Intervista ad Alessio Carbone

Intervista ad Alessio Carbone

Alessio Carbone è un meraviglioso danzatore, primo ballerino nientemeno che all’Opéra National di Parigi, cosa non così scontata per chi nasce al di fuori dei confini francesi. Diplomato alla Scala nel 1996 dove ha danzato in diverse produzioni; approda a Parigi nel 1997 e viene subito ammesso nel corpo dell’Opéra; nel 2002 ne diviene quindi primo ballerino.
Alessio Carbone ha uno straordinario talento e pur avendo un repertorio vastissimo anche nella danza contemporanea, spessissimo è ospite di teatri importanti dove riveste ruoli del repertorio classico che interpreta con grande approvazione sia della critica che del pubblico. Figlio d’arte poiché nato da una celebre coppia, del mondo coreutico: il maestro Giuseppe Carbone, noto coreografo, più volte direttore alla Scala e Iride Sauri che oltre ad essere stata la prima ballerina al Teatro La Fenice di Venezia, è stata una danzatrice apprezzatissima anche oltralpe, soprattutto nel nord Europa.
Mi riceve tra una pausa e l’altra, si dimostra affabile, gentilissimo, molto alla mano e non gioca a fare il divo, sebbene lui potrebbe davvero permetterselo!

Ascolterò volentieri qualsiasi cosa mi vorrai raccontare su questo spettacolo, visto dal di dentro, avrà un’altra prospettiva.

E’ la seconda volta che faccio questo spettacolo, ”Il Cigno nero”, ed è interessante e raro vedere un gala con un tema. Di solito i gala si formano di stelle internazionali, lui è riuscito a radunare ballerini e a dare un tema. Di solito si formano legando un tema, come l’amore; ma non è facile perché “Il Cigno Nero” è interessante perché c’è questa trasformazione e tra l’altro all’Opéra di Parigi, tra due settimane, io farò il ruolo del cattivo, di Rothbart,. Quindi sto proprio ballando intensamente questo soggetto e penso che per una donna ballare sia il Cigno Nero che il Cigno Bianco, sia una trasformazione interessantissima, perché anche il pubblico vede sia il lato dolce e fragile, e poi il lato più aggressivo macchiavellico, quindi una artista fa vedere tutti i lati della personalità. Daniele ha proposto un gala, io faccio vedere – per quello che mi riguarda – questa parte classica, accademica con i 3 preludi, rappresenta un po’ tutto il lato dello studio, poi c’è Giuseppe (Picone) e Maria (Yakovleva) sono persone che incontro un po’ ovunque durante i gala a destra e sinistra. Maria l’ho conosciuta a Taiwan, eravamo con Giuseppe a fare questo gala internazionale e siamo diventati molto amici; con Giuseppe avremmo 200 gala a destra e a sinistra. Giuseppe è il più gran cuore dei ballerini perché è napoletano d’hoc! Maria è di una bellezza strepitosa, ho ballato “Schiaccianoci” con lei, a Palermo. E’ una meraviglia veramente: di persona, di ballerina, di tecnica, molto studiosa. Poi tutti questi giovani dell’Opera di Roma come Alessio Rezza, una giovane promessa, anzi no si è già affermato: fa i primi ruoli all’Opera di Roma; era stato con noi a Parigi, un anno come aggiunto.
Io – devo dire la verità – sono sceso dall’aereo stamattina e già ho respirato l’aria italiana. Mi sono seduto in un bar a prendere un boccone e vedere tutti questi sorrisi, questo lato proprio italiano, mi fa proprio un gran bene – al di là dei gala- io sono così felice di venire in Italia ogni tanto per ballare perché è la scusa per venire in Italia, ma per riconfrontarmi per me che vivo all’estero, un sorriso non è più così scontato diventa: “Wow!”. Non parlo neanche del prezzo di un piatto di pasta, che a Parigi è proibitivo; però è una boccata d’ossigeno. Sono felicissimo della mia vita a Parigi –ormai sono là da 17 anni – tanto, tanto lavoro, sono andato lì per quello. Ma tanto calore che fa bene anche all’arte e quindi io mi riprendo un po’ di boccate d’ossigeno, ogni volta che metto piede in Italia, in più per ballare: quindi ogni volta sono felicissimo! Oggi siamo a Bologna, domani andiamo alla Spezia, dopodomani a Padova, sono veramente super felice. Poi da lunedì prossimo, mi richiudo di nuovo (si riferisce al suo ritorno a Parigi) anzi per lasciarmi partire è stato un miracolo. “Il Lago dei Cigni” va in scena tra poco e anche se io non sono nel primo cast, volevano che fossi lì per vedere tutti gli interventi, lo capisco eh? Però ho insistito un po’, facendo capire che per me era importante mantenere un contatto con l’Italia, ho detto loro: “Datemi questo permesso, perché tornerò arricchito di ispirazione“.

IMG_2642Qual è la differenza fra ballare o il contesto culturale, per voi che lavorate, a questi livelli che sono altissimi, in questo caso la Francia che è la culla della danza.

Diciamo che c’è una certa pressione a salire su quel palcoscenico, c’è una grande responsabilità che si sente e che fa bene. Sembra quasi un esame ogni volta che vai in scena: non ti perdonano facilmente gli sgarri e quindi è un’ottima scuola per me, per tutto il seguito. La differenza è che appunto senza criticare la Francia o l’Opèra, ma la fantasia che ci tira fuori da ogni tipo di situazione è tipicamente italiana. Io questa felpa la metto tutti i giorni, con lo stemma Italia, perché io non voglio dimenticarmi. Purtroppo essendo immersi tutti i giorni dalla mattina alla sera, dopo tutti questi anni io mi dico: “Sono diventato mezzo francese?”. Mia mamma stessa mi dice sempre: “Non dimenticarti da dove vieni!” perché comunque loro questo non ce l’hanno. Dove loro sono forti e cioè nel lavorare costantemente, ogni giorno e ogni giorno, noi abbiamo quel tocco di fantasia che ci permette a volte di arrivare al loro livello e a volte, magari, di superarlo, non dico “quasi” senza lavorare, però ogni tanto c’è questo guizzo… per me l’Italia è la patria della cultura in generale. Loro hanno la danza che è proprio “portata in avanti”, alle 8 di sera ci sono sempre programmi legati alla danza, il teatro dell’Opéra è un teatro di tradizione e infatti sono onoratissimo di farne parte e far parte di questa compagnia. Ecco non voglio togliere niente all’Italia, perché è vero che nei teatri ci sono tanti e tanti problemi legati all’amministrazione, all’organizzazione, però, comunque, in scena gli spettacoli in Italia hanno sempre qualcosa da dire, anche se a volte si devono far perdonare qualche lato tecnico, però anche se va via la luce, il ballerino continua a ballare. Io spesso sento parlare male: “Ah, i giovani vanno sempre fuori!”. Ok, è vero che vanno fuori, perché le realtà – nei teatri italiani -sono difficili; però comunque questi giovani si sono formati in Italia: io mi sono formato alla Scala! Sono poi entrato in compagnia, all’Opéra, siamo in pochi a non aver fatto la scuola dell’Opéra, su 150 ballerini penso che siamo in 4 a non aver fatto quella scuola, sono tutti con lo stampo Opéra di Parigi, della scuola. Quindi non bisogna togliere quello che appartiene all’Italia e che bisogna tenere su. Io sento spesso parlare non male ma le compagnie chiudono, è difficile i contratti, la stabilità, è molto difficile gestire tutta questa problematica… però la danza non è morta assolutamente –come tanti dicono – e non morirà, perché anche le scuole di danza che sia l’Opera di Roma, la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli ci sono anche delle ottime scuole, a Firenze, a Verona, è pieno di buone scuole!

Non dimentichiamo anche la scuola di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia!

Assolutamente! E’ vero che i problemi ci sono però la danza resiste anzi esiste, perché comunque c’è! Non bisogna aver paura di dirlo.

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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