Accadde Oggi: Jury Chechi compie 50 anni

Accadde Oggi: Jury Chechi compie 50 anni

PRATO – Oggi, venerdì 11 ottobre, il Signore degli Anelli festeggia il suo compleanno. Alle elementari Jury scrisse in un tema: “Da grande voglio vincere le Olimpiadi”. Ecco la storia di un campione nello sport e nella vita, un Rocky italiano che non ha mai mollato e che alla fine, non ha soltanto vinto, ma ci ha anche ispirato.

Ci sono personaggi del mondo dello sport italiano che restano nel cuore più di altri. Non contano tanto i traguardi, non conta tanto la notorietà, certo aiutano, ma non è questo che fa entrare uno sportivo nella casa degli italiani. Ciò che l’amante dello sport ama più di tutto sono le loro storie. Devono essere storie di sacrificio, di redenzione, storie di salite inespugnabili e di trionfi inaspettati. Vi siete mai chiesto perché personaggi come  Marco Pantani o Roberto Baggio fossero così amati dal pubblico? Perché, anche la signora anziana del vialetto, che dello sport le interessava poco o nulla, finiva per innamorarsi di questi personaggi? Perché questi personaggi univano, trasversalmente. Ecco, come Baggio, come Pantani, anche Jury Chechi era uno di quegli sportivi che univano tutti. E non importa che praticasse uno sport poco seguito, in ballo c’era qualcosa di più grande. Tifare Juri Chechi era come far parte di un culto, di una religione civile, con tutti quegli elementi condivisi da una comunità che formano un senso di sacralità dello stare insieme.

L’ANELLISTA ITALIANO PIU’ FORTE DI SEMPRE COMPIE 50 ANNI

jury chechi

Jury nasce a Prato l’11 ottobre del 69′. Viene chiamato così in onore dell’astronauta russo Jury Gagarin, neanche a farlo apposta…

A metà degli anni 70′, Jury, a soli 7 anni, chiede ai genitori di allenarsi nella stessa palestra della sorella, la mitica Palestra Etruria (quanti talenti sfornati lì!). I genitori titubano: “La ginnastica è uno sport da femmina, ti prenderanno in giro!” – dicono al piccolo Juri che però non ne vuole sapere, vuole iscriversi anche lui.

I genitori si convincono e rispettano il suo desiderio. “Anche Franco Menichelli era un maschio e praticava ginnastica e guarda dov’è arrivato…”– si dissero. Un momento decisivo. Da lì in poi Jury inizia un percorso che lo porta a diventare rapidamente la promessa più luminosa di questo sport.

Juri fa tutta la trafila. Inizia ben figurando nei campionati regionali a fine anni 70′, per poi trionfare negli anni 80′ conquistando tutti i titoli possibili a livello nazionale. Poi arrivano i Giochi del Mediterraneo. Tra l’87 e il 93, Jury Chechi vince la bellezza di 12 ori e 3 argenti divisi tra volteggio, corpo libero, cavallo, parallele, concorso generale, titolo a squadre ed anelli. Altro momento decisivo. Jury intuisce che gli anelli sono la sua specialità e si specializza. A inizio anni ’90 porta a casa diversi titoli mondiali ed Europei ad inizio anni ’90, a cui vanno aggiunti i successi alle Universiadi del 1993. Ormai il tempo è maturo, Jury può dire la sua su scala mondiale.

UN MINUTO PER LA GLORIA

Olimpiadi di Atlanta. In Italia è la notte tra il 28 e il 29 luglio 1996. La pressione su Jury è più forte che mai. 4 anni prima. Ad Atlanta infatti, tutti lo danno per favorito e in più il popolo italiano pretende una sua vittoria, visto che non festeggia un oro negli anelli da 32 anni. E’ uno di quei momenti da ora o mai più, Jury ha 27 anni, è al massimo del suo stato psico-fisico e difficilmente potrà avere una seconda occasione per l’oro.

Ne esce fuori una performance talmente perfetta da lasciare di stucco tutto il palazzetto di Atlanta. E’ oro. 9.887 punti, 0,075 in più del romeno Dan Burinca, mica l’ultimo arrivato. L’Italia si innamora. S’innamora della sua faccia pulita, del suo sorriso, della sua sfrontatezza mai offensiva nei confronti dell’avversario. Una sfrontatezza che Juri mostra anche durante la sua esibizione, quando, mentre sta eseguendo la posizione della croce si gira verso il pubblico annuendo e sorridendo come a dire “ora non mi ferma nessuno”.

 

A qualche anno di distanza da quel momento incredibile, Jury Chechi è tornato a parlare della sua performance: “Mi capita poche volte di rivederla, quasi sempre in occasioni pubbliche. Ogni volta che la vedo, provo in tutti i modi a ricordarmi qualcosa di quel minuto ma niente, non ricordo nulla. E va bene così, meno male: perché per arrivare a quel minuto ho dovuto affrontare una vita sportiva molto intensa. Non dico difficile, sono altre le cose difficili. La cosa importante che ho capito, è che è fondamentale quello che fai prima del minuto più importante della tua vita.

Per quel minuto mi sono allenato 4 anni, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. E ogni giorno ho fatto quello che dovevo fare per arrivare lì e cogliere i frutti del lavoro. Non sono un eroe né una vittima, sono uno normale. Ma avevo un programma, e non c’è stato un giorno che… Per dire: dovevo fare cinque esercizi? Ne facevo cinque. Non quattro e mezzo, che dicevo: «Vabbè, lo faccio domani». No: finivo tutto il programma”.

LA CADUTA

La cerimonia di apertura di Sidney 2000

 

Se la storia fosse finita così, con Jury Chechi trionfante ad Atlanta, non avrebbe avuto lo stesso fascino. Come detto, personaggi come Chechi, Baggio, Pantani, non la passano così liscia. Per rendere la storia ancora più affascinante, ci vuole una caduta. E la caduta arriva.

Un anno dopo le Olimpiadi del 96′, Jury annuncia il suo ritiro. Non riesce più a metterci la stessa fame, la stessa rabbia, la stessa voglia di vincere durante gli allenamenti. Sembra una decisione definitiva, ma dopo un po’, spinto da un amore folle della gente, sente la mancanza degli anelli e decide di tornare. L’occasione è ghiotta. Sidney 2000. Jury ha perso un po’ di tempo ma la possibilità di conquistare 2 ori consecutivi negli anelli è troppo invitante per non provarci. Nel ’99 si allena duramente e sembra davvero aver ritrovato la forma di 3 anni prima. Ma a pochi mesi dal torneo, crack! Jury durante gli esercizi, si infortuna gravemente al tendine brachiale. Addio Sidney, ed è il minimo, i medici gli comunicano che difficilmente tornerà a gareggiare.

IL RITORNO

“Juri, guarda, io te l’ho riattaccato il tendine, ma continuare per te è impossibile”. Il medico, il Professor Perugia, è categorico. Non sarà difficile continuare, sarà impossibile.

A quel punto sono 2 le opzioni possibili. Rinunciare, perché sì Jury, è dura dire addio agli anelli, ma le tue soddisfazioni te le sei tolte. Oppure provarci, continuare a lottare per un’ultima sfida. Troppa la delusione per Sidney, lasciare un bel ricordo al pubblico sarebbe una bella cosa. La risposta? La sapete già. Da quando aveva 7 anni, Jury Chechi è sempre stato padrone del suo destino.

E allora vai con l’ultima sfida. Olimpiadi 2004 di Atene. Jury ci arriva con fatica, rischiando anche di non qualificarsi. La sua condizione non è quella di 8 anni prima, ora ha 35 anni e l’infortunio si fa sentire. Jury però ce la fa, si qualifica per la finale tra lo stupore di tutti. Non è più il favorito, anzi, i tifosi italiani sono già contenti così, basta vederlo prendere in mano gli anelli ad un Olimpiade.

I tifosi, gli addetti ai lavori, gli avversari e i giornalisti però commettono un errore di calcolo. Questo ragazzo, questo vecchietto ormai e non ce ne voglia, non è uno sportivo normale. E’ un Rocky italiano. E cosa fa Rocky? Vince, contro tutto e tutti.

Nella finale Jury Chechi si aggiudica la medaglia di bronzo lasciando tutti di stucco, in una gara che verrà ricordata non solo per la sua prestazione, ma anche per il discusso oro al greco Dimosthenis Tampakos, nettamente favorito dai giudici di casa. Ancora oggi, c’è chi afferma che in quella notte di Atene, fosse Chechi il meritevole dell’oro, anche se lo stesso Jury ha dichiarato più volte che se lui fosse stato tra i giudici, avrebbe consegnato la massima medaglia al bulgaro Jovtchev.

TANTI AUGURI JURI CHECHI

 

“Si è posato come una foglia che si arrende sì all’autunno, rivendicando a sé la grazia del volo. È Jury Chechi”. Andrea Fusco, giornalista e telecronista RAI.

Tanti auguri Jury!

https://www.youtube.com/watch?v=8O9nQzmq7bQ

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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