Intervista a Marco Vergini prima del concerto alla Rocca di Vignola

Intervista a Marco Vergini prima del concerto alla Rocca di Vignola

VIGNOLA (MO) – Domenica 5 Marzo alle ore 17,00 la Sala dei Contrari della Rocca di Vignola risuonerà delle note del pianoforte di Marco Vergini, che qui intervistato ci da qualche anteprima. Si tratta infatti di un altro appuntamento della rassegna Note di Passaggio, organizzata e curata dagli Amici della Musica di Modena.

L’artista era già stato ospite un paio di anni fa incantando il pubblico grazie alla solidità interpretativa non disgiunta da una padronanza tecnica rilevante. Dopo essersi diplomato con lode e menzione d’onore al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro che l’aveva visto debuttare non appena dodicenne quale solista con orchestra,  Marco Vergini si è poi perfezionato  alla prestigiosa Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, dove si è poi diplomato nel 2003. In seguito ha partecipato in veste di esecutore a masterclass tenuti da musicisti che non hanno certo bisogno di presentazioni quali Lonquich, Lortie, Petrushansky, Weissenberg e Ciccolini ottenendo grandi apprezzamenti. Marco Vergini ha inoltre vinto numerosi premi a concorsi sia nazionali che internazionali tra i quali ricordiamo la XVIII edizione del Premio Venezia, “A. Scriabin” di Grosseto, o l’ambito “A. B. Michelangeli” di Foligno.  Recentemente l’artista si è affermato alla XXVII edizione del prestigioso Concorso Internazionale “A. Casagrande” di Terni. Oltre ad essersi esibito  in importanti teatri italiani ed esteri, quali la Sala degli Affreschi di Milano, la Sala “F. Liszt” di Budapest, la Konzertsaal della Hochschule di Berlino, la Carnegie Hall di New York. Marco Vergini è stato inoltre ospite della prestigiosa stagione pianistica della “Roque d’Anthéron” di Lourmarin, proponendo l’esecuzione integrale dei Preludi e Fuga di D. Shostakovich trasmessi in diretta dalla radio “France Culture”.
Nel cartellone di Domenica sono presenti autori della rilevanza di  Shostakovich, Debussy, Ravel e Prokofiev. Un programma  piuttosto  affascinante per il pubblico che assista al concerto, ma per l’esecutore si tratta in realtà di un autentico banco di prova, non privo di insidie vista la difficoltà tecnica e l’assoluta padronanza dello strumento richiesta, senza poi dimenticare l’interpretazione e il tocco personale che questo interprete, dotato di sensibilità artistica quale è, saprà sicuramente dare. A ridosso del concerto abbiamo avuto la possibilità di intervistare il Maestro Vergini, quanto segue è la trascrizione della nostra intervista.

Si dice che la formazione di un musicista inizi già dal grembo materno, ovvero quanto la madre ascolta durante la gravidanza influirà poi sul nascituro. (Per Mozart funzionò) Qual è stato il suo incontro con la musica e quando Lei ha deciso che nel Suo futuro ci sarebbe stato il pianoforte?

A dire il vero nel quotidiano della mia famiglia di provenienza la musica non era presente, se escludiamo quella che proveniva dalla radio. La mia è stata una fascinazione di bambino per lo strumento come oggetto, che ho avuto in dono all’età di sette anni dopo averlo tanto desiderato.
Da allora il mio gioco è stata la musica. Tuttavia, da neo papà, nutro la convinzione che l’aver sentito il suono del pianoforte per tutto il tempo trascorso nel grembo materno abbia creato nel mio bambino le condizioni favorevoli allo sviluppo di una sensibilità musicale spontanea.

Ne sono convinta anch’io. Il programma di oggi è simmetrico e antitetico per certi aspetti: si apre e si chiude con due autori vissuti durante il regime sovietico uno sostanzialmente allineato con questo, Shostakovich e l’altro Prokofiev sicuramente molto meno simpatizzante verso quel tipo di potere, per quale motivo ha scelto questi due compositori contemporanei fra loro ma anche molto diversi?

Nella scelta dei preludi e fuga di Shostakovich ho assecondato le richieste degli amici della musica di Modena; di conseguenza la scelta di accostare ad essi la settima sonata di Prokofiev, nel quale riscontro invece un’affinità con il suo contemporaneo. Pur nelle debite differenze di personalità e stile non ritengo le due figure antitetiche ma entrambe rappresentanti di un linguaggio musicale per evidenti motivi non compreso dal regime.

Gaspard de la nuit è considerata un’opera ostica e anti romantica volutamente tale anche per ammissione dello stesso autore. Come interprete che cosa L’affascina di più, la sfida nel superare evidenti difficoltà tecniche o leggere la partitura e scoprire un altro mondo parallelo a quello della scrittura o cosa invece?

Ero piuttosto giovane quando ascoltai per la prima volta questo brano eseguito da Pietro De Maria nel teatro della mia città. Senz’altro al momento rimasi affascinato anche dal virtuosismo ma, in seguito, studiarlo è stato ancora più entusiasmante e mi ha permesso di scoprire i tanti aspetti affascinanti della scrittura di Ravel. La resa descrittiva che Ravel riesce ad ottenere con il suono è qualcosa che, anche dopo tanti anni che eseguo questo brano, mi stupisce ogni volta.

Con Debussy, mi ripeto e mi verrebbe ancora da dire che Lei ribadisca la Sua “caparbia ostinazione” verso le cose difficili. Non è certo un difetto. Come mai la scelta è ricaduta proprio su questi brani?

La sfida non è data dalla difficoltà del virtuosismo pianistico ma da qualcosa di più sottile e forse ancora più complesso che riguarda la sensibilità interpretativa. Anche se in questo programma propongo una selezione di preludi tratti dal primo libro, il tentativo nella esecuzione è quello di mantenere uno sguardo d’insieme che restituisca l’impressione di una passeggiata tra colori, profumi, effetti luministici suggestivi e coinvolgenti.

C’è un autore in particolare che Lei ama e con il quale ha instaurato una relazione affettiva che si rinnova nel tempo con più intensità? In parte mi aveva risposto prima a proposito di Ravel.

Per me gli amori, solo quelli musicali, sono ciclici. In questo momento Beethoven è l’autore che preferisco suonare.

Quali sono stati gli interpreti nell’esecuzione pianistica – parliamo per prudenza di quelli del passato! – che Lei considera di riferimento? Ammesso che il termine “di riferimento” abbia ancora un valore.

Invece, tralasciando prudenza e diplomazia, farò il nome di un artista vivente: Grigory Sokolov.

Se Lei non fosse Marco Vergini, quale pianista invece Le piacerebbe essere e perché?

Tra i tanti artisti che ammiro Barenboim è certamente una figura particolarmente interessante per il suo eclettismo, capace di eccellere sia come pianista che come direttore d’orchestra, senza per questo rinunciare all’attività teoretica ed alla scrittura. Ecco, se proprio dovessi scegliere…

INFO

Come per tutti gli appuntamenti della rassegna, l’ingresso al concerto è gratuito ed è realizzato con il contributo finanziario del Comune di Modena, della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, della Regione Emilia Romagna e di BPER Banca.

L’Associazione Amici della Musica di Modena opera senza fini di lucro. Sostegno economico proviene dai contributi di Enti Pubblici e Privati e dalle quote di adesione dei Soci. Tutte le informazioni su contenuti artistici, aspetti organizzativi, modalità di sostegno e di adesione alle attività degli Amici della Musica di Modena sono disponibili all’ingresso della sala.

Per informazioni: tel 3296336877; www.amicidellamusicamodena.it,info@amicidellamusicamodena.it

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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