La Boutique Nadine

La Boutique Nadine

Nella vita quotidiana siamo ormai abituati a sentire la parola “vintage” un po’ dappertutto, dalla televisione, radio e riviste, alle tendenze moda e ai settori a essa connessi. Ma cosa s’intende esattamente per vintage? Sicuramente la definizione di “qualità e valore attribuito a un capo prodotto almeno vent’anni prima”, ora risulta troppo sintetica e generalizzata. Più esatta sarebbe l’attribuzione di un vero e proprio stile di vita, un’adesione e una condivisione di modi di essere appartenenti a un’altra generazione, a un tempo lontano rispetto a oggi che aveva caratteristiche proprie legate ai valori e alla cultura della gente d’allora. Non si tratta quindi di una moda, ma di una tendenza che negli ultimi anni ha visto il vintage protagonista di una crescita sempre maggiore e che acquista uno spessore sempre più di rilievo. Si tratta di qualcosa di nuovo, che sa di antico: il vintage diventa così un termine che mischia diversi concetti interessanti, dalla moda e lo stile personale, al budget ridotto per pezzi rari e originali che mescolano riferimenti, generi ed epoche.
Le origini di quello che oggi è diventato un fenomeno risalgono nell’America del boom economico. La disponibilità diffusa di denaro permetteva facilmente di poter scegliere di preferire l’acquisto di un nuovo capo a prezzi stracciati, piuttosto di lavare e stirare i capi d’abbigliamento che si possedevano. L’enorme quantità di scarto era divenuta talmente enorme da essere raccolta in grandi mucchi da 5 quintali, che venivano spediti in Italia. Inizialmente tutti gli abiti provenienti dall’America erano trasformati in qualcosa di utile per l’industria o come materia prima; in seguito, però, ci si accorse che insieme alla distruzione del capo fino a se stesso, veniva eliminata involontariamente anche una parte culturale, prodotto dello stile e delle preferenze di moda di quel tempo. Fu così che questa consapevolezza si tramutò nell’accurata selezione di tutto quello che arrivava dalle raccolte benefiche di Caritas o Croce Rossa, per essere poi tradotto in vintage. Il tutto però non ebbe inizio solo da un atto “ecologico”: il primo vintage fu anche una sorta di risposta alla tirannia del “total look” monomarca, secondo la quale uno stesso capo overwear poteva essere abbinato bene con un tipo di pantalone diverso e un modello di scarpe alternativo. Da qui la soddisfazione di distinguersi e cercare infinite combinazioni per evitare di trovare il proprio clone: le vetrine dei grandi magazzini furono tralasciate a favore di una caccia al capo d’abbigliamento unico.
La tendenza dei nostri giorni è proprio il vintage, che non solo ha riportato sul mercato capi che altrimenti sarebbero stati destinati all’inutilizzo o alla distruzione, ma ha favorito anche la nascita di novità ed ispirazioni un po’ in tutti i settori: la riscoperta del vecchio stile è infatti il simbolo che alimenta il continuo interesse dei potenziali acquirenti che cercano di differenziarsi. La moda di oggi si può quindi dire che sia inondata dalla coniugazione di materiali e tecniche sartoriali odierne con un cosiddetto “old style”: il risultato è l’unione dell’evoluzione nel campo tessile insieme alle linee tipiche dei modelli che nel passato hanno fatto la fortuna. Dall’abbigliamento, all’oggettistica, all’arredamento, al settore automobilistico, il vintage crea un unico filone.
Eventi, fiere e mercatini all’insegna del gusto “per il vecchio” sono l’espressione dell’allargamento e del successo di un fenomeno che conquista sempre più seguaci: non si ama solo il ritorno alle linee morbide e comode dai colori sgargianti, ma anche il piacere di rivivere in piccola parte quei tempi diversi da oggi. Non a caso lo stesso successo che ebbero le tendenze dagli anni Cinquanta ai Settanta, si riscontra anche tra i giovani d’oggi, che mostrano il loro apprezzamento e adesione per l’ “old style”. Nel campo del commercio tale fenomeno si manifesta nei negozi attraverso la riproposta sempre maggiore di forme, modelli e stampe che ricordano i quadrettini vichy stile anni Cinquanta, o motivi geometrici in bianco e nero stile anni Sessanta o ancora fiori e stampe Liberty ereditate dai Seventies. Anche le grandi case di moda ogni stagione realizzano capi e accessori che ricordano lo stile degli anni che furono: un esempio è Gucci che per la collezione primavera-estate 2013 ha realizzato dei foulard con la celebre stampa Flora, nata nel lontano 1966, quando la principessa Grace di Monaco fece visita al negozio Gucci di via Montenapoleone a Milano. La creazione del motivo floreale con nove bouquet di fiori divenne protagonista di tutte le stagioni. Anche il cosiddetto fast fashion delle grandi catene di abbigliamento non si discosta dalla tendenza del vintage: uno dei tanti esempi è H&M che riprende i pois e i fiori, oppure il colosso spagnolo Zara che disegna abiti dai tagli geometrici e voluminosi.
Questo ritrovato gusto per il passato ha inoltre favorito la nascita e il seguente sviluppo di nuovi punti vendita che sorgono come una totale espressione del vintage, una sorta di rivisitazione completa dei negozi di cinquant’anni fa, nei quali il consumatore si ritrova a vivere una “emotional experience” che unisce la vista e l’udito con lo scopo di riportarlo in una vera e propria “atmosfera d’altro tempo”. Questo fenomeno in Italia non è ancora ampiamente diffuso come nel resto d’Europa, però non si può certo dire che ci sia un’insensibilità al vintage. Un classico esempio come prima affermazione di questa nuova esperienza, è la Boutique Nadine, un piccolo negozio fiorentino, nato nel 2011, che si divide in due punti vendita: in Lungarno Acciaiuoli con abbigliamento e accessori solo femminili, e in via de’ Benci, sempre a Firenze, con l’aggiunta della parte maschile. Entrambi nascono con la stessa mission di creare e fornire un’esperienza unica dove sia gli amanti del vintage che anche i semplici curiosi possono vivere sentendosi immersi in un ambiente che sembra estraneo al tempo attuale.

Boutique Nadine

La struttura esternamente si presenta molto semplice, con una piccola porta vetrata al centro di due vetrine ricche di gusto e precisione: i manichini sono essenziali e semplici, costituiti solo dal busto per dare la massima importanza all’abito indossato. Di notevole interesse sono i mobili e l’oggettistica usata come supporto d’esposizione e come elemento addizionale nel ricreare un’atmosfera antica. Sotto l’atmosfera natalizia di questo periodo, ad esempio, si trovano alcuni giochi vecchi per bambini come una piccola pianola di legno dai tasti colorati, dei classici pupazzi vecchi dai quali fuoriescono un po’ della paglia interna e una biciclettina colorata. L’ambiente interno di ambedue i negozi riprendono lo stile classico: nel punto vendita in via de’ Benci è sottolineato dalla scelta di ricoprire l’intera area da un vasto parquet, e in quello in Lungarno è stata preferita una pavimentazione in marmo grigio. La sintonia che si crea con l’arredamento è perfetta perché i mobili, credenze e tavolini, sono tutti interamente in legno e con un design che si ricollega sempre al filone classico. Le pareti sono tinte di un color panna candido che fanno da sfondo neutro ai numerosi articoli esposti.
La scelta dell’esposizione non è cerco lasciata al caso: in ogni vetrinetta o supporto si trovano delle fotografie in cartoncino in bianco e nero, contenitori vecchi in pelle sbiadita, riviste caratteristiche di metà del Novecento e altra oggettistica classica che aiutano ad aumentare la sensazione di essere tornati indietro con il tempo. Accanto alla semplice presentazione di una borsa su un piccolo sofà, si trova, ad esempio, un bracciale o un portagioielli vecchio, oppure ancora le scarpe sono inserite in piccoli mobili segnati dai graffi del tempo. L’abbigliamento usato che si può trovare è sapientemente scelto tra le grandi firme del lusso come Chanel, Fendi e Louis Vuitton, i cui capi sono venduti in pezzi unici e spesso in taglie uniche. E’ comunque presente anche una sezione dedicata a brand odierni i cui capi riprendono le linee e le fantasie del vecchio stile: il nuovo amore per il vintage diventa quindi d’ispirazione per la creazione di questa merce che mantiene però le avanzate conoscenze sartoriali dei nostri tempi. Scarpe, borse, cappelli e bigiotteria sono presenti in maniera maggiore come oggettistica vintage, perciò in esemplari unici e caratterizzati dallo stile retrò. In ogni caso trattandosi di accessori che hanno diversi decenni di vita, sarebbe possibile trovare piccoli problemi come ad esempio un fermaglio con la chiusura difettosa o il manico da rimpiazzare di una borsa: questo però non è il caso della Boutique Nadine.
La merce offerta è accuratamente controllata e perfettamente utilizzabile; in ogni caso vengono accostate le riedizioni della bigiotteria antica in esemplari verosimili.
Quest’alternativa di proporre del “finto vintage” non è sinonimo di discriminazione o antagonismo rispetto il “vero vintage”, ma si tratta solamente di un’integrazione a quell’oggettistica o a quei capi d’abbigliamento i cui anni li hanno resi irrecuperabili. Queste aziende “delle riedizioni” permettono di soddisfare il desiderio di quegli acquirenti che vorrebbero il capo vintage, ma non lo trovano e quindi possono ripiegare sul “falso”, e anche coloro che, al contrario, amano l’“old style” ma non l’idea di utilizzare qualcosa che è già stato usato.
Il consumatore che entra in una delle due boutique Nadine di Firenze, si ritrova, perciò, immerso in uno spazio dove l’abbigliamento e gli accessori s’integrano perfettamente in un’atmosfera che quasi odora di antico: l’arredamento e l’illuminazione delicata che arriva dall’alto dalle lampade con paralume in tessuto, rappresentano l’ambientazione ideale per ricercare il proprio oggetto di distinzione.
L’elemento addizionale di estrema importanza che completa quest’immersione nell’antico, è senza dubbio la musica di sottofondo sulle note delle grandi cantanti italiane, e non, della metà del Novecento. Gli occhi e le orecchie si ritrovano, così, piacevolmente catturati in una “emotional experience” coinvolgente. Il capo vintage non è riconducibile al solo atto d’acquisto, anzi quest’ultimo diventa secondario: non si compra per necessità di vestirsi, ma per una serie di valori e significati umani e psicologici che il capo vintage porta con sé. La Boutique Nadine è in grado di sostenere questo percorso unico che certamente si differenzia in modo sostanziale dalla metodologia di scelta di un capo in un grande magazzino.
Altro fattore rilevante è il personale addetto alla vendita: in entrambi i negozi, l’acquirente può contare su ragazze e ragazzi disponibili e sorridenti, pronti a rispondere a qualsiasi domanda circa gli articoli venduti e anche piccole curiosità relative alla tendenza vintage. Il loro look appare estremamente curato e certamente vecchio stile.
Un aspetto interessante che Boutique Nadine possiede è la comunicazione, poiché nella sua ricca pagina facebook è possibile integrare direttamente con i dipendenti dei negozi e condividere curiosità sul mondo vintage. Vengono pubblicati inoltre articoli che riguardano le manifestazioni e le fiere ai quali partecipa la Boutique e gli eventi che lei stessa organizza. Ciò rappresenta un’ottima occasione per i seguaci del retrò perché possono essere sempre aggiornati e coinvolti, e anche per gli appassionati “alle prime armi” che in questo modo riescono a integrarsi passo passo con la nuova tendenza.
Nel sito internet www.boutiquenadine.it è possibile anche effettuare lo shop online. In una società dove le relazioni a livello interattivo sono sempre più rilevanti, elementi strategici legati al web diventano fondamentali per aumentare la notorietà del punto vendita e il rapporto diretto con i consumatori.
Boutique Nadine presenta un’ottima combinazione dell’aspetto commerciale e di quello strategico comunicazionale, in grado di soddisfare il desiderio di originalità e unicità ricercata dal consumatore, il cui comportamento d’acquisto diventa un’emozione che unisce più sensi. L’esperienza nel mondo vintage che si crea, permette di comprendere ancora di più quanto esso sia diventato oramai un fenomeno al quale rinunciare significherebbe privarsi di un importante strumento fashion: si tratta di un mezzo che offre una miniera di possibilità per affermare la propria personalità, dissociandosi da quelle che sono le “proposte del momento”. Il vintage è diventato una tendenza che incornicia il presente nel passato, considerando tocchi retrò molto moderni.

di Federica Crosato

Redazione

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3 Responses to "La Boutique Nadine"

  1. Lamberto.cantoni   3 Gennaio 2014 at 12:06

    Federica, mi e’ piaciuto molto il tuo testo. Sono d’accordo con te:dobbiamo cominciare a prendere sul serio un vero e proprio stile vintage. Ovvero cercare di capire le pusioni sociali che lo stanno imponendo come tendenza. Alla prima occasione voglio andare da Nardini. mi ha incuriosito quello che scrivi sullo spazio della boutique.
    Ho alcune domande. Se ti va di rispondermi:
    1. Che rapporto trovi tra vintage e libertà del consumatore?
    2. Possiamo parlare di forme di vintage? Mi sembra di capire dal tuo scritto che questo fenomeno non coinvolge solo i clienti ma anche la creatività delle aziende.
    3. Tutto ciò che ha la freccia del tempo rivolta verso il passato e’ vintage? Oppure dobbiamo fare delle distinzioni più sottili?
    4. C’è differenza tra stile vintage e stile retro? Sono la stessa cosa?
    5. Come retroagisce la crisi economica su questa tendenza?
    6. Il vintage presuppone l’effetto marca o semplicemente recupera l’oggetto moda ancora funzionale sulla base della valorizzazione del passato?

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  2. Federica Crosato   4 Gennaio 2014 at 17:47

    Le rispondo molto volentieri.
    In primo luogo il consumatore sceglie secondo la propria volontà di ricercare il vintage, che non è altro che la scelta di un gusto che si rifà del vecchio. Il rapporto tra vintage e libertà del consumatore perciò rimane in sintonia e a pari passo.
    La tendenza del vintage inoltre non si può definire “una novità” poiché sono forme e caratteristiche che in ogni caso fanno riferimento al passato. Di conseguenza la creatività delle aziende prende ispirazione da uno stile che è già esistito; se con il termine “creatività” s’intende la capacità cognitiva di creare e inventare, forse quindi la parola creatività non sarebbe completamente esatta a indicare ciò che sta a monte della realizzazione di un “abito remake”.
    In ogni caso tra stile retrò e vintage c’è una stretta correlazione, in quanto risultano comuni una serie di elementi che non sono propri dei giorni nostri. Importante è precisare che non tutto ciò che è passato, è vintage: bisogna fare delle piccole distinzioni circa le reali forme di moda che negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta hanno fatto la storia, quella storia che viene riproposta oggi.
    La crisi economica certamente trova una piccola speranza nella tendenza vintage perché molta della merce in buone condizioni che viene rivenduta, ha un prezzo inferiore rispetto un capo nuovo. Risulta un buon compromesso quindi tra risparmio e tendenza.
    Attenzione però perché all’interno del vintage stesso sussiste una differenza: i capi usati, che sono piuttosto economici, e il vero vintage, che invece è più caro perché riguarda capi che furono prodotti in esemplari unici.
    Per rispondere all’ultimo quesito, trovo che la marca che ripropone l’ old style fino a sé stessa non acquisti il medesimo effetto di una marca che fa invece della creatività la sola ispirazione soggettiva e contemporanea. Maggiormente rilevante risulta quindi il capo, la cui base è la valorizzazione del passato.

    Rispondi
    • Lamberto.cantoni   7 Gennaio 2014 at 16:21

      Sei stata chiara ed esaustiva. Mi hai quasi convinto.
      Volevo ricordarti che il fotografo Nick Clemence, che ha fatto del recupero dell’immaginario anni cinquanta e sessanta il suo tratto di stile, considera oggi il concetto di vintage troppo marketing oriented. Propone quindi, a chi e’ interessato all’autenticità (ammesso che questa parola abbia senso nei contesto delle sue immagini), di sostituirlo con revival.
      Insomma vintage puzzerebbe di post modernità ovvero di sincretismo estetico mercificato, il revival per contro esprimerebbe una sana pulsione rivolta verso il migliore dei mondi possibili.

      Rispondi

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