Mara Santangelo. Racchetta, penna e fede

Mara Santangelo. Racchetta, penna e fede

Impugnatura forte. Sudore che scivola sulla fronte. Polsini. Odore di terra rossa. Silenzio.
È questo che immagino quando penso a un tennista. Ace. Corde tese. Erba. Fallo. La sensazione della pallina di feltro nella mano. Penso alle tribune a bordo campo stipate di genitori che incitano i figli a fare il loro meglio… tanto l’importante è partecipare… “Invece no! L’importante è vincere. E arrivare sul campo più importante del mondo: Wimbledon”.
È questo che Mara Santangelo ogni giorno si ripeteva. Da sempre sui campi da tennis, grazie alla passione per lo sport inculcata dai genitori, a 5 anni ha iniziato a giocare entrando nella squadra Nazionale a 12 anni, convocata dal Centro Tecnico Federale.

Ha dovuto affrontare molte difficoltà, prima tra tutte una malformazione congenita ai piedi, che nel 2009 ha compromesso la sua carriera professionista a causa di un’asportazione di un nervo. Inoltre a soli 16 anni si è dovuta confrontare con la perdita della madre Patrizia, morta prematuramente in un incidente stradale.
“Sono state queste difficoltà a darmi la forza di arrivare dove sono arrivata”. Tenace, Mara, ha affrontato queste avversità cercando di essere fedele alla promessa fatta a sua madre: “Diventerò tennista professionista e un giorno calcherò il campo centrale di Wimbledon”.

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E la sua determinazione le ha permesso di vincere ben 23 tornei in doppio, 9 tornei in singolo e 6 campionati a squadre. Ha conquistato il titolo di Campione del Mondo a squadre (Fed Cup) nel 2006, arrivando in finale nell’anno successivo. Ha vinto il torneo WTA di Bangalore. In coppia con l’australiana Alicia Molik si è aggiudicata il Grande Slam del Roland Garros, raggiungendo la semifinale di Wimbledon nel 2007. Assieme alla francese Nathalie Dechy, ha vinto gli Internazionali d’Italia a Roma (2007) e raggiunto la semifinale agli Australian Open (2009). Ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 rappresentando la squadra azzurra.

La vincita di Mara al WTA Bangalore Open 2006 contro Jelena Kostanic. match 3-6,7-6,6-3. AFP PHOTO/Dibyangshu SARKAR
La vincita di Mara al WTA Bangalore Open 2006 contro Jelena Kostanic. match 3-6,7-6,6-3. AFP PHOTO/Dibyangshu SARKAR

Il dolore al piede, nel tempo, è diventato sempre più lancinante. “solo camminare per me era diventato un lusso. Pensa al male che pativo a correre su un campo da tennis”. Giocare sulla spiaggia l’ha aiutata ad attutire i colpi e, anche lì, Mara ha dato il meglio di sé: ha vinto gli Europei di Beach Tennis nel 2009, prima dell’annuncio del suo ritiro dalla carriera agonistica, avvenuto il 28 gennaio del 2011. Chiedo a Mara di raccontarmi come è stato trovarsi a Wimbledon. “Impegnativo. Io pensavo a raggiungere l’obiettivo, ma il dolore al piede non mi lasciava mai libera la mente. È difficile concentrarsi con un dolore così forte che ti attanaglia per tutto il tempo”. E quando ho letto questo capitolo nel suo libro ho percepito ancora di più la difficoltà ad affrontare la malattia. Le lacrime, il sangue, gli antidolorifici.

Una ragazza con una dote innata per lo sport in generale che, appesa la racchetta al chiodo, ha trasformato la sua vita grazie ad un viaggio a Medjugorje. “Io veramente avevo tutto, tutto quello che il mondo pensa che sia “tutto”: la fama, la ricchezza, il successo, la stampa che ti acclama… ma non ero assolutamente felice”. E la svolta definitiva è stata rappresentata dalla fede. Ed è raro trovare, oggi, una donna che ha deciso di fare il dono di castità. Oltre alla promessa fatta alla madre, quindi, Mara ha fatto un altro giuramento, così riportato nel suo ultimo libro Te lo Prometto: “Erano mesi che mi chiedevo se il Signore mi chiamasse a quella promessa. Da tempo mi domandavo se la castità non fosse la strada giusta per me e se non dovessi fare anch’io quella promessa preziosa a Dio, ma dubbi e timori mi frenavano. Quel giorno, tuttavia decisi che avrei fatto la mia chiamata alla castità, chiedendo a Dio la grazia di un incontro speciale, il dono di un uomo con cui condividere quella scelta”.

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Io, distante da Dio e dalla Chiesa da anni ormai, mi sono stupita di quanto lei fosse serena nonostante tutto quello che aveva passato. Mi sono addirittura permessa di chiederle: “Mara, tu sei nata per fare sport, hai una dote innata. Ma Dio ha deciso per te una strada differente. Ti ha messo di fronte a difficoltà come una malattia congenita, ti ha fatto perdere tua madre in uno stupido incidente stradale… come fai a credere in Lui?” “Vedi, se tutti non mi avessero detto che con la malattia che avevo non potevo continuare a fare sport, che mi sarei dovuta fermare tempo prima, io non avrei avuto la tenacia e la volontà a provare il contrario. E poi, se mia madre fosse stata con me, forse, non avrei combattuto così tanto per mantenere quella promessa”.
Resto sgomenta da questa risposta. I suoi occhi, di un azzurro sconcertante, mi trasmettono una serenità che raramente ho scorto tra la gente.

Mara Santangelo e Roberta Filippi
Mara Santangelo e Roberta Filippi

L’ex numero 27 del ranking mondiale oggi è consigliera della Federazione Italiana Tennis ed è stata eletta Rappresentante degli Atleti per il Consiglio Nazionale del CONI. “Sono onorata di entrare a far parte del Consiglio Nazionale del CONI in rappresentanza degli atleti e metterò a disposizione la mia esperienza di atleta ed il mio entusiasmo per questa nuova avventura. La mia elezione è anche un riconoscimento alla Federazione della quale faccio parte ed a tutto il movimento tennistico per quanto di buono ha fatto in questi anni sia dentro che fuori dal campo”.

Saluto Mara con un abbraccio e la promessa a rivederci ancora. E si sa, Mara mantiene le promesse!

Roberta Filippi

Bresciana di origine, bolognese di adozione e svizzera nell’organizzare la mia vita. Pretendo che tutto sia sempre scadenzato e gestito con la tempistica più rigorosa possibile. L’ordine per me è una mania, ad esclusione della mia scrivania che non è nulla a confronto di un campo da guerra. Ho la fortuna di lavorare come avrei sempre sognato: in modo indipendente, con collaboratori intelligenti e facendo ciò che più mi piace, scrivere e organizzare. Intenzionata a voler sempre arricchire le mie conoscenze e sempre pronta a scoprire nuove cose, combatto le mie giornate tra Mac, agende, planning, farina e padelle. Perché per essere veramente realizzata devo poter trovare il tempo per cucinare un risotto o sfornare del pane caldo da gustare per cena, rigorosamente con un buon bicchiere di vino.
Roberta Filippi

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One Response to "Mara Santangelo. Racchetta, penna e fede"

  1. Fabiola Cinque
    Fabiola   3 Dicembre 2013 at 14:26

    eh sì! incontrare Mara è sempre un’esperienza che ti scalda il cuore!
    la sua bellezza interiore, oltre quella ineguagliabile esteriore, ti coinvolge e ti appassiona.
    sono fortunata ad averla come amica, perché la sua passione per la vita è coinvolgente e, talvolta, contagiosa.

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