Festival delle Storie 2016: mera passerella o grande opportunità?

Si è chiuso il 4 settembre il Festival delle Storie 2016, la manifestazione itinerante che dal 25 Agosto al 4 Settembre coinvolge l’intera Valle di Comino (FR), portando kermesse musicali, culturali e artistiche nelle città di Alvito, Picinisco, Atina, Villa Latina, Casalvieri, Gallinaro e San Donato Val di Comino. Noi c'eravamo. Di seguito la nostra recensione

FESTIVAL & EVENTI – È appena giunto a conclusione il Festival delle Storie 2016, arrivato quest’anno alla sua settima edizione, confermandosi come uno degli eventi culturali più importanti e di sempre maggior successo nella Provincia di Frosinone.

festival-delle-storie-572x381Nata da un’idea di Rachele Brancatisano e Viottorio Macioce, la manifestazione itinerante che dal 25 Agosto al 4 Settembre coinvolge l’intera Valle di Comino, con le città di Alvito, Picinisco, Atina, Villa Latina, Casalvieri, Gallinaro e San Donato Val di Comino, è stata ancora una volta una grande kermesse di scrittori, giornalisti, sceneggiatori, accademici, creativi visionari, musicisti, campioni dello sport e tanto altro.

Lo scenario naturale ai piedi del Parco Nazionale d’Abruzzo, costellato da borghi, piazze medievali e antiche vestigia italiche, per dieci giorni è stato animato dalla forza della parola e della narrazione, fermo ubi consistam alla base del concept stesso del Festival. La storia parla attraverso le storie, quelle di ieri e di oggi, quelle che trasudano dalla terra e dalle pietre dei luoghi scelti come location e quelle che vengono da lontano: un puzzle di colori che si incastrano e si incontrano come ad un crocevia di popoli in migrazione, ciascuno dei quali porta con sé l’esperienza del proprio viaggio per mare.

“Il cielo sopra Cominium” è il filo conduttore della rassegna di quest’anno, dal toponimo dell’omonima roccaforte sannita che dà ancora il nome alla valle e ci riporta nel III sec a.C., negli anni della terza guerra tra Roma e i Sanniti. Aquilonia e Cominium, ultima speranza di libertà per gli italici autoctoni, rappresentarono un simbolo di strenua resistenza e di tenacia, che pur con l’enorme sacrificio di vittime non bastarono ad opporsi alla forza di Roma.

La valenza simbolica degli appuntamenti di quest’anno è ulteriormente raccordata alle singole località grazie al particolare contributo di uno degli ospiti del Festival, Andrea Aste, il quale è autore delle carte illustrate da cui è mutuata la grafica unificata di questa edizione del festival delle Storie.

Sette carte come i sette dèi Sanniti a ognuno dei quali è associata una città-tappa dell’evento. Sette valori per cambiare il destino di una valle: la carta di Euclus, ad esempio, che rappresenta la libertà, il messaggero, il decrittatore di codici, il navigante e la società aperta, è associata ad Alvito; a Picinisco corrisponde la carta di Kerres, che rappresenta la grande madre, la patria, le radici e il legame con la terra; ad Atina la carta della dea Mefite, sorella di Circe e di Medea, simbolo della metamorfosi, della crescita e delle opportunità. A chiudere il Festival, il 4 Settembre a Casalvieri, è la carta di Hereklùì: Ercole, l’eroe, la sfida all’impossibile, l’agnitio finalis con noi stessi, con i nostri miti e con le nostre leggende.

Quale carta migliore di quella che riguarda la solitudine dell’uomo di fronte al suo destino può essere la più adatta a rimarcare la missione del Festival delle Storie che, nel darci appuntamento all’anno successivo, rimanda il territorio alla sua responsabilità di cogliere gli stimoli esterni come opportunità o lasciarli cadere come l’antica Cominium?

L’ampia rosa di sponsor fra cui Banca Popolare del Cassinate, Unione Industriali di Frosinone, Camera di Commercio, Confimprese Italia, Gemar Balloons, Eco Liri, Frosinone calcio, albergo diffuso Sotto le Stelle e residenza Palazzo del Senatore, ha permesso la realizzazione di un nutritissimo programma di conferenze, spettacoli teatrali, laboratori, percorsi turistici, mostre e degustazioni con moltissimi ospiti scelti fra i più noti nel mondo della cultura e dell’arte, ma non solo. Fra i tanti ricorderemo solo alcuni: Umberto Broccoli, Nicola Porro, Marco Travaglio, Davide Rondoni, Giovanni Floris, Franco Mandelli, Roberta Bruzzone, Ughetta Lanari, Marco Tardelli…

Del Festival delle Storie 2016 ogni momento, reso aperto e fruibile a tutti con ingresso libero, rimanda a numerosi ipertesti che meriterebbero un approfondimento a sé. Tuttavia la struttura modulare ne permette una valutazione complessiva anche attraverso l’analisi di alcune fasi.

Prenderemo quindi in considerazione in modo particolare la serata della giornata di apertura che si è svolta il 25 Agosto ad Alvito, con l’inaugurazione, alle ore 10.00, della mostra “Il Croce familiare nel 150°della nascita” presso Palazzo Sipari in Corso Gallio.

Come spiegato da Lorenzo Arnone Sipari nella clip diramata sui social dalla pagina ufficiale del Festival delle Storie (una delle novità del quale risiede proprio nella capacità di utilizzo promozionale dei social media, che colma in parte una certa carenza nella campagna di comunicazione), la mostra, visitabile per tutta la durata del Festival, è stata pensata come un percorso documentario che gettasse una luce sull’aspetto più intimo del filosofo. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità da parte della famiglia Arnone Sipari, data la particolare ricorrenza, di rendere visitabile al pubblico l’antica dimora appartenente a un ramo di avi materni dal quale discendeva anche lo stesso Croce, di cui si è potuto apprendere di più sul contesto socio-culturale all’origine del pensiero civile attraverso materiali esclusivi quali immagini, libri, articoli, etc.

Dopo alcuni momenti dedicati al vero avvio dei lavori, con il racconto, da parte di Vittorio Macioce ed Edoardo Inglese, della trama del Festival attraverso le carte dei sanniti, è stata la volta dell’enogastronomia, con Roberto Perrone prima, che ci ha condotto sulla scorta del suo libro Manuale del viaggiatore glorioso alla ricerca delle cose buone spiegandoci come riconoscerle, e con i titolari di Stylux Magazine dopo, per parlare, nella convivialità di un aperitivo interattivo presso l’Agriturismo di Charme Erbadoro, di bon ton sulla tavola italiana.

Per i grandi ospiti si è dovuto attendere il suggestivo imbrunire di Porta del Lago, in località Castello di Alvito, dove la piazza oltre l’arco medievale ha ospitato la grande filosofia di Dario Antiseri, sui cui testi scritti in tandem con Giovanni Reale hanno studiato generazioni di liceali, tra i quali non è sfuggito chi scrive. L’incontro si è svolto intorno alla tematica della società aperta in rapporto ai suoi nemici (tema riccorrentissimo in tutto il Festival ed esplorato da varie angolazioni, non ultimo il fenomeno migratorio con tutte le sue problematiche) dalle tesi di Popper sino a quelle di Oriana Fallaci, su cui illuminante si è confermata la presenza di Alessandro Gnocchi, capo delle pagine culturali de Il Giornale, che alla discussa intellettuale de La rabbia e l’orgoglio (che la guerra e l’Islam li conobbe sul fronte) ha dedicato l’ultimo saggio I nemici di Oriana. La Fallaci, l’Islam e il politicamente corretto.

Umerto Broccoli
Con Umberto Broccoli ad Alvito (FR)

Tanto l’accademico quanto il giornalista hanno reso la discussione fruibile e stimolante, tanto da lasciare l’atmosfera concentrata, più simile a un’aula studio che a una piazza di paese, alla sempre trascinante affabulazione di Umberto Broccoli. Dalle 20.00 alle 21.00 quanti come me amano questo studioso e uomo RAI dai tempi di Con parole mie, hanno potuto nostalgicamente prendere una boccata d’aria dall’asfissia del Nulla che avanza implacabile, come ne La storia infinita, tanto nel piccolo schermo quanto nella radio e sul web come nella vita off-line. Attraverso i capolavori della musica leggera raccontati da una dialettica calda, coltissima e avvolgente, si è trascorsa fra le pieghe della storia d’Italia degli ultimi 60 anni un’intera ora come fossero appena 20 minuti: una cosa che solo i grandi maestri formati da passione e tanto lavoro sanno fare.

La maratona ha proseguito incessante con uno spostamento in Piazza del Castello, cuore della rocca di Alvito, dove gli studia humanitatis hanno ceduto il passo alla realtà della crisi economica di un’Europa al bivio, affrontata dalla professionalità di Nicola Porro e dall’esperienza imprenditoriale di Maurizio Stirpe. Poi come su una montagna russa ancora un balzo nella creatività con il già citato Andrea Aste, che ci ha turbato, stregato, incuriosito e ammaliato portandoci nel suo mondo visionario fatto del simbolismo esoterico dei tarocchi da lui disegnati, su cui pende l’inquietudine di una lotta personale alla ricerca di sé stessi e della propria strada; una strada spesso in salita, spesso dura, solitaria e pendente nel baratro della follia ma con inaspettati boati di gioia portati da un successo ormai acclarato in Italia e all’estero.

In una serata tanto ricca non poteva mancare il teatro: ecco allora Fabio Bussotti presentarsi in abiti comodi e in punta di piedi, quasi smarrito…  Non si è forse reso conto, il pubblico, che l’assurdo, lo smarrimento di senso dell’era atomica post-Seconda Guerra Mondiale che ammutolisce Pozzo e paralizza Vladimir ed Estragon in un’attesa indeterminata, erano già visibili negli occhi e sulla pelle dell’attore, il quale affermava di non ricordare più nulla dello spiazzante monologo dopo l’ultima volta che lo aveva recitato: lo spettacolo era già iniziato; ci trovavamo di colpo al cuore di Beckett. Qualche minuto ancora e neppure gli spettatori sono rimasti indifferenti allo sgomento delle maschere che l’abilissimo Bussotti ha incarnato tutte sulla sua persona fino a respirarle mozzando il respiro di quanti gli stavano di fronte…

Al termine del primo monologo la performance sembrava terminata per passare ad altri argomenti, più leggeri, come un romanzo poliziesco, l’ultimo scritto dallo stesso Bussotti. Tutto sembrava averci portato lontano se non fosse stato per il fatto che i delitti su cui indaga il protagonista Flavio Bertone sono privi di movente, dunque… di senso. Le vittime sono dei clochard…  “Due indizi sono una coincidenza, tre sono una prova”, ricorda la maestra del giallo. La prova è arrivata puntuale insieme all’appuntamento del commissario Bertone con il dramma di Beckett che, oltre ad aprire uno spiraglio alle sue indagini, ha offerto il destro all’attore dinanzi a noi per ricatapultarsi attraverso la finestra in un luogo da cui pareva esser uscito dalla porta.

Ancora un giro sulle montagne russe, poi la quiete sul volto provato di Bussotti, accompagnato dal fragore degli applausi mentre si allontanava, ancora più spaesato e sempre in punta di piedi, dalle luci dei riflettori.

La chiusura in bellezza a tarda ora si è avuta in musica, con le canzoni di libertà del rock americano quali Blowin’ in the wind e This land is your land, in compagnia di Gioachino La Notte e Seba Pezzani, che si ricollegavano a un discorso iniziato in una precedente edizione del Festival in cui si erano esibiti Sarah Lee Guthrie, nipote di Woody, e Jhonny Irion.

Moltissimi e variegati sono stati sono stati gli incontri e le attività che con un fitto calendario hanno illuminato la Val Comino nei giorni a seguire sino al 4 Settembre.  Ricchissimi, in particolar modo, sono stati i laboratori che spaziavano dalla scrittura creativa, all’apprendimento dei rudimenti per scrivere sceneggiature horror, dai viaggi sensoriali tra gli umori delle piante officinali ai giochi di carte che traggono ispirazione dai miti della Valle, senza trascurare le classiche presentazioni di testi editoriali e i cineforum.

Apprezzabile anche la possibilità di completare on line un questionario che recepisca i feedback degli utenti circa il loro grado di soddisfazione, fornendo agli organizzatori possibili spunti di miglioramento sugli eventuali punti critici in vista delle prossime edizioni.

Lodevole anche la possibilità di legare l’eventuale sostegno di privati al Festival con un contratto agevolato sulle forniture di energia elettrica grazie all’accordo stretto dall’organizzazione e Sulpizio Energia.

Assodata l’indubbia qualità del Festival delle Storie, attualmente fra gli unici grandi eventi-contenitore nel genere dell’intrattenimento culturale nella Provincia di Frosinone, con buona pace di quanti negano tale evidenza, resta da prendere atto di alcune perplessità che restano anche a manifestazione conclusa.

La prima e più evidente di queste è da individuarsi nella reale portata dell’incontro con l’altro che si verifica nella convulsa staffetta fra un appuntamento e l’altro. Ci chiediamo in altre parole quale sia la portata a lungo termine di cicli di conferenze che si incastrano senza soluzione di continuità e privi di spazi di dibattito con il pubblico, riducendo notevolmente l’opportunità di trarre il massimo giovamento dalla professionalità degli ospiti.

Altro aspetto da sottolineare riguarda proprio questi ultimi: quasi tutti grandi nomi della ricerca, dello sport, della televisione o dell’arte che vengono chiamati dall’esterno e calati dall’alto rispetto al territorio che ospita il Festival. Ciò aumenta la visibilità dell’iniziativa ma rischia al contempo di trasformarla in una passerella glamour priva di una reale capacità di far leva sulle risorse artistiche e professionali di cui il frusinate è meno sprovvisto di quanto si voglia continuare a lasciare intendere da ogni dove.

Uno scambio tra forze esogene ed endogene renderebbe indubbiamente più efficace e profonda l’azione di volano economico di una grande iniziativa di questo tipo su una Provincia le cui criticità difficilmente potranno essere realmente risolte con un coup de théâtre da deux ex machina, per quanto d’effetto. Si tratta ad ogni modo di dubbi in noi suscitati dalla maggior parte delle grandi iniziative culturali di questo tipo che vengono organizzate in italia.

Il consiglio è comunque di non perdere la prossima edizione del Festival delle Storie della Val Comino, che vi aspetta come sempre tra l’ultima settimana di Agosto e i primi di Settembre.

INFO: www.festivaldellestorie.org

Festival delle Storie

Festival delle Storie 2016: mera passerella o grande opportunità? – Val Comino

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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Stefano Maria Pantano

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