Giacomo Baldelli si racconta in un’intervista d’oltreoceano

Giacomo Baldelli  si racconta in un’intervista d’oltreoceano

Un artista dannatamente bravo,  in grado di dominare lo strumento e il pubblico. Giacomo Baldelli  racconta di sé in una lunga conversazione da New York dove vive e lavora.

Giacomo Baldelli non ha certo bisogno di presentazioni, quindi non ce ne  saranno. Diciamo solo che Giacomo Baldelli  è ritenuto dalla critica uno dei più completi chitarristi della sua generazione. Per chi si chiedesse cosa questo significhi proviamo a rispondere così: Giacomo Baldelli ha conseguito il Diploma tradizionale e il Diploma Accademico di Secondo Livello AFAM in chitarra con massimo dei voti e lode presso l’ Istituto Superiore di Studi Musicali “A. Peri” di Reggio Emilia, uno dei più prestigiosi conservatori in Italia. Giacomo Baldelli  suona quindi la chitarra classica con grande competenza ma, cosa meno frequente, ha implementato poi il suo sapere trasferendo diteggiatura e accordi persino  sulla chitarra elettrica col risultato di raddoppiare a dire poco il già consistente repertorio. Giacomo Baldelli è in grado di passare da John Dowland a Luciano Berio, da  Gaspar Sanz,  Bach,  Vivaldi, a Schönberg o Romitelli. L’artista ha poi al suo attivo una serie di presenze, concerti, registrazioni, workshop che tiene in giro per il mondo e quant’altro.
Oltretutto ama anche cantare e lo fa piuttosto bene.  Durante gli anni degli studi era arrivato a suonare fino a 14 ore al giorno, ora forse suonerà qualche mezz’ora in meno ma di sicuro le suona.

Paganini sosteneva che “se non studio un giorno me ne accorgo io. Se non studio due se ne accorge anche il pubblico” chi scrive dubita che il pubblico di Baldelli  potrà mai accorgersi di questo, venendo a mancare i presupposti in quanto Giacomo Baldelli è un artista che suona davvero tanto.
Un interesse molto forte verso la musica contemporanea da sempre l’ha portato a privilegiare autori non facili come ad esempio il già citato RomitelliBritten  o Donatoni, collaborando inoltre con alcuni dei più giovani e noti compositori italiani ma non solo, intessendo con questi un dialogo che è un privilegio  concesso solo all’arte contemporanea, quello possibile fra esecutore e compositore in uno scambio produttivo sotto il profilo estetico ed esecutivo.

Fra gli autori, dal Nostro prediletti, ricordiamo  Andrea Agostini, Giorgio Colombo Taccani, Carla Rebora, Paolo Tarsi senza dimenticare Davide Ianni. Accanto alla musica contemporanea colta, il cuore di Baldelli batte anche rock e  per questa ragione alla chitarra classica ha affiancato la pratica di quella elettrica, insomma Giacomo Baldelli è un artista eclettico in grado di far coesistere sul leggio partiture che vanno dal Cinquecento a Piazzolla Bruce Springsteen, un artista sicuro di sé e forte della sua formazione a 360 gradi che non teme nulla né le insidie di un repertorio per quanto complesso, né lo strumento che lui domina con assoluta padronanza sia questo una chitarra acustica o elettrica.

Trasferitosi a New York nel 2014 dove attualmente vive con la moglie americana anche lei musicista, Giacomo Baldelli traccia un ritratto vivido della Grande Mela, una città ricca di opportunità per chi sappia coglierle e nello stesso tempo non così facile, sebbene sottolinei Giacomo che – a differenza che in Italia – non c’è da sorprendersi se un artista  che là di mestiere faccia il cantautore si presenti davvero come tale. Giacomo Baldelli si impegna per una maggiore divulgazione e conoscenza della musica contemporanea, spesso misconosciuta o relegata come musica da film.  L’artista sostiene come la musica contemporanea  sia complessa, ma affascinante o per soli addetti ai lavori; da qui il compito di arrivare alla gente comune e  “alle mamme” per “trovare dei modi differenti di eseguirla”, ripensare i vari stadi da “come il musicista si pone sul palco, dove suona, che tipo di musica contemporanea  propone e la scelta di repertorio che fa”, lo scopo è quindi allargare “il bacino d’utenza” ma riconosce che in giro  “purtroppo c’è musica contemporanea che non è neppure molto bella, quello che vorrei è che chiunque potesse apprezzarla. Io ho sempre cercato di fare questo, perché è qualcosa che sento molto dentro”

Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di sentirlo suonare a Modena, ospite dell’Associazione Amici della Musica, per nulla avremmo perso il concerto visto anche il successo d’oltreoceano riscosso dallo spettacolo NIDRA, la performance energica, intensa e portentosa  dove video e musica, dialogando quasi alla pari,  hanno portato un po’ di favorevole scompiglio persino all’Associazione Amici della Musica. NIDRA è una robusta sequenza di brani di autori diversi accomunati da una esplicita difficoltà esecutiva nonostante la scioltezza dell’interprete. NIDRA è stata definita dal New York Times “un tour de force per chitarra elettrica e video”, definizione che non potrebbe essere più calzante per un’interpretazione energica e molto ragionata quale davvero NIDRA è.

Di seguito pubblichiamo la trascrizione di un estratto della lunghissima conversazione-intervista fatta a  Giacomo Baldelli a New York.

Un Americano a Parigi è un classico, ma un italiano a N.Y. come se la cava? Quali sono i pro e i contro del vivere nella Grande Mela? 
Diciamo che un italiano a N.Y come una qualsiasi persona americani compresi, troverebbe questa città molto stimolante ma al tempo stesso  molto impegnativa. Nel senso che a parte i tanti luoghi comuni da sfatare nei confronti di questa città nel senso che è una città che chi fa il mio mestiere è una città ancora importante per proposte, incontri, circolazione di idee e poi è una grandissima vetrina per chi ha ancora qualcosa da dire. Al tempo stesso però è un po’ come ritrovarsi tutti in una stanza che più di tanto non può contenere. C’è il luogo comune per  cui a New York ci sia spazio per tante cose, in realtà lo spazio c’è, ma è molto meno di quanto si possa pensare. Inoltre l’italiano come me  che ha una storia di attività in Italia vede parecchie differenze: in meglio e in peggio. Partiamo dal meglio, io da quando mi sono trasferito qui due anni fa circa ho cercato di entrare in contatto con il mondo della musica contemporanea e della musica d’avanguardia, ho visto tantissimi concerti: ne ho visto di più in un anno qui che in dieci altrove (…) In tutto questo giro, molto educativo, dove mi sto abituando a vivere  a un modo di vivere la musica e a suonarla in maniera del tutto diversa rispetto all’Europa mi sono trovato davanti alcuni musicisti straordinari però anche tanti musicisti diciamo “normali” da un punto di vista tecnico. Però anche i “normali” hanno supplito alla “normalità” con belle idee: idee innovative che mi pare qui abbiamo più considerazione. Io l’ho provato sulla mia pelle. Io ho inviato NIDRA a seguito di un bando al Queens (Queens Music Festival ndr) che non era  ancora finito, c’era solo l’idea e abbiamo vinto. Abbiamo trovato delle persone che ci hanno staccato un assegno (…)

Tu vieni definito un musicista a 360°, un chitarrista completo, ma dalla chitarra acustica a quella elettrica come ci si arriva?
La mia scelta è una scelta che parte da lontano: musica contemporanea, avanguardia, nuova musica. Fin da ragazzino avevo questa voglia di fare questo tipo di musica,  ero in conservatorio, consapevole di essere lì e al tempo stesso volevo cercare una mia via. A 14 anni mi fecero studiare il primo brano di musica contemporanea, al conservatorio. Da allora ho iniziato a interessarmi a questa musica soprattutto perché mi dava la possibilità di confrontarmi con dei compositori che erano vivi. La possibilita’ di avere un feedback diretto da parte del compositore mi entusiasmava. Molte volte il compositore stesso ti chiede dei consigli, quindi ho incominciato a capire che il performer in questa musica riveste un ruolo fondamentale nel processo creativo.  Sono stato uno dei primi a laurearmi in chitarra a proporre un programma di laurea interamente dedicato alla musica contemporanea fondamentale è stata anche la mia militanza presso Icarus Ensemble  un gruppo molto importante in Italia e in Europa soprattutto per la musica contemporanea, la mia fortuna era che io praticamente  li avevo in casa (Icarus Ensamble è un gruppo originario di Reggio Emilia città natale di Giacomo Baldelli ndr). Quando ero bambino ricordo che andavo ai loro concerti e dicevo “io un giorno vorrei suonare con loro” e questa cosa è successa. E con loro mi si sono aperti gli occhi di più sulle possibilità che avrei avuto come musicista.

NDR: Qui Giacomo apre una parentesi raccontando del suo primo insegnante, ex allievo di Segovia, che gli aveva sempre intimato di “stare alla larga” dalla chitarra elettrica pena l’esclusione dai suoi corsi. Baldelli restando comunque legato alla musica classica  mostrerà una forte propensione anche verso il genere rock. Nel 2010 pubblica un disco di musica classica Chitarra italiana XXI secolo” nella cui tracklist compariva anche Trash un brano di Romitelli, divenuto in seguito anche un suo cavallo di battaglia essendo il brano più suonato durante i suoi tanti concerti.

Qual è la chitarra che suoni? Hai delle preferenze sulla marca o  cosa?
La Carrillo che e’ stata costruita dallo stesso liutaio  di Paco de Lucia che è la chitarra con cui mi trovo meglio. Per quanto riguarda la chitarra elettrica…Benvenuta nel mondo di chi fa musica contemporanea ma suona la chitarra elettrica! La chitarra varia a  seconda del pezzo che suono. Ho appena comprato una Stratocaster ma ho tanti amici che a volte mi prestano le loro, altrimenti ne dovrei possedere almeno 20.

NDR: Qui Baldelli sottolinea come per lui, musicista con un repertorio contemporaneo che suona la chitarra elettrica, ci siano delle variabili, più semplice invece per musicisti come Eric Clapton che suona la Stratocaster o per Jimmy Page fedele alla Gibson, fra le altre, essendo questi musicisti rock.

Per quanto riguarda NIDRA, proposta a Modena, invece?
Suonare musica contemporanea il 25 di giugno è stato un sogno: la stagione della musica contemporanea è l’autunno, al chiuso, anche secondo me. Eseguire NIDRA  in questo contesto è un bel passo avanti per arrivare a proporre questo tipo di musica.  Ho cominciato a collaborare artisticamente 4 anni fa con questa coppia di video makers di Reggio Emilia che si chiamano OOOPS Studio, Alessandro Grisendi e Marco Noviello, che tra l’altro collaborano da anni con il coreografo Mauro Bigonzetti. Loro è anche la video scenografia del balletto  Cinderella con Roberto Bolle, andato in scena la scorsa stagione al teatro alla Scala di Milano. Grisendi e Noviello hanno fatto cose avveniristiche mantenendo un saldo contatto con la realtà ma con un bagaglio di competenza tecnica piuttosto elevato, non sono “documentaristi”, sono video makers e lo sono sempre stati. Fondono computer  grafica con riprese tradizionali e tecniche incredibili: davvero straordinari! (…) Un punto di forza dell’arte contemporanea è la fusione fra le varie discipline. Abbiamo avuto l’idea di costruire un concerto/una performance, basata su un concept. Io ho cercato dei brani che fossero importanti per il repertorio di chitarra elettrica. Ho poi scritto il tema di fondo. In seguito ho mandato a OOOPStudio questo materiale e loro l’hanno usato come fonte di ispirazione per creare i video. Abbiamo lavorato sei o sette mesi. Una volta sbloccato il “fulcro tematico” è stato tutto molto veloce. Ci ritrovammo nel dicembre 2014 con lo spettacolo quasi finito. sui brani da me scelti, il rischio sarebbe stato di avere un’opera “statica”, non aperta alla possibilita’ di inserire nuova musica. Quindi abbiamo inventato il “prologo”, una sorta di “stanza”, per dare modo a me di suonare musica sempre nuova e sempre diversa. In questa parte dello spettacolo ad ogni rappresentazione di NIDRA propongo un brano sempre diverso scritto da un autore poco conosciuto  o un brano che magari non è stato mai suonato prima. In NIDRA si fondono tante cose, tanti stili musicali diversi perché il corpus di 5 brani fissi contiene per esempio il pezzo minimal per eccellenza che è Electric Counterpoint di Steve Reich che viene considerato per chitarra sola ma in realtà è un pezzo per 12 chitarre due bassi elettrici pre registrati e una chitarra che suona dal vivo.  Questo pezzo fu commissionato nel 1987 da Pat Metheny  (Pat Metheny  ne dà una versione con la chitarra acustica ndr) Solitamente, chi esegue il brano scrive alla casa editrice e si fa mandare la base preregistrata realizzata proprio da Metheny negli anni ’80. Io, siccome avevo molto tempo libero, ho affittato uno studio a Brooklin e mi sono registrato  tutto quello che si sente.

Mi stai dicendo che sei tu che hai inciso e assemblato tutto quanto?! Ho capito bene?
Yes.

Hai fatto bene a usare il tempo così: 100% Baldelli, allora.

Infatti, mi dicevano che ero un matto! Tra l’altro ho voluto dare al brano un taglio molto piu’ elettrico. L’ho voluto fare a modo mio. Tornando ai brani di NIDRA c’e’ poi Trash TV Trance di Romitelli, Vampyr! Tristan Murail, un brano di Christian Wolff, Dream di John Cage, di cui ho fatto al trascrizione per chitarra elettrica. Ci sono diversi stili musicali e su questi stili i ragazzi (OOOPStudio ndr) hanno applicato diverse tecniche cinematografiche: c’è il cortometraggio che sostanzialmente è computer grafica, c’è quello girato con tecniche piu’ tradizionali, c’è quello più astratto o quello più narrativo. Qui (negli USA ndr) sta piacendo molto, perché forse, come mi è stato detto da un critico (un critico in realtà teatrale abbastanza ignaro sulla musica contemporanea) il fatto di avere il media visivo fa “da ponte” per accedere alla musica, considerata spesso poco accessibile. Credo questo sia un punto di svolta.

Non credo di aver inventato nulla: il cinema è nato così. Immagini mute e musica dal vivo. Secondo me, pero’, il cinema, o comunque l’immagine, applicati alla musica contemporanea aiutano molto la gente a far sì che non sia “spaventata” da un’opera del genere. E’ questo il fine principale di un’opera come NIDRA. I responsi sono stati davvero molto positivi.

NIDRA a Modena ha fatto sicuramente centro visto il calore con il quale la performance è stata salutata ma soprattutto il grado d’interesse col quale il pubblico ha seguito l’intera durata dell’evento. Le mamme saranno state certamente soddisfatte.

 

 

Giacomo Baldelli

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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