00 del giorno di arrivo, senza alcuna penalità. Durante la stagione, che durerà dal 1 luglio al 28 febbraio 2021, gli esercenti potranno beneficiare di finanziamenti a fondo perduto erogati dalla Camera di Commercio. Il coraggioso progetto si svolgerà nell’arco di sei anni ed è co-finanziato al 50% da Unioncamere Lazio. Il turismo di prossimità è straordinario ed è la nostra vera ricchezza, -ha dichiarato il Presidente Pigliacelli nella sua conclusione- ma rischia di avere questo limite: il soggiorno breve, che va benissimo, ma adesso mi è venuta “fame”, mi è venuta fuori una fame atavica di avere gente e far crescere la mia terra. Che l’azione della Camera di Commercio frusinate si muova verso la strada giusta, lo lascia supporre anche l’accordo da poco stretto con Trenitalia, che nelle scorse settimane ha aggiunto nel territorio ciociaro due nuove fermate dell’Alta Velocità, a Frosinone e Cassino. L’arrivo del Frecciarossa non potrà che facilitare i collegamenti tra la provincia e la Capitale, nonché la raggiungibilità del territorio dal resto d’Italia e dall’estero.

Presentazione Vacanze Ciociare – Tempio di Adriano

Alcuni degli scatti della gallery sono realizzati da Alessio Silo

RiparTiamo Tourism. La Ciociaria in corsa col ciclista Valerio Agnoli e il nuovo logo ufficiale

La metafora del movimento ha accompagnato infatti in maniera ancor più esplicita la seconda giornata di presentazione del progetto turistico ciociaro, mercoledì 1 luglio nella sala conferenze della Camera di Commercio di Frosinone. Titolo dell’incontro, a cui hanno preso parte amministratori, operatori locali e professionisti dell’informazione, è stato RiparTiamo Tourism, occasione di presentazione del nuovo logo della Ciociaria, scelto attraverso un concorso di idee recentemente bandito. Significativo anche per questa seconda tappa, il supporto della Regione Lazio, testimoniata dalla riconfermata presenza, al tavolo di lavoro, della consigliera Sara Battisti e del Presidente Mauro Buschini, ai quali si è unita l’Assessora regionale al turismo e alle pari opportunità, Giovanna Pugliese. Turismo significa impresa, lavoro, integrazione, emancipazione intesa come aprirsi all’altro facendosene “contaminare”, ma significa anche radici e tradizione – ha dichiarato la consigliera Battisti, che non ha mancato di rivolgere un pensiero al futuro dei giovani, a cui si ridarebbe la speranza di non essere obbligati a lasciare la propria terra. Ecco perché, secondo Sara Battisti, si rende urgente l’investimento nella formazione professionale legata ai diversi segmenti del settore turistico. Ruolo, questo, in cui rivestirebbe importanza fondamentale la collaborazione dell’Università di Cassino.

vacanze ciociare

Una nuova stagione all’insegna dell’identità, della strategia imprenditoriale e della sostenibilità ambientale sarebbe possibile anche secondo l’On. Buschini, sposandosi con i valori e la funzione educativa dello sport, rappresentato dalla bicicletta del ciclista professionista ciociaro Valerio Agnoli, testimonial ufficiale dell’iniziativa. Lo slancio propulsivo e le emozioni che animano il progetto, come veicolato dalla parola RiparTiamo, ha fatto la differenza nella percezione comune che ha riguardato il caso di Civita di Bagnoregio nella Tuscia, portato a mo’ di esempio di rinascita dall’Assessora Pugliese. Una nuova narrazione unita a un’efficace azione strategica territoriale messe in campo dalla giunta Zingaretti a partire dal 2015, avrebbero infatti segnato la differenza, per la località viterbese, tra la città che muore e la città incantata, attualmente sede di una delle più importanti fiere dell’animazione e del fumetto al mondo. Non solo storytelling, però, come ha precisato Giovanna Pugliese, che ha ricordato come, nonostante il duro colpo inflitto dal Covid al comparto turistico, siano stati stanziati 21 milioni di euro a fondo perduto per il settore alberghiero ed extralberghiero.

Vicinanza, prossimità, sicurezza e accoglienza connotano infine la Ciociaria anche attraverso il nuovo logo di Sara Mastrodicasa, scelto tra quelli in concorso per rappresentare il territorio. Su uno sfondo bianco, campeggia la sagoma stilizzata di una mano che indica vicinanza, composta al suo interno da colori e simboli che rimandano all’insieme delle sue caratteristiche: il blu del cielo terso e delle acque, l’arancione della storia e delle mura ciclopiche come quelle di Alatri e Arpino, il rosso della tradizione culinaria e il verde della natura che colora le lettere del brand, in cui le “i” sono sostituite dagli alberi. Tutto questo costituisce la premessa per un nuovo circolo virtuoso, più che il raggiungimento di una meta, ma non c’è dubbio che di nuovi stimoli abbiamo tutti bisogno in questo difficile 2020. Resterà da vedere se le buone intenzioni manifestate per la prima volta a un livello istituzionale così rilevante saranno sufficienti, insieme al lavoro degli operatori sul campo, per trasformare il sogno in realtà.

 

 

 

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Blu di Genova: una storia molto nota, di cui non si sa nulla.  https://www.mywhere.it/74152/quel-blu-di-genova-nave-di-teseo-san-francisco.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=quel-blu-di-genova-nave-di-teseo-san-francisco https://www.mywhere.it/74152/quel-blu-di-genova-nave-di-teseo-san-francisco.html#comments Sat, 04 Jul 2020 13:00:11 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74152 ITALIA – Quel Blu di Genova è una storia molto nota, di cui però nessuno si ricorda, o conosce, a parte quella forza della notorietà storica internazionale. Ma non si parla solo del Blu di Genova. Nel racconto di Michele Mozzati si attraversano secoli ed oceani per parlarvi di una storia d’amore. O forse più storie […]

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ITALIA – Quel Blu di Genova è una storia molto nota, di cui però nessuno si ricorda, o conosce, a parte quella forza della notorietà storica internazionale. Ma non si parla solo del Blu di Genova. Nel racconto di Michele Mozzati si attraversano secoli ed oceani per parlarvi di una storia d’amore. O forse più storie d’amore. Ed è lui che ve la deve raccontare, non posso farlo io. Ecco Il blu di Genova secondo i miei occhi. Anzi, quelli di Cielo.

“Lei ha 21 anni, è viva come il sole ma la pelle di luna diafana, marmorea e trasparente come un Cristo velato. I capelli sono neri di pece lei dice come un mitilo anzi come le cozze… quei contrasti quasi disperati che la rendono unica e irraggiungibile in quella sua città del Nord così arruffata, città di mare. Genova. Lei e Genova”.

San Francisco. Foto MyWhere
Una veduta di San Francisco. Foto MyWhere

La storia del romanzo di Michele Mozzati parte da San Francisco, anzi no, parte da Genova e torna a San Francisco. È una storia che percorre il Golden Gate, e attraversa le strade della vecchia America come l’hanno vissuta, e conquistata, alcuni dei nostri precedessori. Tutto è narrato in un taccuino, e la memoria è impressa in immagini scritte, ed in queste possiamo vedere il verde dei sui occhi….

Michele Mozzati illustra come un bel quadro ogni scena, pervadendola di una luce particolare che mette in risalto quei pochi tratti che non vuole nascondere. Il racconto attraversa il blu di Genova ed il verde degli occhi di Cielo.

Michele Mozzati Foto MyWhere

Per poi tornare agli occhi di Cielo: “Gli occhi verdi poi. Come fossero lì per distogliere da quella ipnotica guerra – marmo e pece- degli opposti. Ma gli occhi verdi confondono, anche perché non dovrebbero avere una loro storia troppo credibile in un involucro così e eburneo”.

“…e sono occhi che non puoi reggere a lungo.  Come tutti gli occhi verdi, così fragili, come certi sguardi di mare e così densi come gli occhi ocra di terra”.

Una storia molto famosa, una storia di cui non sappiamo niente, una storia che viene raccontata per quello che è la ricostruzione storica o quello che desidera la fantasia. È una storia alla quale arriverete solo alla fine perché prima ci sono i passaggi del viaggio per arrivare a quel blu di Genova.

“Chissà come è nato quel colore. Una tintura sbagliata, un sapiente miscuglio tra ciano e magenta, o semplicemente l’aver scelto una strada qualsiasi, come spesso ci accade quando inventiamo delle cose più o meno importanti.”

Il viaggio, non solo quello che attraversa gli oceani e che da Genova porta a New York o San Francisco. Il viaggio. Quello della fede politica,  o quello della crescita o, meglio ancora, dell’amore. Un viaggio, un percorso, di cui non si conosce la meta. Un percorso che non ha né inizio né fine perché a volte è tortuoso e a volte segue una linea retta chiara e decisa come il Golden Gate che si staglia dinanzi alla finestra.

il Golden Gate. Foto MyWhere
il Golden Gate. Foto MyWhere

“Quanto era diverso il Golden Gate visto dal lassù a precipizio sull’acqua col vento che spazzava via. La vita è un continuo, doveroso cambio di prospettiva. Se fossi passato sopra i Tre Ponti con il treno, invece che sotto, o fosse passato sotto il Golden Gate con la nave, invece che sopra, la prospettiva sarebbe cambiata di nuovo.

La nostra vita penso sempre più sovente è come ce la suggerisce quel genio visionario di Escher con le sue scale ribaltabile agli occhi e i suoi belvedere dalle volte sghembe”.

Michele Mozzati Mywhere
Non potevo che scegliere un luogo di mare per leggere il libro di Michele Mozzati

Uno spaccato dell’Italia di metà ottocento fino all’America d’inizio secolo, sogno dei nostri avi. Qui il trisnonno ha cercato l’America, o forse l’ha trovata per caso, ma qual’era veramente la sua America?

Questo libro è una storia d’amore. No, è semplicemente una storia che racconta altre storie, una dentro l’altra, o una accanto all’altra. Chi è il protagonista? Il protagonista è Ernesto, o i protagonisti sono Cielo e Cesco. Protagonista è la città che si affaccia sul porto. Genova, New York o San Francisco. Non importa non c’è differenza.

Michele Mozzati ti confonde, ti distrae, ti porta per mano per poi farti perdere.

Tutto è come la copertina del libro: colore e luce. La luce è ovunque. Perché la luce è la bellezza di Cielo.

Michele Mozzati Foto MyWhere
La copertina del libro Quel Blu di Genova di Michele Mozzati. Foto MyWhere

 

Il libro Quel Blu di Genova di Michele Mozzati è edito da La Nave di Teseo

 

In homepage foto di San Francisco, MyWhere©

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Le spighe d’oro di luglio: ecco 23 proverbi sul grano tutti italiani https://www.mywhere.it/74250/23-proverbi-sul-grano-tutti-italiani-oro.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=23-proverbi-sul-grano-tutti-italiani-oro https://www.mywhere.it/74250/23-proverbi-sul-grano-tutti-italiani-oro.html#respond Sat, 04 Jul 2020 05:21:54 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74250 MONDO – Oro, ricchezza, prosperità. Italia. Il mese di luglio è il mese del frumento, il nostro oro italiano. In questo articolo abbiamo selezionato alcuni proverbi sul grano nostrani che esprimono i concetti più divertenti e disparati. Quanti proverbi sul grano conoscete? Pasta, pane, pizza, biscotti, taralli. Sono i prodotti generati dal grano, prodotti nel […]

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MONDO – Oro, ricchezza, prosperità. Italia. Il mese di luglio è il mese del frumento, il nostro oro italiano. In questo articolo abbiamo selezionato alcuni proverbi sul grano nostrani che esprimono i concetti più divertenti e disparati.

Quanti proverbi sul grano conoscete? Pasta, pane, pizza, biscotti, taralli. Sono i prodotti generati dal grano, prodotti nel segno del Made in Italy, sono i frutti del meraviglioso clima mediterraneo, del vento e del sole bollente di luglio. Il grano in questo mese può maturare naturalmente e si asciuga bene prima della mietitura. Leggi grano e pensi all’Italia. Pensi al grano duro, da cui si ottiene la semola, una particolare farina di consistenza quasi sabbiosa e dal tipico colore giallo, in poche parole, l’ingrediente decisivo per ottenere la pasta.

Leggi grano e pensi alle nonne. Le nonne che ci cucinavano a casa le orecchiette, i troccoli, i cicatielli, paste tipiche e tradizionali di cui basta sentire il nome per farsi scappare qualche lacrimuccia.

23 PROVERBI SUL GRANO TUTTI ITALIANI

Leggi grano e pensi alla storia, perché il grano è una delle prime piante domesticate dall’uomo. Le varietà originarie erano il grano monococco (volgarmente denominato “piccolo farro”) e l’emmer (detto anche farro medio). La diffusione di queste piante per uso alimentare ha provocato grandi cambiamenti culturali in tutto il mondo. Nell’importanza del grano, la penisola italica ha sempre giocato un ruolo predominante. L’Italia è un forte produttore di frumento a motivo, tra l’altro, del clima favorevole a questa coltura. In Italia il frumento occupa circa il 35% dei seminativi, circa un terzo dell’intera superficie in rotazione agraria e il 70% della superficie coltivata a cereali.

È facile quindi capire perché la parola grano venga utilizzata in così tanti proverbi. Ma quali sono? Eccone alcuni.

proverbi sul grano

1) Chi il grano non ha le sacca, e chi il sacco non ha il grano

2) Chi semina buon grano, ha poi buon pane; chi semina il lupino, non ha né pan né vino

3) Chi semina fave, pispola grano

4) Fino a San Martino sta meglio il grano al campo che al mulino

5) Grano e corna vanno insieme

6) Grano già nato non è mai perso

7) Il grano freddo di gennaio, il mal tempo di febbraio, il vento di marzo, le dolci acque di aprile, le guazze di maggio, il buon mieter di giugno, il buon batter di luglio, le tre acque d’agosto con la buona stagione, vagliono più che il tron di Salomone

8) Il grano va a chi non ha sacca

9) Il mulino della fame, quando ha acqua non ha grano

10) Il tempo matura il grano, ma non ara il campo

11) In anno pieno il grano è fieno, in anno malo la paglia vale quanto il grano

12) In campo stracco, di grano nasce loglio

13) Marzo molle, grano per le zolle

14) Non fu mai sacco si pieno, che non v’entrasse ancora un grano

15) Non si sazia una formica per un granel di grano, che si faccia un leofante per dieci staia

16) Non ogni uccello conosce il buon grano

17) Poca uva, molto vino; poco grano, manco pane

18) Quando il grano abbonda, il pesce affonda, e quando il grano affonda il pesce abbonda

19) Quando il grano ricasca, il contadino si rizza

20) Sta meglio il grano al campo, che al mulino

21) Quando la neve s’inverna in piano, val più il sacco che non vale il grano

22) Quando la neve è alta un mattone, il grano torna un testone

23) Terra nera buon grano mena

 

 

 

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4 giorni in Costa Azzurra: il mio tour by car da Saint Tropez a Mentone https://www.mywhere.it/74035/saint-tropez-viaggio-in-macchina-costa-azzurra.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=saint-tropez-viaggio-in-macchina-costa-azzurra https://www.mywhere.it/74035/saint-tropez-viaggio-in-macchina-costa-azzurra.html#respond Fri, 03 Jul 2020 15:01:40 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74035 PROVENZA – Un tour by car per riscoprire la vicina Costa Azzurra. Da da Saint Tropez a Mentone, attraversando Cannes e Nizza, ma anche luoghi fuori dalle solite mete del lusso, per godersi i profumi e i sapori di questa bellissima regione nel sud della Francia per un itinerario che rispetta i nostri ritmi lenti che […]

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PROVENZA – Un tour by car per riscoprire la vicina Costa Azzurra. Da da Saint Tropez a Mentone, attraversando Cannes e Nizza, ma anche luoghi fuori dalle solite mete del lusso, per godersi i profumi e i sapori di questa bellissima regione nel sud della Francia per un itinerario che rispetta i nostri ritmi lenti che abbiamo iniziato ad apprezzare durante il lockdown.

Per questo voglio raccontarvi come organizzare un vero e proprio tour in una zona non troppo lontana dall’Italia e senza restrizioni post Covid. Sto parlando della Francia e precisamente della Costa Azzurra, in un tour by car di 4 giorni dalla coloratissima Saint-Tropez a Mentone, vicinissima al confine.

St. Tropez Foto Mywhere
Viaggio by car verso St. Tropez. Foto Mywhere

GIORNO 1

A Saint-Tropez…. così faceva una vecchia canzone ed è da qui che iniziamo il nostro tour per la Costa Azzurra! Mare, spiaggia, porticciolo, boutique, stradine, ristoranti, musica, yatch sono tutte immagini che ci vengono in mente quando pensiamo a questo bellissimo paesino. Un paese, è di questo che stiamo parlando se considerate che ospita poco più di 4000 abitanti ma un fiume di turisti nella stagione estiva.

St. Tropez Foto Mywhere
Le strade e le piazzette del lusso di St. Tropez Foto Mywhere

Saint- Tropez da vivere è per strada, tra i locali, nei cunicoli. Una cittadina che nonostante l’impronta mondana, è riuscita a mantenere nel tempo il fascino della vecchia “ville” con i tetti color pastello delle case e un affascinante centro storico.

By car Costa azzurra

Questo antico villaggio di pescatori raggiunse una certa fama quando l’attrice francese Brigitte Bardot la scelse come dimora e da allora fotografi, celebrità del cinema o semplici curiosi hanno contribuito a rendere questo paesinocolorato una grandissima meta turistica.

St. Tropez Foto Mywhere
Place des Lices Market. Un luogo davvero cool di St. Tropez, dove i francesi amano rilassassi all’ombra dei suoi maestosi platani e guardare le partite di bocce. Foto Mywhere

Nonostante la sua grandezza, Saint-Tropez ospita veri e propri monumenti come le numerose chiese visitabili in poco tempo: la Chapelle Notre Dame de la Annonciade, trasformata in un museo con opere d’arte; la chiesa parrocchiale di Nostra Signora dell’Assunzione, la Cappella della Misericordia e quella di Saint-Tropez, patrono della città.

By car Costa azzurra Foto Mywhere

Ma cosa fare a Saint-Tropez in un giorno?

Come prima tappa recatevi al porticciolo che nella parte più lontana dal centro conserva ancora qualche peschereccio, prima di raggiungerelo spazio dedicato ai grandi yatch di fronte ai ristoranti super chic che offrono pesce freschissimo.

Finito il pranzo, godetevi un pò di sole in una delle spiagge più belle come Plagede la Liberté, Plage de Tahiti oPlage de Salins. Dopo un meritato relax, iniziate un percorso a piedi dal porticciolo al centro cittadino, non ne rimarrete delusi.

St. Tropez Foto Mywhere
Il porticciolo di St. Tropez. Foto Mywhere

Dedicate il pomeriggio a passeggiare per le vie del centro acquistando uno dei tantissimi tipi di sandali “alla tropezienne”, comodissimi e alla moda. Finito lo shopping, e proseguite il vostro tour by car prendete la macchina e recatevi a Cannes dove avrete prenotato un b&b nel centro della città e dove trascorrerete la notte. Se scegliete il b&b in centro fate attenzione perchè la zona è pedonale e dovete cercare parcheggio nelle stradine vicine (un’impresa ed i garage carissimi).

Croisette Cannes. Foto MyWhere
Un Hotel di lusso sulla Croisette di Cannes. Foto MyWhere

In alternativa, Cannes offre tantissimi hotel di lusso a prezzi non proprio modici ma che per una notte possono anche valerne la pena. Per concludere il primo giorno in bellezza, godetevi una passeggiata nella famosissima Croisette tra lounge bar ed elegantissimi ristoranti con vista, scenario perfetto per fare meravigliose fotografie!

 GIORNO  2

Croisette Cannes. Foto MyWhere
La Croisette di Cannes. Foto MyWhere

Il secondo giorno di tour by car comincia proprio da Cannes. Con il suo spirito chic e frizzantino, la città francese del cinema sarà in grado di regalarvi qualche ora di serenità prima di riprendere il tour. Partiamo con Le Suquet, il vecchio quartiere pittoresco da esplorare a piedi, pieno di stradine e cunicoli molto particolari e raggiungete le MarchéForville, il mercato di prodotti locali e freschi.

By car Costa azzurra Foto Mywhere

Se ancora non siete convinti che si può godere dello slow tourism anche in Costa Azzurra, vi consiglio di dedicarvi a belle passeggiate nelle ore meno calde. Poi, nella tarda mattinata, riprendete la Croisette, la strada più famosa di Cannes per l’Alléedes étoiles ducinéma, un percorso con impronte delle star del cinema impresse sul pavimento (stile Hollywood). Sempre lì troverete le Palais du Festival, luogo in cui si tengono le proiezioni cinematografiche, che vi faranno sentire delle dive per un istante se verrete fotografate sul tappeto rosso. Continuate la vostra bella passeggiata lungo la via più famosa di Cannes, mentre gli anziani giocano alla pétanque o la gente prende il sole in spiaggia. Godetevi un pranzetto veloce prima di riprendere la macchina e raggiungere Nizza dove anche qui avrete prenotato il vostro hotel per 2 notti, possibilmente vista mare!

By car Costa azzurra Foto Mywhere

GIORNO 3

Nizza è una delle città più importanti della Francia e quindi merita di essere visitata per bene. Iniziamo dal centro storico in stile barocco che richiama un po’ la vicina Liguria con i suoi vicoli stretti ospitanti negozi tipici e boutique della vecchia ville. Avendo prenotato qui 2 notti, dedicheremo il primo giorno a visitare Monte Carlo, raggiungibile in bus a prezzi bassi.

Situato lungo la Costa Azzurra, la città di Monte Carlo è uno dei luoghi più conosciuti al mondo per il lusso e la “bella vita”. Dai film di James Bond all’ultimo Ocean’sTwelve, la città è stata teatro di numerosi film, anche non direttamente, che ne hanno raccontato una vetrina di lusso, denaro, e grandi yatch. Situata nel profondo blu del Mar Ligure, la città antica di Monte Carlo sorge su una collina facilmente raggiungibile a piedi rispetto alla strada che si trova nella parte inferiore della città, conosciuta per il gran premio di Formula 1. Ancora nella parte inferiore troviamo il famosissimo casinò di Monte Carlo, una maestosa costruzione che vale assolutamente la pena di vedere. Purtroppo l’accesso non è consentito a chi non gioca, potrete in ogni caso visitare il salone che precede la zona gioco.

Côte d’Azur Foto MyWhere
Mangiare nella Piazza del mercato di Cours Saleya a Nizza, un’esperienza da fare! Qui a base Fois agra. Foto MyWhere

Monte Carlo si trova nel Principato di Monaco e la sua storia risale al 1200. La famiglia reale dei Grimaldi risiede ancora oggi nel Palazzo dei Principi, il castello è aperto al pubblico. Probabilmente se avete visitato grandi palazzi reali come Buckingam Palace, troverete il palazzo di Monte Carlo più piccolo ma a mio avviso vale la pena di essere visitato perché anch’esso ricco di storia.Se avete amato Grace Kelly, allora rimarrete affascinati dalla dimora monegasca. Nonostante la residenza sia ancora abitata, si respira l’ariadi un tempo davanti a una cornice di mare e vista dall’alto.Proseguendo dal palazzo potrete imbattervi nella vera città vecchia di Monaco dove troverete negozietti, ristorantini, boutique e poco altro passeggiando lungo le vie strette della cittadina. Un palazzo feudale sembra essere Monaco nella sua parte alta, una città moderna in basso tra lussuose autoconcessionarie, casinò e boutique alla moda. Una città così piccola divisa in due, passato e presente. Dopo aver goduto del fascino di Monte Carlo, nel tardo pomeriggio riprendiamo il bus per rientrare a Nizza, e giusto il tempo di un riposino, iniziamo a visitare la città più importante della Costa Azzurra.

In piazza Rossetti ha sede la Cattedrale di Santa Reparata, tra le più importanti di Francia. Famosissima è poi la Promenade des Anglais, purtroppo scenario degli attentati del 2016, il lungomare che collega il porto all’aeroporto per 7 km. Lungo questa strada si trovano gli hotel di lusso e ogni anno si tengono gare podistiche e ciclistiche.Il museo più importante di Nizza è il Museo Matisse che ospita importanti dipinti, sculture e fotografie. Seguono il Museo Marc Chagall, il Museo Archeologico e Palazzo Lascaris. 

Nizza. Foto MyWhere
La Fontana di Piazza Massena Square, il cuore della Côte d’Azur. Foto MyWhere

Place Messena è il cuore di Nizza, un’enorme piazza caratterizzata da 7 statue che sembrano dei piccoli Buddha ma che rappresentano i 7 continenti e la loro “conversazione”. La piazza è molto suggestiva soprattutto la sera quando le statue assumono ognuna un colore diverso regalando un’atmosfera magica grazie anche alle fontane danzanti colorate con i tre colori della bandiera francese nella vicina Promenade du Paillon. Dalla Promenade si arriva poi a Place Garibaldi che ospita la statua dell’omonimo eroe italiano che nacque proprio a Nizza quando questa era ancora sotto dominio italiano.

Con il nostro tour by car ritorniamo sulla Promenade des Anglais e dirigiamoci verso il Castello di Nizza, gli scalini sono parecchi per arrivare in cima ma ne vale sicuramente la pena! Da qui potrete vedere Nizza da diverse angolazioni, prendete la macchina fotografica e scattate a più non posso.

 GIORNO 4

Costa Azzurra. Foto MyWhere
La parte più bella del tour by car in Provenza è attraversare le tenute ed i vigneti che costeggiano le strade della Costa Azzurra. Foto MyWhere

Svegliatevi di buon mattino, e dopo una piacevole colazione in hotel godetevi ancora un po’ di Nizza prima di riprendere la macchina e raggiungere l’ultima tappa del nostro viaggio. Coloratissimo e ricco di sapori, Mentone è una cittadina di circa 28mila abitanti, vicinissima al confine italiano.

By car Costa azzurra Foto MyWhere
Le splendide località sulla Costa Azzurra. Foto MyWhere

Se volete visitare un paesino caratteristico dopo aver visto le meraviglie della Cote d’Azur è qui che potete fermarvi. Circondata dal mare, la città è meta turistica per eccellenza ma negli ultimi anni ha saputo mantenere uno spirito di riservatezza e grande tradizione culinaria.

In homepage il porticciolo di St. Tropez. Foto Mywhere

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Premio Strega 2020, Il Colibrì di Sandro Veronesi è il libro dell’anno https://www.mywhere.it/74297/premio-strega-2020-sandro-veronesi-il-colibri.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=premio-strega-2020-sandro-veronesi-il-colibri https://www.mywhere.it/74297/premio-strega-2020-sandro-veronesi-il-colibri.html#respond Fri, 03 Jul 2020 09:54:25 +0000 https://www.mywhere.it/?p=74297 ROMA- Sandro Veronesi si aggiudica il Premio Strega superando Carofiglio, secondo in classifica. Al terzo posto si conferma Valeria Parrella. Una serata diversa dal solito, senza pubblico fisico, senza poter ammirare dal vivo le bellezze del Museo Etrusco di Villa Giulia, ma una cosa è certa: questa sarà una notte che entrerà nella storia del […]

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ROMA- Sandro Veronesi si aggiudica il Premio Strega superando Carofiglio, secondo in classifica. Al terzo posto si conferma Valeria Parrella. Una serata diversa dal solito, senza pubblico fisico, senza poter ammirare dal vivo le bellezze del Museo Etrusco di Villa Giulia, ma una cosa è certa: questa sarà una notte che entrerà nella storia del Premio Strega.

Ore 00:20 circa- Sandro Veronesi, come da tradizione, stringe tra le mani la bottiglia del liquore Strega, ne beve un sorso e ringrazia: è lui il vincitore del Premio Strega 2020. Ma torniamo un attimo indietro, di circa un’ora, e ripercorriamo i punti salienti della serata.

Ore 23:10- Giorgio Zanchini, nel loggiato del Museo Etrusco di Villa Giulia, esordisce spiegando come  in un periodo difficile come questo, in cui le parole “distanziamento sociale” e “pandemia” sono ormai entrate nel nostro vocabolario quotidiano, gli strumenti che abbiamo per ridurre le distanze sono i libri e la televisione.  Il messaggio è chiaro: nonostante il Covid il Premio Strega non si ferma. Lo confermerà nel corso dello scrutinio anche la scrittrice Melania Mazzucco, per la quale annunciare la dozzina di scrittori finalisti da uno schermo, a marzo, è stato uno shock, ma  anche una dimostrazione di forza, per dire: “Noi siamo qui”.

Immagini dalla cerimonia dello scorso anno. Foto MyWhere

Corrado Augias spiega le origini del Premio, che nasce nel ’47 , nel dopoguerra, come segno di vitalità, un barlume di ripresa che ha visto nelle varie edizioni dodici donne vincitrici. Inoltre, aggiunge, vincere lo Strega è una garanzia di essere letti.

Intanto al Ninfeo è cominciato lo spoglio e Zanchini si avvicina alla giuria, presieduta dal vincitore dell’edizione dell’anno scorso, Antonio Scurati, che trionfò con il suo M- Il Figlio del Secolo. Scurati fornisce i risultati della prima fase dello spoglio: Jonathan Bazzi e Carofiglio sono alla pari con 15 voti, Gian Arturo Ferrari ne ha collezionati 9, Mencarelli ne ha ricevuti 11 e Valeria Parrella 13. Infine, in testa alla classifica, c’è Sandro Veronesi con 30 voti.  Una sorpresa?No, piuttosto una conferma: ce lo aspettavamo. Ma continuiamo il nostro racconto.

PILLOLE DI LIBRI: A PROPOSITO DI…

La Misura del Tempo di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Ogni autore parla delle proprie opere in brevi video, cui seguono le interviste di Zanchini. Posso dire che questo è stato il momento che ho preferito, quello in cui  il lettore ha la possibilità di confrontarsi, seppure indirettamente, con l’autore, cercando di capire se è riuscito a comprendere appieno quelle pagine e se gli ha conferito la giusta interpretazione.

Il primo ad iniziare è Carofiglio che ci illustra il suo libro La misura del tempo, in cui si intrecciano due storie: una al presente, un dramma processuale, e una storia di formazione che segna il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. In questi due piani temporali si trova la chiave di lettura del romanzo. Il protagonista, l’avvocato Guerrieri, ha nostalgia dello stupore. La vita infatti accelera con l’età e col tempo smettiamo di stupirci.

“Perché?” chiede Zanchini

“Quando siamo molto giovani molto di quello che ci stupisce ci è capitato per la prima volta” risponde Carofiglio.

Zanchini  prosegue con le domande:

Le è capitato spesso di fronteggiare errori giudiziari?”

“Sapere che si cammina al fianco dell’errore è uno degli antidoti all’errore”.

“A lei è capitato di pensare ad un imputato come colpevole e innocente allo stesso tempo?”

“Sì. Aiuta a ricercare con più efficacia la verità”.

Carofiglio aggiunge che i giuristi devono nutrirsi di buoni libri e buoni film, e noi siamo d’accordo con lui.

Febbre, di Jonathan Bazzi (Fandango)

Febbre (Fandango) illustra la paura  del protagonista, paura che gli altri scoprano che appartiene ad una famiglia di umili origini. Bazzi afferma di essere stato contento di aver fatto ritorno a Rozzano, città in cui è ambientata una parte del suo libro.

Seduto sulla poltrona, di fronte a Zanchini, Jonathan chiarisce il significato di “Rozzangeles”, fusione del nome della sua città con Los Angeles: “E un modo di dire che ha attecchito per il contrasto tra quel luogo, quelle caratteristiche (di Rozzano) e Rozzangeles, che ha la forma di Los Angeles.”

Zanchini chiede all’autore perché torni a Rozzano, e se senta la città ancora sua.

Bazzi risponde: “Il mio sguardo è catturato dalle cose con cui sono cresciuto e il mio modo di scrivere ha un debito con quel posto.”

GLI EVENTI CHE HANNO SEGNATO IL VENTUNESIMO SECOLO

Sandro Veronesi
Immagini dalla cerimonia dello scorso anno. Foto MyWhere

Nel corso della serata Augias ha ricordato Andrea Camilleri, che  ha incontrato personalmente più di una volta.
Il giornalista e Zanchini, inoltre, hanno ripercorso rapidamente alcuni episodi che hanno segnato il nostro secolo, dall’attentato terroristico nel 2001 a New York al “Mee too”, le contestazioni femminili e la condizione della donna nel mondo. Argomento che non poteva mancare nella ricostruzione di questo ventennio, dal 2000 al 2020, è stata proprio la pandemia da Covid19. Il romanzo Spillover del 2014 sembra scritto appositamente per questo periodo, ed è stato significativo il commento di Augias riguardo il prossimo futuro: Stiamo combinando il disastro. La mia opinione è che non cambierà nulla perché gli interessi sono troppo forti.

Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (Feltrinelli)

Ferrari ha conosciuto Piazza Duomo all’età di 5 anni e quello che l’ha più impressionato del Duomo non è stata la facciata, bensì il retro, che, visto con gli occhi di un bambino, sembrava un’astronave.  La Milano in cui arriva Ninni, il piccolo protagonista di Ragazzo italiano (Feltrinelli) , è una città bombardata, che ancora deve riprendersi. Il bambino non ha talenti particolari e trova nei libri la sua vocazione. Perché? Perché i libri sono la vocazione di Ferrari, come lui stesso ammette. Ferrari è stato editor e direttore generale della divisione Libri Mondadori, quindi possiamo dire che i libri non sono solo la sua passione: sono la sua vita. Perché un uomo che ha sempre letto e scelto libri partecipa ad un torneo come questo?

Era quello che cercavo, vedere lo Strega da un altro punto di vista.

Ferrari odia i termini miracolo e boom economico: per lui dopo la guerra non c’è stato niente del genere.

INTANTO AL NINFEO…

23:42 Il terzo blocco delle votazioni vede Veronesi in testa con 102  voti, secondo Carofiglio con 67, terza la Parrella con 39 voti, Ferrari con 34, Mencarelli con 33 voti ed ultimo Bazzi con 25. Ancora una volta è confermato l’esito che tutti conosciamo, ma ci aspetta più di mezz’ora prima dell’annuncio tanto atteso.

Il colibrì di Sandro Veronesi (La Nave di Teseo)

Sandro Veronesi
La copertina de Il Colibrì, il libro di Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega

Una delle ragioni dell’essere del romanzo è per dire di non mollare, ma di riversare su nuovi oggetti l’energia concentrata su quello che è stato perduto.

Così Sandro Veronesi si esprime per motivare l’esistenza del suo libro, Il colibrì (La nave di Teseo). La metafora del colibrì, afferma Veronesi, è tipica di chi è nato in quegli anni di boom economico.

Una delle frasi che colpisce di Veronesi, nel corso della sua intervista con Zanchini, è la seguente: “Questo è un premio che va ai libri. Lasciamo perdere l’autore”. E allora parliamo di cosa significhi Il colibrì per il protagonista, Marco Carrera, ma anche per chi s’immerge nella lettura di questo romanzo.

Il colibrì è il simbolo di quelli che non mollano mai, di quelli che, anche se trascinati via, mantengono la posizione, e possiamo dire che la perseveranza è una delle qualità che ognuno di noi in questi mesi ha dovuto imparare a sviluppare, ciascuno a modo suo.

Secondo Veronesi la libido si libera quando si perde qualcosa: il protagonista, Carrera, ha subìto dei lutti, e quando si affrontano situazioni del genere destinare le proprie energie a qualcos’altro costituisce un nuovo inizio.

Zanchini sottolinea un particolare che fa impressione, per citare le sue parole, ovvero la presenza di un capitolo intitolato “Mascherina”, che può sembrare premonitore, ma Veronesi chiarisce: ovviamente quelle di cui parlava non sono le mascherine che tutti noi usiamo ogni giorno, ma si tratta delle mascherine create per i passeggeri degli aeroplani.

Almarina di Valeria Parrella (Einaudi)

Sandro Veronesi

Uno dei momenti più dolci e ironici della serata è stata l’intervista a Valeria Parrella, unica finalista donna del Premio Strega.

Elisabetta ed Almarina, le due protagoniste di Almarina (Einaudi), hanno un problema identitario che per la Parrella si risolve quando si riesce a stabilire un rapporto con “l’altro”, con un’altra persona. Il carcere minorile è un posto da cui i ragazzi non escono mai. Il problema che si presenta quindi è questo, come dice la stessa autrice: “Fino a che punto si può uscire da sé per incontrare qualcuno, e allo stesso tempo rimanere col proprio nucleo originario, intatto?”

Tra Almarina ed Elisabetta ciò che scatta inizialmente è la resistenza reciproca, una resistenza di cui la Parrella ha avuto bisogno per raccontare lo scioglimento da quell’incontro.

Elisabetta viene da un lutto precedente e da un paese faticoso, l’Italia, che non è un paese che ama i suoi cittadini. Piuttosto il contrario.

Elisabetta ed Almarina riusciranno a ritrovare l’identità nel loro incontro.

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori)

Sandro Veronesi

Daniele Mencarelli racconta il suo romanzo, Tutto chiede salvezza (Mondadori) dal Ponte di Ariccia, teatro, triste a dirsi, di diversi episodi di suicidio, tra cui quello di un ragazzo che era stato ricoverato in un reparto psichiatrico. Mencarelli tenta, con il suo libro, di offrire una possibilità, una sponda di dialogo a chi sente di avere il “seme” della malattia. L’autore ha sempre fatto fatica a consegnare  ciò che ama alla morte, e questa difficoltà si avverte anche nel suo protagonista, Daniele, obbligato ad un TSO per una settimana nel reparto psichiatrico di un ospedale. Per lui però l’incubo iniziale si trasformerà in una grandissima opportunità. Il ragazzo si ritrova insieme ad altre cinque persone, accomunate  dall’esposizione alle “intemperie”. Sì, perché, come afferma lo stesso Mencarelli, mentre gli altri sanno proteggersi, i pazienti di quel reparto sono vulnerabili. Il libro affronta anche un altro tema, quello del rischio con cui il personale sanitario si confronta ogni giorno: perdere l’umanità.

Mencarelli è stato vincitore del Premio Strega Giovani di quest’anno e alla domanda di Zanchini sul motivo per cui sia riuscito a parlare ai giovani, risponde così: “Secondo me i ragazzi tra i 16 e i 18 anni sono quelli che hanno scavallato il ‘900. Vogliono sentir parlare dell’argomento senza taboo.”

LA CONSEGNA DEL PREMIO

Dopo l’ultima intervista si avvicina il momento tanto desiderato: l’annuncio del vincitore.

All’ultima conta si aggiudica il Premio Strega, con 200 voti, Sandro Veronesi. Ed è qui che si profila l’immagine che vi abbiamo descritto all’inizio: quella di uno scrittore che, come aggiunge Zanchini, ha vinto anche stavolta in condizioni estreme.

INFO

Crediti foto in homepage: Musacchio, Ianniello & Pasqualini

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Slow Fashion: sostenibilità e produzione artigianale https://www.mywhere.it/73529/slow-fashion-sostenibilita-e-produzione-artigianale.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=slow-fashion-sostenibilita-e-produzione-artigianale https://www.mywhere.it/73529/slow-fashion-sostenibilita-e-produzione-artigianale.html#respond Fri, 03 Jul 2020 08:15:30 +0000 https://www.mywhere.it/?p=73529 ITALIA – La moda rallenta e anticipa il cambiamento. E così ne trasforma anche gli obiettivi e i valori. Il futuro ci vuole più attenti, consapevoli ed eticamente responsabili. E’ un concept, quello dello slow fashion, che abbandona la strada della produzione massificata per dare spazio alla lentezza e all’unicità del “su misura”. Chi lo […]

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ITALIA – La moda rallenta e anticipa il cambiamento. E così ne trasforma anche gli obiettivi e i valori. Il futuro ci vuole più attenti, consapevoli ed eticamente responsabili. E’ un concept, quello dello slow fashion, che abbandona la strada della produzione massificata per dare spazio alla lentezza e all’unicità del “su misura”. Chi lo dice che il passato è out?

Il made in Italy non è mai stato così patriottico. Dopo gli echi della crisi morale ed economica vissuta negli ultimi mesi è tempo di ripartire e il settore fashion lo fa RALLENTANDO. Si passa quindi allo Slow Fashion. Perché la moda, per ritornare ad essere apprezzata, ha bisogno di evolversi rispolverando i “vecchi usi” e diventare così più sostenibile, eterna e preziosa. Del resto Anna Wintour in una recente intervista si è pronunciata: “chi se non l’Italia ci mostrerà la via per questa drastica ma necessaria inversione di rotta?” E proprio l’Italia, patria dell’eccellenza artigiana, motore propulsore dell’innovazione del design, ha l’importante compito spianare la strada per un’idea di globalità che nasce e si sviluppa da produzioni di stampo locale.

Slow fashion
Slow fashion firmato Chorustyle HyperFocal

Sì allo Slow Fashion quindi, ma rallentare per evolvere in che modo? Innanzitutto ponendo l’accento sull’accurata scelta e selezione dei materiali: naturali, rispettosi dell’ambiente, ecofriendly (obbligatoriamente Green Touch). E, in secondo luogo, prediligendo l’artigianalità: produzioni evergreen realizzate da laboratori sartoriali, piccole botteghe, atelier di nicchia in netta contrapposizione alle grandi catene di distribuzione del fast fashion che negli ultimi anni hanno conquistato il mercato globale con i loro capi low cost, in un’ottica di inquinamento globale e sfruttamento della manodopera a basso costo. La chiave di svolta è incentrata sul sostegno delle piccole realtà artigianali del nostro paese, orgoglio nazionalistico, tesorieri di antiche tradizioni manifatturiere. E così anche i colossi dell’haute couture nazionale iniziano a sposare un’idea di “moda ethical” attingendo nuovamente dal passato e dedicando maggiore cura e attenzione nella produzione delle loro collezioni.

Slow fashion
Bracciale Pig’oh per HOMI Fashion&Jewels che lancia NewCraftEra, progetto a misura d’uomo per sostenere la nuova era dell’artigianalità.

Ma nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per agire rispettando e mettendo in pratica l’idea di Slow Fashion?

Certo che si! E lo si può fare iniziando ad acquistare poco ma meglio. Evitando sedute di shopping compulsivo, prediligendo il made in Italy e leggendo con attenzione le etichette. In questo modo si rientra non soltanto in una “way to buy” consapevole e attenta agli sprechi ma non si corre nemmeno il rischio di trovare quel capo negli armadi di migliaia e migliaia di persone. Ditkat: Indossare l’unicità e non sentirsi sempre l’ultimo ingranaggio di una consumistica catena di montaggio su larga scala.

Altra valida alternativa riguarda l’ upcycling, ossia il riciclo dei capi vendendoli, riparandoli e o sottoponendoli ad opere di “restyling”. Ultimo consiglio ha a che fare con il riscoprire l’importanza del vintage! L’acquisto di second-hand spopola nello star-system da anni e sono tante le vip che lo praticano. Le tendenze spariscono e poi ritornano e con occhio allenato si può benissimo scovare un capo must di stagione tra le creazioni del passato.

slow fashion

In home page orecchini Ghilardi per HOMI Fashion&Jewels dal 19 al 22 Settembre 2020, in Fiera Milano (Rho), dove micro, piccole e medie aziende lanciano il progetto NewCraftEra a sostegno delle imprese della filiera fashion&lifestyle italiana, con particolare riguardo alle realtà artigianali e a un nuovo concetto di lusso.

Testo di Francesca Anzani Ciliberti

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