Il Tortellino della post-modernità

Il Tortellino della post-modernità

Diciamo la verità. A noi il tortellino piace. Ci piace il modo in cui lo si fa, chi non ha mai aiutato la propria nonna a chiuderlo, alzi la mano. Ci piace il profumo della sfoglia che si amalgama con l’impasto, e qui ditemi che non avete mai rubato e messo in bocca un tortellino crudo. Ci piace la sua forma cosi simile all’ombelico di Venere, cosi erotico nel suo essere piccolo e racchiuso, cosi sensuale nel concetto di origine della vita, cosi pregno di significato che va oltre il semplice nutrimento. Ci piace da Nord a Sud, da Est a Ovest dal lato destro con un angolino irregolare al lato sinistro, dove si arrotonda. Ci piace la pianciuta forma che in bocca sprigiona tutta la sua passione emiliana, ci piace qualunque sia il suo ripieno, vitello, prosciutto, maiale, mortadella, faraona, piccione o rana. Il tortellino è un modo di essere, è uno specchio che rivela la personalità di una zona, è l’ombelico della cucina italiana. Dalla sua prima comparsa in bilico tra verità e leggenda il Cervellati, segnala che nel secolo XII a Bologna si mangiavano i “tortellorum ad Natale”. Successivamente in un libro di ricette trecentesche si racconta dei “torteleti de enula”. Nel terzo racconto dell’ottava giornata del Decamerone, Calandrino, Bruno e Buffalmacco, alla ricerca dell’elitropia, finiscono nel Paese di Bengodi, dove “…stavan genti che niuna casa facevan che far maccheroni raviuoli e cuocergli in brodo di capponi.” Ma solo nel 500 usciamo dal forse per sfondare la porta del probabile, dove nel diario del Senato di Bologna quell’anno si riporta che  a  16 Tribuni della Plebe riuniti a pranzo fu  servita una “minestra de torteleti”. Pochi anni dopo, nel 1570, un cuoco bolognese fece stampare un migliaio di ricette tra cui c’era pure quella dei tortellini.

Ecco svelata la paternità del Tortellino. Emiliano DOC, appunto.

Il Tortellino (LINEAGOLOSA.tv photo di Roberto Savio)

Dal passato al presente, beyond the future, il Tortellino oggi ha uno sguardo verso il domani, non è più solo classico con il brodo di cappone ma si traveste di novità e indossa abiti nuovi. Ed è proprio durante il patrono di una delle città che lo ha visto nascere, Bologna, che il 4 Ottobre si è celebrato il tortellino con una vera maratona culinaria tutta interamente dedicata a “sua Maestà”.

Il Tout-Tlein festival.

Capitanati dallo chef Marcello Leoni, per la prima volta gli chef della città e non solo, hanno fatto sistema e si sono organizzati per celebrare la pasta ripiena più riconosciuta al mondo. Nella piazza sospesa su via Stalingrado dove risiede l’Osteria di Porta Europa dalle ore 18.00 alle ore 21.00, circa venti cuochi hanno dato la loro personale interpretazione dell’ombelico di Venere. Dal “Tortellino classico in brodo di cappone” del patron di casa, Marcello Leoni, a quello “tradizionale in brodo di carne” di Aurora Mazzucchelli, dal “Tortellino in sfoglia d’uova d’anatra con brodo d’anatra metodo tradizionale” di Riccardo Facchini, al “Tortellino alla boscaiola” con spuma di funghi e parmigiano, piselli e prosciutto disidratati di Massimiliano Poggi. C’è chi ha osato attingendo alla cultura mantovana come Mario Ferrara deliziando il mio palato con il tortellino della memoria (la mia, sia chiaro, sono mantovana lo ammetto, non so resistere al Lambrusco nel brodo) proponendo il “Tortellino tradizionale di sfoglia di lambrusco e brodo di cervo”, per me una vera libidine.

Naturalmente non mancavano altre interpretazioni, ma al quinto piatto mi sono seduta per terra a riflettere.

 

In città è in atto una rivoluzione, una rivoluzione che parte dalla cucina, tocca l’arte e si spinge ben oltre ciò che immaginiamo. Il Tortellino non è più solo classico, è avanti, all’avanguardia, alla moda e soprattutto buono e post-moderno come lo siamo noi.

 

6 Ottobre 2012

Blue G.

Se Dio creò l’arte, il diavolo creò gli artisti, se Dio creò l’amore, il diavolo creò il sesso, se Dio creò il cibo sicuramente il diavolo creò i cuochi e se Dio creò la donna allora il diavolo creò Blue. Scrivo perché non potrei fare nient’altro, o forse si, potrei mangiare continuamente, ma questa è un’altra storia.
Blue G.

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