Linda Loppa. L’eccellenza italiana nella moda prima che arrivi sulle passerelle internazionali.

Linda Loppa. L’eccellenza italiana nella moda prima che arrivi sulle passerelle internazionali.
Linda Loppa photo by Mengoni

13:53, sono puntuale per fortuna. Arrivo direttamente dalla stazione centrale di Firenze, completamente bagnata da una intensa pioggia dicembrina.

Sono puntuale ed anche un po’ agitata perché mi accingo ad incontrare Linda Loppa, indiscusso personaggio del mondo della moda, ex direttrice della Royal Academy di Anversa ed ora Dean della scuola internazionale Polimoda, da poco trasferitasi nella scenografica e suggestiva residenza storica fiorentina di Villa Favard.

Decido di salire a piedi al secondo piano, dove la direttrice mi attende, così da gustarmi le prime note della scuola: aule numerose e distribuite geometricamente lungo corridoi ampi, scanditi dal dicotomico ritmo del colore bianco e nero e da un gradevole sottofondo di telefonate studentesche nelle diverse lingue del mondo. Il corrimano in ferro battuto è un piacevole particolare che mi ricorda la storicità del luogo in cui mi trovo.

Ufficio F20. Non sapevo esattamente cosa attendermi dall’incontro: poltrona in pelle o grande piano in cristallo? Piante grasse o tappeto hi-tech? Ebbene, al di là dei pochi arredi evidentemente temporanei, ciò che mi stupisce appena varco la soglia dell’ufficio, è proprio il posizionamento  della scrivania. Un vero e proprio piano di lavoro in cui sono visibili riviste di settore, cellulare e notebook. Mi domando: ma io dove mi dovrò sedere? E la risposta che la d.ssa Loppa mi indica con il gesto della mano mi fa subito comprendere quanto “avanti” sia la visione di questa donna. Mi siedo esattamente di fianco a lei, apro il mio pc e con molta piacevolezza cominciamo la chiacchierata.

La mia prima domanda verte proprio sulle caratteristiche del suo primo quinquennio da direttore Polimoda: da sempre il Polimoda è stato sinonimo di illustre scuola ma solo con il suo avvento si ha la percezione che la scuola si sia managerializzata, abbia intrapreso un percorso più internazionale, dinamico ed attento alle mutevoli richieste del mercato.

 

Quali sono le caratteristiche della sua direzione, quale la sua visione e filosofia?

Occorre togliersi dal provincialismo tipico degli ambienti consolidati poiché oggi dobbiamo fare i conti con il mercato globale e con le mutazioni continue di esso. Da opinion leader è necessario sapersi mettere in gioco senza il timore del cambiamento. Provare ad essere i migliori, questo è un nostro obiettivo. Vogliamo avere studenti performanti nel mondo della moda e per fare questo ho introdotto la didattica appresa e sperimentata ad Anversa anche qui a Poimoda.

Cambiare non è facile per nessuno, ma qui è stato possibile grazie ad un corpo docente che ha imparato a conoscermi, ad interpretare il mio carattere, le mie passioni, il mio orientamento all’innovazione ed all’eccellenza. Piuttosto che fare tanto ho preferito concentrare tutti gli sforzi verso una direzione ben precisa, molto chiara: posizionare la scuola nel quadrante dell’eccellenza. E devo dire che il corpo docente mi segue in tutte le mie intuizioni, siano essere inerenti al marketing che alla comunicazione che ad eventi collaterali. Non riesco a fare le cose a metà, proprio non è nel mio dna. Quando ho un’idea la rendo chiara e ben definita, la disegno con precisione e lavoro duramente per arrivare lì.

Devo ammettere che questa donna mi stupisce man mano che parliamo: la sua eleganza, determinazione ed allo stesso tempo umiltà sono un sicuro modello di successo per tutti i suoi studenti, non ho dubbi.

Scorrendo per le sezioni della scuola mi hanno colpito questi nuovi executive short courses: brand management, non-visual  merchandising, tutte tematiche impegnative condensate in due giorni di training.  D.ssa Loppa, come mai l’idea di questi corsi? A chi sono rivolti?

in effetti molte delle tematiche affrontate negli executive courses sono piuttosto complesse, vedi ad esempio il “brand management” per il quale occorre avere ottime conoscenze sia in materia di design, che di brand che di leadership, per poter guidare l’azienda in una ben determinata scelta. Ma anche in pochi giorni i docenti ed i testimonial presenti sono in grado di dare una visione alternativa a professionisti e manager già consolidati. L‘obiettivo di questi corsi è di esporre nuovi concetti, osservare le stesse cose da un altro punto di vista, valutiamo esempi in un confronto continuo. Nel short course “Trend forecasting”, ad esempio, la domanda ricorrente è: “come si possono percepire i cambiamenti del futuro?”. In un contesto molto stimolante affrontiamo le diverse tematiche didattiche in modalità brainstorming, con esercitazioni e interactive situation.  Alcuni dei nostri “studenti” sono illustri personaggi come i manager di Chalhoub, noto gruppo internazionale che opera nel Middle East, consolidata sì ma forse “seduta” sulle comodità della routine.

Al termine di una settimana di corso noi chiediamo sempre ai nostri partecipanti cosa è rimasto loro maggiormente impresso dell’intero corso.

Ebbene, la risposta che più ci fa onore è quando lo studente, soprattutto se è manager di successo, afferma che il corso gli ha dato la possibilità di credere nelle proprie intuizioni e di comprendere come realizzare potenziali idee rimaste nel cassetto.

Linda Loppa è decisamente una donna bellissima e lungimirante che ama “fare le cose come si deve”; il corso di visual non-visual merchandising ne è una delle tante dimostrazioni. La d.ssa Loppa mi spiega che è limitativo chiamare visual merchandising un corso che analizza nello specifico lo shopping emotivo e che utilizza i nuovi canali di informazione/divulgazione di internet. Un Polimoda dunque attento ad offrire corsi che puntano all’eccellenza con un corpo docente orientato al continuo aggiornamento. I corsi intendono insegnare agli studenti a discernere le informazioni e a crearne corrette aggregazioni funzionali e simboliche districandosi nelle infinite maglie del web. Così il corpo docente, per stare al passo con i tempi  e con i numerosi studenti stranieri – il 50% del corpo studentesco del Polimoda è straniero – non manca mai di navigare in internet e di tenersi informato su qualunque trend o novità possa essere di rilievo e interesse.

Proprio pensando agli studenti stranieri mi viene spontanea una domanda: ma per uno straniero Firenze non è una città troppo piccola?

È proprio l’aspetto intimo di Firenze che intriga gli studenti stranieri che preferiscono la città d’arte italiana a grandi metropoli come Shangai o New York. Insomma, arrivano qui per trovare se stessi.

Sì, perché la moda è anche questo, riprendere idee facendole proprie.

Ma è pur vero che il mondo della moda è in continuo confronto con il mondo. E Linda Loppa ha da sempre spronato gli studenti al confronto con il mondo così come testimoniano il Dipartimento di Fashion Design presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa da lei fondato o il Flanders Fashion Institute che la annovera come fondatrice dal 1996. D.ssa Loppa quali sono le differenze di massima tra la scuola di Anversa ed il Polimoda?

In realtà la metodologia didattica che ho applicato ad Anversa si può implementare ovunque. E’ una filosofia di insegnamento che abitua all’essere critici, a fare ricerca continua e a far uso della propria memoria storica insita nelle esperienze personali di ognuno di noi. L’unica vera differenza è il numero di studenti: ad Anversa 120, qui 1000. Il Polimoda è una scuola più completa rispetto a quella di Anversa focalizzata prettamente sul design. Qui si studiano tutte le applicazioni inerenti il mondo della moda pertanto mi è stato possibile applicare la metodologia belga a circa 50 corsi. Ma per una mera questione di numeri, tutto qui.

E come hanno reagito i docenti alle novità didattico-formative introdotte?

Il corpo docente mi ha seguito molto bene, si è adattato con le proprie peculiarità ad una metodologia didattica diversa. Pochi sono i docenti che se ne sono andati. Ora tutti lavorano di più ma, soprattutto, fanno lavorare di più ed i risultati sono evidenti. Questo crea un circolo virtuoso di soddisfazione studente/docente di valore inestimabile.

Viila Favard – photo by Mengoni

A questo punto sono proprio curiosa di sapere come Linda Loppa interpreta la moda: d.ssa Loppa secondo lei cos’è la moda? Può nella moda esistere l’etica del consumo?

L.L.: A mio avviso la moda non ha molta etica. Attualmente la moda vende ad un consumatore oserei dire bulimico. Inventiamo modi diversi per poter giustificare un evidente over-consuming ma la moda, secondo me, non si deve giustificare. Se volessimo potremmo benissimo vivere con pochi capi di abbigliamento, quelli strettamente necessari. Ma la moda serve per sognare. La moda deve essere bella perché il fitting è importante. Il ritorno del bello è un concetto a cui, secondo me, dobbiamo assolutamente ritornare. I prodotti devono essere beli, curati, onesti ed artigianali. Vorrei creare una ISO sul concetto di bello ma penso sarebbe una dura battaglia. E’ vero, il concetto di bello è sicuramente personale, ma ci sono canoni e regole che non si possono ignorare ed oltre cui non si può andare. Ma oggi il consumo è così tanto e troppo veloce che il customer non ci fa più caso. La nuova generazione è abituata a comprare abiti che hanno perso “il bello”. Ma tutti possono riabituarsi al bello, e pretenderlo.

Per la mia formazione, grazie agli anni trascorsi nei retail, quando un capo non ha una produzione curata, a partire dal cartamodello, io me ne accorgo e la percepisco immediatamente. La stessa cosa vale per gli accessori in cui ricerco e pretendo una triangolazioe perfetta tra bellezza, maestria ed innovazione.

Equilibrium è saggezza. E’ coerenza e indica la strada giusta per l’eccellenza. Da una donna così elegante non posso farmi scappare qualche consiglio sul look. Quali consigli può dare a tutte le giovani donne in carriera che fanno del loro look una vera e propria divisa distintiva? Quali sono gli elementi essenziali ed indispensabili per avere un look elegante, carismatico ed allo stesso tempo femminile?

Anche in questo caso suggerisco equilibrio. Non è necessario fare troppi sforzi per essere donna. Magari con meno, meno tacchi, meno vita alta, meno decolté profondi, si può fare molto e più equilibrato. Non deve essere l’occhio dell’uomo il nostro primo obiettivo. Dobbiamo essere noi stesse. Non si deve accondiscendere ed essere ciò che l’uomo si aspetta che siamo. Essere naturali è il punto di forza. Oggi, ad esempio, ho messo queste scarpe semplici ed il mio Presidente (Ferruccio Ferragamo n.d.r.) mi ha fatto i complimenti.

Nella sua semplicità la Direttrice del Polimoda oggi è bellissima: sguardo fiero ed occhio curato, capello corto e nero corvino. Look casual nei toni dell’antracite e del nero. Ridiamo insieme quando io confesso che spesso non ho tempo per sistemarmi la mattina e mi ritrovo, magari prima di appuntamento, a dover tornare a casa per cambiarmi … ebbene, non siamo le uniche, capita anche a grandi donne della moda come Linda Loppa.

Si avvicina il termine dell’intervista ed è d’obbligo una domanda conclusiva: il Polimoda è una scuola formativa a tutto tondo, che spinge all’eccellenza gli studenti del fashion. Ad oggi, ci sono studenti che si sono distinti per la loro eccellenza? Ha uno studente su cui punta? Come si comprende il talento di un giovane?

Da quest’anno mi sono data come obiettivo di lanciare ogni sei mesi “il talento Polimoda” in tutti i settori comunicazione, design, marketing, calzature. Una grande scuola deve poter selezionare almeno un talento ogni sei mesi. Questo stimola tutti, me, i docenti e gli studenti che si mettono alla prova. E la competizione sana è un ingrediente indispensabile per avere successo (n.d.r.). Erik Bjerkesjo è un giovane studente svedese che ha studiato qui al Polimoda (master) e su di lui punto molto. Under 30, ha avuto la possibilità di presentare la propria collezione di calzature ed abbigliamento a Villa Favard, durante Pitti Uomo, e sono convinta avrà molto successo. Ha tutte le qualità necessarie per affermarsi: equilibrio, eleganza, intraprendenza, metodo e determinazione.

Con queste parole che mi caricano di positività si conclude questa intervista sull’eccellenza italiana nella moda ma prima che arrivi sulle passerelle internazionali.

 

Marcella Tusa

Canto, vado in palestra, lavoro a Milano, ho figlia, marito e 2 cani ma il sostantivo che più mi rappresenta è contrasto. So di non appartenere a nessuno e che nulla mi appartiene e questa costante, positiva incertezza mi rende felice ed orgogliosa.
Scrivere è stato l’unico modo che ho trovato per sopravvivere ad anni medievali in cui la musica e l’aria non bastavano più. Scrivo di numeri, di errori e di scelte non fatte. Scrivo per demolire i luoghi comuni.
E scrivo di donne che amano loro stesse e la famiglia e per allontanare i sensi di colpa che, troppo spesso, condizionano la maggior parte delle nostre scelte.
Marcella Tusa

2 Responses to "Linda Loppa. L’eccellenza italiana nella moda prima che arrivi sulle passerelle internazionali."

  1. maria   23 Ottobre 2012 at 22:01

    egregia signora marcella tusa ma ha chiesto alla signora loppa quanti dei studenti della sua prestigiosa scuola di moda trovano occupazione dopo il diploma? se vuole qualche dato glielo posso dare io ne corso di fashion desaigner dell’anno 2010 su 50 diplomati solo 3

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  2. Lamberto Cantoni
    Lamberto   16 Novembre 2012 at 12:33

    Forse Marcella si e’ fatta sedurre dal fascino magnetico di Linda Loppa.
    Maria ha sottolineato una questione cruciale che andava posta.
    Tuttavia, devo aggiungere che il Polimoda ha un rapporto tra ex allievi proiettati sul mercato del lavoro e occupazione molto al di sopra di qua lsiasi altra università.
    Vorrei offrire a Maria altri due pensieri: 1. Non c’è dubbio che in tempo di crisi ogni struttura didattica, persino le migliori, vanno incontro alle difficoltà che hai opportunamente segnalato e, spero converrai che la catastrofe economica del nostro Paese non dipende dalle strutture didattiche; 2. In realtà molti giovani stilisti se ben preparati hanno l’opportunita’ di rimanere agganciati al treno della moda come free lance. Molto dipende da come sono fatti dentro. Ma questa dimensione del problema non coinvolge solo la didattica. Dipende da una articolazione culturale e soggettiva che sarebbe ingiusto addossare solo alla scuola.

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