La “carica” delle lumache

La “carica” delle lumache

Un gruppo di ricercatori della Clarkson University con a capo il dottor Katz, allevano decine di lumache con una peculiarità ben distinta: producono elettricità.

Come è possibile tutto ciò?
In ogni mollusco, il team, ha impiantato una piccola cella a biocombustibile che estrae energia elettrica dal sangue e dall’ossigeno della lumaca durante la digestione. “Gli animali stanno abbastanza bene: mangiano, bevono e strisciano, ci prendiamo cura di loro affinché rimangano vivi e felici”, ha spiegato Katz.

Quanta energia può produrre?
Poca. Molto poca. Gratis, però. Le lumache di Katz, per esempio, hanno prodotto fino a 7,45 microwatt, ma dopo 45 minuti, l’energia è scesa dell’80 per cento. Per ottenere una potenza continua, il gruppo ha dovuto limitarla a 0,16 microwatt.

Anche se con l’energia di una sola lumaca non si va molto lontano, bisogna ricordarsi, però, che si tratta sempre di un primo esperimento che ha dato, inoltre, risultati inaspettati in senso positivo.

Oltretutto, la tecnologia utilizzata per le lumaca, potrà essere utilizzata anche per altri animali come blatte, scarafaggi e persino ratti con un produzione ben più alta delle prime. Nelle creature viventi, infatti, il tasso di produzione d’energia delle celle a biocombustibile, e quindi la potenza che riescono ad erogare, sono limitati dalle dimensioni dei loro elettrodi e di conseguenza dalla velocità con cui lo zucchero e l’ossigeno possono essere ricavati dal sangue degli organismi stessi.

Chissà, quindi, se in un futuro non troppo lontano si potrà sfruttare l’energia prodotta dall’allevamento di migliaia di insetti o molluschi. Sentendo le risposte di questi ricercatori, queso futuro, è molto più vicino di quanto potremmo mai pensare.

 

Andrea Guidetti

Nato col Commodore 64, Amiga e Nintendo 8-bit ho passato l’adolescenza sul divano in compagnia degli amici e della famiglia Playstation. Quando ero fuori casa facevo le mie prime chiamate con i gettoni, ma dagli anni ’90 ho conquistato quello che credevo essere una delle tecnologie più rivoluzionarie: il Motorola 8700, altro che il “risoluzionario” iPad di oggi! Dovevo combattere con mia madre quando con la linea a 56k pretendevo di andare in internet mentre lei voleva telefonare. Per fortuna oggi ho la casa cablata con wifi e fibra ottica.
Andrea Guidetti

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