La Cina di Massini al Brancaccino di Roma

Un'anteprima sulle repliche romane di "Shenzhen significa Inferno"

La ricca stagione artistica del Teatro Brancaccino di Roma ospiterà dal 26 al 29 Novembre 2015 l’ultimo lavoro scritto e diretto da Stefano Massini, presentato in prima nazionale al Teatro delle Donne di Calenzano (FI) il 7 Maggio scorso. Il drammaturgo-regista toscano, dopo il successo riportato dal precedente Balkan Burger e dall’opera di ampio respiro Lehman Trilogy, dedicata all’epopea della società finanziaria Lehman Brothers (analizzata dalla nascita al grave crack del 2008) e pubblicata da Einaudi con la prefazione di Luca Ronconi (già regista della trilogia di pièce), prosegue nel suo lavoro di ricerca artistica ancorato alla realtà dei nostri tempi, come ha già ribadito ancora una volta in 7minuti, testo di denuncia civile diretto da Alessandro Gassman e nato dai fatti di una reale vicenda sindacale accaduta nel 2012 in una fabbrica tessile dell’Alta Loira.

Shenzhen significa Inferno, giocando ancora la carta vincente dell’attrice di punta di Massini, Luisa Cattaneo, ci porta stavolta a fare i conti con i devastanti e destabilizzanti effetti del turbo-capitalismo cinese post-maoista, forse ancor più spietato di quello occidentale denunciato a suo tempo da Marx e Gramsci e più recentemente da Pasolini.

Il monologo-dialogo dell’unico personaggio su una scena asettica e ultramoderna che dovrebbe farci respirare l’atmosfera della fabbrica-lager di schede madri per cellulari di Shenzhen, si gioca probabilmente su un modulo di presenza-assenza che regola il rapporto virtuale tra inquisitore e vittime: l’algida e solitaria figura sulla scena sottopone 4 ipotetici operai della fabbrica a ciniche prove psicoattitudinali in grado di mettere in discussione qualsiasi certezza degli anelli deboli e vessati della folle catena produttiva e presumibilmente del pubblico stesso.

Resta da vedere sino a che punto i colpi di teatro cui il regista ci ha abituato siano in grado di stimolare adeguatamente gli interrogativi dello spettatore contemporaneo e sino che punto le risposte fornite, ove vi siano, pur non potendo avere una presunzione di conclusione, peraltro impossibile, possano arricchire la serata teatrale con spunti di riflessione degni di nota.

Stefano Massini è attualmente un autore e un regista di fama internazionale che ha ottenuto molti riconoscimenti (Premio Tondelli nel 2005, Premio Nazionale della Critica nel 2007), non ultimo il successo della versione cinematografica del suo lavoro su Anna Politkovskaja, divenuto appunto mediometraggio applaudito alla 66° Mostra del Cinema di Venezia e poi messo in onda sugli schermi RAI.

Abbiamo elencato solo alcune delle tappe di una carriera che sembra non accennare a battute d’arresto, per cui con ogni probabilità il resoconto dettagliato che potrò proporvi tra qualche giorno, dopo il vaglio di un mai tramontato criterio autoptico alla base di qualsiasi degno metodo d’indagine (stavolta non slegata dal piacere della fruizione dell’arte per l’arte), non potrà che fugare in toto ogni traccia di quei dubbi che sollevavo.

Appuntamento a prestissimo!

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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