L’arte del Simbolismo a Palazzo Reale

Dal 3 Febbraio al 5 giugno Palazzo Reale a Milano, avremo la possibilità di immergerci nelle atmosfere profonde ed astratte del Simbolismo quel vasto movimento culturale che cercava di costruire un’arte pura, non contaminata dalle problematiche sociali e non imbrigliata nella rappresentazione esteriore della realtà.

Il titolo della mostra è “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Epoque alla Grande Guerra”. Essa espone 150 opere di artisti del calibro di Klimt, Moreau, Odillon, Redon, Von Stuck, Hodler, Segantini, Previati, Sartorio e tanti altri, tutti appartenenti ad una delle correnti dell’arte che più ha segnato il XX Secolo. Molteplici gli obiettivi di questa. Con oltre 2000 mq di superficie espositiva e 24 sale a disposizione, si mette per la prima volta a confronto i simbolisti italiani con quelli stranieri tramite dipinti, sculture e un’eccezionale sezione di grafica, che rappresenta una delle parti più interessanti della mostra, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private.

L’arte, per i simbolisti, consisteva nel rappresentare gli stati d’animo profondi dell’individuo e si manifestava in una pittura raffinata e colta, elegante nel tratto e ricca di riferimenti mitologici o religiosi, i linguaggi simbolici per eccellenza. Il fine dell’arte era anche quello di esplorare il confine tra espressione artistica , psiche e sogno dimensione onirica; non a caso molti dipinti appartenenti a questa corrente rappresentano personaggi nell’atto sognante, e tutto in queste opere appare recondito, arcano e al tempo stesso evocativo. Se ci si lascia andare l’arte simbolista può raggiungere l’essere umano in maniera più diretta rispetto ad altri contenuti, poiché è immediata e tocca le corde più profonde delle nostre emozioni.

Insomma, un’occasione per conoscere e capire meglio noi stessi e le nostre reazioni emotive e per comprendere l’importanza del Simbolismo, movimento fondamentale non solo nel campo dell’arte, ma anche della letteratura e della musica. I simbolisti furono anche i primi catalizzatori di un forte sentimento d’incertezza, che imperversava all’inizio del 900 in Europa. Il vecchio continente infatti, investito da significativi cambiamenti sociali, politici e culturali, accoglie all’interno dei suoi confini, un’anima irrequieta. Interrogativi intorno alla vita e alla morte, all’amore, alla realtà e ai sogni. Potremo quindi immergerci nell’ansia, nella cupezza e nelle situazioni oniriche di Klimt, Moreau e Redon o irradiarci al cospetto delle ariose atmosfere naturalistiche dipinte dagli artisti italiani che diedero poi vita al Divisionismo,come Giovanni Segantini, ma questa è un’altra storia.

Curata da Fernando Mazzocca, l’allestimento pone le opere nell’oscurità e il visitatore è anche fisicamente proiettato dal buio delle sale verso quei simboli che esprimono a volte il peccato, a volte la solitudine esistenziale, altre l’inquietudine dell’uomo di fronte alle forze della natura. 24 sale e 21 sezioni e soprattutto i grandi capolavori del simbolismo europeo e italiano. “L’amore e le fonti della vita” di Segantini rappresenta, secondo il curatore della mostra, lo spirito di questa mostra che vuole cogliere anche lo slancio ottimistico e il fascino che pervade le opere di questa corrente artistica.

Simbolismo

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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