L’arte di Olafur Eliasson in mostra alla Tate Modern di Londra

L’arte di Olafur Eliasson in mostra alla Tate Modern di Londra

LONDRA – In mostra fino al 5 gennaio alla Tate Modern c’è un artista visionario di fortissimo impatto visivo di origini Danesi/Islandesi (Copenaghen, 1967): Olafur Eliasson.

La mostra, In Real life, che registra sold out quasi tutti i giorni, raccoglie circa 40 lavori dell’artista, che includono installazioni, sculture, fotografie e dipinti. I materiali usati spaziano dal muschio all’acqua fusa dei ghiacciai e relativa nebbia, alle luci e alle superfici metalliche riflettenti. L’arte di Eliasson deriva infatti da 3 fondamentali interessi dell’artista: la sua preoccupazione per lo stato della natura, derivata dalla sua esperienza in Islanda, la sua ricerca nelle geometrie, e la sua indagine su come noi percepiamo e modelliamo il mondo che ci circonda.

Eliasson mette tutta la sua esperienza al centro della sua arte, tentando e sperando che l’incontro dello spettatore con essa, lo renda maggiormente consapevole della realtà e dell’umanità che lo circonda.

L’esposizione è curata da Mark Godfrey, conservatore del dipartimento di arte internazionale del museo, e da Emma Lewis, conservatrice associata, in collaborazione con lo Studio Olafur Eliasson. Lo Studio, in cui collaborano tecnici, architetti, storici dell’arte, designers, film maker, cuochi e amministratori, si occupa di un numero estremamente vasto di argomenti che spaziano dall’arte agli studi di eco sostenibilità ambientale legati all’emergenza del climate change alla cucina. A riprova di questo, nella Terrace Bar della Tate Modern, si possono sperimentare i piatti vegetariani organici sviluppati in collaborazione con gli chef dello Studio Eliasson.

Trenta opere realizzate negli ultimi trent’anni e sette inediti s’incrociano, in ordine non cronologico, nelle sale espositive, negli spazi di distribuzione e nel parterre all’aperto della Switch House, progettata da Herzog & de Meuron e inaugurata nel 2016. Ovunque il visitatore – attratto dai molteplici stimoli luminosi, cromatici e olfattivi – è invitato a riflettere sulle modalità con cui si relaziona all’ambiente che lo circonda: “seeing yourself sensing” è la celebre formula con cui Eliasson descrive questa esperienza di percezione amplificata e consapevole.

OlafurEliassonTate

Primo punto focale dell’esposizione è l’ampia Model Room (2003) che riunisce circa 450 fra modelli, prototipi e studi geometrici di diverse dimensioni, testimonianze della collaborazione di Eliasson con il suo team di studio e, in particolare, con l’artista, matematico e architetto islandese Einar Thorsteinn (1942-2015).

Si prosegue poi con le opere che rimettono continuamente in discussione le coordinate geometriche del tradizionale interno museale che le ospita. Moss wall (1994), immensa parete di licheni islandesi, importa un frammento di paesaggio naturale, con la sua texture e i suoi odori, all’interno del museo climatizzato e asettico. Din blinde passager (Your blind passenger) (2010) smaterializza un lunghissimo corridoio di 39 metri (tra la gioia di alcuni visitatori e lo smarrimento di altri) in un inafferrabile mare di nebbia multicolore; il giallo univoco di Room for one color (1997) trasforma il mezzanino degli ascensori in un inatteso ambiente monocromatico; Window projection (1990) inventa le luci e le ombre proiettate da una finestra inesistente, mentre Regenfenster (Rain Window) (1999) bagna una vetrata reale di una pioggia continua, ma fittizia.

Din blinde passager (Your blind passenger) ©Marianne Bargiotti Photography

Sempre consapevole della fonte dell’illusione (lampade, proiettori, specchi, ventole, tubature), spesso sorpreso dalle differenze tra le proprie e le altrui percezioni (ad esempio l’arcobaleno di Beauty (1993) è visibile solo da specifiche angolazioni, e non da tutti i presenti nella stanza), l’osservatore potrà sperimentare una condizione d’instabilità fortemente potenziale. Nelle parole del curatore Godfrey, “nell’incertezza [degli spazi di Eliasson] non risiede solo la possibilità di una risposta più giocosa alla propria situazione, ma anche l’opportunità di stabilire una relazione meno scontata con quelli che ci circondano, anch’essi impegnati a esplorare questi luoghi inusuali”.

Beauty (1993) ©Marianne Bargiotti Photography

Particolarmente apprezzata dal pubblico è la sala dedicata ai Caleidoscopi, che Eliasson realizza già dalla metà degli anni novanta, nell’ambito della sua passione per la geometria, le forme e la percezione del mondo. In esposizione ci sono due lavori, uno del 2002, Your Spiral view, e uno più recente del 2019 Your Planetary window.

Per l’artista, il caleidoscopio offre molto di più che una giocosa esperienza visiva:la riflessione multipla distrugge e riconfigura quello che si vede. Molteplici prospettive sono così offerte in una singola visuale e la percezione di se dell’osservatore è destinata a mutare irrimediabilmente. Eliasson usa i caleidoscopi anche per unire lo spazio all’interno e all’esterno dell’esposizione: il modo di apparire di entrambi cambia e il legame tra la galleria e il mondo esterno si dissolve.

L’artista ha creato una serie di sfere appese, tra cui un lavoro recente In real life (2019), ognuna strutturata da un complesso e rigoroso principio geometrico.  Eliasson si dimostra inoltre particolarmente interessato alle spirali, per il senso di energia che creano dentro e fuori dall’oggetto in sé tramite gli infiniti giochi di luci ed ombre in proiezione sui muri che le circondano.

In real life (2019) ©Marianne Bargiotti Photography

Altro imperdibile must della mostra, amatissimo dal pubblico è la videoproiezione Your uncertain shadow (colour), 2010 ottenuta tramite lampade HMI (verde, arancio, blu, magenta), vetro, alluminio e  transformatori Thyssen-Bornemisza, di provenienza dalla Art Contemporary Collection di Vienna. E naturalmente tramite anche la partecipazione del pubblico che, transitando davanti alle luci, ne modifica, amplifica, distorce e ricrea i pattern luminosi.

La mostra culmina con uno spazio chiamato The Expanded Studio, il quale esplora il profondo impegno di Eliasson in merito alle questioni sociali e ambientali. Tra questi progetti troviamo: Little Sun, lanciato per la prima volta alla Tate Modern nel 2012, che fornisce lampade a energia solare e caricabatterie alle comunità senza accesso all’elettricità; Green light e Ice Watch, un’installazione con ghiaccio dalla Groenlandia, che mira ad aumentare la consapevolezza dell’emergenza climatica. Molti degli inediti di In Real Life (ad esempio The presence of absence pavilion) s’ispirano ai ghiacci in fase di scioglimento dell’Islanda, i cui paesaggi potenti sono da sempre una fonte d’ispirazione imprescindibile per Eliasson. Una cascata artificiale di 11 metri di altezza continua la serie Waterfall, inaugurata a Sydney nel 1998, attirando l’attenzione dei passanti sulla preziosa risorsa che la alimenta.

La partecipazione, l’accresciuta sensibilità “ambientale” che le opere di Eliasson reclamano da parte dei loro fruitori si duplica nella sua ferma volontà di contribuire attivamente al dibattito pubblico, prendendo posizione sui grandi temi della contemporaneità, a partire dal surriscaldamento climatico.

Dopo la presentazione alla Tate Modern, la mostra sarà esposta al Guggenheim Museum Bilbao dal 14 febbraio al 21 giugno 2020.

Olafur Eliasson

Olafur Eliasson – In real life

Fino al 5 Gennaio 2020

Biglietto adulti £ 18.00

Aperta dalla Domenica al Giovedì dalle 10.00 alle 18.00
Venerdì e Sabato dalle 10.00 alle 22.00

Tate Modern

Bankside, London SE1 9TG

Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

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