Luca Signorelli e Roma, oblio e riscoperta della grande bellezza

Luca Signorelli e Roma, oblio e riscoperta della grande bellezza

ROMA – Volete una ragione in più per andare a vedere la mostra di Luca Signorelli e Roma? Sapete dove sono i Musei Capitolini? A Palazzo Caffarelli in piazza del Campidoglio (disegnata da Michelangelo) con terrazza che domina una vista sconfinata sul foro romano.
Quindi, quando avrete deciso di andare a vedere questa mostra gioiello, preparatevi a donare ai vostri occhi uno spettacolo che difficilmente troverete paragonabile ad un paesaggio di così grande bellezza nel resto del mondo.

L’ho visitata durante l’estate, ed il pieno di turisti donava ancora più vita a queste mura che accolgono reperti archeologici così importanti. Settembre è un mese meraviglioso ma come sapete le ottobrate romane sono famose, quindi non perdete occasione per venire a farvi una passeggiata su colle capitolino salendo dalla scalinata ben più famosa e suggestiva di quella di Piazza di Spagna, che si apre come una quinta teatrale sulla meravigliosa piazza disegnata a stella, simbolo della città, con il famoso Marco Aurelio (copia della statua romana di cui l’originale è custodito nel prospiciente Palazzo dei Conservatori) che troneggia al centro sul suo cavallo.

Dopo la mostra, specie se siete nell’ora del tramonto, percorrete la strada alle spalle del museo dirigendovi verso Via San Teodoro, e godetevi un bell’aperitivo nella piazzetta difronte alla chiesa di Sant’Anastasia.
Dal 19 luglio (e terminerà il 3 novembre) avrete la possibilità di vedere le opere di Luca Signorelli, uno dei più grandi protagonisti del Rinascimento italiano, nelle Sale Espositive di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini.
È una selezione di opere di grande prestigio provenienti da collezioni italiane e straniere che rendono omaggio a Luca Signorelli (Cortona, 1450 ca. -1523) nell’avvicinarsi dell’anniversario dei Cinquecento anni dalla morte di Raffaello.

La terrazza del bar dei Musei Capitolini

Per la prima volta a Roma viene così celebrato un grande artista del Rinascimento italiano, la cui altissima parabola pittorica è stata oscurata solo dall’imponderabile arrivo di due giganti della generazione successiva: Michelangelo (1475-1564) e Raffaello (1483-1520). Bisogna però ricordare che Michelangelo e Raffaello si erano ispirati al maestro di Cortona per raggiungere quell’insuperabile vertice della pittura che gli stessi contemporanei gli attribuirono. Come scrisse infatti Giorgio Vasari, Luca Signorelli «fu ne’ suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai».

Sullo sfondo Martirio di san Sebastiano di Luca Signorelli, 1498 ca., (Città di Castello Perugia, Pinacoteca Comunale)

Attraverso un’attenta selezione di circa 60 opere di grande prestigio provenienti da collezioni italiane e straniere, molte delle quali per la prima volta esposte a Roma, l’esposizione intende mettere in risalto il contesto storico artistico in cui avvenne il primo soggiorno romano dell’artista e offrire nuove letture sul legame diretto e indiretto che si instaurò fra l’artista e Roma.

Particolare di Luca Signorelli (attribuito), Autoritratto e ritratto di ser Niccolò di Angelo (Franchi), recto, 1504 ca., affresco su lastra in laterizio, Orvieto, Museo dell’Opera del Duomo

Il percorso della mostra Luca Signorelli e Roma, organizzato in sette sezioni, parte da un’introduzione sull’errore vasariano del vero volto dell’artista, rappresentato nelle due diverse sembianze dai Busti realizzati da Pietro Tenerani (Museo di Roma) e da Pietro Pierantoni (Musei Capitolini, Protomoteca).
I visitatori vengono poi accompagnati nella Roma del pontefice Sisto IV (1471-1484), fra le Antichità Capitoline, e davanti ad alcune opere del Maestro in cui monumenti, antichità cristiane, e statuaria classica osservati a Roma rivivono o vengono rievocati, come il Martirio di san Sebastiano (Pinacoteca Comunale di Città di Castello), il Cristo in croce e Maria Maddalena (Galleria degli Uffizi), il tondo di Monaco e la pala di Arcevia.
Il percorso prosegue all’interno della Cappella Nova di Orvieto, ricostruita attraverso un gioco di riproduzioni retroilluminate, per giungere davanti ad alcuni suoi capolavori sul tema della grazia e dell’amore materno, fra cui la Vergine col Bambino del Metropolitan Museum of Art di New York e la preziosa tavola di proprietà della principessa Pallavicini. Seguono poi le sezioni dedicate al soggiorno di Signorelli a Roma sotto il pontefice Leone X (1513-1521) e ai suoi rapporti con Bramante e Michelangelo.

Luca Signorelli, Madonna col Bambino, 1505-1507, (a sinistra). New York, Metropolitan Museum of Art

A conclusione della visita, un capitolo è dedicato alla riscoperta del Maestro tra Otto e Novecento nell’arte, nella letteratura e nel mercato antiquario, con la Flagellazione (Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia) e la Madonna col Bambino fra quattro santi e angeli (Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo)
Signorelli a Roma
Il nome del Maestro cortonese è legato alla città pontificia da una sola commissione documentata, l’affresco con il Testamento e morte di Mosè eseguito per la Cappella Sistina nel 1482. A Roma, infatti, Signorelli non ottenne quel riconoscimento che gli fu tributato in Umbria, nelle Marche e in patria, neppure quando nel 1513 fu eletto al soglio pontificio Leone X Medici, presso la cui famiglia era stato ‘a servizio’ a Firenze.
Se Roma non fu generosa con lui, fu proprio in seguito alle sue esperienze romane che Signorelli elaborò il linguaggio pittorico originale che contraddistinse sia la sua produzione giovanile sia quella matura, con la «perfetta fusione tra civiltà classica e cristiana».  A Roma Signorelli ebbe occasione di conoscere direttamente le origini della cristianità e le sculture antiche: in particolare quelle già presenti sul Campidoglio, come lo Spinario, il celebre bronzo giunto sul colle capitolino nel 1471 con la donazione al popolo romano da parte di Sisto IV.

Dallo studio dell’Antico Signorelli ricavò un particolare repertorio tipologico di nudi maschili e una varietà di pose che rivivono nelle figure che abitano, come ‘comparse’, le sue scene dipinte. Nella sua continua evoluzione, ingredienti come dinamismo, tensione, animazione, classicità e grazia troveranno una perfetta fusione nel suo capolavoro assoluto: gli affreschi sulle pareti della Cappella Nova a Orvieto (1499-1504), una scuola per i grandi Maestri del Rinascimento.

Tra oblio e riscoperte
Seppure considerato ai suoi tempi “in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio”, Luca Signorelli cadrà nell’oblio e solo nel tardo Settecento e soprattutto nel XIX secolo, con l’affacciarsi delle correnti puriste e preraffaellite, gli artisti e la critica lo riscopriranno come uno dei precursori della più alta stagione del Rinascimento. Immagini tratte dagli affreschi della Cappella Nova nel Duomo di Orvieto, detta anche di San Brizio, saranno inserite nella prima monumentale storia dell’arte illustrata da Seroux d’Agincourt e copie dei capolavori di Signorelli saranno più volte incise e riprodotte. Nel 1816 Roma riconoscerà a Signorelli un posto d’onore, collocando il suo busto ritratto nel Pantheon; alla metà dell’Ottocento Signorelli sarà eletto fra coloro che resero grande la patria, con il ritratto eseguito da Pietro Tenerani, finalmente con la sua vera effigie.

Sullo sfondo Madonna col Bambino tra i Santi Pietro, Paolo, Bernardo e Stefano di Luca Signorelli. Predella con Storie del Battista, 1515-1520, (Roma, Castel Sant’Angelo Polo Museale)

Suggestioni signorelliane si riscontreranno anche in molti pittori del Novecento, tra cui Franco Gentilini e Corrado Cagli, mentre nel 1903 sarà edita in Italia la prima importante monografia scientifica (Girolamo Mancini, Vita di Luca Signorelli) e nel 1953 sarà aperta la prima retrospettiva curata da Mario Salmi, accompagnata da infuocate polemiche. Al 2012 risale l’ultima rassegna monografica sull’artista, a Perugia.
Oblio e fortuna caratterizzeranno la figura di Signorelli anche in rapporto al fenomeno del collezionismo dilagante tra Otto e Novecento. Le sue opere, molto ricercate dal mercato antiquario, cominceranno a fluttuare nelle mani dei grandi mercanti d’arte, che non avranno scrupoli a smembrarle e decontestualizzarle, rifornendo di “Signorelli” i nascenti musei degli Stati Nazionali o arredando con opere di Signorelli le case museo dei grandi magnati americani.
A partire dal 1903 la Direzione Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione tentò di arginare questo fenomeno di dispersione, includendo nel “Catalogo delle opere di sommo pregio appartenenti ai privati”, pubblicato in allegato alla prima legge nazionale di tutela (1902), la Madonna con Bambino fra angeli e santi della collezione Tommasi di Cortona e impedendone di fatto la progettata alienazione.

INFO Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

19/07 – 03/11/2019
Musei Capitolini,
Sale Espositive di Palazzo Caffarelli

Catalogo:
De Luca Editori d’Arte

 

La vista dei fori imperiali dai Musei Capitolini dove ho visitato la mostra di Luca Signorelli

 

 

Photo Copyright MyWhere© 

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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