La quarta baracchina

La quarta baracchina

testo di Massimo Wilson

Ero arrivato a Bologna da poche settimane quando uno sconosciuto, offrendomi un aperitivo, mi presentò la piazza che sarebbe diventata la mia preferita: “Benvenuto nel manicomio di Piazza Aldrovandi” mi disse, “dove tutto può succedere”. Dopo mesi passati a frequentarla, posso dire che forse l’unico veramente pazzo fosse lui. In effetti di persone fuori dal comune se ne incontrano, ma dove, a Bologna, non se ne incrociano?

la quarta baracchina

Era una delle tante serate passate in questa zona che entrai, quasi casualmente, a “la quarta Baracchina”. Credo che, chiunque cerchi un posto con un’atmosfera familiare, rilassante e dove poter fare, e consumare, arte, possa trovare nella “quarta Baracchina” il posto perfetto. La prima volta che sono entrato, ricordo di aver subito il fascino del locale. Ero con un amico in piazza Aldrovandi,  nella quale appunto si trova l’esercizio, in cerca di un posto diverso dai soliti. Quando vedemmo all’interno alcune persone sedute in cerchio che suonavano strani strumenti etnici e si cimentavano in un ballo evidentemente improvvisato, non avemmo dubbi:  “Oggi proveremo un nuovo bar!”. Dopo aver bevuto una birra troppo buona per quei pochi euro che ci chiesero, ce ne tornammo a casa con la promessa di ritornarci, per conoscere meglio l’ambiente. Io personalmente amo, alla sera, promettermi cose che al mattino poi non faccio, ed infatti, sebbene volessi tornarci il prima possibile, lo feci solamente qualche mese dopo, catturato dal tema della cena che proponevano, e che lessi quasi casualmente passando sotto i portici della piazza mentre tornavo dall’Università.

la quarta baracchinaIl menù, curato nel dettaglio da Chef Gallo, che mi ha conquistato con alcuni dei suoi piatti (ah, a proposito, provate la sua insalata di polipo, se non mi credete!), si integrava perfettamente con l’ambiente proposto dal locale, ma soprattutto con le opere appese qua e là di Gil David. Per chi non la conoscesse, anche se credo sia difficile, dato che è un’icona bolognese attiva da più anni di quanti ne abbia io, Gil è una splendida artista che si occupa di erotismo. Non a caso la serata del giovedì è spesso a lei dedicata, con l’eros-cena che, purtroppo per chi si aspetta una serata volgare, è un mix di cibi, sapori, ricordi ed emozioni. Consiglio a chi voglia ascoltare delle storie interessanti di farci un salto al giovedì, perché troverete delle artiste che, con un velato senso d’erotismo, vi racconteranno le loro gesta, storie condite qua e là da poesie recitate con l’accompagnamento acustico di strumenti a corde che riescono a dare un tocco di belle epoque ad una piazza che aspetta di esser pedonalizzata per esplodere!!! Ma per gli amanti dello stile bohemien le speranze non devono morire: “La quarta baracchina”, citando Roberto, il boss, “è quello che tu vuoi, è nata per farti sentire a casa”. Dunque, per quegli artisti e studenti squattrinati tipici della città, e tra i quali mi ci metto pure io, il locale è sempre aperto: andate e fate arte, sarete accolti come amici, e consigliati come allievi dalle varie figure che bazzicano durante le tutta la giornata.

la quarta baracchinaMa la quarta baracchina è anche dettaglio, è un piccolo bazar con particolari ornamenti appesi alle pareti, tra un quadro e l’altro. Sorto sopra un rifugio antibomba, il locale è arredato con oggetti raccolti negli anni dal proprietario, con la chicca della macchina per caffè, un capolavoro vintage che dà un tocco di nostalgia al tutto.

Bolognesi, affaristi, turisti e artisti, che aspettate?? Se in quattro mesi ancora non ci siete passati, vi consiglio di farlo, il tradizionalismo ormai è in declino, è ora di essere progressisti: provate un nuovo bar, ci potreste trovare una famiglia, o un posto dove coltivare le vostre attitudini artistiche!!!

Redazione

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One Response to "La quarta baracchina"

  1. Luciano   9 Settembre 2015 at 21:15

    La 4 baracchina è molto divertente. La definirei un non-luogo ovvero uno spazio di transito nel quale incontrare una vasta eterogeneità di personaggi. Sono d’accordo con l’autore dell’articolo: è assolutamente un bar fuori da ogni tradizione. Salvo ovviamente quell’ospitalità della quale Bologna è da sempre maestra.

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