Grizzana ricorda Morandi

Grizzana ricorda Morandi

Si è svolta questa mattina presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna la conferenza stampa di “Grizzana ricorda Morandi”, in apertura venerdì 11 luglio alle ore 18.30 a Grizzana Morandi, presso le inedite sedi espositive di Casa-Studio Giorgio Morandi e degli adiacenti Fienili del Campiaro.

Luciano Leonotti Casa Morandi - Grizzana
Luciano Leonotti
Casa Morandi – Grizzana

A pochi giorni dall’apertura del programma che omaggia Giorgio Morandi nel territorio e nei luoghi che hanno ispirato la sua poetica della natura, e in occasione del 50° anniversario della sua scomparsa, sono state presentate le tre mostre e l’omaggio cinematografico che inaugurano una nuova stagione culturale che si nutre della ricchezza evocativa di “Grizzana e della finestra sul cortile”: come disse Cesare Brandi, “l’unica matrice dei paesaggi di Morandi, un po’ come Arles per Van Gogh e l’Estaque per Cézanne”: Omar Galliani incontra Giorgio Morandi, Casa Morandi-Fotografie di Luciano Leonotti, e Historia Naturalis la collettiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Il programma, che per la seconda giornata di sabato 12 luglio, prevede la partecipazione di Eugenio Riccomini e la proiezione di Modus Morandi, film dell’autore, scrittore e regista RAI, Filippo Porcelli, sarà correlato da un importante progetto editoriale accompagnato da un testo critico di Renato Barilli, che è stato presentato questa mattina.

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Galliani incontra Morandi

Sono trascorsi vent’anni da quando Maria Teresa Morandi donò al Comune di Grizzana la casa in cui sarebbe morta, e che lei stessa, assieme al fratello Giorgio e alle sorelle Anna e Dina, aveva fatto costruire in una valle appena prima del paese, un lembo di terra di coltivi e confini di alberi e arbusti che guarda Il Campiaro, piccolo borgo di tre fienili e una casa colonica. Si sa di come Giorgio Morandi l’avesse voluta semplice e pura, come quelle che amava osservare, un cubo, un tetto, finestre con scuri, nelle storie narrate da Giotto e dall’amato Masaccio. E sono trascorsi cinquant’anni da quando il pittore morì in via Fondazza, a Bologna, il 18 Giugno del 1964, giorno che affermava, come ebbe a dire Longhi in Exit Morandi, la straziante certezza che mai più ci sarebbero stati suoi “altri, nuovi dipinti”. Oggi la Casa di Grizzana, dove Morandi ebbe il suo primo e unico studio, e dove tutto miracolosamente significa più che la persistenza nel tempo, la persistenza del tempo, di Morandi; la casa che nell’assoluta, estrema, semplicità, ai tanti, commossi, visitatori, richiama quella che Lloyd Wright avrebbe definito “verità della forma” connessa “alla verità dell’essere”, accoglie Omar Galliani, con una mostra che da qui si estende nei Fienili del Campiaro. Chi costruisce nella natura pone le basi di un mondo e lascia un segno del suo passaggio sulla terra, ha scritto Robert Pogue Harrison: è in questo “mondo” che espone Galliani, in questa cosmologia, che non ha conosciuto trasmissione ereditaria o un’altra stagione domestica, dopo i Morandi, ma che vive dei nostri sguardi, e, da oggi, e negli anni futuri, del dialogo con artisti a noi contemporanei. Galliani incontra Morandi, e si fanno strada interrogativi e meditazioni, estesi ad esempio all’immanenza apparente dello spazio morandiano, e al tempo circolare, ciclico e dell’Eterno ritorno che lo sottende e nutre; di concerto, meditazioni sulle simbologie e le narrazioni mitiche, poetiche, magiche di Galliani, dove la cosa è questo e sempre anche altro. Ancora, pensieri sulle diverse declinazioni di quella “ luce senza bagliore” di cui in Libro d’ombra scriveva Tanizaki, che è enigma nella cosmografia di Morandi e paradosso frequente in Galliani. Ad essa fa eco una singolare dinamica d’ombre: nei quadri di Morandi, dove spesso esse segnano la più sorprendente, minacciosa, fantastica dimostrazione che veglia e sogno, come ha scritto Elémire Zolla, non sono diversi, ma hanno eguale realtà; nei disegni di Galliani, che con frequenza raggiunge le chiarità spaventose dei gas stellari, ammantandole di tenebra ritmica, quella “del cielo stellato sopra di noi” che è stata la prima frontiera dello sguardo ed è l’ultima della nostra civiltà. Così, mentre camminiamo in un tempo sospeso tra la prospettiva incerta della strada in salita che si riempie di passi, Galliani mi dice che le geografie e gli spostamenti dei segni non hanno per nostra fortuna regole addomesticate dalla subordinazione storica degli eventi. Il silenzio meticoloso della “pennellata” o il graffiare e sfumare del “disegnare”, mi dice Omar, hanno in comune l’attesa e il tempo, e aggiungere nuovi fogli e nuove opere in questa casa, collocata sul ciglio di una strada comune quanto unica, non significa fermarsi. Eccoci perciò Sui tuoi passi, esposto nello studio di casa Morandi, un disegno inedito dove Galliani raggiunge in un umido notturno e siderale le origini stesse del viaggio della vita, attraverso il paradosso del secco e del combusto del carbone, con annotazioni pittoriche che riportano al nero e al magnetico degli inizi vulcanici del mondo, cadenzati in un rigore ritmico ed estetico da notazione musicale, da fuoco nero di cabala. Una Natura sacra, quindi non solo “naturale”, dove presente e memoria si addensano nella voragine della maniera nera: Piranesi e Goya, Seurat e Kubin, De Dominicis, Parmiggiani…Un patrimonio d’inchiostri e grafiti e fusaggini, che si espande fors’anche nel Paesaggio dei miei veleni, ispirato dal Paesaggio con alberi e ruscello di Antonio Fontanesi, del 1895, eseguito per la recente mostra nella GAM di Torino. Come accade sovente, Galliani aziona nella rappresentazione simbolica una poderosa macchina del desiderio, con le sommità degli alberi mozzate, con le fedi nuziali a significare un matrimonio mistico tra Uomo e Natura tradito dalla follia umana, con uno scenario in cui passato e presente si fondono e si manifestano attraverso lo slancio dell’osare, con una combustione oscura nutrita del brillio minerale del carbonio di grafite ed estesa su pannelli giganteschi come mura, spenti dal carbone, metamorfosati in lavagna e striati da grafemi granulosi o spiralati. Non solo nella storia dell’arte, ma anche nelle scienze neurologiche si sostiene che la percezione non ha mai luogo esclusivamente nel presente, ma attinge dall’esperienza del passato, ed è per questo che Gerald M. Edelman parla di “presente ricordato” e sostiene che ogni atto di percezione è in una certa misura un atto di creazione e ogni atto di memoria è un atto d’immaginazione. Un pittore che dipinge non alla luce naturale, cerca nei luoghi qualcosa in meno e qualcosa in più del visibile, è un collimatore di paesaggi esteriori e visioni interiori. E infatti, nel recupero del ricordo Galliani pare muoversi lungo percorsi e mappe che non sono più soltanto visive, e l’attitudine sviluppata negli ultimi anni a disegnare nel chiuso dello studio (per non distrarsi, come ama dire, con il giardino della natura), conferma la sua evoluzione sensoriale di artista sinestetico ed errante. Negli agili rapidi delicatissimi disegni creati per questo incontro, Galliani edifica un mantra che procede per mezzo dell’arte di rammentare. Scorrono morbidi come ombre e sogni, miti simboli figure della storia del mondo, affiorano lievi e oscure le compresenze degli opposti, mentre il sommo archetipo, il cerchio aureo, che rifulge, e tiene, e abbandona sul bianco l’ombra cangevole e tenera, presiede alla creazione della forma e la sottrae al dominio del tempo, come accade nell’ Iris per Giorgio, dove l’anello per sempre è custode del fiore simbolico che reca i colori, e che è caro agli artisti.

Eleonora Frattarolo

Omar Galliani Un iris per Giorgio matita nera su carta e anello d'oro 78.5x107 cm
Omar Galliani Un iris per Giorgio
matita nera su carta e anello d’oro 78.5×107 cm

Redazione

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