L.UN.A., libera Università della moda e del design

A Bologna esiste da 11 anni una Libera Università della moda e del design con programmi formativi di avanguardia.

L.UN.A. appartiene al numero limitato di scuole di élite che cercano con successo di colmare il drammatico e profondo solco tracciato da decenni tra l’Università tradizionale e il mondo delle imprese.

Posta nel cuore di Bologna, la libera Università della moda e del design, da parecchi anni forma risorse umane di qualità rappresentate da giovani che apprendono, soprattutto esercitandosi alla cultura del fare, i modi per trasformare una competenza professionale in un progetto di vita. Si può dire che la formula didattica della Scuola rovescia l’insegnamento tradizionale, anteponendo ad ogni ipotesi di indottrinamento, il sommo rispetto per le pratiche culturali e materiali previste dai corsi.

L.UN.A. è specializzata nella formazione della moda e del design. Ma la sua peculiarità è legata alla forza cognitiva che promana dai “progetti”: in altre parole gli allievi, fin dall’inizio vengono immersi nella complessità di una esperienza progettuale dalla quale distilleranno, guidati da docenti/professionisti l’ordine e il senso del fare pratico.

Ho incontrato il direttore della scuola, l’architetto Dario Apollonio, nella nuova sede della scuola recentemente inaugurata. È subito evidente la ricerca di una “presa di distanza” rispetto i normali luoghi della formazione. Il direttore mi accoglie in spazi comunicanti che fanno pensare ad un laboratorio work in progress. Più che una normale intervista si annuncia una brillante conversazione…

Direttore, come nasce L.UN.A.? Che genere di riflessioni hanno portato i fondatori ad impegnarsi su un terreno così difficile?

Solo persone fuori dal comune potevano riuscire in un progetto così complicato. E in effetti  Barbara Nerozzi era veramente una persona eccezionale nell’ambito della moda. Fu lei ad avere l’intuizione che a Bologna fosse possibile sperimentare un modo diverso per formare persone che volevano lavorare da protagonisti nella moda. Fu 11 anni fa che partì il progetto. Si dimostrò essere talmente innovativo e al tempo stesso al passo con le esigenze della contemporaneità, al punto che il Ministero dell’università e della ricerca ci diede subito l’opportunità di una convenzione per produrre titoli legalmente riconosciuti… Barbara Nerozzi era una donna di grande cultura nella moda, nel design, nell’architettura e brillante giornalista, conosceva le esigenze delle aziende, era stata una protagonista della comunicazione, amava circondarsi dei migliori professionisti del settore… I suoi programmi rappresentavano, alla fine degli anni novanta del novecento, l’anello mancante tra l’Università tradizionale e il mondo del lavoro…

Perché allora oggi vi chiamate libera Università?

Dopo circa cinque anni Barbara Nerozzi capì che le rigidità burocratiche dell’Università italiana non erano emendabili. Riconsegnò il titolo e preferì la libertà didattica da libera Università. Noi più che una scuola eravamo una sorta di bottega rinascimentale. I nostri docenti lavoravano, studiavano insieme ai ragazzi. Per noi il “fare” doveva essere contestuale allo studiare. La nostra modalità di apprendimento era costruita su come normalmente si apprende e si cresce nel mondo del lavoro. È molto importante che i ragazzi si abituino fin dalla scuola ad agire e pensare come se fossero impegnati a creare qualcosa che vale…

Barbara aveva una immagine bellissima della sua idea di scuola: parlava spesso infatti di “Socrate ingegnere”, ovvero maestria e tecnica, bellezza e precisione… Insomma una intelligenza che sappia progettare…

Barbara Nerozzi oggi non c’è più. Come è cambiata la vostra bottega?

Mi piace pensare che la visione complessiva sia rimasta la stessa. Probabilmente oggi più che una bottega rinascimentale siamo vicini allo spirito formativo delle esperienze che dalla fine dell’Ottocento cominciarono a promuovere i valori dell’artigianato. I nostri corsi partono sempre da progetti che impegnano ragazzi e docenti a correlarsi con Istituzioni e aziende…

Sembra un programma vicino alle concezioni del primo Bauhaus di Walter Gropius…

Me lo dicono spesso. Diciamo che siamo troppo impegnati a fronteggiare le sfide della contemporaneità, per pensare al passato. La specificità della nostra scuola è di essere connessa con il mondo reale. In questo modo noi pensiamo di trasferire ai nostri allievi gli strumenti per fare fronte alle sfide che incontreranno sul mondo del lavoro. Questo non esclude le lezioni in aula; ci teniamo tantissimo a promuovere un approccio umanistico ma per noi è immensamente importante che i ragazzi capiscano che devono far maturare dentro di sè il posizionamento logico che ha il pensiero nel mondo dei problemi che dobbiamo risolvere… Noi non formiamo poeti disoccupati; noi prepariamo i giovani protagonisti che vogliono battersi per trovare il loro posto in una società che tende ad escluderli…

È senz’altro una didattica all’avanguardia, ma dovrebbe essere anche molto costosa per le famiglie…

Unire l’approccio umanistico alla consistenza dei progetti, rappresenta un percorso molto costoso per la scuola. Noi investiamo tanto su ogni nostro allievo. Siamo chiaramente una scuola costosa. Ma praticamente reinvestiamo tutto sui nostri allievi. Non produciamo utili con la didattica. Anzi il più delle volte storniamo risorse prodotte dal nostro laboratorio atelier per garantire uno standard didattico che una scuola normale non potrebbe mai permettersi…

Può fare degli esempi concreti su come si differenzia la vostra didattica?

Per esempio non facciamo fare tesi generiche. Preferiamo concordare progetti di ricerca con le aziende del territorio e far lavorare su di essi i ragazzi. In alcuni casi la loro tesi/progetto risulta talmente competitiva da essere assimilata subito dalle politiche aziendali di chi aveva collaborato con noi. Un altro esempio sono i viaggi studio: noi ci teniamo a far si che gli studenti non vivano la scuola come un bel giardino protetto e che, per contro, possano visitare gli appuntamenti più importanti del settore nel quale dovranno introdursi.

I nostri orari di lezione prevedono la presenza full Time. Quindi seguiamo i ragazzi in ogni momento della giornata. Questo ci permette di impegnarci in ricerche di ampia prospettiva. Per esempio quella che abbiamo chiamato “Ri-creazione del Navile”, effettuata con il patrocinio di tutte le più importanti istituzioni del territorio. Questa ricerca collettiva è culminata in una mostra aperta al pubblico organizzata da noi e dal Comune di Bologna…

Sino ad ora avete preferito rimanere una scuola tutto sommato di piccole dimensioni. Cosa volete fare nel futuro immediato?

Per ora effettivamente abbiamo limitato corsi ed iscrizioni. Nel futuro scommetteremo invece sulla nostra crescita. Stiamo preparando un campus nei dintorni di Bologna. A breve finiremo i restauri. Stiamo allestendo nuovi laboratori ad Imola… Diciamo che per ora abbiamo ben seminato. In tempi brevi vorremmo diventare un punto di riferimento per la formazione centrata sulla qualità del Made in Italy, unendo i bisogni della aziende di eccellenza del nostro territorio con i giovani che dovranno ereditare i know How per renderle sempre più competitive, coerentemente con i valori che contraddistinguono nel mondo le nostre produzioni moda e design.

L.UN.A Libera Università delle Arti
Piazza San Martino 4 – Bologna
www.uniluna.com

Libera Università della moda e del design

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Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
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