L’arte povera di Giuseppe Penone in mostra dalla settimana dell’alta moda

L’arte povera di Giuseppe Penone in mostra dalla settimana dell’alta moda

ROMA – L’inaugurazione di AltaRoma con la Presidente Silvia Venturini Fendi è in concomitanza della vernice della mostra Matrice di Giuseppe Penone nel Palazzo della Civiltà, sede della Fendi. A parte l’evento glamour, vi racconto qui della location e delle opere esposte.

Il quartiere dell’Eur è per i romani, da sempre, un business district che ha aspettato per un decennio anche la conclusione della Nuvola di FuKsas. Ad ottobre 2015 la maison Fendi ha spostato  gli uffici nel Palazzo della Civiltà Italiana, più noto come “Colosseo Quadrato“, inaugurando al suo interno anche lo spazio espositivo che accoglie mostre aperte gratuitamente al pubblico.
Questo restauro va ad affiancarsi, dopo il restyling dello storico Palazzo Fendi di Largo Goldoni, a quello della Fontana di Trevi inaugurata come passerella della griffe a luglio 2016.
Così con lo sguardo rivolto al Palazzo della Civiltà Italiana ho passeggiato nel quartiere nel pomeriggio seguente al vernissage per gustare con calma sia le opere sia lo spazio espositivo. Ci accoglie, proprio dinanzi all’ingresso, l’installazione Abete. Una grande scultura (del 2013) alta più di venti metri. Accolta dalla grande scalinata accedo nell’immenso spazio con sofà di pelle che creano un salotto quasi pivato. Alla destra la reception degli uffici Fendi. A sinistra l’accesso alle sale espositive, precedute da un controllo ed una consegna di pass gratuito e brochure illustrativa.
Il salone più grande, dagli altissimi soffitti e le vetrate che permettono uno sguardo sul quartiere dell’Eur dal retro delle colonne e delle statue, offre un punto di vista che a noi abitudinari del centro storico, dove tutto è più raccolto e piccolo, lascia per un attimo sgomenti. L’opera fascista della costruzione, nella sua magnificenza, qui è perfetta.
In Matrice, le 17 opere di Penone (quasi tutte inedite ed esposte per la prima volta in Italia) si contrappongono volontariamente alla geometria precisa del monumentale Palazzo, simbolo del quartiere EUR, concependo la materia come viva e organica. L’effetto finale è quello di una natura misteriosamente cresciuta nelle grandi navate del piano terra del palazzo: un dialogo tra natura e cultura, tra tempo biologico e storia.
Ma chi è Penone?

“La natura sovrasta l’uomo, fondendosi con esso in un abbraccio fatto di morte ma allo stesso tempo di vita”. E’ questo il primo pensiero che viene in mente ammirando le opere di Giuseppe Penone nella mostra “Matrice”, fino al 16 luglio a Palazzo della Civiltà. Per Penone si tratta di un ritorno in grande stile nella capitale. L’ultima rassegna a Roma dell’artista torinese è datata 2008, quando propose l’esposizione “Giuseppe Penone” presso l’Accademia di Francia.

Giuseppe Penone è un artista al limite, è l’ultimo dei classici e il primo dei bioartisti. Stiamo parlando non solo di uno dei più importanti esponenti della cosiddetta arte povera (movimento nato in polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso, appunto, a materiali “poveri” come terra, legno e scarti industriali), ma anche di uno dei più rinomati scultori viventi, con riconoscimenti in Italia e all’estero. La sua opera, accompagnata sempre da testi poetici di sua creazione, è stata esposta in numerose mostre nazionali e internazionali (1986 Grenoble, Musée de peinture et de sculpture; 1989 Bologna, Villa delle rose; 1991, Castello di Rivoli; 1994, Amiens, Maison de la culture; 1997, Bonn, Kunstmuseum; 1999, Santiago de Compostela, Centro Galego de arte contemporàneo; 2004 Parigi, Centre Pompidou (lo sapevate che l’opera di Renzo Piano compie 40 anni nel 2017?); Roma, Accademia di Francia, 2008; Reggia di Versailles, 2013; Grenoble, Musée de Grenoble, 2015; Rovereto, Mart, 2016).

Nato nel 1947 a Garessio, Penone vive e lavora a Torino, città fondamentale per lui anche dal punto di vista artistico. E’ qui che nel 1970 inizia a indagare il rapporto tra il corpo umano e l’ambiente esterno, questa volta cittadino e, in sintonia con le tendenze della body art, realizza opere quali Rovesciare gli occhi e Svolgere la propria pelle (1971), che individuano nell’epidermide umana la superficie di confine e di dialogo tra l’“io” interno e il mondo. Deriva da qui l’uso del calco e del frottage (tecnica di disegno e pittura basata sul principio dello sfregamento) che permettono all’artista di partire da un’immagine tanto automatica quanto inconscia come l’impronta, che poi questi rafforza con il disegno ( su tutti l’opera Pressione, 1974).

Penone

L’opera di Penone è da sempre focalizzata sull’indagine della natura, di cui arriva a svelare i fondamenti magici e fantastici. Fin dai suoi lavori d’esordio si occupa degli aspetti concreti – visivi, tattili e olfattivi – di materiali diversi – piombo, ferro, cera, pece, legno, gesso e iuta – che, sottoposti a sollecitazioni, esprimono ciascuno le proprie qualità fisiche.

Dal suo lavoro emerge un’indagine sulla natura dell’esistente, attraverso lo studio della materia, di cui arriva a svelare i fondamenti magici e fantastici. Fin dai suoi lavori d’esordio si occupa degli aspetti concreti – visivi, tattili e olfattivi – di materiali diversi – piombo, ferro, cera, pece, legno, gesso e iuta – che, sottoposti a sollecitazioni, esprimono ciascuno le proprie qualità fisiche.

L’idea del contatto come generatore di memoria e di cambiamento diventa preminente nei lavori in terracotta della metà del decennio (Vaso, 1975; Soffio, 1978), giocate sulla proiezione all’esterno di ciò che il corpo contiene o della pelle che lo riveste, con le quali l’artista è presente a Documenta a Kassel (1972-87) e nel 1978 alla 38ª alla Biennale di Venezia, incentrata proprio su rapporto tra arte e natura. In alcuni casi i lavori acquistano dimensioni ambientali, come nelle installazioni realizzate per le personali al Kunstmuseum di Lucerna (1977), al Museum of Modern Art di New York (1981) o al Musée d’art moderne de la Ville de Paris (1984). La stessa idea è alla base dei grandi alberi in bronzo destinati a spazi pubblici: il Pozzo di Münster, compiuto nel 1987 per la prima edizione di “Skulpture Projects”; Faggio di Otterloo nel parco del Museo Kröller-Müller (1988) e l’Albero delle vocali inaugurato nel 2000 alle Tuileries di Parigi.

Raccontare delle opere di Giuseppe Penone non è facile. E’ pura emozione. Il viaggio vale per scoprire un quartiere ancora poco noto e per nulla associato all’arte, per scoprire itinerari inediti e per ricongiursi alla natura grazie alla sua arte. Dedicateci un pomeriggio, non ve ne pentirete.

INFO: MATRICE di Giuseppe Penone

dal 27 GENNAIO al 16 LUGLIO 2017
Ingresso gratuito

Palazzo della Civiltà Italiana – Quadrato della Concordia, 3 – Roma

Tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00

Per informazioni:
exhibitions.palazzodellacivilta@it.fendi.com

penone

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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