Kim l’indiano sikh che non si arrende mai

Kim l’indiano sikh che non si arrende mai

Kulwinder Singh, 38 anni, indiano sikh è un vero figlio del Panjab, “la terra dei cinque fiumi”, regione dell’India che confina con Pakistan, Kashmir e le regioni di Haryana e Rajasthan. L’agricoltura occupa il 70% della popolazione. L’immensa produzione agricola ha reso il Panjab autosufficiente per il fabbisogno alimentare diventando anche fornitore di latte per tutta l’India.

Kulwinder Singh, quattro figli, da cinque anni abita a Castelfranco Emilia in provincia di Modena. Kim, come tutti chiamano, dopo il diploma di elettrotecnica trova subito lavoro a casa sua. S’impegna molto ma viene sfruttato e questo, per un sikh come lui, è insopportabile. A 22 anni lascia la sua terra. Trova lavoro come lavapiatti in Germania.

Ha tante capacità di lavoro e una grande forza fisica. Tutta energia sprecata per lavare piatti. Decide allora di tentare la fortuna in Italia. A Bologna la sua vita comincia a cambiare. Trova lavoro come muratore. Gli basta poco per capire che nell’ambiente se sei affidabile il lavoro non manca mai. Saluta i compagni del cantiere e finalmente diventa il padrone della sua vita. Era vero, il lavoro non gli manca mai. Collabora con artigiani, imprenditori, architetti, enti. In pochi anni la sua azienda ha una forza di 18 dipendenti. Indiani, pachistani e italiani lavorano insieme senza problemi.

Commette però un grosso errore, si fida delle persone, di una stretta di mano che per un sikh è come un giuramento. Gli capita che per incassare le fatture deve rivolgersi all’avvocato. Poi il crack. Un’azienda a cui aveva prestato la sua opera fidandosi e anticipando tutte le spese, fallisce. I costi ricadono tutti su di lui. E’ costretto a licenziare i suoi ragazzi. Si ritrova da solo nel cantiere con banche e avvocati che mandano ultimatum.

Kim non si spaventa è un indiano sikh. Riesce a pagare tutti i debiti e ripartire di nuovo. Ora quando fa i contratti non si fida più di una stretta di mano.

“Grazie al Signore adesso non mi manca nulla –assicura Kim -. Ho lavoro, moglie, quattro figli e anche i miei genitori qui a Castelfranco dove ci troviamo benissimo. La mia è una giornata lunga. Comincia all’una e mezza di notte con le preghiere del mattino e dopo colazione, una giornata di lavoro nel mio cantiere a Bologna”.

Kim, però non pensa solo al lavoro e alla famiglia. Nel modenese vivono altri sikh che lavorano nelle stalle, nei caseifici, in fabbrica e nei ristoranti.

Per evitare il loro isolamento, con altri connazionali hanno comprato, senza chiedere un euro alle istituzioni, un grande capannone e creato un Gurudwara, il tempio dove ogni domenica pregare davanti all’altare dove è esposto il “Guru Granth Sahib ji”, il testo sacro dei sikh, che contiene le indicazioni dei dieci Guru del Sikkismo. Anche il tempio di Castelfranco.cpme tutti i tempi sikh nel mondo, ha quattro ingressi per manifestare che tutti possono entrare a pregare.

“In Italia c’è poca conoscenza delle culture degli altri paesi – continua Kim -. È successo persino che un pullman di fedeli sikh in pellegrinaggio con l’immagine di un nostro Guru appeso al finestrino venisse scambiato per un gruppo di terroristi che inneggiavano a Bin Laden. Fermati dalla polizia, sono stati bloccati per ore, perquisiti e identificati fino a quando, capito l’errore, dopo mille scuse hanno potuto proseguire il pellegrinaggio.

È proprio per far conoscere la nostra cultura che ogni anno organizziamo una grande festa religiosa con processione lungo le strade di Castelfranco. Molti sono sorpresi quando scoprono che tra le religioni monoteiste c’è anche la nostra, fondata nel 1469 dal Guru Nanak Dev ji che, oltre ad affermare l’esistenza di un solo ed unico Dio, invita i fedeli a lottare contro le caste, le discriminazioni verso le donne, l’ingiustizia sociale e di esercitare umiltà, gentilezza, compassione e amore per tutti”.

Il decimo Guru Gobind Singh ji, stabilì che ogni maschio dopo il suo nome dovesse aggiungere Singh, leone e le femmine Kaur, principessa, evitare fumo, droghe, alcolici e rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Regole e prescrizioni che hanno formano il carattere forte e la determinazione dei sikh.

“Anche qui in Italia siamo sempre informati su quello che succede nel mondo grazie alle televisioni satellitari e internet – dice ancora Kim -. Io guardavo molto i Tg italiani ma ultimamente ho rallentato, mostrano un’Italia poverina che non sa dove andare, avvolta da stupri, delitti, violenze, con mamme e papà che buttano i figli dalla finestra. Peccato perché così creano un clima di paura, angoscia e mostrano un’Italia che proprio non esiste”.

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Mario Rebeschini

La finestra dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo come art director era sulla via Rizzoli a Bologna. Alla fine degli anni ’70 succedeva tutto sotto la mia finestra. Scontricon la polizia, scioperi, manifestazioni politiche e sindacali. Mi stavo perdendo la storia del mondo per vincere la campagnapubblicitaria di una saponetta neutra. Una mattina, dopo aver vinto la campagna della saponetta e festeggiato con champagne, mi licenzio in tronco.Lanfranco Colombo direttore della Galleria “il Diaframma” di Milano nella presentazione di una mia mostra scrive: Rebeschini sceglie il fotogiornalismo di strada, quello, in cui un fotografo deve decidere da che parte stare. Ma, nel suo giro attorno all’uomo, diventa consapevole che formule e rigidità sono la morte di tutto. Si muove allora anche alla scoperta del mondo del lavoro, della politica, del turismo, del quotidiano e del ritratto…”
Mario Rebeschini

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