Sua maestà Granita, più che un gelato speciale

Sua maestà Granita, più che un gelato speciale

TAORMINA – Non è un ghiacciolo, non è un sorbetto e neanche un comune gelato. È una prelibatezza antica, frutto di una miscela perfetta di acqua, zucchero e sapori inconfondibili. Di che stiamo parlando? Della Granita naturalmente!

Una timida, quasi inesistente primavera, somigliante a un prolungato inverno, ha appena lasciato spazio all’estate che bussa timidamente alla porta del mood estivo siciliano. E la parola d’ordine – per placare la percezione della calura- è da secoli sempre la stessa: Granita.

What’s granita?”. Ha chiesto un arguto D. J. Trump con il suo inconfondibile aplomb di uomo diretto, durante una pausa dai lavori del G7 appena concluso nella bella e caratteristica Taormina, quando il bisogno di placare la sete ha preso il sopravvento sugli improcrastinabili impegni istituzionali del momento. “Granita is a special ice-cream.” Ha risposto prontamente la traduttrice che gli stava accanto.

Già! Ma la granita è più che un semplice gelato speciale.

E’ arte antica, secolare tradizione che si tramanda e si rinnova, magico rito irrinunciabile.

C’è tutta la storia siciliana dentro una coppa di granita che non è fatta solo di date ed eventi, ma soprattutto di bon ton della sua consumazione: mai in piedi e di fretta, preferibilmente in compagnia e a qualsiasi ora del giorno, dalla colazione, al pranzo, all’ora sociale dell’happy hour, alla cena all’aria aperta magari di fronte al mare.

A sua maestà la granita si accompagna sempre una brioche con il tuppo, soffice, lucida, liscia, graziosamente calda, dolce carezza per ogni palato, dal più raffinato, al meno esigente.

E poi, vi ricordo di consumarla solo con il cucchiaino rigorosamente d’ acciaio, mai accontentarsi di una palettina di plastica, potreste non sentire il fresco che ghiaccia il cervello e fatelo sprofondare energicamente nella morbida, spumosa montagna di zucchero, limone e acqua che porta in bocca non solo freschezza ma tutti i sapori e gli odori della mitica Sicilia.

Cinzia Nazzareno

Correva un anno pieno di rivoluzioni e “primavere” e un fagottino di cinque chili, il 9 novembre decise di venire al mondo, in un piccolo paese dell’entroterra siciliano: Niscemi che è diventato “Olmo” nei miei romanzi. Atleta di corsa ad ostacoli mi permetto ancora di saltare alcune tappe della mia vita per non annoiarvi troppo. Sposata e madre di due figli, mi divido tra la scuola, dove insegno da vent’anni e la famiglia. Timida, ma non troppo, cerco rifugio nella lettura e da qualche anno nella scrittura, luoghi in cui ritrovo piacevolmente me stessa. Sognatrice per indole, curiosa per necessità. Amo viaggiare, ma credo mi servirà almeno un’altra vita per soddisfare tutti i miei bisogni geografici, creo tutte le occasioni per partire. Allergica all’ipocrisia e all’opportunismo, mi pongo a debita distanza da tutti coloro che praticano tali “simpatici sport”. Cerco gente vera e di sostanza, ma forse in un’altra vita potrò realizzare questo bisogno. Credo nel Karma. So che esiste, ne ho le prove! Insegnante di sostegno e discipline giuridiche ed economiche di professione, scrittrice per vocazione. Il sole in fondo al cuore (2015) e Lo Scarabocchio (2017) sono le mie due fatiche letterarie edite da Bonfirraro Editore. Un nuovo impegno letterario fa già capolino e contenta mi sento già.
Cinzia Nazzareno

Leave a Reply

Your email address will not be published.