Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN

Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN

NAPOLI – Da oggi 25 settembre 2019 al 23 febbraio 2020, le sale espositive dislocate al primo piano del PAN – il Palazzo delle Arti di Napoli – ospitano la mostra Joan Miró. Il linguaggio dei segni. Una rassegna imperdibile, dedicata al grande artista spagnolo.

Per scrivere della mostra Joan Miró. Il linguaggio dei segni prenderò a prestito la strofa della canzone Napul’è di Pino Daniele che il sindaco Luigi De Magistris ha citato in conferenza stampa: “Inte e viche miezo all’ ato” – tra i vicoli, in mezzo agli altri – ad indicare l’apertura, l’accoglienza, l’incontro col prossimo come moltiplicatore naturale di bellezza. Una frase quanto mai appropriata se si pensa che Joan Miró. Il linguaggio dei segni è un prezioso insieme di opere conservate dal Museo Serralves di Porto e ora approdate nel capoluogo partenopeo per consentire a cittadini e turisti di assistere a un evento unico nel suo genere.

Mirò Senza titolo, 1981

Le 80 opere esposte coprono un arco temporale che va dal 1924 al 1981: sessant’anni, dunque, per tentare di raccontare l’artistica genialità di Joan Miró, un uomo che seppe ridefinire il rapporto tra le immagini e il loro significato, attraverso un processo di “semplificazione” della figura che, riducendo gli oggetti a sagome o elementi essenziali, proietta l’osservatore in un mondo di linee e colori – declinati mediante la pittura, la scultura, il disegno, la ceramica, l’arazzo e l’incisione – dai contorni onirici e sognanti.

Miró
Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN

La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con il supporto del Ministero della Cultura Portoghese e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, ed è organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia. A cura di Robert Lubar Messeri, professore di storia dell’arte all’Institute of Fine Arts della New York University, sotto la preziosa guida di Francesca Villanti, direttore scientifico C.O.R.

Mirò
Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN        

I capolavori facenti parte di Joan Miró. Il linguaggio dei segni – appartenuti al mercante d’arte moderna Pierre Matisse, figlio del noto pittore Henri – sono rimasti lungamente sconosciuti fino a quando, nel 2005, il collezionista giapponese che li custodiva decise di venderli al Banco Português de Negociós. Tuttavia, il Banco Português de Negociós, in forti difficoltà economiche, pensò di ovviare alla crisi mettendo sul mercato l’importante acquisizione. La scelta provocò un moto di protesta e indignazione nazionale, a seguito del quale lo Stato Portoghese fu costretto a intervenire, disponendo la sospensione della vendita e incaricando il Museo di Serralves di conservarle. Tra il 2016 e il 2017, le opere sono state esposte al pubblico per la prima volta, conquistando l’ammirazione di oltre 300mila visitatori.

Mirò
Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN

Robert Lubar Messeri – curatore della mostra Joan Miró. Il linguaggio dei segni, col contributo di Francesca Villanti, direttore scientifico C.O.R. – ha spiegato che la rassegna non è da leggersi in ordine cronologico, pur partendo da un’opera del lontano 1924. Il percorso è articolato in otto sale ed è stato specificamente concepito per adeguarlo alla struttura del PAN, come un abito sartoriale cucito a misura di museo. Via via che si avanza, il pubblico assiste al processo di decostruzione e dispersione cui Miró sottopone i suoi soggetti. Progressivamente, si approda alla sezione dedicata al collage; quella concepita in funzione della calligrafia giapponese – che l’artista spagnolo aveva conosciuto nel corso di un viaggio compiuto negli anni Sessanta e di cui si era profondamente innamorato; gli arazzi e, in ultimo, una gigantesca tela alla quale, nel 1973, Joan Miró diede fuoco, come a voler obnubilare il suo linguaggio per poterlo poi ridefinire.

“Joan Miró. Il linguaggio dei segni. Nello stesso titolo della mostra è racchiusa la chiave di lettura di questa eccezionale esposizione allestita nel Palazzo delle Arti di Napoli. Miró esplora il linguaggio dei segni riducendo gli oggetti a elementi essenziali. In questo processo di riduzione e semplificazione ci invita a porre l’attenzione al dettaglio, ad esplorare gli elementi della costruzione del significato. Nel XXI secolo siamo ormai abituati a guardare immagini sempre più definite che si susseguono a grande velocità, Miró ci impone di fermarci e osservare, cercare di capire il significato di una semplice linea. Un segno può delineare lo spazio e il carattere fisico del proprio supporto, allo stesso modo in cui può definire un oggetto o configurare una forma di scrittura. L’emozionante sequenza di opere proposta dalla mostra evidenzia il pensiero visuale di Miró, il modo in cui egli ha saputo lavorare con tutti i sensi, dalla vista al tatto; esplora, al contempo, i processi di elaborazione delle sue creazioni. Le ottanta opere di Miró nella Collezione statale portoghese, conservate al Museo di Serralves, che coprono un arco della carriera di Miró che va dal 1924 al 1981, ci consentono di apprezzare e capire il multiforme percorso creativo dell’artista. Napoli, capitale della cultura filosofica, è la città più idonea per accogliere questo messaggio di estrema trasfigurazione fantastica e onirica; è la sede ideale per ospitare questo splendido concentrato di segni mironiani” ha dichiarato il sindaco Luigi De Magistris.

Miró
Joan Miró. Il linguaggio dei segni: la mostra al PAN 

DOVE

PAN | Palazzo delle Arti Napoli

Via dei Mille, 60

QUANDO

25 settembre 2019 – 23 febbraio 2020

Tutti i giorni 9.30 – 19.30, martedì chiuso

Info e prenotazioni

Tel. +39 334 1324281

info@mostramironapoli.it

@MostraMiroNapoli

#MostraMiroNapoli

 

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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