Lou Wainman e Niccolò Porcella a confronto

Lou Wainman e Niccolò Porcella a confronto

Appena decisi di scrivere un articolo sul kitesurf avevo già ben chiaro chi sarebbero state le persone che avrei voluto intervistare: Lou Wainman e Niccolò Porcella.

Il primo un guru del kite che inizia a praticare questo sport proprio quando il kitesurf nasce. L’altro, molto più giovane, è una vera spugna nell’apprendere tutto ciò che il suo maestro gli tramanda. È da quando Niccolò ha 12 anni che Lou lo segue e gli insegna tutte le tecniche che lo hanno reso così grande ma soprattutto gli trasmette la filosofia del kite, il suo kite.

L’origine del kitesurf è ben più antica di quello che comunemente si potrebbe pensare. Sembra risalga addirittura agli inizi del XIX secolo quando George Pocock, insegnante inglese inventore del “Charvolant” usava aquiloni di grandi dimensioni per spingere veicoli sulla terraferma, sulla neve, sul ghiaccio o sull’acqua, arrivando a progettare, per controllare l’aquilone, un sistema a quattro cavi, lo stesso usato oggi. Potremmo anche ipotizzare che il kite era già un embrione nella Cina del XII e XIII secolo quando l’aquilone serviva per spostare canoe nella Cina del XII e XIII secolo. Ma forse è una forzatura inutile. Certo è che un secolo dopo Pocock, Samuel Cody, pioniere dell’aviazione, sviluppò il suo progetto “man-lifting kites” e riuscì nell’impresa di attraversare la manica sostenuto dalla forza di aquiloni. Decisivo fu negli anni settanta lo sviluppo delle fibre di Kevlar e Spectra che permisero di realizzare cavi per il sistema di controllo degli aquiloni più efficienti. Ma bisognerà aspettare il 1984 per poter parlare del kite moderno. Certamente molto si è disquisito e molto si sta disquisendo su chi ha inventato il kitesurf come lo conosciamo noi oggi. Certamente sono state fatte numerosi interventi sia per sviluppare al meglio le nuove tecnologie e i progetti che di anno in anno si fanno sempre più interessanti. Non possiamo però pensare che il kite non sia uno sport pericoloso. Per tal motivo – e dopo numerosi incidenti mortali verificatisi in tutto il mondo – le aziende produttrici hanno iniziato a lavorare sulla sicurezza sperimentando e brevettando sistemi per lo sgancio rapido del kite e per il suo miglior controllo in ogni situazione.

Ma indubbiamente poter chiedere a chi il kite lo ha visto nascere e lo pratica regolarmente tutti i giorni di raccontarci alcuni aneddoti non è di certo comune. Vorrei pertanto che fossero le parole di questi due water man a raccontare la sua storia e di come il kitesurf sia diventato uno sport così in voga.

 

Come ti chiami e quanti anni hai?

Lou: Lou Wainman, 37.

Niccolò: Niccolò Porcella, 23.

Dove vivi?

Lou: Vivo qui a Maui (Hawaii, n.d.r.) da 14 anni ed amo quest’isola, vorrei sempre avere una base qui perché mi sento come un seme nella terra fertile. Amo però fare qualche viaggio all’anno in giro x il mondo nelle local.

Niccolò: Anche io vivo a Maui da quando avevo 12 anni e viaggio.

Sei sposato, fidanzato o single?

Lou: Sposato con mia moglie Jill da 3 anni ed ho una bellissima figlia di 2 anni Lily.

Niccolò: Bello single.

A quanti anni hai iniziato a praticare kite e come ti sei avvicinato a questo sport?

Lou: Sono venuto a Maui per praticare il Windsurf quando avevo appena compiuto 22 anni ma subito ho scoperto questo tipo di kite con un’ala, dei cavi di 40m e una barra che praticamente ti trascinava giù x la costa. Mi sono subito innamorato e ho cercato di far si che lo sport diventasse un lavoro oltre che uno stile di vita: il kiteboarding.

Niccolò: La primissima volta che vidi il kite avevo 11 anni in Sardegna durante un evento chiamato Aquilandia dove Flesh Austin era l’invitato speciale dalle Hawaii. Lì mi sono interessato tanto ma ancora non esisteva come sport riconosciuto. Un anno dopo mi trasferisco a Maui dove casualmente un giorno vidi il film “High” della Tronolone Productions dove il mito, il Dio del kite era Lou Wainman. Da quel giorno mi sono detto che il kite è il mio sport, questo è il mio sogno… e mi ero anche detto che sarei voluto diventare il fratellino di Lou ed un giorno essere bravo quanto lui.

Da quando hai iniziato a praticare questo sport ad oggi cosa è cambiato?

Lou & Niccolo: Diciamo che lo sport è migliorato e cresciuto in tanti i punti di vista. Sul kite, dal materiale allo shape del kite, alle lunghezze delle linee, le barre, tavole… Diciamo che lo sport è esploso e diffuso in tutto il mondo e adesso ci sono migliaia di persone in giro per il mondo che vivono per questo… L’unica cosa che non è cambiata e l’entusiasmo che abbiamo sempre avuto e – speriamo – sempre avremo per questo sport così divertente.

Spesso si crede che la bravura del kiter si misuri in base all’altezza che lo stesso kiter raggiunge. Sei di questa idea o ci sono altre abilità?

Lou & Niccolò: Secondo noi, alla fine della giornata, chi si sta divertendo di più e ha il “sorrisone della gioia” è sempre il migliore.

Quante ore ti alleni al giorno?

Lou: dipende da come mi sento fisicamente e dal meteo. Comunque diciamo che quando le condizioni sono buone dalle 2 alle 5 ore.

Niccolò: La stessa cosa vale per me: certe volte esci tutti i giorni un paio di ore ma certe volte non esco per una o due settimane.. Ma se non sto uscendo in kite rimango sempre molto attivo in surf, in SUP, in Tow-in, body surf, Acrobatic martial arts, Muhai-Thai Jujitsu, mountain bike, corsa, nuoto… e la lista continua diciamo che non amo rimanere fermo ad aspettare le condition…

Lou, ormai Wainman Hawaii è un marchio internazionale. Come è nato questo brand e come si è – e si sta – sviluppando in tutto il mondo?

Lou: Da quando mi sono innamorato del kite ed è diventato il mio lavoro, ho sempre avuto il sogno di avere la mia compagnia di kite. Erano ormai 10 anni che ne parlavamo io, Niccolò e Franz. Volevamo avere la possibilità di esprimere la nostra visione al 100%. 4 anni fa conobbi Mike e Mark – gli altri 2 proprietari della compagnia – e diciamo che siamo cresciuti e diffusi in tutto il mondo abbastanza velocemente.

Il logo Wainman da cosa è stato ispirato?

Lou: Dal mio tatuaggio dietro la schiena. Mi è sempre piaciuto sin da piccolino questo marchio. Poi mi sono fatto il tatuaggio e ho pensato che sarebbe veramente bello averlo come un logo per la mia compagnia di kite e magari, un giorno, vestiti.

Ancora oggi si avanzano dubbi e perplessità su chi è stato il primo vero Kiter e forse a questa domanda non si può rispondere facilmente. Tu come hai vissuto le origini e a chi attribuiresti la paternità del kite e perché?

Lou: Posso dire sicuramente Cory Roeseler. È stato il primo, quello che ha fatto vedere a tutti noi che con il kite si può andare in acqua… è lui a cui, mi sa tutti noi kiter dell’inizi, attribuiamo di più.

Niccolò, tu, nonostante la giovane età, hai già raggiunto traguardi importanti. Quale è stata la tua soddisfazione più grande?

Niccolò: Essere stato il primo e l’unico sino a oggi ad avere due copertine consecutive con la rivista più importante di kite chiamata Kiteworld  in due discipline diverse. Quando ho ricevuto la notizia della seconda copertina e di avere fatto storia in questo sport non ci credevo… era più di un sogno realizzato.

Se non sbaglio hai origini Italiane… Dove hai conosciuto Lou?

Niccolò: A dir la verità sono nato a Maui, cresciuto 12 anni in Sardegna e poi sono ritornato a Maui. Avevo appena 12 anni e 6 mesi quando incontrai Lou giù in spiaggia a kitebeach.

Qual è l’episodio, in merito al kitesurf, che ti ricordi con più emozione?

Lou: Il primo viaggio che avevo fatto da professionista in Oregon. Era la prima volta che facevo una manovra nuova in un posto dove non sono mai stato.

Niccolò: La prima volta che ho fatto un tubo in Kite in un posto molto remoto in Australia dove cerano più squali e canguri che persone.

Hai mai avuto paura mentre ti trovavi in acqua?

Lou: Si, qualche volta è normale avere paura ma diciamo che è parte del gioco

Niccolò: E sì, è parte del gioco e parte della vita superare le paure..

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Lou: Continuare a migliorare i prodotti della compagnia, ed inventare nuovi sport giochi per noi bambini ed adulti.

Niccolò: Esplorare il mondo creando immagini e filmati sempre più intriganti ed forse presto mi vedrete in un film d’azione al cinema.

Se non fossi Lou Wainman/Niccolò Porcella chi ti piacerebbe essere e perché?

Lou: Hellboy perché a me piace scartavetrare molte cose

Niccolò: Un pesce volante perché posso volare sia in aria che sott’acqua

Quale consiglio vi sentite di dare a coloro che vogliono avvicinarsi a questo sport?

Lou & Niccolò: Fare almeno un paio di lezioni di base, guardare filmati a casa ed andare in acqua il più possibile.

E quale suggerimento vorreste dare ai kiters italiani?

Lou & Niccolò: Venite a Maui e aprite un bel ristorante pizzeria fatto bene come in Italia. Vi assicuriamo che avrete successo.

 

Ringrazio Lou e Niccolò per questa intervista e, guardandoli volteggiare in acqua, mi chiedo se mai anche io avrò il coraggio di infilare l’imbragatura e farmi guidare dal vento.

 

Roberta Filippi

Bresciana di origine, bolognese di adozione e svizzera nell’organizzare la mia vita. Pretendo che tutto sia sempre scadenzato e gestito con la tempistica più rigorosa possibile. L’ordine per me è una mania, ad esclusione della mia scrivania che non è nulla a confronto di un campo da guerra. Ho la fortuna di lavorare come avrei sempre sognato: in modo indipendente, con collaboratori intelligenti e facendo ciò che più mi piace, scrivere e organizzare. Intenzionata a voler sempre arricchire le mie conoscenze e sempre pronta a scoprire nuove cose, combatto le mie giornate tra Mac, agende, planning, farina e padelle. Perché per essere veramente realizzata devo poter trovare il tempo per cucinare un risotto o sfornare del pane caldo da gustare per cena, rigorosamente con un buon bicchiere di vino.
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