Libere, disobbedienti e innamorate…della vita

Libere, disobbedienti e innamorate…della vita

ITALIA – Visto durante l’anteprima organizzata da Kinodromo martedì 4 aprile all’Europa Cinema di Bologna Libere, disobbedienti, innamorate – In between è il film dell’esordiente promessa del cinema mediorientale Maysaloun Hamoud in uscita oggi nelle sale italiane.

La brillante pellicola ruota intorno alla vita di tre ragazze arabe che condividono un appartamento a Tel Aviv: Layla (Mouna Hawa), proveniente dalla città di Nazareth, è un avvocato penalista alle prese con una delusione sentimentale, Salma (Sana Jammelieh) arriva da Tarshiha ed è una DJ omosessuale e per questo condannata dalla sua famiglia cattolica e bigotta e Nour (Shaden Kamboura), originaria di Umm al-Fahm, indossa lo hijab, frequenta l’università e ha un fidanzato integralista e possessivo.

Libere, disobbedienti e innamorate
Libere, disobbedienti, innamorate – In between

Gli universi cittadini e familiari delle tre protagoniste s’incontrano e si scontrano con l’anima della città israeliana che, pur permettendo alle ragazze di esprimere il loro modo di essere più liberamente rispetto al resto del Paese, le riconosce tuttavia come outsider perché donne e perché facenti parte di quel 5% arabo che vive a Tel Aviv. Le numerose situazioni di conflitto portate a galla nel lungometraggio sono tutte affrontate con decisione e coraggio da Layla, Nour e Salma, le quali gettano, fuori e dentro le mura della loro abitazione, i presupposti per un modello di società ideale che si arricchisce con l’alterità e si nutre del confronto. Diverse tra loro, per indole, progetti e storia personale cercano di affermare quotidianamente la propria indipendenza di pensiero e di azione. L’abbandono e la solitudine rappresentano il prezzo da pagare non solo per le tre donne interpreti nel movie ma anche per la regista che nella realtà è stata raggiunta da diverse minacce e da una fatwa da parte del sindaco di Umm al-Fahm. Il film, che porta alla luce le mille sfumature di una società contraddittoria e complessa, è anche il frutto di un paradosso: sovvenzionato dallo Stato è proiettato come un’opera israelo-francese benché sia sostanzialmente arabo-palestinese. Le riprese spesso chiuse e claustrofobiche delle libere, disobbedienti e innamorate (della vita, ci sarebbe da aggiungere) materializzano i soprusi e gli stereotipi che ostacolano una generazione di giovani donne che cercano la libertà, anche di sbagliare e di potersi poi rialzare.

La filmografia recente si è molto focalizzata sui diritti del genere femminile ancora da conquistare (basti pensare alle vicende delle cinque sorelle turche di Mustang) o per cui si è già lottato in passato (nel recentissimo Il diritto di contare, ad esempio, vengono ripercorsi i passi di tre donne afroamericane che combattendo contro i pregiudizi lavorarono ad un’importante operazione nella NASA degli anni ’60).

Il film della Hamoud parla, con un linguaggio realistico, di rispetto delle scelte individuali, di ogni credo religioso, delle idee e delle donne e non lo fa attraverso la messa in scena di un assolutistico sistema manicheo dei personaggi. Premiato ai Festival di Toronto, San Sebatián e Haifa, Libere, disobbedienti, innamorate – In between è l’ennesima prova di quanto l’arte (in questo caso cinematografica) possa essere potente, risvegliare le coscienze, stimolare il dialogo e accendere i riflettori su situazioni spesso non comprese o, peggio ancora, non raccontate; è un canto libero, uno sguardo luminoso su una società lontana da noi ma nello stesso tempo vicina, vista e considerata la multiculturalità delle nostre città. I tre personaggi femminili di In between, ovvero sospese tra modernità e tradizione, tra ortodossia ed emancipazione, tra ribellione e accettazione, saranno nuovamente sul grande schermo per due sequel su cui la regista ha già annunciato, in occasione dell’incontro bolognese, di stare lavorando. “Io non cambierò mai il mio stile di vita”, dice Layla, quella maniera di vivere fatta di esperienze forti, sorrisi e spontaneità, e noi ce lo auguriamo.

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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