L’equilibrio di Hidetoshi Nagasawa

L’equilibrio di Hidetoshi Nagasawa

La capitale ha dovuto attende molti anni prima che l’artista Hidetoshi Nagasawa regalasse nuovamente ai cittadini la meraviglia delle sue sculture. Ne sono passati più di 15, di anni, da quando nel 1997, nel parco regionale dell’Appia Antica, realizzò il Giardino di Abeona. Il progetto di allora girava intorno al tema del viaggio, caro all’artista, in quanto, fu proprio un viaggio in bicicletta che lo condusse in Italia, dal Giappone, nel 1967. Un viaggio verso Ovest, che agli orientali simboleggia la direzione verso il Paradiso e che inconsapevolmente lo fece arrivare a Roma.

Hidetoshi Nagasawa
Hidetoshi Nagasawa

Nella nuova mostra, Ombra Verde a cura di Bruno Corà e Aldo Iori, inaugurata al MACRO il 22 Aprile, le opere di Nagasawa rivelano la costante compresenza dei due poli, Oriente e Occidente, che partecipano alla definizione delle forme in un’esattezza dovuta all’equilibrio tra le parti, afferma infatti che “… spesso, quando lavoro, mi sento come se camminassi su di una lama, alla mia destra c’è l’Oriente alla mia sinistra l’Occidente, io devo trovare l’equilibrio…”.
Sette le opere presenti, Iride (1993), Ombra verde (2000), Yugao-Jole (2005 – 2013), Tate no me (2007), Selinunte – Dormiveglia (2009) ed Epicarmo (2012) l’unica inedita. Opere che riaffermano la vocazione plastica dell’artista che sfida le leggi della statica ed enunciano come la scultura si muova verso una spazialità ambientale evocando l’architettura e la paesaggistica giocando in completa libertà con lo spazio che occupano. Sottile la linea che divide visibile e invisibile, ciò che vediamo nasconde una più complessa azione, quella del guardare, un gioco di sguardi che svela ciò che è celato ai nostri occhi, materializzando ciò che ci sfugge. Così un’opera come Yugao-Yole, con i suoi 700kg di peso, sospesa a soffitto impone allo spettatore, durante la contemplazione, un’interrogazione dell’opera intorno al suo segreto, la leggerezza apparente, il volo verso il cielo, la morbidezza ne accentuano l’interiorità. 

Se chiudiamo un attimo gli occhi di fronte ad un’opera di Nagasawa capiremo meglio che, come afferma Merleau-Ponty, il visibile è tutto intessuto di non visibile, “quel tessuto che fodera il visibile, lo sostiene, lo alimenta e che, dal canto suo, non è cosa, ma possibilità, latenza e carne delle cose”. Nagasawa ha operato in opposizione allo spazio chiuso del museo trasformandolo da locale a spazio universale, rendendo possibile una visione oltre, oltre noi stessi, oltre ciò che abbiamo di fronte, oltre la materia, oltre la semplice produzione di un oggetto. Coinvolgendo tutti i sensi siamo riusciti a intraprendere un cammino conoscitivo che va oltre l’esperienza estetica.

Quando riapro gli occhi, mi ritrovo in una sala, la sala Enel del Museo MACRO. Intorno a me l’Oriente, la sua forza, l’equilibrio, la vastità. Dentro di me, la consapevolezza che Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Da sinistra, Hidetoshi Nagasawa, Giacomo Guidi, Simona Gavioli e Kimiko Ezaki, moglie di Nagasawa, Kimiko.
Da sinistra, Hidetoshi Nagasawa, Giacomo Guidi, Simona Gavioli e Kimiko Ezaki, moglie di Nagasawa.

Ombra Verde | Hidetoshi Nagasawa
Sala Enel, Museo Macro
Via Nizza 138
23 Aprile – 1 Settembre 2013

In collaborazione con Giacomo Guidi Arte Contemporanea

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Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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