Malacoda, la svolta cyberculture

La presentazione si svolgerà domani 13 ottobre alla libreria Obradek in Via Dei Banchi Vecchi alle ore 17:30

Scrivere è un modo di rispondere alla vita. Abbiamo sempre bisogno di rispondere a un dono con un altro dono, non per sdebitarci ma per continuare a donare e ricevere senza fine”. Quanto descrive  Christian Bobin nel suo “Mozart e la pioggia” calza alla perfezione per il nuovo progetto editoriale che verrà presentato il 13 ottobre presso la libreria Obradek di Via Dei Banchi Nuovi alle ore 18:30.  Si tratta di un ambizioso progetto,  un tentativo di rinascita culturale, quasi una riforma intellettuale per  l’Italia. Nasce quindi una nuova rivista letteraria per il pensiero “non conforme”, rigorosamente online, la nuova frontiera dell’informazione.

“Malacoda”, dal nome del diavolo della bolgia dei Barattieri, eletto dagli altri diavoli per parlare con Virgilio, è il nome della nuova webzine e avrà un’uscita mensile.

Tra scritti, immagini, suoni e interventi su tutti i social network, Malacoda vuole essere uno strumento per la scoperta (o riscoperta) dell’immenso patrimonio di lingua, narrativa, poesia, arte e musica in Italia e nel mondo.

Alla presentazione di “Malacoda” prenderanno parte il direttore editoriale Mario Quattrucci, i condirettori Mario Lunetta e Alberto Improda, il direttore responsabile Tonino Tosto e numerosi altri collaboratori della rivista.

Insomma non resta che metterci comodi e assistere domani alla presentazione ma soprattutto scoprire cosa questa rivista sarà capace di fare!

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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