Gioele Dix e quel panino vecchio di 2000 anni

Gioele Dix e quel panino vecchio di 2000 anni

BOLOGNA – Gioele Dix ha debuttato ieri sera al Teatro Il Celebrazioni con l’ultimo spettacolo Vorrei essere figlio di un uomo felice.  Si tratta di un lungo monologo che vede l’attore, unica figura sul palco, intrattenere il pubblico per quasi due ore. Il testo prende spunto dalla classicità più nota e meno frequentata e calamita l’attenzione su Telemaco e la sua ricerca del padre. Questo il pretesto per poi portare lo spettatore a spasso per la storia e l’attualità. L’argomento di partenza sono quindi i primi quattro capitoli dell’Odissea, nei quali Ulisse è lontano e Telemaco suo figlio decide di mettersi in viaggio alla ricerca di lui, un padre questo la cui assenza è più pesante della stessa presenza . Il dubbio sul ritorno di Ulisse è il leitmotiv che accomuna uomini e dei. I dieci anni trascorsi errabondi, condannano Odisseo a quella dromomania necessaria a spettacolarizzarne però il ritorno. Un viaggio a ritroso ripercorre così le tappe fondamentali dell’eroe greco ma all’interno della storia si intrecciano altri elementi. Se i primi capitoli del testo omerico danno l’avvio al tutto, l’attenzione si concentrerà in seguito sulla paternità in senso lato, sul rapporto non sempre facile con il proprio figlio. Il tutto volgendo uno sguardo al passato, quindi alla storia presente senza trascurare vizi e mancanze del vivere contemporaneo. L’attore abilmente fa confluire all’interno del monologo diversi elementi, armonizzando letteratura, attualità e cultura classica che riaffiorando beffeggia con ironia un presente insicuro, che non ha inventato nulla in bilico com’è fra dubbi e incertezze.

Una carrellata di personaggi di varie epoche, sarà il contorno alle vicende epiche, storie in apparenza lontane trovano dei comuni denominatori mescolandosi ai ricordi personali dell’attore. Un intenso monologo Vorrei essere figlio di un uomo felice che è insieme un vibrante palinsesto, ironico, talvolta graffiante dove le diverse parti armonizzandosi coesistono, dove troviamo  Gaber, Magrelli, Kundera accanto a Omero.

A che cosa serve studiare oggi il greco antico? Esiste una ragione pratica? Agli interrogativi posti, talvolta giungono improbabili le risposte, sfumate con un umorismo garbato, come quando l’attore racconta di aver ordinato  un panino, in un bar della Grecia mettendo così alla prova il frutto di anni di studio al liceo, sentendosi però dire che “quei” panini non li fanno più da oltre duemila anni.

Un teatro molto affollato,  un pubblico molto divertito ha reso omaggio a uno spettacolo sicuramente ben confezionato.

 

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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