Finisce a San Valentino La Belle Epoque

Capolavori dell'arte grafica in mostra a Palazzo Blu

La Belle Epoque a Pisa con Toulouse Lautrec

Quando si parla di Toulouse- Lautrec non si può fare a meno di pensare al periodo della Bella Epoque e alla travolgente “movida” della Parigi fine ‘800; tutto questo mondo è il protagonista di una bellissima mostra intitolata “Toulouse Lautrec- luci e ombre di Montmartre” in corso dal 16 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016 a Palazzo Blu a Pisa, dove sono esposti importanti capolavori della produzione grafica dell’artista francese.

Prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e Mondo Mostre, l’esposizione è un omaggio a 360 gradi al grande innovatore del manifesto pubblicitario, la cui breve ma intensa vita viene presentata non solo dalle sue litografie e qualche olio su cartone, ma anche attraverso un percorso fortemente visivo, fatto di video, foto e frasi riportate sui muri, che contestualizzano in modo mirabile tutte le opere.

Lo spettatore viene coinvolto fin dall’inizio sia  nel mondo interiore dell’artista, che  in quello più  esteriore: non si fa quasi  in tempo a riflettere su una sua frase riportata sopra una gigantografia di foto-ritratto “e pensare che non avrei mai dipinto se le mie gambe fossero state un po’ più lunghe”, che l’attenzione è subito catturata da vecchissimi filmati in bianco e nero che  mostrano brulicanti immagini della  vita parigina a  fin de siècle. Sembra di essere lì, davanti alle metro, alle uscite dai teatri, nei  giri in carrozza,  dove tutti sembrano  contenti e  spensierati; e, infine, un sapiente montaggio ci permette di assistere alla costruzione della Tour Eiffel!

Tornati alla realtà del museo, il percorso inizia con i celeberrimi manifesti dei cafè parigini, le prime importanti commissioni di T.Lautrec: appena girato l’angolo ci si trova davanti al  celeberrimo cartellone del Moulin Rouge con La Goulue e il ballerino Desossé in primo piano; a seguire l’altro capolavoro del Divan Japonais e più avanti i tre manifesti per   Aristid Bruant, che con i loro colori accesi e stesi in larghe campiture, e la figura imponente del personaggio, hanno un effetto catalizzatore. Si passa alla serie sulla cantante Yvette Guilbert che ha il suo punto focale nel suggestivo ritratto realizzato a olio su cartone. Nonostante i voluti effetti caricaturali, i personaggi di queste opere sono così vivi e così indagati psicologicamente, che sembra poterli sentire. E l’audioguida non manca di soddisfare questa esigenza facendoci ascoltare la vera voce della Guilbert…!

Il mondo dei locali notturni continua con numerose litografie e notevoli oli su cartone che passano in rassegna tutte le maggiori attrici, cantanti, ballerine della scena parigina  conosciute dal pittore, da May Milton, May Berlfort, Loie Fuller, Marcelle Lender e altre.

Non sono solo i caffè e i cabaret ad ispirare la sua arte, ma anche il teatro, che con la sua variegata enfatizzazione di gesti,  pose ed espressioni, diventa un prezioso serbatoio a cui attingere. E sotto l’occhio bonariamente ironico e curioso dell’artista, oltre ai protagonisti dello spettacolo, finiscono anche gli spettatori, colti, come istantanee fotografiche, nei più svariati atteggiamenti,, attraverso il suo segno conciso e immediato.

Tutti questi personaggi delle opere di T-Lautrec (J.Avril, Y.Guilbert, A.Bruant, L.Weber, L.Fuller) non ci abbandonano neanche quando bisogna salire le scale, dove una serie di foto che li ritrae, stavolta dal vero,  senza il filtro della caricatura, ci accompagna fino al piano superiore. Qui, oltre a svariati manifesti pubblicitari per ditte e riviste famose (Catene Simpson , Revue Blanche), si può ammirare la serie della Passeggera della 54, che ci immerge ancora una volta nella vita del pittore, quando decise di immortalare una giovane sconosciuta sulla nave, rischiando di stravolgere il tragitto stabilito.

E infine non poteva mancare la sezione dedicata alle Maison Closes, forse la produzione più bella non tanto in senso tecnico (perchè sono tutte belle) quanto dal punto di vista emotivo-sentimentale, nella quale  l’ambiente dei bordelli, liberato da tutte le impalcature  moraliste o allusivo-erotiche,  viene semplicemente e umanamente osservato, per restituirgli quella fetta di dignità che gli spetta.

Chiudono il percorso opere dedicate a soggetti vari, come quelle dedicate al mondo delle corse a cavallo, dove è evidente il  cambiamento stilistico degli ultimi anni, che  vede una preferenza del valore cromatico rispetto a  quello linea.

Più che “da vedere”, sarebbe appropriato dire che questa è una mostra da…vivere!

Patrocinata da: Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Pisa, Regione Toscana.

Vi ricordiamo che abbiamo scritto di questo magnifico artista anche in occasione della Mostra a Roma:

https://www.mywhere.it/?s=Lautrec

Finisce a San Valentino la Belle Epoque

P157

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Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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