Nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma

Nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma

Tutte le sale dell’Auditorium, per un totale di oltre quattromila posti a sedere, saranno a disposizione del Festival. Per dieci giorni, dunque, la struttura firmata da Renzo Piano sarà il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema e non solo, ospitando proiezioni, mostre, eventi, convegni, dibattiti. I 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo.
Oggi vi raccontiamo due film: “Still Alice” è un film scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore e “Trash”, un film diretto da Stephen Daldry con protagonisti tre ragazzini delle favelas di Rio de Janeiro e due attori statunitensi: Rooney Mara e Martin Sheen

Still Alice

Un’ottima, profonda e convincente Julianne Moore per questo film del tandem Glatzer/Westmoreland (che spesso dirigono insieme). Una prova di attrice particolare per un tema che rischiava di risultare in qualche modo déjà vu: l’intepretazione dell’essere umano di fronte ad una malattia inesorabile, tema che aveva dato in passato i suoi frutti commerciali (vedi gli Oscar per Rain Man e A Beautiful Mind).

Still Alice con Alec Baldwin e Julianne Moore
Still Alice con Alec Baldwin e Julianne Moore

La peculiarità stavolta sta nel fatto che la protagonista è una brillante docente universitaria di Linguistica che si scopre affetta da una forma precoce e devastante di morbo di Alzheimer; quasi per ironia della sorte, inizia a perdere prima le sua facoltà linguistiche, per poi essere aggredita nella memoria; una donna che prova una frantumazione del proprio io di un tempo, avvertendo la propria trasformazione in qualcosa di altro da sé. Il momento più terribile è proprio la consapevolezza di perdersi progressivamente e di sapere che sarà senza ritorno. Una situazione ancora più amara in quanto colpisce una donna colta, brillante e (apparentemente) realizzata. Paradossalmente, anche le dinamiche dei rapporti familiari (con i figli, ma specie con il marito, un Alec Baldwin qui troppo legnoso) vengono ad essere rovesciate.
La fotografia gioca sapientemente con la profondità di campo per rivelare i momenti di progressivo isolamento della protagonista dal mondo esterno.

Trash

Quasi un The Millionaire brasiliano! Questa categorizzazione non renderebbe giustizia a questo bel film di Stephen Daldry, in cui torna in parte il tema, caro al regista di Billy Elliott, dei diritti dell’infanzia negati.
E’ la storia di un gruppo di fanciulli delle più povere favelas di Rio, che si guadagnano la sopravvivenza smistando immondizia nelle discariche. Un giorno, uno di essi trova un portafogli che contiene segreti che distruggerebbero la carriera di un potente politico locale. I ragazzi si trovano alle calcagna la polizia corrotta e la malavita che conta. Inizia un complesso gioco dell’oca che li porta a scoprire pericolosamente e progressivamente l’entità dei segreti che nasconde la loro scoperta. Inseguimenti fra i tetti della favela e poetici panorami che svelano tutta la suggestione e la miseria di una grande metropoli. I ragazzi vengono aiutati solo da un missionario (Martin Sheen) e da una volontaria che insegna l’Inglese ai ragazzi più disagiati (la Rooney Mara de L’Uomo che Odiava le Donne e di Her).

Trash diretto dal regista Stephen Daldry
Trash diretto dal regista Stephen Daldry

L’assoluta mancanza di speranza e l’assenza di prospettiva futura lasciano il posto alla visione di una redenzione possibile (laica o religiosa? Giudichi lo spettatore). Quasi un apologo morale, una favola sulla giustizia sociale.
Accolto con lunghi applausi dal pubblico alla prima, presenti tutti i giovanissimi e bravi interpreti, il film potrebbe ambire a un premio importante, specie nell’anno del Festival con la sola giuria popolare.

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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