Diana, la vera storia segreta di Lady D

Diana, la vera storia segreta di Lady D

Da giovane e impacciata promessa sposa a icona di stile. Da principessa triste ad adolescente innamorata pronta a tutto pur di non rinunciare al suo amore.
Su lady D.  ne hanno dette proprio tante. Nessuno, però, ne aveva fatto mai un ritratto tanto banale come quello emerso dall’ultimo film “Diana, la vera storia segreta di Lady D” che, stando alle critiche evidenti, sembrerebbe non essere stato in grado di mettere d’accordo proprio nessuno.
look ko 7Incentrato unicamente sul tentativo di mostrare una donna assai più “normale” di quanto potesse esserlo in realtà, si tratta dell’ennesima versione riveduta e corretta di uno dei personaggi che ha fatto la storia del popolo inglese. Per questa ragione, chiunque si accinga a vederlo nella speranza di capire qualcosa in più del mistero che avvolge la morte o anche solo di coglierne la personalità complessa di quella che per tutti era la donna più sfortunata e più famosa del mondo, ne rimarrà pienamente deluso. Ciò che sembra essere riuscito al regista è unicamente quella di aver ridotto Lady Diana, l’emblema di stile, l’eroina del terzo mondo, la missionaria, la coraggiosa, a un’immagine melensa e sdolcinata propria di una donna tutt’altro che affascinante che, nel tentativo di vivere una vita semplice all’insegna dell’amore come chiunque altro, finisce nel trasformarsi in un’adolescente priva di buonsenso che rifiuta la realtà che le sta intorno e le sfugge in modo assai surreale.
Sarà stata l’omissione di tutti quegli aspetti atti a conferire al personaggio tutto il carisma necessario che l’ha resa nel tempo musa ispiratrice per stile e umanità, o quel volere a tutti i costi evidenziare, in modo piuttosto superficiale, il bisogno naturale di ogni donna di voler passare la sua vita al fianco dell’uomo che ama senza dover necessariamente rischiare che tutta la stampa mondiale ne colpisca dignità e orgoglio, sta di fatto che il film non funziona. Se non a sbadigliare mentre aspetti con ansia che arrivi un colpo di scena, non di quelli da telenovela di bassa lega, a risvegliarti. E invece nulla. Non accade nulla.
Diana sembra una ragazzina impazzita per un pakistano che non la calcola troppo o che quantomeno non è disposto a rischiare quanto lei che se ne va in giro con parrucche improponibili persino per attrici come Naomi Watts, nel tentativo di scoprire che fuori dal palazzo esista un mondo. E così mentre attendi impaziente di commuoverti quantomeno nella scena finale, viene spontaneo chiedersi che fine abbiano fatto i figli o  quel marito, tanto ingombrante per cui rilasciare un’intervista (l’unica tratta dalla realtà) assai scomoda. look ko 5Viene da chiedersi persino che ruolo assurdo abbia mai ricoperto quell’uomo, Dodi, che a guardare il film, appare come un poveraccio condannato a morire solo per aver aiutato un’amica a far ingelosire il grande amore della sua vita. Nessun riferimento alla possibile gravidanza di Diana, al modo in cui è morta. Persino le missioni umanitarie che nella pellicola appaiono di striscio, perdono quel senso di grandezza che fece di Diana la principessa del popolo.
Di lei e del suo ricordo un unico elemento ben si sovviene nella pellicola: il suo stile. Copiato alla perfezione e imitato nelle sue uscite più importanti, pochi sanno in realtà che anche lì  Diana ebbe un guru della moda che da giovane meringa tutta fiori e calze colorate la trasformò in un’icona di eleganza e sensualità realizzando per lei creazioni che ancora oggi la monarchia e il popolo ricordano ed emulano. Si trattava di Gianni Versace che dal ’92 in poi alle nuance figlie di rigide regole e di un clima di restrizione le preferì lunghi vestiti di seta  in tonalità brillanti e polo di Ralph Lauren. Anche in questo Diana sembra aver fatto storia, al punto che oggi viene davvero difficile pensarla mentre grida indisturbata, nel cuore della notte, il nome di un uomo che definisce quest’ultimo blando tentativo di renderle omaggio “un mucchio di gossip fasullo”.

Testo di Lia Giannini

Redazione

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2 Responses to "Diana, la vera storia segreta di Lady D"

  1. Fabiola Cinque
    Fabiola Cinque   10 Novembre 2013 at 22:26

    Sono d’accordo cara Lia sulla critica al film come “un ritratto tanto banale” ed ancor più sulla scelta dell’inespressiva attrice.
    Ma sono pienamente d’accordo con quello che scrivi solo nelle ultime righe. E’ stata designata “icona di stile” solo grazie all’unico atto di umiltà che ha avuto questa donna, quello di affidarsi totalmente ad un “guru, più che della moda, dello stile” come Gianni V. e che, come scrivi tu, “da giovane meringa tutta fiori e calze colorate la trasformò in un’icona di eleganza e sensualità”. Per il resto, sperando di non inemicarmi il mondo, il mio punto di vista ed il giudizio su questa donna è del tutto negativo. Mi spiace, sarà molto impopolare il mio punto di vista, ma oltre al dramma di una giovane vita spezzata troppo presto lasciando dei figli senza madre, tutto il resto della designata “Principessa triste” non mi ha mai commosso!

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  2. Lia   10 Novembre 2013 at 22:52

    Avevo 11 anni quando morì Diana e ricordo che la notizia mi colpì molto più che ad una qualsiasi bambina di quell’età. Lady Diana era la storia di una donna destinata a essere molto sfortunata che il tempo e la storia avevano reso fortunatissima e viceversa. In lei sembravano convivere dolore e felicità nello stesso tempo. Il suo stile e l’ammirazione che destava nel mondo personalmente mi colpivano pur essendo molto piccola. Poi ho dovuto approfondirla. Per ragioni di studio, ma anche solo scegliendo di andare a vedere il film. E mi è crollato un mito. Ho massacrato la pellicola perché voglio sperare che quell’umanità e quel senso di “donna speciale” che aveva ad 11 anni per me assomigliasse un minimo alla realtà.

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