Il Bologna di padre in figlio

Il Bologna di padre in figlio

A Palazzo Re Enzo, nella Sala del Podestà, Claudio Baratta ha presentato il suo libro “Il Bologna di padre in figlio”.
L’idea è nata leggendo “Questa pazza fede” dell’autore inglese Tim Parks, tifosissimo dell’Hellas Verona, il quale racconta le vicissitudini della tifoseria clivense in quell’annata sportiva (2002). La fede per una squadra di calcio, o più in generale verso una squadra di un qualsiasi sport, spesso è ereditaria ma, come racconta l’autore, dalla sua famiglia non ha ricevuto nessuna fede per i rossoblù, la quale è nata e si è sviluppata negli anni grazie al rapporto padre-figlio con Mattia (da qui il titolo).
Il libro racconta l’annata sportiva appena passata parlando poco degli aspetti tecnici legati al calcio, ma soprattutto delle vicissitudini vissute in prima persona da entrambi nelle sofferte trasferte rossoblù e delle emozioni da esse scaturite.
Leggendo il libro si capisce come, nonostante le difficoltà della squadra (quest’annata può entrare di diritto tra le peggiori di sempre), l’attaccamento ai colori è crescente anche grazie a una più approfondita conoscenza al mondo Ultras e alle loro dinamiche interne, tanto da portare il figlio a creare, con un gruppo di amici, gli “Statos”.
Mi basterà riproporre un breve stralcio tratto dal libro per far cogliere la vera essenza del significato che l’autore voleva esprimere con questo diario.

Era la stagione 2007/2008 in quel periodo non ero fidanzato e mi vedevo talvolta con una ragazza, un venerdì dopo aver cenato da lei ad una certa ora prendo la mia roba e mi dirigo verso la porta, a quel punto lei mi chiede dove sto andando e io con molta naturalezza gli dico “vado a Messina”. Lei con gli occhi increduli mi domanda a fare che cosa e io gli rispondo con altrettanta naturalezza “a vedere il Bologna”… a quel punto con immenso stupore mi dice “tu te ne vai da qua per vedere 22 uomini con rincorrono un pallone???”… a quel punto io rispondo “no io me ne vado da qua per seguire altri 49 uomini che credono nel mio stesso ideale” e dopo quella frase mi lascio la porta alle spalle e da quel momento non la rivedo mai più. Questo per dire che chi sceglie di fare la “nostra vita” si troverà sempre a dover vivere con dei sacrifici, quante volte sono partito dalla mia città mentre tutta la mia balotta era a far serata senza di me, quante volte sono partito con il buio e sono tornato con il buio, quante volte sono andato diretto a lavoro, quante volte l’ho fatto e quante volte finchè potrò lo farò… Non tutti vivono lo stadio nella stessa maniera, ma tutti per viverlo sacrificano qualcosa nella vita… potevo essere tante cose nella vita ma ho scelto di essere semplicemente me stesso. Lunga vita agli ULTRAS”. (Considerazioni di un giovane ultras rossoblù)

Claudio Baratta

Andrea Guidetti

Nato col Commodore 64, Amiga e Nintendo 8-bit ho passato l’adolescenza sul divano in compagnia degli amici e della famiglia Playstation. Quando ero fuori casa facevo le mie prime chiamate con i gettoni, ma dagli anni ’90 ho conquistato quello che credevo essere una delle tecnologie più rivoluzionarie: il Motorola 8700, altro che il “risoluzionario” iPad di oggi! Dovevo combattere con mia madre quando con la linea a 56k pretendevo di andare in internet mentre lei voleva telefonare. Per fortuna oggi ho la casa cablata con wifi e fibra ottica.
Andrea Guidetti

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