Fiorella Mannoia. L’arte con i ricci rossi

Fiorella Mannoia. L’arte con i ricci rossi

Ho pianto. Ho riso. Ho cantato e applaudito. Sono andata a tempo con i piedi e sono corsa sotto al palco non appena è stato possibile. Tutto questo in due ore e mezzo. Tutto questo insieme a più di 250 persone. Tutto questo grazie a Lei, la regina del panorama musicale italiano. L’arte con i ricci rossi: Fiorella Mannoia.

Al Teatro Manzoni di Bologna, l’atmosfera si è scaldata subito grazie a un ingresso coinvolgente della Mannoia con la canzone “Con i treni a vapore” di Ivano Fossati seguita da “Io non ho paura”.

Il Tour “Sud” si sta concludendo (le ultime date saranno il 17 al Teatro degli Arcimboldi di Milano e il 19 al Palais di Saint Vincent di Aosta) e Fiorella non si risparmia: canta sempre meglio e balla come una ragazzina. In quest’ultimo album si cimenta per la prima volta anche come autrice. “Ho temuto il confronto con i grandi artisti che sanno forgiare le parole più di me” confessa. Ma la possibilità che le è stata regalata nella realizzazione di questo disco è stata quella di conoscere nuove persone e nuove storie. E la Mannoia ha raccontato non solo storie di altri, si è anche raccontata, ha ricordato gli anni ’60, quando, come ha voluto sottolineare, nonostante fosse molto piccola, già c’era. Dopo aver incontrato Tony Bungaro, uno degli autori più ricercati del momento, ha ripensato agli anni del boom economico. “Allora eravamo più ingenui ma più uniti – ha raccontato Fiorella dal palco. Forse perché la guerra non era così lontana. Ma sono questi i momenti in cui capiamo l’importanza di dover essere uniti”

Eppure c’è stato un tempo in cui le stelle si potevano vedere

un tempo ingenuo in cui guardando l’orizzonte

oltre il nero della notte si poteva ancora sognare

di vedere la speranza volare

e specchiarsi nei pozzi e non avere più sete

Fiorella canta “Dal tuo sentire al mio pensare”. La sua voce è generosa e durante la serata propone 22 brani mixando successi intramontabili e canzoni nuove.

Ma la musica non è stata l’unica protagonista del concerto. La Mannoia si diverte e balla sul palco. Esce di scena per cambiarsi d’abito 4 volte. E parla. Conversa molto con il pubblico, senza mai annoiare, trovando consenso e applausi sentiti. Fiorella si addentra in concetti importanti, parlando “del sentimento più nobile che un essere umano possa avere, il migliore di tutti i sentimenti: il sentimento della compassione. La capacità e la volontà di condividere il dolore degli altri. Finché abbiamo questa capacità rimaniamo umani e allora, siccome vogliamo restare umani, è necessario ritrovarlo quando ci sembra di perderlo. Quando si pensa al dolore degli altri, agli avvenimenti che ci succedono intorno…tutto ci condiziona”. Spende due parole sulla strage dei bambini avvenuta in America: “Sono sempre i bambini che pagano la follia umana” dice introducendo con questa frase “Luce”, la canzone scritta da Luca Barbarossa che mi ha fatto riflettere già nel primo capoverso:

Non c’è figlio che non sia mio figlio

né ferita di cui non sento il dolore

non c’è terra che non sia la mia terra

non c’è vita che non meriti amore

Fiorella parla di Thomas Sankara a cui è dedicato l’intero progetto e la canzone, scritta dalla cantante, “Quando l’angelo vola”. Pochi conoscono la storia di Sankara e anche la Mannoia ammette di aver approfondito la sua conoscenza e di voler in seguito divulgare fortemente le sue idee. É stato presidente per 3 anni del Burkina Faso, prima di essere assassinato a soli 38 anni. “E in appena 3 anni aveva trasformato il Paese più povero dell’Africa in un Paese che stava riuscendo a vivere delle proprie risorse”.

Fiorella ha voluto sottolineare che non si occupa solo di problematiche in Africa e che l’interesse verso questo Stato non è così distante dall’interesse del nostro popolo: “Se vogliamo bloccare i flussi migratori, dobbiamo far leva e far pressione sui governi compreso il nostro e sulle multinazionali, comprese le nostre, affinché la smettano di depredarla, di saccheggiarla, di derubarla così come fanno da ormai troppi anni. Noi vogliamo permettere agli esseri umani di vivere con la dignità che meritano in casa loro”. Il testo di “Non è un film” è stato scritto insieme a Frankie HI-NRG, e si è aggiudicato il Premio Amnesty International Italia che da dieci anni premia le migliori canzoni in difesa dei diritti umani.

Non è un film quello che scorre intorno

che vediamo ogni ogni giorno

che giriamo distogliendo lo sguardo.

Non è un film e non sono comparse le persone disperse sospese e diverse tra noi e lo sfondo,

e il resto del mondo che attraversa il confine

ma il confine è rotondo si sposta man mano che muoviamo lo sguardo

ci sembra lontano perchè siamo in ritardo, perenne, costante, ne basta un istante,

a un passo dal centro è già troppo distante,

a un passo dal mare è già troppo montagna,

ad un passo da qui era tutta campagna.

Oggi tutto è diverso una vita mai vista questo qui non è un film e non sei protagonista,

puoi chiamare lo stop ma non sei il regista

ti puoi credere al top ma sei in fondo alla lista

 

questo non è un film e le nostre belle case non corrono il pericolo di essere invase,

non è un armata aliena mandata sulla terra,

non sono extraterrestri che ci dichiaran guerra,

son solamente uomini che varcano i confini,

uomini con donne, vecchi con bambini,

poveri con poveri che scappan dalla fame,

gli uni sopra gli altri per intere settimane

come in carri bestiame in un viaggio nel deserto rincorrono una via in balia dell’incerto

per rimanere liberi costretti a farsi schiavi

stipati nelle stive di di astronavi

come i nostri avi contro i mostri e i draghi

in un viaggio nell’inferno che prenoti e paghi

sopravvivi o neghi questo il confine

perché non è un film non c’è lieto fine.

 

Questo sembra un film di quelli terrificanti

dalla Transilvania non arrivano vampiri ma badanti,

da Santo Domingo non profughi o zombie,

ma ragazze condannate a qualcuno che le trombi

dalle Filippine … pure dal Bangladesh

dalla Bielorussia solo carne da lap dance

scappano per soddisfare vizi e sfizi nostri

loro son le prede noi siamo i mostri

loro la pietanza noi i commensali

e se loro son gli avanzi noi siam peggio dei maiali

pronti a divorare a sazietà

pronti a lamentarci per la puzza per la … umanità

che ci occorre, ci soccorre, ci sotterra

questo non è un film ma vedrai che lo diventa

tu stai attento e tienti pronto che al momento di girare i buoni vincon sempre,

scegli da che parte stare.

Parlavamo prima di storie. E Fiorella continua a raccontarne. Parla di immigrazione, attraverso i racconti dei musicisti che collaborano con lei e che ha “interrogato” per soddisfare la sua curiosità. “È stato come aprire un libro di avventura. Sono stata catapultata in altri posti, in altre località, in altre culture, in altre abitudini. Ed è stato molto divertente e istruttivo, a volte le storie erano tristi, altre volte allegre, ma comunque erano storie. Storie vere, vissute lontano da me. Questo mio domandare è un modo per conoscerci. Ecco perché ho scritto questa canzone dal punto di vista dei nostri fratelli immigrati. Perché spesso stanno vicino a noi, ma diciamo la verità, noi non solo non domandiamo mai niente ma spesso non li guardiamo neanche negli occhi. Ci sono, ma è come se non ci fossero. Invisibili. Sono convinta che il nostro sarà un futuro multietnico, e non ci sarà nessuna Bossi-Fini. Nulla potrà fermare i diritti dei popoli non solo ad avere un futuro migliore, ma spesso anche solo un futuro.” Chiude con un monito: “Il benessere di noi occidentali, molto spesso, si poggia sullo sfruttamento di tanti popoli lontani da noi”.

Concetti di spessore, cantati per una parte del concerto a piedi nudi. E credo di non essere stata l’unica a commuovermi. Io ho sfilato il fazzoletto dopo la dedica fatta dalla Mannoia alla figlia che non ha mai avuto, “anche se noi donne in fondo siamo tutte madri” precisa. Durante tutta la canzone ho pianto, senza vergogna, seguendo ogni parola, assimilandone il significato profondo che poche cantanti, credo, possano riuscire a trasmettere come Fiorella.

Domani partirai non ti posso accompagnare

sarai sola nel viaggio io non posso venire

il tempo sarà lungo e la tua strada incerta

il calore del mio amore sarà la tua coperta

ho temuto questo giorno è arrivato così in fretta

e adesso devi andare la vita non aspetta

guardo le mie mani ora che siamo sole

non ho altro da offrirti solo le mie parole:

rivendica il diritto a essere felice

non dar retta alla gente non sa quello che dice

e non aver paura ma non ti fidare

se il gioco è troppo facile avrai qualcosa da pagare.

 

E io ti penserò in silenzio nelle notti d’estate

nell’ora del tramonto quando si oscura il mondo

“l’ora muta delle fate”.

 

Ama la tua terra non la tradire

non badare alle offese lasciali dire

ricorda che l’umiltà apre tutte le porte

e che la conoscenza ti renderà più forte

lo sai che l’onestà non è un concetto vecchio

non vergognarti mai quando ti guardi allo specchio

non invocare aiuto nelle notti di tempesta

e non ti sottomettere tieni alta la testa.

Poi però ho cantato a squarciagola “Sally”, “Vieni via con me”, “Quello che le donne non dicono”. Ho apprezzato la gentilezza e la devozione con cui alcuni dei presenti, al termine di certe canzoni, si sono alzati dalla platea a porgere mazzi di fiori alla cantante. Ho riso quando Fiorella presentava la band additandola come se fosse composta da pazzi. Ho ballato sotto al palco quando, alle ultime 2 canzoni, ci ha invitato a farle compagnia. Ho fatto tanto. In poche ore. Un concentrato di energia allo stato puro: grintosa, forte, ballerina e allegra. In una parola Fiorella.

Fiorella Mannoia

 

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Roberta Filippi

Bresciana di origine, bolognese di adozione e svizzera nell’organizzare la mia vita. Pretendo che tutto sia sempre scadenzato e gestito con la tempistica più rigorosa possibile. L’ordine per me è una mania, ad esclusione della mia scrivania che non è nulla a confronto di un campo da guerra. Ho la fortuna di lavorare come avrei sempre sognato: in modo indipendente, con collaboratori intelligenti e facendo ciò che più mi piace, scrivere e organizzare. Intenzionata a voler sempre arricchire le mie conoscenze e sempre pronta a scoprire nuove cose, combatto le mie giornate tra Mac, agende, planning, farina e padelle. Perché per essere veramente realizzata devo poter trovare il tempo per cucinare un risotto o sfornare del pane caldo da gustare per cena, rigorosamente con un buon bicchiere di vino.
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3 Responses to "Fiorella Mannoia. L’arte con i ricci rossi"

  1. Stefania   17 Dicembre 2012 at 13:47

    questa pagina la percepisco fatta di poesia, di gioia e dolore, di immagini eloquenti e profonde, di canzoni sincere, di parole scelte parafrasando il cuore… Bravi tutti e brava splendida Fiorella…by ste

    Rispondi
  2. dina   17 Dicembre 2012 at 14:23

    bellissime

    Rispondi
  3. Roberta   17 Dicembre 2012 at 17:51

    Grazie Stefania, sono entusiasta del fatto che il connubio testo-foto sia riuscito nell’intento di trasmettere le emozioni che Fiorella Mannoia ci ha trasmesso nel concerto.. Parole e musica che hanno reso magiche quelle due ore e mezza.

    Rispondi

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