Lo Schiaccianoci, Hoffmann e Amedeo Amodio: la tournée italiana di un capolavoro

La più bella favola di Natale ovvero Lo Schiaccianoci con l'entusiasmante coreografia di Amedeo Amodio, i costumi e le scene e i colori di Emanuele Luzzati. Uno spettacolo che mantiene il fascino inalterato dell'opera che si apre al confronto con il lettore/fruitore in una contemporaneità che si rinnova.

ITALIA – Durante le festività Natalizie approfittane per andare a vedere i balletti più celebri del repertorio classico: Lo Schiaccianoci con la musica di P. I. Tchaikovsky e la suggestiva coreografia firmata da Amedeo Amodio è sicuramente fra questi.

Lo spettacolo è già in tour dal mese di Novembre e fino a Gennaio 2017 e lo potrete vedere in diversi teatri italiani.

Questa versione di Schiaccianoci riproposta da Amedeo Amodio è quella celebre, da lui creata nel 1989 per l’ATERBalletto. La coreografia si distanzia dalla tradizionale versione restando più conforme alla versione letteraria, speculare cioè a come il suo autore E.T. Hoffmann l’aveva concepita. Uno Schiaccianoci scevro da leccornie e balocchi questo di Amedeo Amodio che ripropone con spavalda nonchalance il perturbante in forma adolescenziale idoneo sia per un pubblico adulto in grado di sviscerarne i molteplici significati, che per un pubblico minore capace invece di lasciarsi trasportare dalla grazia e dall’umorismo sottile di quest’universo onirico. Dimentichiamoci l’enorme abete sovra agghindato, le montagne di dolciumi, i balocchi per ritrovarci invece a tu per tu con l’inconscio sul quale Amedeo Amodio spalanca una finestra. Il colore, la bizzarria degli elementi, i turbamenti adolescienziali, il “doppio” vengono riproposti in vorticante successione. La rivisitazione del soggetto resta conforme all’originale nel significato profondo, in barba ad Alexandre Dumas e alla versione che di questa lui ne fece rendendo quindi la storia più edulcorata e ammorbidita rispetto a quella di Hoffmann.

“A Natale” scriveva Vittoria Ottolenghi “si schiacciano noci dappertutto il balletto (…) è un meraviglioso turbine di gusci e di gherigli, una festa di abeti innevati e fitti di candele e di nanetti” e invece nello specifico, si va a rivedere Schiaccianoci secondo Amedeo Amodio ossia un’opera rinnovata secondo una lettura fedele ma arricchita – come lui stesso mi racconta – di elementi vari in grado però di armonizzarsi nell’insieme.

Un confronto diretto con l’autore e quindi con il coreografo in persona mette a disposizione risposte in grado di sopire ogni incertezza. Il Maestro Amodio mi racconta con la sua abituale cortesia come sia arrivato a creare la superba coreografia che a vent’anni dal suo debutto, ne conserva tuttora il fascino.

Lei ha fatto una piccola rivoluzione con questo Schiaccianoci, quali sono gli elementi che si distaccano dalla versione tradizionale?

Ho fatto una rivisitazione su testo originale di Hoffmann, io mi sono ispirato alla storia originale, dove l’artefice della storia Drosselmeier, che fa automi meravigliosi, racconta storie che danno al personaggio Clara un po’ di turbamento.  Io ho basato la storia sul pensiero, il mondo dei bambini che con le loro fantasie riescono a superare i limiti del reale. Clara a un certo punto del racconto non sa più qual è l’originale e quale invece l’immaginario. Ho introdotto elementi del teatro delle ombre che in quell’epoca, nel Settecento e nei primi dell’Ottocento, era uno spettacolo molto suggestivo e nella mia versione esprime bene lo stato d’animo dei miei personaggi.

La scelta di un artista come Luzzati dallo stile così graffiante, che abolisce i contorni e le linee morbide  non è stata casuale vero?

Con Luzzati avevo già fatto lavori suoi l’Histoire du Soldat, Pulcinella e alla Scala molte altre cose. mio ha dato un tocco magico a parte la conoscenza del teatro  che è importante, perché talvolta lo scenografo fa cose stupende però bisogna anche pensare come vengono realizzate e che effetto che fanno  sul palcoscenico e come vengono pensate Emanuele Luzzati aveva proprio questa magia conosceva e sapeva già come il bozzetto veniva tradotto per il palcoscenico, è stato anche per me una collaborazione suggestiva. Ci sono anche degli interventi registrati di certe situazioni parlate incise all’epoca da Gabrielle Bartolomei, questa recitazione è molto particolare, è una versione basata sul fonema non tanto sul significato della parola quanto del suono.

Lei Maestro porta spesso delle piccole trasgressioni nella danza, fino a non tanto tempo fa la parola nella danza era quasi bandita.

Si, ma questo spettacolo l’ho dedicato al 100% al teatro nel senso completo: adoro il costume, le luci, la scena. Ci sono gli invitati alla festa, ad esempio, che indossano costumi incredibili perché all’epoca quando l’alta borghesia andava alle feste metteva parrucche di vetro, di un vetro soffiato che sembrava un po’ zucchero filato. E nel nostro spettacolo gli invitati che vanno alla festa di Natale hanno queste parrucche incredibili dai colori un po’ particolari e che creano una situazione abbastanza suggestiva. (…) Io mi sono ispirato ai movimenti della break dance, allora (quando nel 1989 venne creata la coreografia di Schiaccianoci ndr) era il “momento” della break dance e soprattutto mi sono ispirato  a Totò.

Ma i suoi danzatori di formazione classica come hanno reagito di fronte alla richiesta di  adottare passi della break dance?

Hanno reagito benissimo. Ad esempio nel secondo atto il grande passo a due è “Petipa puro”. Ho voluto mantenere la tradizione ma per tutto il resto, come la danza araba o la danza cinese ho fatto un mio viaggio fantastico. Per la danza araba mi sono ispirato ai balletti russi di Diaghilev quando ha danzato Sherazade nella versione di Coquine. Nella danza cinese vediamo una tazzina che danza con una teiera, che ricorda un  po’ L’Enfant et le Sortilège. Un viaggio che non sia solo pura tecnica ma che ci sia un discorso di riferimenti e di immaginazione. (…) Ho inserito anche Papageno e Papagena, in omaggio a Mozart ed è curioso ed è bello anche, che i danzatori si sentano più coinvolti: se dai a loro certe suggestioni e riferimenti, loro riescono a rivivere (i loro personaggi ndr) in un’altra maniera.

Maestro, Lei è stato una delle più interessanti pagine della storia della danza spaziando da più generi e arrivando egregiamente alla coreografia, lei è un artista completo nel campo ed estremamente versatile, che tipo di insegnante è con i suoi danzatori?

Questo è frutto della scuola che ho avuto al teatro alla Scala negli anni ’50, quella è stata per me un’esperienza d’oro. C’erano degli insegnanti che ti insegnavano cos’era la danza e cos’era il teatro. Poi sono venuti i grandi coreografi da Roland Petit, a Balanchine a Massine e per noi giovani era una cosa incredibile e  poi la cosa più importante era quando noi partecipavamo alle opere come figuranti o come mimi.  Ad esempio in Anna Bolena, con la Callas interprete e la regia di Visconti e (trovarsi in ndr) tutta l’opera vicino alla Callas e interagire con le sue situazioni psicologiche era una scuola di teatro incredibile. Io cerco di dare ai miei danzatori qualcosa di più del “gesto” perché il gesto diventa emozionante se parte dal di dentro, un danzatore deve sentire qualcosa al pari di un attore. (…) ai miei danzatori spiego qual è lo  stato psicologico, lascio una certa libertà rispettando i canoni della coreografia, però a me interessa che loro sentano qualcosa. Il gesto senza un pensiero diventa un elemento vuoto.

Lo Schiaccianoci  balletto in due atti dal racconto di E.T.A. Hoffmann  Schiaccianoci e il Re dei Topi
Musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij
Primi ballerini Ashley Bouder (New York City Ballet) e Alessandro Macario (Teatro San Carlo di Napoli)
Solisti e corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment
Scene e costumi Emanuele Luzzati
Ideazione ombre Teatro Gioco Vita
Realizzazione ombre L’Asina sull’Isola
Voce Gabriella Bartolomei
Luci Marco Policastro
Assistente alla coreografia Stefania Di Cosmo
Coreografia e regia Amedeo Amodio

Qui le date della tournée italiana dello ‘Schiaccianoci’ in scena fino al 15 gennaio 2017:

6 Novembre al Teatro Comunale di Modena, 20 Dicembre all’Europauditorium di Bologna, 22 Dicembre al Teatro Verdi di Firenze, il 28 Dicembre al Teatro delle Muse di Ancona per proseguire nel nuovo anno il 4 Gennaio al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, mentre il 10 dello stesso mese sarà al Teatro Verdi di Pordenone, per finire poi a Ravenna, al Teatro Dante Alighieri dove sarà in scena  il  14 e 15 Gennaio 2017.

Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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