La magia di Fellini illumina Cassino con Cabiria

La magia di Fellini illumina Cassino con Cabiria

CASSINO – Gelsomina, Fortunella e Cabiria, ma anche Gradisca e la Rimini di Amarcord, hanno rivissuto per le strade gremite della città per un’Epifania indimenticabile, all’insegna del cinema di Federico Fellini. Questo e molto altro è stata la prima edizione del Festival del Circo contemporaneo, ideato da Gianluca Terenzi.

Un tripudio di luci, colori, suoni e atmosfere felliniane, quello che il 6 gennaio ha riempito le vie del centro della città martire. L’ultima volta che avevamo visto tanta partecipazione di pubblico era stato nel marzo scorso, in occasione dei festeggiamenti religiosi in onore di San Benedetto, la cui presenza simbolica si avverte sempre fortissima dalla meravigliosa Abbazia che troneggia da Montecassino. Stavolta, però, è stata protagonista l’arte del circo di strada contemporaneo del Festival Cabiria, ideato e curato da Gianluca Terenzi, che per oltre 4 ore ha tenuto col fiato sospeso grandi e piccini proiettandoli nell’immaginario del cinema di Federico Fellini. Tanta poetica maestria animava trampolieri, giocolieri, clown, mangiafuoco e altri personaggi in costume, in compagnia dei quali si è potuto rivivere il fascino di atmosfere e personaggi iconici che popolano film di successo come La strada, Amarcord, Fortunella, Le notti di Cabiria e tanti altri. Un mondo fatto di oniriche nostalgie, come quello riminese di Ninola, detta Gradisca, ma anche delle amarezze di Gelsomina, Fortunella o Cabiria, interpretati dalla musa Giulietta Masina, antieroine che hanno cercato nell’arte fatta di sorrisi artificiali dipinti sulla sofferenza il riscatto da una vita grama. Grande soddisfazione per la riuscita della prima edizione dell’evento è stata espressa dall’assessore alla cultura del Comune di Cassino, Danilo Grossi: Un Festival del circo contemporaneo a cui pensavo da tempo a Cassino e che siamo finalmente riusciti ad impostare ed organizzare con un alto livello qualitativo, nonostante fosse una prima edizione. Sono davvero felice, perché Cabiria -ha proseguito l’assessore- può veramente diventare un punto fermo di questo settore artistico nei prossimi anni, vista la qualità delle proposte presentate già in questa prima edizione, l’identità del progetto e soprattutto l’entusiasmo che ha generato negli adulti e soprattutto tra i bambini. Perché gli occhi dei bambini, non raccontano bugie.circo cabiria

A partire dalle ore 16:00, le musiche del gruppo bandistico hanno intonato temi centrali dei film di Federico Fellini, accompagnati dalle Lucciole Amarcord, personaggi che parevano piovuti da un immaginario cinematografico mai dimenticato. Tra queste eccentriche figure era possibile riconoscere il Fachiro, l’Illusionista, l’esuberante clown Mr. Panino, il cabarettista, Gelsomina, Gradisca… Emozionante, anche per il sottoscritto, nei panni di un più mesto uomo in grigio di ispirazione amarcordiana, è stato sfilare per tutta la durata dell’evento insieme al gruppo, in cui spiccava la grazia atletica di una splendida Principessa delle farfalle a bordo di trampoli. Alla guida la bravissima Vera Cavallaro, nelle candide spoglie della Regina dei Ghiacci. Avevamo già visto in scena la poliedrica artista, sempre a Cassino, in occasione del Pinocchio di Enrico Forte, del Teatro di Limosa. Spettacoli e musica senza sosta in tutto il centro di Cassino fino alle 20:00 inoltrate, con le percussioni dello scapigliato Drumbo Drummer, i fiati di Sassinfunky e l’abilità di  Circotello, Circolì e Sbandati. A calamitare letteralmente l’attenzione, nonostante le rigide temperature della serata, sono state inoltre le performance di Pindarico e di Lucignolo e il fuoco. Il primo è uno show che fa affidamento sulle abilità di mimo degli artisti ed è in grado di immergere il pubblico di tutte le età in una storia di viaggio ricco di meravigliose scoperte a bordo di una mongolfiera, che si imbatte in creature mostruose creando spassose gag comiche. Non meno spettacolare lo spettacolo del fuoco che, dopo acrobazie e numeri ad alta tensione proibitivi per l’uomo comune, ha salutato la città di Cassino sottolineando il valore del circo di strada, ancora capace di coinvolgere attivamente e senza filtri lo spettatore riavvicinandolo alla magia del teatro e dello spettacolo dal vivo.

Circo cabiria

Abbiamo poi incontrato il direttore artistico e ideatore del festival Cabiria, Gianluca Terenzi, al quale abbiamo rivolto qualche domanda.

1) Il titolo della manifestazione, “Cabiria”, cita, oltre al film di Pastrone del 1914, soprattutto Le notti di Cabiria, di Federico Fellini. Quest’anno, in cui ricorre il centenario dalla nascita del regista, anche la città di Rimini, raccontata in Amarcord, celebra la ricorrenza con una serie di iniziative. C’è una ragione per cui anche Cassino ha voluto dedicare un festival del circo di strada alla figura di Fellini? La giornata dell’Epifania è stata una scelta casuale?

Premetto che, da direttore artistico della prima edizione di questo evento dedicato al circo di strada per le vie di Cassino, c’è soddisfazione per la grande partecipazione che abbiamo potuto riscontrare il 6 gennaio, specie se pensiamo al fatto che il pubblico del luogo risulta più difficile da coinvolgere rispetto a quello che ho potuto trovare altrove. La scelta di costruire un Festival intorno alla personalità di Fellini ha essenzialmente due motivi. In primis volevo arricchire il contenuto artistico della mia creatura principale, che è la manifestazione “ViaDiBanda”, nata 5 anni fa a San Donato Val di Comino e rimasta centrale anche in “Cabiria”. Inoltre sono un appassionato di Cinema e subisco la fascinazione dei temi e del linguaggio felliniano. Volevo creare un fil rouge per un evento invernale nel quale il pubblico si ritrovasse immerso in un racconto di cui essere protagonista. Lo abbiamo fatto rievocando le atmosfere di tanti film e di altrettanti personaggi che li hanno resi famosi, grazie anche a muse ispiratrici come Giulietta Masina. I tempi dell’evento, come si è potuto vedere, sono più o meno quelli di un lungometraggio. Circa 4 ore intense e senza pausa, nell’arco delle quali i vari punti del centro cittadino erano teatro di luci, musiche e spettacoli coinvolgenti, in cui non era mai possibile trovare realmente il confine tra attori e spettatori.

2) Nonostante Cassino sia una vera e propria città, in grado di offrire un’ampia gamma di servizi e momenti di partecipazione pubblica, siamo abituati a vederla così gremita solo in grandi occasioni come le celebrazioni religiose in onore di San Benedetto. Il successo della prima edizione del Festival del circo di strada “Cabiria” riesce in parte a replicare il miracolo in chiave laica?

Potrei dire che l’intento da parte mia come organizzatore sia proprio questo. Creare una grande occasione di partecipazione intorno a un’offerta culturale e d’intrattenimento che crei magia anche laddove ad esempio la realtà urbanistica sia penalizzata dal passato di una guerra, che ha depauperato la città di un cuore storico che si può ammirare in altri luoghi d’Italia. In questo il marketing lavora accanto al comparto creativo per concepire, promuovere ed offrire delle esperienze costruite come un vero e proprio prodotto. Un prodotto che in questo caso può renderci un po’ più felici.

3) Il festival Circo Cabiria potrà durare più di una giornata in eventuali edizioni future?

Per adesso occorre fare un passo per volta, anche dopo il risultato incoraggiante di quest’anno. Per poter realizzare l’evento è stata importantissima, accanto alla preziosa collaborazione del Comune di Cassino, la vincita del bando regionale natalizio Laziocrea. In futuro dovrebbero verificarsi situazioni analoghe e ciò potrebbe non essere scontato, ma da parte mia e di tutto lo staff c’è la piena volontà di proseguire su questa strada.

4) Come abbiamo visto nello spettacolare numero del duo Pindarico e di Lucignolo e il fuoco, i bravissimi artisti di strada hanno sfidato il freddo invernale destreggiandosi fra trampoli, fiamme e diavolerie di ogni tipo. Il risultato è stato una grande pellicola vivente tenuta insieme da una trama fatta di immagini, gesti del corpo e suoni in grado di creare racconto facendo a meno della parola. Quanto è importante oggi il senso della narrazione, in un presente in cui tutto è connessione superficiale, rapida, priva di radici e incapace di crearne?

L’arte del racconto è fondamentale, mai come in questo momento. Gli artisti di strada, bravissimi e pronti a interfacciarsi con il pubblico con cui è a contatto quasi fisico, senza possibilità di trucchi né inganni, hanno tenuto insieme la storia che idealmente cuciva tra loro tutte le figure che abbiamo visto esibirsi e sfilare. Da quelle sui trampoli ai personaggi di Amarcord, tutto si è incastrato come magicamente ed è stato apprezzato dagli adulti come dai bambini, davanti ai quali non si può mentire.

5) Come la protagonista del film “Le notti di Cabiria”, interpretata da Giulietta Masina, riesce a recuperare il senso di una gioia di vivere unendosi a un gruppo di artisti di strada dopo una lunga serie di delusioni e vicissitudini mortificanti, la colorata leggerezza degli artisti del festival circense vuole incarnare una visione poetica con cui danzare anche attraverso i drammi personali e collettivi più cupi?

Il festival “Cabiria” vuole essere soprattutto un evento di intrattenimento e aggregazione con qualche spunto di riflessione, a margine del buon umore che spero abbia trasmesso, ma certamente questa chiave di lettura, recuperabile dalla storia di Cabiria, come da quella di Fortunella e di tanti altri personaggi di Fellini, è in tema con le performance che hanno animato il centro di Cassino il 6 gennaio.

6) Dal punto di vista organizzativo qual è stata la maggiore difficoltà nel coinvolgere e coordinare la grande quantità di artisti che si sono esibiti a ritmi serrati durante l’evento?

Questo è un aspetto che fa parte del mio lavoro, che svolgo da 25 anni. Occorre a mio parere più attenzione nel mediare con i professionisti, rispetto all’organizzazione logistica di questioni tecniche relative ad esempio a suoni, luci e location. Ho in compenso dalla mia il vantaggio di sapere esattamente a quale maestranze rivolgermi per realizzare i contenuti artistici dei miei eventi. Mi fido delle persone che lavorano con me, perché so che loro sono perfettamente in grado di fare al meglio le cose che la gente vuole vedere. Questo è anche l’aspetto più rischioso dell’arte di strada, che non ammette secondi ciak. I tempi dei singoli spettacoli e il modo con cui dovevano incalzarsi per creare il giusto intreccio, tale da non lasciare tempi morti per il pubblico, era ben chiaro nella mia mente, ma il merito della riuscita del programma è indiscutibilmente degli artisti.

Festival Cabiria – Cassino: momenti dal backstage

Nel nostro tour dietro le quinte abbiamo poi avvicinato l’attrice Vera Cavallaro, che ci ha raccontato qualcosa in più sul gruppo delle lucciole Amarcord, da lei ideate, e più in generale sul valore artistico e sociale dell’evento Cabiria.

1) Tutta la manifestazione ha un forte richiamo al cinema di Fellini e al mondo dei suoi artisti itineranti, da quelli de “La strada” a quelli de “Le notti di Cabiria”, sino a qualche cenno dalla quotidianità di “Amarcord”. Cosa vuole rappresentare il simbolo delle “lucciole”, che dava il nome al gruppo in costume che sfilava insieme alla banda musicale?

L’idea delle lucciole Amarcord è preesistente a “Cabiria”, perché è nata in occasione della manifestazione di “ViaDiBanda” a san Donato Val Comino, dove si è potuta vedere per la prima volta questa sfilata, che simbolicamente è motivata da una tematica ecologica. Le nostre lucciole vogliono portare un messaggio di rispetto e tutela ambientale. Dove ci sono le lucciole, infatti, il cielo è terso e c’è una buona qualità dell’aria. Oltre all’aspetto dell’ecologia c’è però quello della magia, dell’incanto, del gioco, della notte e della bellezza. Tutti elementi riassunti dall’arte di strada e della sua spettacolarità soprattutto notturna. Volevo qualcosa che potesse accendere il buio suscitando stupore e magia. Per questo, in occasione dell’ultima edizione di ViaDiBanda, la scorsa estate, ho ricevuto dal Sindaco di San Donato Val di Comino una targa come premio per l’idea della sfilata delle lucciole, riconosciuta come molto originale. L’idea della motivazione ecologica sottostante, poi, è stata molto recepita ed apprezzata.

2) Hai già avuto moltissime esperienze di performance simili a quelle viste a Cassino, ma hai provato delle emozioni particolari nel condurre per il centro cittadino il gruppo delle lucciole, dato che sono una tua creatura?

Ho provato emozioni intense, direi adrenaliniche. Per la prima volta mi sono sentita immersa in un mondo felliniano, grazie anche ai personaggi che insieme agli attori abbiamo potuto rappresentare per questa sfilata. Ho voluto chiamare il gruppo “lucciole Amarcord”, ma quello che abbiamo fatto è stato ricreare delle atmosfere che non si limitassero al celebre film ambientato a Rimini, ma l’universo di Fellini nel suo insieme. C’erano la stravaganza e la spensieratezza della magia, del sogno, come del retrò degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, che si cerca spesso di rievocare con quel senso di nostalgia rivolto a una semplicità che oggi abbiamo perduto, pur avendo molto di più dal punto di vista materiale. Il circo di una volta, con i suoi personaggi, è stato l’invito a un recupero della capacità di sognare senza necessariamente essere raggiunti dalla sovrabbondanza di stimoli visivi e spesso illusori a cui l’alterazione di una tecnologia onnipervasiva ci sottopone.

3) L’evento “Cabiria” ha una forte rilevanza anche sul piano dell’integrazione. Molti giovani migranti che si sono esibiti il 6 gennaio a Cassino sono stati infatti coinvolti anche in precedenti progetti artistici da te ideati e condotti, avendo così la possibilità di scoprire e mettere a frutto nuovi talenti, spesso riscattandosi da storie personali drammatiche. Puoi dirci qualcosa in più su questo aspetto?

In quest’ultimo periodo sto lavorando molto sul tema dei migranti, sollecitata anche dalla collaborazione richiestami all’interno del Master in “Management dell’Accoglienza e dell’Integrazione Migratoria”, dell’Università di Cassino, per il quale ho curato il progetto “Viaggio danzato”, laboratorio di danza-terapia, che si è concluso nell’aprile scorso con una performance al Palazzo Ducale di Atina. In occasione di questa bellissima esperienza, che ha comportato l’incontro tra la gente del territorio e i migranti, ho avuto modo di accostarmi alle storie personali di molti di questi giovani. Mi sono resa conto che l’integrazione passa soprattutto attraverso il fare arte, perché essa permette una forma di comunicazione che va oltre il linguaggio verbale e spesso è un canale molto efficace per comunicare. L’arte ha il dono di poter tramutare in momenti di pura bellezza anche il dolore dei drammi più atroci. Per queste persone, che hanno lasciato tutto quello che avevano per affrontare una sorte incerta, simili esperienze laboratoriali hanno il duplice vantaggio di favorire sia un supporto terapeutico che una concreta integrazione sociale. Tanti sono infatti i ragazzi che scoprono di possedere dei talenti e dar loro la possibilità di esprimerli non potrà che essere motivo di arricchimento per tutto il tessuto sociale. Aggiungo anche che manifestazioni artistiche come quella cassinate hanno il pregio di abbattere tante barriere di emarginazione, che diversamente manterrebbero in un cono di invisibilità e pregiudizio, spesso frutto di non conoscenza, un intero mondo migrante che chiede di emergere e di far parte di una comunità.

4) Tu sei un’attrice e un’artista in senso ampio, impegnatissima nel sociale e abituata a tante forme diverse di spettacolo dal vivo. In modo particolare, però, quello degli artisti di strada rappresenta il volto più sacrificato della professione, senza nulla togliere a quanti si occupino esclusivamente di cinema o di teatro. Cosa, secondo te, anima il fuoco di chi è disposto a sfidare con il sorriso le rigide temperature di gennaio, coperto da leggerissimi costumi, pur di regalare emozioni al pubblico? Un pubblico che spesso può toccare l’artista fisicamente e concede pochi sconti ad eventuali errori.

L’arte di strada è una forma espressiva che mette in contatto diretto il performer con il pubblico e questo espone il primo a una particolare condizione di vulnerabilità. Nello stesso tempo, però, l’artista di strada sperimenta un contatto forte, diretto, quasi epidermico, con lo spettatore, come se non vi fosse quell’intercapedine protettiva rappresentata dal palcoscenico o dallo schermo. L’esibizione di strada è invece una sorta di sfida con sé stessi, poiché richiede la capacità di “sentire” l’atmosfera e il pubblico che si hanno intorno e, soprattutto, la prontezza di essere sempre in re-azione con quanto accade nel momento presente. Ecco perché si parla spesso di “improvvisazione”. Questi elementi affinano molto la sensibilità dell’artista, che è sottoposto a un costante lavoro di ricerca e miglioramento personale. Inoltre credo che l’arte di strada abbia anche la funzione di avvicinare il pubblico al gioco, al teatro, alla magia… Il teatro di strada ci prende per il bavero e ci catapulta in un’altra realtà, facendo risuonare corde che neppure sapevamo di avere.

5) In quali iniziative, eventualmente collegate al Festival del Circo di strada di Cassino, ti vedremo prossimamente coinvolta?

Molto probabilmente mi vedrete coinvolta nelle prossime edizioni di “ViaDiBanda”, a San Donato Val di Comino, per quanto riguarda l’arte di strada. È una manifestazione per la quale propongo di anno in anno tematiche diverse. Il primo anno fu il mare, scelta piuttosto azzardata per un paese collinare a ridosso del Parco Nazionale d’Abruzzo. L’anno seguente presentai una performance più complessa che comprendeva la danza del ventre, grazie alla collaborazione di una mia collega, la recitazione e l’uso di materiale video. Un’altra edizione fu dedicata ai pittori del passato, come Frida Kalo, Caravaggio e Artemisia Gentileshi, per poi approdare, l’ultimo anno, alla sfilata delle lucciole.

 6) C’è qualcosa, secondo te, che il mondo di Fellini vorrebbe o dovrebbe comunicarci oggi?

Il mondo di Fellini dovrebbe comunicarci oggi il concetto della ricerca della bellezza, che si ritrova nella semplicità, quando la persona riesce a stupirsi. Questo è possibile quando si riesce a conservare una parte bambina, pura. Si può recuperare il bambino che siamo stati, lasciando cadere le sovrastrutture e cercando di ritornare a quella essenzialità che permette alla persona di trovare quel benessere dato dalla semplicità di un sorriso, dello stupore e dell’incanto. Tutte cose che fanno parte della magia dell’infanzia.

Si ringrazia Angela Zuppa e Gabriele Salvatore per la gentile concessione dei loro scatti.

Festival Cabiria – Cassino: tra musica, luci e artisti di strada

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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