La Seconda Luna: Il dramma

La Seconda Luna: Il dramma

Assisto assieme a un teatro straripante a La seconda Luna, pièce che ha avuto il suo debutto ieri sera al Teatro San Salvatore di Bologna. Nato da un lavoro congiunto di un ben consolidato duo Alessandro Liuzzi, Andrea Zantonello, vede per la prima volta la partecipazione sul palcoscenico del danzatore Marco Casoli qui in veste di attore, l’opera è rappresentata dagli stessi Autori e diretta da Francesca Pierantoni che ne ha anche curato anche la supervisione testuale.

Tinte forti, non solo in termini cromatici, in seguito vedremo quali, un simbolismo molto evidente anche in questa loro seconda prova, polarità decise e con esse anche un anticipazione sul finale. I protagonisti sono Lui e Lui ossia Tommaso (Alessandro Liuzzi) e Diego (Andrea Zantonello) una coppia di fatto si potrebbe oggi dire, una coppia e basta,  secondo chi scrive.

Due vite che si sono incontrate quattordici anni prima, che conducono la loro esistenza nella quotidianità fatta di normali piccoli screzi ma grande affettività insieme  e continuerebbero a farlo se  un destino invidioso non incombesse  con una malattia e calando la sua impietosa mannaia   decidesse  quale direzione imporre alle vite dei Nostri.

Ogni coppia ha ruoli diversi all’interno di sé stessa, qui Diego fa l’architetto in quanto tale pianifica anche le spese di casa regolandone il budget; Tommaso forse meno concreto, vorrebbe fare lo scrittore ed è infatti alle prese con il suo primo libro, non potendo vivere d’arte oltre che d’amore lavora quando viene chiamato, in un supermercato, però è sua la casa nella quale vivono.

E’ tutto assolutamente normale, forse anche troppo, i protagonisti trovano una complementarietà unendo le loro differenze, nelle quali la forza e la debolezza di uno o dell’altro  si alterneranno vicendevolmente, nel mentre sono “due cuori che battono all’unisono”.

Con mano leggera, e con una buona dose di onestà da parte di Liuzzi-Zantonello attenti a calibrare la misura e a non far scadere un testo che sa di dramma, in un facile pietismo che plaude ad una commozione di maniera, lo si dissemina, al contrario,   di frequenti  scambi di battute rapide e spesso divertentissime, con ironia tagliente  non estranea a chi   si fosse confrontato già con i precedenti lavori dei due Autori che nello specifico però mirano con molta lucidità al cuore del problema.

Scelte azzeccate in termini di scenografia con rapidi cambiamenti molto incisivi, si passa dalla casa all’ospedale e viceversa, un trasformismo esemplare che non smarrisce  la concentrazione. Scena minimalista sì, ma non spoglia, elegante nel proporre solo tre colori: il tao “maggiore” quindi preminenza al bianco e al nero, simbolico ma concreto nel ravvicinare così due visioni  contrapposte (ognuno potrà cercare da sé le proprie al suo interno: l’opera è aperta!) ma  forse anche a rappresentare la luce e le tenebre, “la mia notte è lunga” dirà Tommaso e lo stesso leggerà Diego facendo sì che il libro scritto su di loro  diventi  davvero il loro e infine il  suo.   Il sole e la luna elementi questi proposti scherzosamente in apertura  da Tommaso, a definire i loro caratteri così diversi: se da un lato abbiamo un astro,  dall’altro abbiamo un satellite che vive della luce  riflessa dal primo, ma poi i Nostri capiscono  che entrambi fruiscono vicendevolmente della loro stessa luce: chi è ora il sole e chi invece la luna? Decidono che entrambi si sentono la seconda, da qui il titolo, con un gioco di astuzia, abbiamo uno sguincio di teatro nel teatro, geniali!

Anche la presenza vigorosa del rosso ha una parte non secondaria essendo questo il colore della forza, dell’amore, del grande lavoro: rossi  sono infatti i tanti oggetti disseminati in scena. Un fil rouge di fatto che accompagna la vicenda,  collegando gli elementi  in maniera  reale e astratta insieme, un legame sotteso a unire le parti del discorso. Il segno rosso del coraggio lo si potrebbe definire, poiché diviene anche la fede improvvisata con un lacerto di sciarpa, a sancire quell’unione attesa, facendo a meno di un contorno di troppi invitati, rito questo  imposto dalla disperazione, là su un letto d’ospedale, farà sparire ogni contatto esterno  lasciando ai due  un’intimità  “cerimoniale” ancor più ridotta di quella Renzo e Lucia, come paventava  Tommaso! Il rosso che appare negli oggetti in scena (la tovaglia, il computer, le scarpe di Diego, la sciarpa di Tommaso, la tazzina con il manico a cuore) in un certo senso  è l’elemento che accompagna  le loro vite,  paradossalmente diverrà in seguito motivo di allontanamento dei due poiché rosso è anche il colore dello stetoscopio del medico (Marco Casoli), quindi della malattia, quindi dell’ospedale e quindi  giungiamo così alla questione:  poiché una coppia come la loro non ha diritti di fronte alla Legge,  non può  assistersi reciprocamente, né informarsi sulla malattia, né parlare con i medici riguardo lo stato di salute dell’altro: un dramma ulteriore all’interno della tragedia. Non c’è rimedio sembrerebbe.  Al riguardo, giungerà  come una lama a fendere l’aria  il grido  di Tommaso: “lui resterà sempre mio marito!” rivelando come in parte i tempi siano cambiati anche se  chi scrive, pensa che in fondo non siano ancora maturi. Qui però l’amore che non osa pronunciare il proprio nome (“The Love that dare not speak its name”) questa volta fa di più, “quel” nome lo  grida, ed è un urlo quasi di pietra, un pugno diretto alla coscienza del moralista. E’ di questi giorni infatti  il dibattito sulla  legge Cirinnà  e sulle unioni civili…

I protagonisti sono riusciti abilmente  a strappare una lacrima e un sorriso insieme allo spettatore, a sua volta catturato dal  turbinio della narrazione,   inesorabile e rapido come il decorso della malattia di Tommaso. Va poi riconosciuto che grazie al testo in grado di calamitare a sé, ciò e chi vi sta attorno anche   lo spettatore finisce col gravitare al suo interno, in parte anche per il tono leggero con cui è stato scritto, malgrado il soggetto, portandolo a riflettere su di una questione tutt’ora aperta, parlando il linguaggio diretto che tutti condividono, quello dei  sentimenti: l’amore, il dolore, la speranza, la disperazione, il crollo di ogni illusione, ma anche – è bene dirlo –  si allude  alla figura non sempre benevola della suocera! Ancora una volta i Nostri conducono un tema sulla trasversalità dei contenuti comuni a qualsiasi essere, indipendentemente dalle inclinazioni affettive del singolo ma con l’abilità di bravi attori quali loro si  sono dimostrati.  Missione compiuta, si potrebbe dire, visto che Alessandro Liuzzi  durante l’intervista  auspicava da parte del pubblico “ una riflessione in più (…)  questa volta stiamo chiedendo di fermarsi, di pensare e di immedesimarsi, nella storia”.

Azzeccatissimo poi il  commento musicale con le canzoni più note di Mina a ponderata chiosa di quanto avviene in scena.

Applausi, applausi e ancora applausi. Nel finale vediamo i tre protagonisti uscire a ringraziare il pubblico vestiti di nero con una T-shirt su cui  campeggia nient’altro che la frase: “CHIEDO SOLO DI ESISTERE”: chiedono  troppo?!

 

“For love’s more important and powerful than
Even a priest or a politician.” (W.H. Auden)

“Perché l’amore conta ed è più potente
Persino di un prete o di un politico.” (W.H. Auden)

 

DUE DOMANDE AL VOLO AD ANDREA ZANTONELLO E A MARCO CASOLI 

Allora Andrea, ti lascio “comico” e ti ritrovo “drammatico”. Che cos’è successo in questi due anni?

No! Era più la voglia di mettermi in gioco  che altro, e con l’aiuto anche della regista Francesca Pierantoni, siamo andati a scavare là dove c’era ancora da scovare.

Come ti ci sei trovato nella situazione? All’inizio parte tutto in modo gioioso, quindi ti ritrovo un te stesso sebbene un po’ più serio.

Sì una storia, amara, drammatica che bene o male tutti abbiamo passato e quindi è stato solo un dramma nella vita. Il lavoro dell’attore consiste nel trovare quell’emozione che tu hai provato in quel momento e non è facile, perché è stata molto dura anche per noi attori, perché c’è dietro tutto un processo mentale, però è stato bello!

Tu fatichi non a trovare certe emozioni ma a esprimerle, le rifuggi ma sei leale e scavi lo stesso, tu hai un carattere molto solare, trovi difficile calarti in questa parte?

Andrea è una persona che non dà a vedere le proprie emozioni  nel dolore sì, perché tendo a dovercela fare da solo, per forza! Ovvio che quando non ce la fai più devi comunque chiedere aiuto ed è bellissimo chiedere aiuto. Io purtroppo faccio molta fatica, devo  farcela da solo. E’ stata comunque bella!

Uscite poi tutti e tre con su la maglia “Chiedo di esistere”.

Tema odierno assolutamente, abbiamo solo voluto dire la nostra che non è né politica né  niente altro, solo dire la nostra e chiedere di esistere. Siamo nella settimana buona! Vedremo come andrà, speriamo che porti un po’ fortuna anche questo spettacolo a raggiungere degli obiettivi…minimi!

Dimmi Marco, è la prima volta che lavori con il duo Liuzzi-Zantonello?

Sì, è la prima volta che lavoro artisticamente con loro, io sono un ballerino!

Non l’avrei  mai creduto,  però l’espressività e la mimica  la curate anche voi, ti sei posto in maniera molto naturale lì sul palco!

Sono abituato a stare sul palco.  L’espressività più corporea ma anche visiva, nella danza comunque c’è!

Questa è la prima volta che ti cimenti in un testo di prosa affrontando quindi le parole?

Una bella emozione, una bella carica  anche se la parte è piccola,   però alla fine ho un ruolo incisivo nella storia.

Esattamente, una soluzione quasi filmica, egregia, economica, pertinente  ma che dà l’idea dell’assenza!

Il mio ruolo era anche un po’ antipatico anche se non è d’accordo, però quel ruolo lo deve fare  è  come la punta un po’ dell’iceberg: sotto c’è tanto, ma lascia vedere solo quella.

Anche tu con la maglia “Chiedo solo di esistere”, hai un commento da fare a riguardo?

Mah, è una cosa che mi tocca personalmente e quindi chiedo così anch’io di esistere. Bisogna lottare e se non lo capiscono, bisogna farglielo vedere!

Perché non lo vogliono capire? Che cos’è che temono? Che cosa destabilizza? Una sfera che appartiene al privato…

Secondo me in Italia, siamo troppo abituati a farci i fatti degli altri, ci occupiamo poco dei nostri. Quindi…come dire? Bisogna sempre far vedere agli altri quello che bisogna fare, anziché pensare a sé stessi! Devi dipendere tanto dalla  decisione degli altri, da persone che non c’entrano nulla, che non sono all’interno di questo, che non vivono questo!

INFO:

La Seconda Luna

Domenica 28 Febbraio 2016 ore 18.30
Teatro San Salvatore via Volto Santo 1 Bologna.
– Facebook Alessandro Liuzzi e Andrea Zantonello
– Pagina Facebook: Chiunque altro da sé

Copyright Gino Rosa 2016

La foto della locandina è di  Lorenzo Prodon

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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