Giuseppe Picone- Intervista all’etoile

Giuseppe Picone- Intervista all’etoile

Giuseppe Picone è un artista pluripremiato che tutto il Mondo ci invidia: ex bambino prodigio, esordisce appena dodicenne a fianco di Carla Fracci e Vladimir Vassilev, intrepretando il ruolo del piccolo Nijinsky, nell’omonimo balletto; ma a differenza di tanti talenti precoci che sfortunatamente crescendo si perdono, Giuseppe Picone non solo ha riconfermato il suo talento, dati gli eccellenti risultati, ma continua a stupire per grazia, stile e tecnica sia il pubblico che la critica. Ha danzato nei migliori teatri, il suo consistentissimo repertorio spazia dal balletto classico a quello contemporaneo e come se non bastasse è pure un interessante coreografo!
Giuseppe Picone è bellissimo, sia sul palcoscenico, sia a vis-à-vis ed è anche molto cortese. Mi riceve nel suo camerino poco prima dello spettacolo e io faccio la peggior figura della mia vita: non riuscendo a trattenermi, glielo confesso con spudorata sincerità, ringrazia con un sobrio sorriso, ci accomodiamo su di un divano e iniziamo a parlare dello spettacolo che sta per iniziare. La prima domanda è la stessa (sia ad Alessio Carbone che a Daniele Cipriani) – non tanto per mancanza di fantasia, da parte mia! – ma come si vede le risposte sono ben differenti fra di loro.

Perché questo titolo e questo “furto” – anche se in realtà il cinema ha saccheggiato spesso dal mondo della danza? E’ un film che dà uno schiaffo alla danza, non c’è una figura positiva.

In questo caso sì. E’ una sequenza di frustrazioni, di andare avanti con compromessi: ci può stare! C’è qualcosa di vero, ma è un film: non è una storia reale, però un pizzico di verità c’è non solo nel mondo della danza, ma anche nella realtà, dal segretario che vuol diventare capufficio, queste gelosie ci sono. Però, il nostro mondo è bellissimo, questo resta un mondo straordinario: il palcoscenico, le luci, i costumi, questo è un mondo straordinario; però ci sono delle piccole frustrazioni di vita, tutto qua!

Riguardo invece la Sua parte, in questo spettacolo?

Io sono il Principe dove nel “Cigno Bianco” mi innamoro di Odette e poi nel “Cigno Nero” vengo beffeggiato un po’ da Odile perché sotto l’incantesimo di Rothbart in effetti non è lei, anche se mi seduce io riconosco in lei Odette ma invece è Odile.

Siamo sicuri che il Principe sia davvero innamorato di Odette? Me lo sono sempre chiesto.

Sicuramente in Odette trova forse quell’affetto e quell’intimità che al castello essendo l’erede al trono, non aveva trovato ecco perché se ne innamora, poi è una creatura talmente particolare e fragile. Poiecco questo innamoramento folle, al punto che non riconosce nel Cigno Nero l’assoluta mancanza di fragilità, di Odette, perché Odile è tutt’altro che fragile. E’ talmente abbagliato da questo amore folle…

Dove La troviamo adesso?

Io sono sempre in giro! Domani e dopodomani La Spezia, Padova, Roma con questo Gala. A Londra danzerò solo il passo a due finale del 3° Atto, della “Bella Addormentata”, (eseguita nella sua totalità, da poco, a Tokjo) con una punta di diamante del Mariinskij, in un Gala internazionale, è la terza volta che ci vado: dove c’è tutto il mondo della danza! Da Parigi a New York, al Bolshoi, al London Theatre. Sarò poi a Piacenza, per una nuova produzione, su coreografia moderna, di Madama Butterfly, di Marco Batti. Rientro a maggio vado in Kazan, c’è il Gran Galà Nureyev, dal 27 al 28 maggio. Poi c l’estiva, quasi ogni anno è così: si riempie sempre di gala e di festivals, ma questo è bellissimo!

IMG_3495Secondo Lei, come sta la danza, in Italia?

Per quanto riguarda i talenti, secondo me, siamo al top: nel senso che sia donne che uomini stanno uscendo da importanti scuole di danza e sono veramente tanti! Purtroppo stanno andando tutti all’estero, al momento non c’è una sicurezza di contratto e questo è un gran peccato, anche se il potenziale c’è! Purtroppo tranne la Scala o il Teatro San Carlo che sta dando, bene o male, l’opportunità a credo 20 o 25 ballerini di avere un continuità annuale. Ma 20 o 25 ballerini sono però comunque pochi, ogni teatro dovrebbe avere almeno una ottantina o settantina di ballerini fissi, con cui lavorare. Purtroppo questo non c’è, peccato! O una compagnia, come per esempio, al Bolshoi, o al Mariinskij, ecco c’è n’è uno e addirittura ci sono due Bolshoi e due Mariinskij, perché sono talmente tanti che un gruppo fa spettacoli in sede, e l’altro va in tournée. Ecco, neanche questo c’è! Capisco che in Italia ci siano tanti teatri, allora bisogna lasciarne soltanto due o tre, ma 30 o 40 ballerini non sono la stessa cosa, lì ce ne sono 220 ballerini stabili, con un contratto; in Italia vogliono soltanto chiudere.

Vittoria Ottolenghi diceva di Lei che “è metà Pulcinella e metà Principe”, io davanti a me vedo prevalentemente un Principe, Lei come si vede?

Lei mi conosceva da piccolo, mi ha visto crescere al Teatro San Carlo di Napoli, nel Pulcinella. Napoli mi ha dato le origini, anche in scena, quella parte di me, partenopea viene fuori. Anche nella variazione o nell’esecuzione di un principe io sento di avere quel fuoco campano, partenopeo, dentro!

Quanto conta la bellezza in un ballerino?

In Italia da morire, all’estero meno. In Italia conta tantissimo. All’estero conta ma vogliono vedere i fatti, e allora ti metti in gioco al 100%. Vedo che in Italia si aprono facilmente delle porte a personaggi perché sono belli, però vedo la mancanza del vero talento scenico! A New York, scrivevano di me che in un ruolo addirittura assomigliavo a Marcello Mastroianni, ma poi aggiungevano che avevo interpretato il ruolo molto bene. Anzi se non avessi avuto una tecnica o un’interpretazione idonea l’avrebbero scritto; non si sono mai tirati indietro, né in Inghilterra, né in Germania o in Austria, da nessuna parte. Io ho visto dei ballerini veramente eccezionali – ma magari, non bellissimi – purtroppo non avere una carriera “rispettata” da tutti e questo è un peccato!

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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