La notte si colora di bianco

La notte si colora di bianco
Festa di strada – via Andrea Costa © Gianni Schicchi

Centro chiuso e traffico bloccato. Artisti di strada, sfilate e balli: va in scena la notte bianca!

C’è chi la ama e chi la odia. Chi non vede l’ora di buttarsi tra la folla facendosi catturare dal suono dei vari gruppi dislocati nei punti strategici della città. Chi invece vorrebbe riempire dei secchi d’acqua e lanciarli sulla folla che anima le strade.

Cantanti, ballerini e giocolieri invadono le strade contendendosi i clap della gente. I bambini si rincorrono saltellando dal carretto che vende zucchero filato alle giostre, le mamme fanno lo slalom tra le gambe delle persone con i passeggini dai colori scintillanti. Sembra una serata surreale: finalmente il “potere” è in mano ai pedoni e agli artisti che si impongono in mezzo alla strada. Ma come nascono le notti bianche? Chi c’è dietro il boccascena a tirare sapientemente i fili per far sì che tutti gli attanti abbiano un ruolo primario?

Molti conosco, infatti, solamente quella che, per gli addetti ai lavori, è la conclusione di un duro compito di organizzazione. A monte vi sono lunghi incontri tra comuni e associazioni, idee differenti da far combaciare, intesa e collaborazione tra persone a volte sconosciute tra loro… tutto per far funzionare una macchina apparentemente perfetta. Definite le strade che verranno animate, tutti i commercianti dovranno essere contattati e a tutti dovrà essere spiegato come, ipoteticamente, sarà organizzata la festa. “In piazza sarà presente l’orchestra, vicino al bar all’angolo ci sarà un gruppo di ballo e qui, proprio davanti a voi, ci sarà il Mago”. La mente inizia a fantasticare sulla realizzazione, si cominciano a ipotizzare suoni e balli e a far coincidere le varie idee con quelle proposte dai commercianti. Alcuni, desiderosi di prendere parte alla loro notte, alla festa del paese, avanzano nomi di gruppi e personaggi. C’è chi vorrebbe la sfilata, chi il barman freestyle o il deejay… Altri invece si lasciano “trasportare” dagli organizzatori mettendosi a loro disposizione per fornire la luce, permettendo a eventuali ballerini di cambiarsi nel magazzino, offrendo cioè la massima collaborazione. Una volta predisposto tutto sulla carta, è la volta della realtà. Autorizzazioni per chiudere le strade, richieste di aumento di fornitura elettrica per collegare amplificazioni e luci, personale per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza. Poi bisogna contattare i musicisti, le scuole di ballo, il burattinaio e il mago, i banchi dell’artigianato artistico… concordare con loro orari e costi, prenotare eventuali luci e service.

E quando tutto sembra definito, dopo mesi di incontri e telefonate, ecco sopraggiungere la fatidica sera. I coordinatori iniziano la loro “notte” verso le 17 verificando la chiusura delle strade, gli allacciamenti, la presenza degli artisti. Con ognuno di loro ci si confronta cercando di offrirgli la location migliore per la propria esibizione.

Chi si imbatte nelle strade all’imbrunire, potrà assistere a scene “da dietro le quinte”, quando ancora, se fossimo in tv, le telecamere sono spente e sul palco regna il caos: tecnici, elettricisti, truccatori…. Ma quando la folla inizia a sopraggiungere e i gruppi ad esibirsi, ecco che gli organizzatori si confondono tra la moltitudine di persone, mantenendo sempre alta l’attenzione. Al termine della serata, se tutto si è svolto come auspicato, ecco ripartire i coordinatori a raccogliere i borderò Siae e a supervisionare il disallestimento. Non sempre le cose vanno per il verso giusto, a volte gli animi si scaldano e alcuni possono non essere contenti di dover sottostare agli obblighi di chiusura delle strade o alla musica fino a tarda notte. Ma diciamocelo: ogni tanto, portare la cultura in strada, la musica in mezzo alla folla, il burattinaio fuori dalle mura del teatro fa bene a tutti, ai bambini che si divertono, ai grandi che si ritrovano, ai ragazzi che in mezzo a tanta gente si lanciano nei primi approcci. E anche all’economia: farla girare un po’, oggigiorno, non guasta.

Roberta Filippi

Bresciana di origine, bolognese di adozione e svizzera nell’organizzare la mia vita. Pretendo che tutto sia sempre scadenzato e gestito con la tempistica più rigorosa possibile. L’ordine per me è una mania, ad esclusione della mia scrivania che non è nulla a confronto di un campo da guerra. Ho la fortuna di lavorare come avrei sempre sognato: in modo indipendente, con collaboratori intelligenti e facendo ciò che più mi piace, scrivere e organizzare. Intenzionata a voler sempre arricchire le mie conoscenze e sempre pronta a scoprire nuove cose, combatto le mie giornate tra Mac, agende, planning, farina e padelle. Perché per essere veramente realizzata devo poter trovare il tempo per cucinare un risotto o sfornare del pane caldo da gustare per cena, rigorosamente con un buon bicchiere di vino.
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